mercoledì 24 settembre 2014

Un'isola bella di nome e di fatto

Colpo di coda delle vacanze è stato un finesettimana sul Lago Maggiore, durante il quale ho avuto modo di visitare le Isole Borromee, soffermandomi in particolare sull'Isola dei Pescatori e sull'Isola Bella. Partendo dal ridente paesino di Stresa, "città della musica e dei fiori" che costeggia la sponda piemontese del lago con viali alberati e alberghi da cartolina, le isole si raggiungono in pochissimi minuti di navigazione.

Ninfeo monumentale del giardino Borromeo

Dopo una passeggiata e un pranzo nella piccola Isola dei pescatori, la gran parte della giornata è trascorsa sull'Isola Bella, che è tale di nome e di fatto e che cattura lo sguardo del visitatore già dal molo di Stresa, da cui si può ammirare lo straordinario giardino a terrazzi. 
La grande ricchezza artistica e naturalistica dell'isola si concentra entro la proprietà della famiglia Borromeo, stirpe di origine antica (i fondatori forse vissero nel XIII secolo, ma i Borromeo ottennero i possedimenti piemontesi nel XV) da cui sono uscite diverse figure religiose: il San Carlo che tanta parte ebbe nelle attività della Controriforma e il Federigo di manzoniana memoria.

Salone principale
Fu Carlo Borromeo III, nella prima metà del '600 a denominare l'Isola Isabella in onore della moglie, Isabella d'Adda, e ad avviare i lavori di costruzione del maestoso palazzo e del giardino che avrebbe occupato gran parte dell'isola con la sua rigogliosa vegetazione e le strutture fortemente scenografiche che lo rendono una vera e propria meraviglia artistica.
Il palazzo offre due opzioni di visita: quella agli ambienti residenziali e al giardino e una seconda che comprende anche il passaggio dalla Galleria dei quadri; per esigenze di tempo e per la mia enorme curiosità verso il giardino, ho optato per la prima soluzione.
Palazzo Borromeo stupisce per l'ariosità e la luminosità degli ambienti, accentuata dalle tinte chiare e pastello e dalle numerose finestre affacciate sul lago. Salita l'ampia scalinata bianca sulla quale si affacciano i numerosi simboli nobiliari, si entra in una sala da pranzo sulla cui tavola è esibito un raffinato servizio in vetro blu. Lo stemma humilitas, che contraddistingue i Borromeo da San Carlo in avanti, inizia già a stridere, ma è nel salone successivo che il visitatore rimane letteralmente a bocca aperta: un altissimo ambiente dai colori azzurri e bianchi, con una volta riccamente decorata al centro della quale spicca il motto familiare e che presenta ai quattro lati gli stemmi di famiglia: il morso, il liocorno, il cammello e il limone (o cedro, che è abbondantemente presente nel giardino).

Soffitto di una grotta
Successivamente si passa in una serie di locali fra cui spiccano la biblioteca, la sala della musica e la sala da ballo. Si tratta di ambienti ricchi di eleganza e di manufatti preziosi, ma il visitatore è costretto a mantenersi a grande distanza per la presenza di un cordone di sicurezza, sicché, per esempio, gli strumenti che giustificano il nome di Sala della Musica, ammassati sul fondo della stanza, si scorgono appena. Non migliore è la sorte dei quadri che affollano le pareti: in mezzo ai ritratti di famiglia quasi scompaiono degli autentici capolavori ed è solo per un caso che ho notato due grandi capricci del Pannini appoggiati su delle sedie addossate alle finestre e coperti da spessi vetri che catturavano così tanti riflessi e restituivano tante ombre che il soggetto era a malapena distinguibile e il nome di questo grande vedutista era soffocato in mezzo a tanti dipinti anonimi. Molto più rispettate sono, invece, le stanze denominate grotte per la presenza di pareti e soffitti lavorati ad escrescenze e con motivi a conchiglia, che riflettono un gusto molto diffuso nell'età Barocca.

Uno dei pavoni bianchi che vivono nel giardino
Tuttavia, come già anticipato, il gioiello della tenuta Borromeo è il giardino: un vero profluvio di siepi, fiori e alberi enormi fra cui si aggirano, ormai abituati alla presenza di tanti turisti, i pavoni bianchi che rappresentano l'Isola Bella nell'immaginario collettivo. Fra le piante e le sculture spicca la spettacolare struttura del grande ninfeo, riccamente adornato di statue, obelischi e fiori rossi e costeggiato da due scalinate che danno accesso al grande terrazzo panoramico. Il giardino colpisce per le sue architetture e i suoi colori, offrendo una piacevolissima cornice per una passeggiata alla costante presenza del lago che lo circonda.

Veduta dal terrazzo inferiore

C.M.

NOTA: Le foto presenti in questo post sono tutte di mia realizzazione.

6 commenti:

  1. Mi hai fatto tornare alla mente la gita fatta in quinta elementare, è stato così bello, grazie per questo ricordo!

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    1. Grazie a te di aver condiviso il tuo ricordo con noi! :)

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  2. Stupenda!!!
    Ci sarebbe tanto da dire sulla cultura dei palazzi e dei giardini fra il '500 ed il '700, penso sia stato proprio il momento di esplosione di queste tendenze, probabilmente proprio in relazione all'incalzante cultura rinascimentale che ha poi influenzato l'etica artistica dei secoli a venire.
    La conoscerai sicuramente, ma voglio segnalarti le grotte delle Villa Medicea di Castello!

    A presto!

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    1. Non ci sono mai stata, ma dev'essere uno spettacolo! Fra l'altro la storia e l'arte fra XVI e XVIII secolo stanno suscitando il mio interesse proprio in questo periodo (così come la storia di questo arco temporale): sono stati una parte della cultura che ho sempre lasciato da parte, invece meritano molto... non che ci fosse bisogno di dirlo, ma, stranamente, ho sempre guardato più all'antichità e al periodo dall''800 ad oggi, trascurando alcuni aspetti importanti dell'epoca moderna un po'per la mancanza di tempo, un po'perché i miei miti letterari e artistici si collocano prima e dopo quei secoli! :)

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    2. In realtà penso che tu possa trovare tantissimo, culturalmente parlando, di quello che ami in quel periodo storico! Io credo che il problema stia nel fatto che spesso l'epoca moderna appare storicamente ingarbugliata e difficile da approcciare, mentre la sua Arte osannatissima conosce delle sfumature stupende, anche nei geni come Michelangelo, Tiziano (adorooo!!) o Rembrandt Oppure il Botticelli disilluso dell'ultimo periodo! Insomma: buona scoperta!
      Io non so studiare come fai tu, ho solo l'emozione da trasmettere! :D

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    3. In effetti è un periodo storico molto complesso (a tratti inconcludente, come per le mille guerre europee che fanno da tira e molla), gli eventi non mi hanno mai più di tanto incuriosita, eppure è innegabile che la riscoperta della classicità ad opera del Rinascimento è il motivo stesso per cui l'ho potuta studiare e, allo stesso tempo, il motore che ha dato propulsione ad una cultura spendente e sontuosa... trovo, poi, che trasmettere un'emozione valga almeno quanto, se non più, che trasmettere informazioni di studio, almeno artisticamente parlando! :)

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