lunedì 26 maggio 2014

1984 (Orwell)

Non c'è da stupirsi se nel 1948, poco tempo dopo un conflitto mondiale che aveva visto scontrarsi i protagonisti dei regimi totalitari europei, George Orwell ha concepito uno dei romanzi per cui risulta maggiormente pertinente la definizione di 'distopico' e il cui titolo risulta da nient'altro che dall'inversione delle ultime due cifre indicanti l'anno in cui l'autore si accinge alla scrittura.

Il mondo descritto in questo romanzo è, infatti, allucinato, spersonalizzato, dominato dalla propaganda del partito del Socing, al cui vertice sta il Grande Fratello (storpiatura ormai proverbiale dell'originario Big Brother, che significa 'fratello maggiore'), da un serrato e soffocante controllo sociale e intellettuale, da una rigida suddivisione in classi e da una violenza incontrastabile:
Lo colpì il fatto che ciò che veramente caratterizzava la vita moderna non era tanto la sua crudeltà, né il generale senso d'insicurezza che si avvertiva, quanto quel vuoto, quell'apatia incolore. [...] L'ideale propagandato dal Partito era qualcosa di immenso, di terribile, di sfolgorante: un mondo di acciaio e di cemento armato, di macchine mostruose e di armi terrificanti, un popolo di fanatici guerrieri che marciavano in perfetta unità di intenti, tutti pensando allo stesso modo e tutti urlanti i medesimi slogan, impegnati dall'alba al tramonto a lavorare, lottare, trionfare reprimere... trecento milioni di persone con la stessa, identica faccia.
Winston Smith, impiegato al Miniver (Ministero della Verità) incaricato di trasformare la memoria e l'informazione secondo la verità del Partito modificando articoli e comunicati del passato, non è che uno fra i tanti uomini e donne che conducono una vita grama in cui viveri, vestiario e altri beni di prima necessità sono sottoposti ad un attentissimo frazionamento e che non possono godere di alcuna forma di svago e affetto: l'amore non è altro che un dovere verso il Socing finalizzato alla procreazione, la lettura e l'arte sono soppresse e persino procurarsi un diario in cui annotare qualche riflessione è un atto sospetto di psicoreato. Dietro quest'ultima etichetta si classifica ogni forma di ribellione manifesta o segreta, volontaria o involontaria rispetto ai principi del partito: è psicoreato anche solo chiedere notizie di conoscenti che non si vedono da tempo, poiché il Partito li ha vaporizzati, cancellando ogni traccia del suo passaggio nel mondo; è psicoreato dubitare che L'Oceania (uno dei tre grandi continenti in cui è suddiviso il nuovo mondo e che ha come capitale Londra) sia stata in guerra con una nazione diversa rispetto alla sua attuale nemica. Winston è perfettamente consapevole delle storture della società in cui vive e il solo fatto di intraprendere una riflessione, di frequentare i quartieri dei prolet (la classe più bassa della scala) e di stabilire una relazione sentimentale con Julia è principio di psicoreato, ma, allo stesso tempo, un bisogno irrinunciabile per cui egli si dichiara pronto a lottare fino alle estreme conseguenze.

Nel mondo di 1984 non esiste il passato, perché la realtà è un eterno presente manipolato in modo tale da rendere evidente l'infallibilità del Socing. Se l'Oceania è in guerra con l'Eurasia, ma in passato lo è stata con l'Estasia, il Miniver lavora per rendere reale solo lo stato di guerra con l'Eurasia, cancellando qualsiasi documento possa affermare il contrario. La memoria e la mente sono oggetto di una regolamentazione che abbatte qualsiasi principio logico e che va sotto il nome di bipensiero: in ogni momento si può affermare che il nero è bianco ed esserne realmente consapevoli, perché tutto, dal Dizionario della Neolingua, che ha lo scopo «di restringere al massimo la sfera d'azione del pensiero» al monitoraggio costante del Grande Fratello, attuato mediante microfoni e megaschermi onnipresenti e sempre accesi, esercita una pressione tale da garantire il controllo di enormi masse di individui:
Se il Partito poteva ficcare le mani nel passato e dire di questo o quell'avvenimento che non era mai accaduto, ciò non era forse ancora più terribile della tortura o della morte? Il Partito diceva che l'Oceania non era mai stata alleata dell'Eurasia. Lui, Winston Smith, sapeva che appena quattro anni prima l'Oceania era stata alleata dell'Eurasia. Ma questa conoscenza dove si trovava? Solo all'interno della sua coscienza,che in ogni caso sarebbe stata presto annientata. E se tutti quanti accettavano la menzogna imposta dal Partito, se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera. «Chi controlla il passato» diceva lo slogan del Partito «controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato».
Alla base di questa ideologia stanno tre sentenze fondamentali:

