mercoledì 4 marzo 2015

Se riununciamo alla bellezza

Il connubio fra etica ed estetica è antico quanto l'etimologia dei due termini, che indicano, rispettivamente, il comportamento e la percezione sensibile, quest'ultima estesa poi ad un generico concetto di bellezza: i Greci diffondevano nel mondo questa sintesi di ideali attraverso la formula καλὸς καὶ ἀγαθός (traducibile con «bello e buono»), spesso associata ai più grandi eroi del mito, primo fra tutti Achille. Dall'applicazione artistica di questo concetto si è arrivati ad identificare l'armonia come misura di bellezza, trasferendo una dote essenziale su un piano sensoriale: la gradevolezza estetica, sia essa in forma di arte visiva, letteratura o musica, è associata ad una dimensione interiore, motivo per cui, storicamente, al patrimonio culturale si attribuisce una funzione etica ed educativa, anche quando parte di esso non è bella nel senso comune del termine.

Bernardino da Siena organizza un falò delle vanità (1457-1461)
in un rilievo di Agostino di Duccio conservato a Perugia

Questa valenza morale dell'arte e di tutto quanto rappresenta il cammino di crescita culturale dell'umanità è sempre stata vittima di carnefici più o meno consapevoli, dai devastatori della Biblioteca di Alessandria all'Indice dei libri proibiti, dai volumi bruciati dai dittatori di tutto il mondo alle distruzioni di codici ritenuti immorali. L'arte, nei secoli, ha subito violenza al pari della letteratura: i Persiani entrati ad Atene nel 480 distrussero le statue poi ritrovate nella cosiddetta Colmata persiana, i Romani devastarono i luoghi di culto ebraici, saccheggiandone i tesori, gli imperatori cristiani, soprattutto da Teodosio in avanti, proibendo i culti pagani diedero avvio ad una serie di opere distruttive non sempre autorizzate dal potere centrale, ma che portarono all'abbattimento di statue ed edifici di culto; nel Quattrocento, e in particolare nella Firenze savonaroliana, erano in voga i Falò delle vanità, in uno dei quali andarono perduti persino quadri mitologici realizzati da Botticelli (1497) e nel 1687 persino il Partenone, ridotto a polveriera dai Turchi, venne mezzo smembrato dall'artiglieria veneziana. Più vicini a noi sono i furti e le distruzioni perpetrate dai nazisti contro l'«arte degenerata» o le perdite incommensurabili nel corso dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale, che distrusse persino l'abbazia di Montecassino e portarono gli Stati Uniti ad attuare il progetto della MFAA per salvaguardare il patrimonio artistico e monumentale europeo.
Ma questi atti di barbarie e sopraffazione continuano ancora oggi e, se sono passati diversi anni dai colpi di cannone dei talebani contro le gigantesche statue di Buddha a Bamiyan, di stretta attualità sono le immagini e i video che documentano la vergognosa distruzione ad opera dell'Isis delle statue di Ninive, una delle città più ricche e splendenti dell'impero assiro, dove ogni colpo di piccone o martello pneumatico è una vera e propria mutilazione inferta all'umanità.
E non è certo migliore la situazione nel nostro Paese, dove ai piccoli vandali di ogni giorno e all'abbandono in cui versano siti archeologici di importanza incommensurabile (primo fra tutti Pompei), dobbiamo assistere alle minacce della criminalità organizzata all'ex Ministro Massimo Bray, che ha lottato perché lo Stato si riappropriasse della reggia di Carditello per avviarne i restauri o alle incursioni di orde di incivili che si mascherano sotto il nome fuorviante di «tifosi» e danneggiano un capolavoro dell'arte barocca come la Fontana della Barcaccia realizzata dal Bernini nel 1629 e recentemente restaurata.


Alla base di tutti questi comportamenti c'è un'ignoranza che vuole perpetrare se stessa e non accetta in alcun modo di assorbire dall'arte e dalle manifestazioni della bellezza del pensiero e della tecnica umane la naturale carica di incivilimento e benessere che ne deriva. Che dietro la devastazione delle opere d'arte ci sia uno spietato dittatore, un folle estremista, un mafioso o un tifoso ubriaco l'effetto è lo stesso: viene uccisa la bellezza. E, laddove si uccide la bellezza, si uccide il pensiero e si soffoca qualsiasi possibilità umana di libertà.

«La bellezza salverà il mondo» F. Dostoevskij
C.M.

2 commenti:

  1. Come dici bene tu è la bellezza ad aprire il pensiero,una frase che terrorizza chi vuole invece abituarci alle brutture,all'ignoranza,alla volgarità.

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    1. E questa bruttura continua: è di soli tre giorni fa la notizia della distruzione dei resti della citta di Hatra da parte dell'Isis. E solo ieri (fatto ben più lieve, ma comunque segno di un'ignoranza senza fine) ho visto un servizio sugli effetti del vandalismo dei turisti sul Colosseo. E dire che dovremmo esser passati attraverso un secolare cammino diretto al progresso...

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