giovedì 5 dicembre 2013

La musa malata (Baudelaire)

Pur non essendo un'esperta di poesia francese, quando mi sono imbattuta in questo sonetto di Charles Baudelaire sono rimasta incantata: la musicalità e il significato dei lemmi mi hanno catturata e fatta annegare nel gorgo che il poeta stesso evoca, quella marea che travolge come solo la grande letteratura sa fare.

La musa malata

Mia povera musa, ahimè, che cos'hai stamattina?
Nei vuoti tuoi occhi si affollano le visioni notturne
e vedo riflessi sulla tua pelle uno dopo l'altro
la follia e l'orrore, freddi e taciturni.

Il verdastro succubo e il diavoletto rosa
hanno versato la paura e l'amore dalle urne?
L'incubo, col pugno dispotico e malvagio,
ti ha annegata in un fiabesco Minturno?

Voglio che il tuo seno della salute emani
l'odore e sia dimora di forti pensieri
e che il tuo sangue cristiano scorra in armoniche onde,

come i suoni di sillabe antiche,
dove a turno regnano il padre del canto,
Febo, e il grande Pan, signore delle messi.

Incluso ne I fiori del male (1857), il testo offre al lettore la descrizione di una musa sospesa fra l'antico e il moderno: in essa è vivido tanto il lampo delle disarmanti paure dell'uomo ottocentesco quanto l'armonia mitica, il primo ossessiva presenza, la seconda compianta perdita. Il poeta, sconfortato, combattuto e soverchiato dalla malinconia esistenziale che annega l'ispirazione (v. 8), cerca disperatamente di aggrapparsi al ricordo dei profumi della sua dea per tornare in sé e dedicarsi ai versi.
Uno straordinario gioco di sensi e immagini accompagna questo inseguimento dell'ispirazione: l'odore delle parole (vv. 9-10), le onde del canto associate al flusso del sangue (v. 11), le armonie come sede stessa delle divinità che le ispirano (vv. 12-14). 
E, su tutto, il meraviglioso gioco metapoetico: mentre l'autore evoca un'ispirazione inafferrabile, ci sta regalando un piccolo gioiello lirico.

F. Goya, Ritratto della Marchesa di Santa Cruz come Euterpe (1805)

C.M.

17 commenti:

  1. Io ho un rapporto strano con la poesia, che probabilmente si può riassumere così: non ci capisco un'acca.
    Ci sono dei poeti che mi piacciono (penso a Leopardi, Ungaretti, Pessoa...) ma tanti altri che mi sono totalmente indifferenti.
    Baudelaire è tra questi... O meglio, senza la tua spiegazione non ci avrei capito nulla.

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    1. Spesso Baudelaire affascina più per le immagini che per reale breccia delle sue parole, non comprenderlo pienamente è normalissimo: un po'per necessità di studio, un po'per infinita pazienza, ho solo tentato di illuminare il testo, ma senza la presuzione di avergli reso giustizia.

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  2. di sicuro è il cantore dello spleen, della malinconia che prende l'individuo nelle grandi città (Parigi) soprattutto la domenica. Oggi mi pare non ci si annoi più, ogni vuoto viene riempito. Però sfido chiunque a dire che la domenica non susciti ancora qualcosa di strano, la fine della festa, il sentimento del lunedì e del tran tran che ricomincia. Pensa che hai tempi di mia nonna in Gran Bretagna la domenica erano chiusi teatri, cinema, pub, ristoranti (la Chiesa d'Inghilterra di andava giù forte), ogni divertimento era vietato. Il famoso vecchio film Sunday Bloody Sunday (Domenica maledetta domenica, con Glenda Jackson) dovrebbe dare proprio un'immagine di questo senso di vuoto. Stranamente Baudelaire. è uno dei poeti più comprensibili in termini di lettori non specializzati. E secondo Walter Benjamin, che scrisse un un saggio meraviglioso di una ventina di pagine su Baudelaire, la ragione di questa sua apparente semplicità era che Baudelaire voleva essere letto (probabilmente intendeva che non voleva essere un poeta di nicchia) ...