LA GUERRA È PACE
LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
L'IGNORANZA È FORZA

Il fulcro della propaganda, l'elemento che maggiormente contribuisce alla durevolezza di tale asservimento, è il mantenimento di uno stato di guerra perenne che indirizza lo spirito di ribellione e la violenza contro le potenze straniere e, soprattutto, contro il grande oppositore del partito, Emmanuel Goldstein, il Nemico del Popolo, bersaglio dei giornalieri Due Minuti d'Odio, una sorta di estasi collettiva alla quale è impossibile sottrarsi:
In un momento di lucidità Winston si rese conto che stava gridando come tutti gli altri, battendo con forza il tallone contro il piolo della sedia. La cosa orribile dei Due Minuti d'Odio era che nessuno veniva obbligato a recitare. Evitare di farsi coinvolgere era impossibile. Un'estasi orrenda, indotta da un misto di paure e di sordo rancore, un desiderio di uccidere, di torturare, di spaccare facce a martellate sembrava attraversare come una corrente elettrica tutte le persone lì raccolte, trasformando il singolo individuo, anche contro la sua volontà, in un folle urlante, il volto alterato da smorfie.
Affrontai 1984 diversi anni fa, ma, rileggendolo in questi giorni, mi sono resa conto di non averlo né apprezzato né capito fino in fondo. Sì, perché è facile etichettarlo come la rappresentazione di un mondo disumano in cui spadroneggia un regime totalitario, ma è necessario immergersi davvero nel senso delle privazioni degli abitanti della (allora) futura Oceania, immaginare davvero di vivere un'esistenza asettica di emozioni e di gioie, mettendo in fila i giorni uno dopo l'altro solo per far esistere menzogne e acclamare una presenza urlante. 
Occorre essere pienamente consapevoli del significato del pensare e del comunicare per comprendere la barbarie di un mondo in cui pensare e comunicare sono azioni punibili con la tortura, la sottrazione di identità e, infine, con la morte. 
Ecco perché la rilettura mi ha portata ad accrescere il mio apprezzamento per questo romanzo, a lavorarci come su un testo di studio; ho voluto, scorrendo le pagine, valutare la pregnanza delle parole, delle frasi, dei concetti di un mondo attanagliato da un progetto che va oltre quelli delle dittature già viste e che, però, da esse e da forme distorte insite anche nelle società di oggi trae ogni singolo presupposto, da un'industria che non produce benessere ma solo distruzione ad una propaganda che presuppone l'annullamento della volontà individuale, dall'annientamento dell'istinto vitale e della complessità del linguaggio e della cultura.
«Winston, come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?»
Winston rifletté. «Facendolo soffrire» rispose.
«Bravo, facendolo soffrire. Non è sufficiente che ci obbedisca. Se non soffre, come facciamo a essere certi che non obbedisca alla nostra volontà ma alla sua? Potere vuol dire infliggere dolore e umiliazione. Potere vuol dire ridurre la mente altrui in pezzi che poi rimetteremo insieme nella forma che più ci parrà opportuna. [...] Progresso, nel nostro mondo, significherà progredire verso una forma di sofferenza più grande. [...] Non ci sarà forma alcuna di amore, ad eccezione dell'amore per il Grande Fratello. Non ci sarà forma alcuna di riso, ad eccezione della risata di trionfo sul nemico sconfitto. Non ci sarà forma alcuna di arte, di letteratura e di scienza. [...] Se vuoi un'immagine del futuro, pensa a uno stivale che calpesti un volto umano in eterno»
C.M.

