venerdì 1 novembre 2013

Come t'interfaccio il museo: riflessioni dall'AMO

L'interattività si sta diffondendo nelle esposizioni museali: strutture dedicate all'esposizione dei prodotti più diversi si dotano sempre più spesso di strumenti multimediali che stanno rivoluzionando il modo di vivere il museo e di fruire la cultura. Dopo aver sentito molto parlare del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano e aver personalmente provato touchscreen e strumenti touchless al museo dell'Ara pacis e al Palazzo Ducale di Gubbio, ho riscoperto lo stesso tipo di esperienza ieri, visitando ArenaMuseOpera (AMO), l'esposizione veronese dedicata alla produzione melodrammatica areniana.


AMO è un'esposizione permanente situata a Palazzo Forti, inaugurata nel 2012 ed espressamente dedicata a valorizzare e divulgare la produzione operistica italiana. All'interno del percorso di visita si alternano fotografie d'epoca, lettere, libretti e bozzetti realizzati dai compositori o dagli impresari che, nel corso degli anni, hanno contribuito a far crescere la tradizione del melodramma nel nostro Paese.
Accanto a contributi tradizionali, però, AMO offre anche molte risorse digitali e interattive: oltre alla musica lirica che accompagna il visitatore per tutto il percorso, alcune aree sono dedicate alla visione di filmati e interviste attivabili dallo spettatore stesso tramite una tecnologia touch; la tappa più sorprendente del percorso è costituita da una sala scura riempita di leggii da orchestra, toccando i quali è possibile avviare l'ascolto delle più celebri arie operistiche e far scorrere foto d'epoca che documentano le rappresentazioni passate, fin dagli inizi del Novecento.


"Il concetto guida del nuovo Museo è accompagnare il visitatore attraverso il sorprendente processo creativo della messa in scena di un'opera: dal primo schizzo alla rappresentazione teatrale, dalla stesura del libretto alla scrittura della partitura, dal disegno delle scenografie e dei costumi alla preparazione dei cantanti, sino all'effettiva produzione teatrale"
Così recita il comunicato stampa dedicato alla mostra, rendendo al meglio l'idea che si prova attraversando le sale del museo: passando da un ambiente all'altro superando porte chiuse da tende di velluto che, oltre ad avere una funzione di isolamento acustico, ricreano le atmosfere teatrali, si ha la sensazione di passeggiare dietro le quinte degli spettacoli, fra progetti, costumisti, autori di libretti e musicisti. AMO raccoglie numerosi spartiti e disegni e dedica una sala alle scenografie di Aida, un ambiente in cui confesso di essermi sentita in un ambiente sacro, come se fossi entrata in un tempio faraonico reale.


Fra le risorse mutimediali più curiose c'è una LIM musicale in cui è possibile seguire lo spartito selezionando le voci di tre interpreti diversi sulla stessa melodia, cogliendone le sfumature e potendo raffrontare voci differenti legati ad uno stesso personaggio.
Scorrendo fra i costumi, poi, si rimane impressionati dalla ricchezza delle stoffe e dai particolari, curatissimi sebbene lo sguardo dello spettatore, dal suo posto lontano in platea, non li possa cogliere.


Ma non voglio dilungarmi sullo specifico di questo museo, bensì lodare l'originalità di tutte quelle strutture che, pur nel rispetto dell'essenza dell'arte che espongono, si dimostrano in grado di presentarla con strumenti nuovi, variegati e che invitano il visitatore ad una fruizione attiva: nell'era del digitale, delle immagini e dell'interazione uomo-macchina, il museo virtuale può essere forse la soluzione per attrarre un pubblico bisognoso di stimoli.
Sono però curiosa di sapere se avete mai visitato musei interattivi (di qualsiasi genere), cosa ne pensate e se avete qualche particolare struttura di questo genere da segnalare!

C.M.

4 commenti:

  1. Io sono favorevole ai musei interattivi, piuttosto anziché no (per parafrasare lo strambo eloquio di un personaggio dei fumetti, tanto per restare in tema con il mio personale interesse fumettiano). Approfitto della tua segnalazione e vado a visitare l'AMO, soprattutto perché si tratta di un mondo un po' lontano dai miei interessi principali, e quando mi accorgo di una lacuna, mi fa piacere andare a colmarla, almeno a provarci. Negli anni passati mi è capitato di visitare alcuni musei virtuali, tra cui quello contenuto nel sito del turismo in Egitto, ma mi ero stancata presto. Forse perché erano le prime versioni, e ci mettevano un po' a caricarsi, non mi avevano fatto una grande impressione. Se non sbaglio, ce n'era uno dei musei vaticani, qualche tempo fa, e l'avevo cliccato con piacere.

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    1. La differenza di AMO rispetto ai portali virtuali è che il percorso è fisico, non si tratta di un'esplorazione attarverso il pc e la rete, ma a diretto contatto con gli oggetti esposti, che si attivano in modo interattivo. Il museo, insomma, è reale, ma parte dei contenuti sono fruibili solo con la tecnologia touch (e il personale delle sale è disponibilissimo a spiegarne il funzionamento).

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  2. Credo sia una bellissima idea che svecchia un po' i metodi di fruizione museale.
    È importante fare in modo che lo spettatore non si trovi spiazzato e distante da ciò che sta vedendo, ma che impari a farne in qualche modo parte. Il problema più grosso di musei e mostre, oltre spesso ai prezzi dei biglietti che scoraggiano i più, è proprio la passività del contatto fra spettatore/visitatore e opere in mostra.

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    1. Sono d'accordo su entrambi i fronti: AMO (con altri musei interattivi) supera sicuramente il secondo dei due limiti, però ha un costo eccessivo e sto notando una continua lievitazione dei prezzi di ingressi a mostre e musei, un dato che ritengo estremamente lesivo dell'idea della cultura e dell'arricchimento che ne dovrebbe derivare.

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