venerdì 22 febbraio 2013

Volteggi in Gran Guardia

Quest’oggi ho scelto un modo molto speciale di sottrarmi alla routine delle mie giornate da non più studentessa-non ancora lavoratrice: una visita alla mostra allestita presso il Palazzo della Gran Guardia di Verona da Linea d’ombra a cura di Marco Goldin. Da Botticelli a Matisse - Volti e figure, questo il titolo dell’esposizione che, organizzata in quattro grandi settori tematici dedicati alla ritrattistica, guida il visitatore in un intrigante percorso che si sottrae alla consueta disposizione temporale in favore di un intreccio di piani cronologici, di correnti e di tratti artistici.


La mostra si apre nel segno della tradizione, con un omaggio alle raffigurazioni sacre della Vergine, di Cristo e dei santi ma acquisisce, passo dopo passo, un’impronta che rende la visita tutt’altro che usuale: sebbene le singole opere (e non solo le più note) catturino immediatamente l’attenzione dello spettatore, occorre trattenere il fiato fino all’ultimo dipinto per godere pienamente del significato della mostra.
Variante veronese dell’evento Raffaello verso Picasso - Storie di sguardi, volti e figure (allestita presso la Basilica palladiana di Vicenza fra il 6 ottobre 2012 e il 20 gennaio 2013), la mostra ne ricalca i settori fondamentali: 1) Il sentimento religioso, la grazia e l’estasi; 2) La nobiltà del ritratto; 3) Il ritratto quotidiano; 4) Il Novecento. Lo sguardo inquieto.

G. Bellini, Madonna con il bambino (1509)

Si è introdotti alla mostra attraverso un canale di rappresentazione sacra, in cui spicca, proprio accanto all’entrata, la Madonna con il bambino di G. Bellini (1509), straordinario esempio di coesistenza fra la ritrattistica e la descrizione del paesaggio.

P.A. Renoir, Ballo a Bougival (1883)
Le seconda sezione, dedicata ai ritratti ufficiali, raccoglie ritratti celebrativi di nobili e sovrani eseguiti (fra gli altri) da Rubens, Velázquez, Hals e Sargent, guida virtualmente il visitatore in un rapido viaggio fra la Spagna, le Fiandre e l’Inghilterra, portandolo gradualmente verso la terza e la quarta tappa, a mio avviso le più riuscite e le più coinvolgenti.
Il modulo espositivo dedicato alla ritrattistica quotidiana si impone prepotentemente allo sguardo con il trionfo di colore, movimento, luce e gioia dato da Ballo a Bouigival, dipinto da Renoir nel 1883. Collocata proprio di fronte all’entrata della sala, l’opera dà l’impressione di accedere alla balera: la coppia di danzatori (lui col cappello cadente sugli occhi, lei con una serena espressione sotto le palpebre socchiuse) si muove nel limite ristretto della cornice, ma il taglio delle loro figure e di quelle sullo sfondo (il confine della tela esclude infatti piccole parti di abito dei protagonisti e le schiene dei personaggi in secondo piano) suggerisce una continuità spaziale con il locale in cui si colloca il visitatore: sembra quasi di avvertire la musica che accompagna i due ballerini.
La musica e la pittura francese sono protagoniste dell’altro quadro che ho scelto per descrivere brevemente la sezione delle immagini quotidiane: La lezione di musica di E. Manet (1870). I protagonisti, in questo caso sono colti in un momento di pausa dell’attività musicale, come se il visitatore, entrando nella loro stanza, avesse interrotto l’armonia: la donna tiene ancora il dito sulla partitura e rivolge lo sguardo verso di noi (una soluzione adottata già nella celeberrima Colazione sull’erba).

E. Manet, La lezione di musica (1870)

Chiude il percorso il modulo «dedicata al grande cambiamento che interviene nella pittura a partire dall’ultimo decennio del XIX secolo»: a partire dalla ritrattistica materica e variopinta di Van Gogh, mirabilmente condensata ne La Berceuse (1889), passando per dipinti di Munch, Matisse, Picasso e Modigliani (per citar alcuni nomi), si giunge alle impressionanti raffigurazioni di A. López García, che appaiono come fotografie fino all’improvvisa e spiazzante dissoluzione, di fronte a noi, dei tratti dei volti e dei corpi. 

V. Van Gogh, La Berceuse (1889)
Dalla tranquillità trasmessa dai quadri materni della primissima sala, passando attraverso volti idealizzati e momenti di limpida quotidianità, si giunge dunque, con gli ultimi dipinti, allo ‘sguardo inquieto’ che dà il titolo alla quarta sezione ma che, allo stesso tempo, segna l’incolmabile distanza fra il XX secolo e tutto quanto lo ha preceduto, non solo in termini artistici, ma anche dal punto di vista della percezione dell’esistenza: è un periodo di angosce, di aridità, di insicurezza (Freud parlava di Disagio della civiltà), che non accetta le rasserenanti rappresentazioni della sacralità, le vesti ricamate di pizzo delle nobildonne inglesi, né la spensieratezza dei danzatori di Bougival: se Volti e figure si era aperta con il dolce sguardo della Vergine rivolto verso di noi, l’ultima donna che osserviamo, la Christina Olson di A. Wyeth (1947), distoglie completamente lo sguardo dal visitatore, proiettandolo in uno spazio esterno alla tela che solo lei può vedere.
Il contatto è spezzato, la mostra è finita.

C.M.

4 commenti:

  1. Si tratta di una mostra veramente interessante e ben organizzata dal curatore. Al di là degli importanti quadri esposti, ritengo che convenga soffermarsi sul percorso storico e artistico dedicato alla ritrattistica: a mio parere, infatti, questo permette di cogliere il profondo intreccio tra storia dell'arte e storia antropologica.

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    1. Hai perfettamente ragione, Solvia: il progredire della mostra ci porta alla scoperta non solo dei capolavori, ma anche dell'evolversi delle concezioni che stanno alla base delle opere stesse, del modo in cui cambia la visione della divinità, della trasformazione del rapporto fra l'uomo e la sacralità, fra l'artista e il tempo in cui vive.

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  2. E ora non ci resta che attendere la seconda parte della mostra (possiamo definirla così?) dedicata al paesaggio!

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    1. Penso che sia corretto definire la mostra del prossimo ottobre come una sorta di continuazione di "Volti e figure", dato che, da sempre, i grandi protagonisti dell'arte sono stati da un lato i personaggi, dall'altro i paesaggi. Quanto alle aspettative, credo che non andranno deluse, perchè "Linea d'ombra" è ormai una garanzia!

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