12 commenti:

  1. "Facendolo soffrire" niente di più attuale. Basta guardare un tg, leggere un giornale o andare in ufficio a sbrigare pratiche, sembra che il far soffrire sia il fine ultimo.
    Libro da cui sono stata affascinata e che ho letto nel lontano 1984 (che originale!)

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    1. Una particlare coincidenza, non c'è che dire, e deve essere stato strano per chi lo ha letto prima di quell'anno e si trovava di fronte ad una narrazione al passato ambientata nell'allora futuro!

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  2. Uno dei miei libri preferiti ho sentito che volevano farne una versione cinematografica alla mo' di love story con la Stewart come protagonista, spero abbiano accantonato l'idea.
    Comunque la tua analisi è davvero dettagliata complimenti, sarebbe da far leggere in tutte le scuole.

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    1. Oh, cielo, spero davvero che quella notizia sia stato solo lo sproloquio di qualche pazzo, alla sola idea di pensare alla Stewart in un film tratto o ispirato a questo libro mi vengono i capelli bianchi: è ben vero che l'assenza di espressioni facciali dovrebbe allinearsi al comportamento dei cittadini dell'Oceania del 1984, però sarebbe davvero troppo!

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  3. Si tratta senza dubbio della distopia che mi ha messo più rabbia, perché mentre leggevo mi sentivo impotente, soprattutto dopo il punto di svolta centrale. Alcuni notavano che Orwell ha "toppato" e saremmo diretti da un altra parte (verso Il mondo nuovo, che però non ho letto), però è indubbio che certo malcostume, come il bipensiero e la cancellazione del passato, si sia concretizzato - anche se, per fortuna, in maniera assai meno profonda. Più distrazione, forse. Prima o poi lo rileggerò, ma dopo Huxley. Intanto ho recuperato una parte degli scritti di Orwell, chissà che non emerga qualcosa in più del suo pensiero.

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    1. "Impotenza" è proprio la parola adatta a descrivere il sentimento che coglie il lettore di fronte alle pagine di 1984. Nemmeno io ho letto Il mondo nuovo, ma, come te, concordo nell'individuare piccole tracce di meccanismi simili a quell descritti da Orwell: la riduzione dell'importanza delle materie storiche e artistiche, la svalutazione dell'impegno intellettuale, certe incitazioni alla violenza e la presentazione di situazioni di disagio sociale come fattori normali e tollerabili, anche se non radicali quanto quelle del Socing, suggeriscono paralleli per nulla edificanti.

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  4. Complimenti per la tua analisi. Sono contenta di aver letto questo libro, anche se il sentimento di impotenza mi ha lasciato un profondo senso di inquietudine. Sicuramente stimola il pensiero su che tipo di societa` si vorrebbe vivere.

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    1. Hai ragione, trovo infatti che 1984 sia uno di quei libri che sono bellissimi per il loro significato e per lo stimolo alla riflessione (oltre che per la perfetta narrativa), ma orribili per ciò che ci rappresentano: è molto importante leggerli per comprendere l'importanza di diritti troppo spesso diamo per scontati.

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  5. La coincidenza di leggere 1984 negli anni ’80 è capitata anche a me…
    Lessi anche The Animal Farm. Apprezzai Orwell, nonostante il senso d’inquietudine incombente.
    Ricordo che mi colpì anche l’uso di frasi propagandistiche, corte e martellanti, che ricordo perfino ora (ad esempio: “two legs good, four legs better”, che si evolve fino a rovesciare il significato iniziale)

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    1. Sicuramente dovrei riprendere anche La fattoria degli animali, che era in un elenco di letture estive fra il terzo e quarto anno di liceo e che ho quasi completamente rimosso, come era accaduto per intere parti di 1984... il legame fra i due libri li rende ancora più crudi e fondamentali.

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