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venerdì 29 agosto 2014

Il secolo breve (Hobsbawm) - L'età dell'oro

La seconda tappa del viaggio entro Il secolo breve ci porta nel cuore del Novecento, dopo l'Età della catastrofe: il secondo capitolo del poderoso saggio di Eric Hobsbawm, intitolato L'ètà dell'oro, ci porta in piena Guerra fredda, in un clima di tensione che è risultata più ideologica e propagandistica che reale. Il conflitto latente fra i due grandi blocchi in cui il mondo era diviso alla fine della seconda guerra mondiale si è basato infatti più su un dispiegamento di armi e proclami che su una reale volontà di combattere: entrambe le parti volevano evitare un conflitto in cui non sentivano di poter essere vincitori e che presentava più rischi che vantaggi. In un certo senso, secondo lo storico, la Guerra fredda dimostrò che le grandi potenze avevano maturato una seppur debole coscienza degli errori dello scontro mondiale. Anche se, infatti, prendendo come assunto un'affermazione di Hobbes secondo la quale «la guerra non consiste soltanto nella battaglia o nel combattimento, ma in un lasso di tempo in cui la volontà di scendere in battaglia è sufficientemente manifesta» (p. 268), possiamo effettivamente parlare di guerra, le superpotenze «abbandonarono temporaneamente la guerra come strumento di lotta politica, dal momento che essa sarebbe stata l'equivalente di un patto suicida» (p. 270), sicché «si confidava sul fatto che la controparte non voleva la guerra» (p. 272). Hobsbawm, tuttavia, sottolinea come il timore continuo di un conflitto e il bisogno degli USA di evitare il dilagare dell'entusiasmo per il modello socialista abbia contribuito ai nuovi legami fra le nazioni alleate, dando un forte impulso alla Creazione della Comunità europea.

Alcuni passi diventano essenziali nella comprensione delle dinamiche storico-politiche che hanno concorso all'attuale assetto del mondo, motivo per cui Il secolo breve dovrebbe essere una lettura fondamentale per i governanti del Novecento, oltre che per tutti coloro che vogliano seriamente comprendere perché oggi il mondo è questo e non altro. E che i cultori della finanza non pensino, come spesso accade, di non dover nulla ad una simile analisi: Hobsbawm offre al suo lettore anche una semplice ma accurata descrizione della formazione del mercato globale cui gli economisti inneggiano sempre più a gran voce e che proprio in questi anni sta mostrando il suo lato peggiore, tanto più che non mancarono, nella stessa Età dell'oro, segnali di quel surriscaldamento del sistema economico che avrebbe portato alla crisi degli anni '70 e, senza una vera soluzione di continuità, a quella odierna.

Ma non sono solo i fattori politico-militari ad interessare Hobsbawm, che dedica ben due capitoli alla Rivoluzione sociale e alla conseguente Rivoluzione culturale, fenomeni che affondano le radici nella profonda discrepanza fra le generazioni vissute prima dei conflitti mondiali e durante gli stessi e quelle cresciute nel secondo dopoguerra. Impeccabile è la sua ricostruzione di come la fascia di popolazione più giovane e sempre più istruita non solo dell'Europa ma del mondo intero, anche quello di recente decolonizzazione, si sia improvvisamente ritrovata in un mondo che non poteva che essere migliore di quello del passato e abbia preso d'assalto le vecchie classi dirigenti, le istituzioni stantie, in breve tutto ciò che rappresentava l'autorità passatista di una società che si era disfatta nei propri eccessi. Un excursus interessantissimo è dedicato all'emergere di una cultura giovanile globale diffusa attraverso la moda (con la diffusione dei blue-jeans, segno di distinzione rispetto ai più anziani) e, soprattutto, attraverso la musica rock.

Leggendo Il secolo breve, si avverte di compiere un processo di istruzione senza avvertirne il peso: la prosa di Hobsbawm, estremamente precisa, corredata da dati e statistiche e allargata all'analisi del mondo intero, non è mai inutilmente prolissa o sovrabbondante, bensì appare fluida e ricca di informazioni preziose per chi voglia approfondire la conoscenza del secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Insomma, le mie impressioni sul libro e sul senso dell'opera stessa sono sempre più positive. Spero di poter concludere con altrettanto piacere la terza parte del volume, per la quale vi rimando alle prossime settimane.

C.M.

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