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  3. Ecco, rileggendo appena pubblicato il mio commento mi rendo conto che m'è scappato un sospiro: "hai" invece di "ai", segno che il mio pure deve essere uno spleen permanente, che hai toccato un tasto giusto con Baudelaire ...

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    1. Spleen è anche il titolo di alcuni testi di Baudelaire: non gli è bastato evocare questo sentimento, ha voluto dedicarvi delle liriche, come a ricordarci che anche questo stato di malinconia e di nostalgia della gioia esiste ed è palpabile. Probabilmente il poeta francese parlava ai suoi contemporanei più di quanto si possa credere, mettendo in luce un aspetto della società che, come avrebbero poi detto gli Scapigliati, è duro e scomodo, ma è autentico.

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  4. Molto, molto bello. Ma le Muse hanno sempre un loro perché! Baudelaire, colpevolmente, lo ricordo poco. Non ho sempre un buon rapporto con la poesia, ma se potessi è uno di quegli autori che leggerei in francese.
    Curiosa l'idea di un sangue cristiano!

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    1. Qui avrei bisogno di un esperto di letteratura francese, infatti: mi piacerebbe illuminare questa particolare scelta dell'aggettivo. Io lo interpreto come un'allusione alla modernità e alla nuova materia, in contrapposizione con i suoni antichi del verso successivo, come a significare che la poesia è cambiata in termini di argomenti, ma non di tecnica. Qualsiasi chiarimento (anche a smentita di questo mio volo) è gradito!

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    2. Mi piace la tua interpretazione! :)

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    3. Grazie! Non escludo però che il poeta volesse dire tutt'altro! ^_^

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  5. È anche, probabilmente, una volontà di depurare la propria poetica. Non vedo solo una ricerca; conoscendo un po' l'idea di Baudelaire mi ha subito dato il senso di una stanchezza nei confronti delle atmosfere malate e malandate, di uno stile di vita mirato al consumo di se stessi. È una ricerca, sì, ma di qualcosa di molto più profondo e personale!

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    1. Grazie per la tua interpretazione, mi piace molto pensare ad una sorta di conversione poetica!

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  6. Ho già problemi con i versi in italiano.
    Non amo particolarmente il francese – lingua che parlavo e purtroppo mi serviva per lavoro, prima di insegnare.
    Ma pauvre muse, hélas! qu'as-tu donc ce matin?
    Tes yeux creux sont peuplés de visions nocturnes,
    Et je vois tour à tour réfléchis sur ton teint
    La folie et l'horreur, froides et taciturnes.
    Le succube verdâtre et le rose lutin
    T'ont-ils versé la peur et l'amour de leurs urnes?
    Insomma, ad ogni verso sento gracidare le rane!
    ( ;-)sarò poetica: facciamole gracidare “au clair de la lune”…)

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    1. Io di francese non so una parola, riesco a leggerlo con l'aiuto del dizionario, ma faccio molta fatica a pronunciarlo, per cui mi sono affidata a due diverse traduzioni per mettere insieme questa! :)

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    2. scusa se mi permetto, ma quello che hai scritto mi ha fatto sorridere: quando dici che fai fatica a pronunciarlo, non sei la sola :-), in effetti il francese non ha articolazioni semplici per noi italiani, a me dopo cinque minuti che lo parlo oltre ad irrigidirmisi tutti i muscoli facciali mi viene anche il mal di testa. Comunqne mi scuso, lo dico ovviamente senza offesa per i francesi, considerrando che si può dire che ho letto piu in francese che in italiano, quindi li considero un po' dei fratelli ...

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    3. Hahaha, è vero, più o meno l'effetto è quello! :)

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  7. Cristina, scusa!
    O io sono più imbranata del solito (non mi stupirebbe) o Chrome&blogger sono in vena di tiri birboni.
    Ho perso un pezzo: mi piace il modo in cui parli anche di argomenti che di solito non mi attirano. Riesci comunque a coinvolgermi, ecco.

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    1. Non ti preoccupare, anzi, ti ringrazio, mi fa piacere sapere di riuscire a comunicare qualcosa anche rispetto ad argomenti che per alcuni lettori non corrispondono a specifici interessi, soprattutto per il lavoro che faccio. Grazie di cuore!

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