lunedì 19 gennaio 2015

Grand Budapest Hotel (Wise Anderson, 2014)

Premiato solo pochi giorni fa con il Golden Globe come miglior film commedia del 2014, Gran Budapest Hotel ha presto iniziato a far incetta di elogi, riconoscimenti (a partire dal Gran Premio della Giuria al Festival internazionale del cinema di Berlino, che con questo film ha aperto la sua sessantaquattresima edizione) e nomination agli Oscar, fra cui, di nuovo, quella come miglior film.


Nonostante il suo valore e la sua originalità, però, Grand Budapest Hotel è passato un po'in sordina: dalla sua uscita, a marzo (aprile per l'Italia), la pellicola di Wes Anderson non ha ricevuto grande visibilità e, come molti lavori di qualità, è stato ignorato da molte catene di multisala: nel mio caso, non ho fatto in tempo a godermi il grande schermo perché solo un piccolo cinema locale l'aveva programmato e, a meno di passarci davanti proprio nei giorni della proiezione, difficilmente l'avrei saputo per tempo. Infine, però, sono riuscita a vedere il tanto acclamato Grand Budapest Hotel, che solo per il suo cast fa andare in visibilio.

La vicenda è ambientata nell'immaginaria Repubblica di Zubrowka, nell'Europa orientale, e prende le mosse dall'omaggio di una giovane che pone una chiave sul monumento dell'autore di Grand Hotel Budapest: non appena ella apre il libro, lo spettatore è portato al momento in cui lo scrittore racconta il modo in cui, da giovane (con il volto di Jude Law), abbia appreso la storia da lui narrata e, con un ulteriore salto indietro nel 1968, assistiamo al suo collquio con il proprietario dell'Hotel, Zero Moustafa (F. Murray Abraham). Si retrocede così agli anni '30, il tempo degli eventi che realmente contano e che hanno come protagonisti il concierge del Grand Budapest Monsieur Gustave (Ralph Fiennes) e il nuovo, giovane facchino Zero Moustafa (Tony Revolori). Monsieur Gustave è famoso per i suoi servigi nei confronti delle ricchissime donne anziane che affollano l'hotel, al punto che, alla morte di una di esse, Madame D. (Tilda Swinton), eredita il dipinto Ragazzo con mela; recatosi però ad omaggiare la defunta e ad assistere alla lettura del testamento, i suoi diritti sugli averi di Madame D. vengono osteggiati dai familiari di lei, in particolare dal figlio Dmitri (Adrien Brody), che riesce a far cadere su Monsieur Gustave la colpa dell'omicidio della madre, costringendolo a fuggire con il dipinto e causandone la reclusione in carcere; con l'aiuto di Zero, Monsieur Gustave riesce a nascondere il dipinto, ma non si accorge che, sul retro dell'intelaiatura, il maggiordomo di Madame D. ha posto una lettera confidenziale.


Nel frattempo Zero e la sua fidanzata, la pasticciera Agatha (Saoirse Ronan), organizzano la fuga di Monsieur Gustave e il concierge e il facchino intraprendono un viaggio alla ricerca del maggiordomo, fuggendo al contempo dal sanguinario tirapiedi di Dmitri (Willelm Dafoe) e dai poliziotti capitanati da Henckels (Edward Norton), che occupano in forze il Grand Budapest, dove avverrà lo scioglimento del mistero della morte e delle ultime volontà di Madame D, nonché il chiarimento del destino stesso dell'hotel, che, in breve tempo, giungerà nelle mani di Zero Moustafa, disposto a custodirlo nonostante le enormi spese e la certezza di un prossimo fallimento, per onorare la memoria degli affetti più cari.



Grand Budapest Hotel è un piccolo capolavoro di leggerezza e divertimento, che incanta con i suoi colori e le atmosfere quasi surreali, ma, allo stesso tempo, invita a riflettere sul potere di oggetti e luoghi di mantenere in vita il ricordo e il sentimento delle persone amate: l'albergo che fa da cornice a gran parte delle vicende e al racconto stesso è ciò che rimande di un sogno passato: i suoi colori e la sua eleganza (che il vecchio Zero definisce decadente) rappresentano un'idea di civiltà che Monsieur Gustave coltiva con una devozione che non di rado sfocia nella stucchevolezza e nell'esibizionismo, ma anche un mondo di relazioni e una storia di crescita che permette ad un giovane facchino immigrato e sfuggito alla guerra di diventare non solo un esperto concierge, ma un uomo in grado di riconoscere il valore degli insegnamenti, dell'amicizia e dell'amore.



C.M.

4 commenti:

  1. Me ne avevano parlato molto bene, ma è rimasto in programmazione per così poco tempo che non sono potuta andare a vederlo...
    Bell'articolo! =)

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    1. Lo stesso che è capitato a me: sono contenta di averlo recuperato! Grazie di aver apprezzato l'articolo!

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  2. Io me lo sono persa al cinema, ma è stata colpa mia perché ho continuato a rimandare e poi non l'ho più trovato! Anderson è geniale, lo adoro! Non solo per la sua peculiare ironia ma i colori, le inquadrature, i passaggi... anche Gran Budapest Hotel meraviglioso.

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    1. Infatti ho deciso che devo recuperare qualche altro film di questo regista: se hai consigli, li accetto volentieri! :)

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