martedì 26 maggio 2015

Dell'amore e altri demoni (García Márquez)

I libri andrebbero recensiti appena letti, al massimo due o tre giorni dopo. Sì, perché la mente è ancora calda, si trattengono ancora le emozioni suscitate dalla lettura, si hanno ben presenti i passi salienti, al punto che si potrebbero trovare in un secondo sfogliando le pagine. Invece io sono ancora intrappolata nel TFA e, se le numerose ore in treno fra il mio paesino e Venezia mi permettono di leggere parecchio, le inesistenti pause fra lezioni, studio e lavoro non mi lasciano spazio per recensire.

Così sono passate settimane da quando, preda di un treno in enorme ritardo (strano!), ho terminato Dell'amore e altri demoni, e ora non riesco a rendermi conto se il giudizio tiepido che mi sono formata a proposito di questo romanzo del grande Gabo sia causato dal nervosismo di quel viaggio o dal fatto che il trasporto narrativo, nei giorni trascorsi fra la chiusura dell'ultima pagina e oggi, sia andato svanendo. Resta il fatto che questo è, fra i libri di García Márquez che ho letto finora, quello che mi ha meno appassionata.
Dell'amore e altri demoni racconta la storia della giovanissima Sierva Maria, figlia di un marchese disprezzata dalla madre e poco considerata dal padre. Quando la ragazzina viene morsa da un cane rabbioso e, gradualmente, manifesta i segni di una potente febbre, il genitore si preoccupa improvvisamente della sua salute, prima rivolgendosi al medico ebreo Abrenuncio, poi chiudendola in un convento di clausura, nella convinzione che solo una purificazione spirituale possa levarle i segni di una malattia che, più che la conseguenza della rabbia, è ritenuta una forma di possessione demoniaca. Abbandonata fra le monache, Sierva Maria subisce angherie e pregiudizi a causa delle abitudini "selvagge" acquisite dai servi di casa che l'hanno cresciuta e per via dell'immoralità del suo aspetto, particolarmente notevole per la lunga chioma di capelli rossi che Sierva ha fatto voto di tagliare solo dopo le nozze. La reclusione esaspera Sierva Maria, portandola ad un delirio che solo l'intervento del giovane sacerdote Cayetano Delaura riesce a mitigare, salvo il subentrare di una nuova forma di tormento, quello della passione.
Il racconto di García Márquez, neanche ci fosse bisogno di dirlo, è ricco di spunti originali ed evoca le atmosfere tanto care all'autore e al suo pubblico; il trasporto, però, è decisamente meno intenso di quello di Cent'anni di solitudine o de L'amore ai tempi del colera: la narrazione tarda a prendere ritmo e l'amore che dà il titolo al romanzo riceve uno spazio ridottissimo, anche se questa scelta, indubbiamente, ne accentua l'esasperazione. Non per questo ne sconsiglierei la lettura, anzi, dovrò mantenere ben saldo il proposito di una nuova lettura in futuro, dal momento che ogni libro ripreso mi ha sempre portata ad un giudizio migliore rispetto al primo impatto.

Frida Kahlo, Radici (1943)

Quando ebbe finito, Cayetano prese la mano di Sierva Maria e se la posò sul cuore. Lei vi sentì dentro il fragore della sua bufera.
«Sono sempre così» disse lui.
E senza lasciare tempo al panico si liberò della materia torbida che gli impediva di vivere. Le confessò che non passava un istante senza pensare a lei, e che tutto quando mangiava e beveva aveva il sapore di lei, che la vita era lei a ogni ora e ovunque, come solo Dio aveva il diritto e il potere di esserlo, e che il godimento supremo del suo cuore sarebbe stato morire con lei.
Voi avete letto questo romanzo? Che cosa ne pensate?

C.M.

9 commenti:

  1. Ciao Cristina,
    nelle ultime letture non ci troviamo tanto d'accordo eh... :)
    L'ho letto alcuni anni fa e ne ho un ricordo bellissimo, non ai livelli dei suoi due romanzi principali Cent'anni di solitudine e l'amore ai tempi del colera, però un racconto che non mi aveva deluso affatto, anzi accrebbe la mia stima e amore per Gabo. Mi era dispiaciuto che fosse durato così poco, ricordo di averlo letto in poche ore.

    "Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore poteva tutto. " E' vero" le rispose lui, "ma farai bene a non crederci."

    Mi ero segnato questa frase ;)

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    1. La mia non è stata proprio delusione, ma appunto una reazione tiepida, forse anche perché contavo di ritrovare la grandezza de L'amore ai tempi del colera... comunque questi pareri diversi, a mio parere, sono una positiva occasione di confronto e reinterpretazione! :)

      Ps. Bellissimo l'estratto che hai scelto

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    2. D'accordissimo con te... una cosa assolutamente positiva :)

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  2. Ciao! A me questo ancora manca. Ma io ho un rapporto di amore-odio con Marquez, quindi prima o poi lo leggerò.

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    1. Io sono rimasta colpita fin da Cent'anni di solitudine e da allora non l'ho più lasciato!

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  3. In effetti ho sentito che fosse un romanzo " molto particolare " nella narrativa di Márquez.Quando lo leggerò ti darò il mio parere.Comunque hai ragione Cristina,i libri vanno recensiti subito,perché quando lasci passare tanto tempo le emozioni sbiadiscono.Capita anche a me.

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    1. Ecco, maledetto TFA che mi impedisce di rendere la magia di questo mito della letteratura! E comunque continuerò a leggerlo, magari proprio continuando con La mala ora da te consigliato.

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  4. un libro meraviglioso, eccentrico, colorato,eretico, pomposo...pure malinconicamente cinico. eccezionale la figura del dottore che fa la diagnosi guardando tutta la persona, non come i medici ottusamente specializzati di oggi, che a stento, capiscono come funziona una parte.

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    1. C'è proprio una contrapposizione fra la diagnosi "popolare" e superstiziosa che riconduce la malattia ad un fattore spirituale e quella passionale del dottore, sicuramente uno spunto importante.

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