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mercoledì 5 agosto 2015

La boutique del mistero (Buzzati)

Ci voleva Dino Buzzati perché il mio impaccio di fronte alle raccolte di racconti crollasse in favore di una lettura piacevole e suggestiva. La boutique del mistero (1968) è proprio questo: una collana di trentuno racconti di estensione molto contenuta e ambientazione diversa, che l'autore bellunese ha confezionato e personalmente ordinato per offrire ai suoi lettori quello che riteneva il meglio della propria narrazione, senza dimenticare di illustrarne alcuni, ricordandoci così la sua originaria vocazione artistica.

Al lettore de Il deserto dei Tartari e Il segreto del Bosco Vecchio non può sfuggire il ritorno di alcuni temi caratteristici della narrativa di Buzzati: la lontananza da casa, il fascino e il mistero di tutto quanto costituisce un limite o una frontiera, il trascorrere del tempo, la minaccia della morte, il delicato equilibrio fra il conforto della religione e la sua negazione, il ricordo, la nostalgia di chi non c'è più. E, naturalmente, la magia, che assume le forme di patti con il diavolo, animali umanizzati, fantasmi e maledizioni.
La boutique del mistero è un concentrato della narrativa di Buzzati e del suo Realismo magico, che lo porta a costruire mondi surreali, dove ciò che esiste di più comune si intreccia con il sovrannaturale e si confonde in esso, obbligandoci ad abbandonare le nostre tipiche categorie di pensiero e a stringere un patto narrativo che sfida i nostri stessi limiti. Passando da un racconto all'altro incontriamo personaggi del passato che rasentano il mondo delle fiabe e sono sviscerati dalla sensibilità popolare, come eremiti, briganti, cavalleggeri, santi, soldati, topi tiranni; e, tuttavia, essi stanno lì, nella stessa cornice in qui incontriamo medici, becchini, giornalisti, giardinieri e perfino l'ingegner Eiffel, oltre allo stesso Buzzati.
Se alcuni racconti appaiono troppo brevi o non molto incisivi nel porgere il loro significato, altri sono così potenti e toccanti che non possono che lasciarci scossi e pensierosi, come la rassegnata dichiarazione d'amore di Inviti superflui, l'inquietudine di Eppure battono alla porta o di Sette piani o la meraviglia de La Torre Eiffel, per giungere alle emozioni struggenti de Il cane che ha visto Dio e Il colombre, alla perdizione de La giacca stregata o al commosso ripiegamento nell'addio alla madre in Due autisti
D. Buzzati, La giacca (da Poema a fumetti)
Ogni racconto tocca una corda diversa e ciascuna si intreccia a quella degli altri, sicché ogni vibrazione ne scatena altre, illuminando il senso complessivo di una antologia che dà voce alle più intime paure dell'uomo, ai suoi più profondi affetti, al potere della fantasia e al germe delle speranze, in una scrittura malinconica e sognante che, senza mai farsi lamento o languore, assume un'ottica straniata che ci aiuta a vederci riflessi nell'ansia di un malato raggirato come nella disperazione di una madre di fronte all'umiliazione della figlia.
Il tono della narrazione non è certo ottimistico e indubbiamente gli accenti prevalenti sono quelli della morte, della perdita, dell'angoscia, sebbene non manchino momenti di grande tenerezza che strappano sorrisi. Eppure è questo il registro prevalente nella narrativa breve contemporanea, come se occorressero troppe pagine per descrivere gioie e spensieratezza e poche parole bastassero invece per ricostruire delle situazioni di malinconia comune. A lungo accusato di essere uno scribacchino imitatore di Kafka (forse per banali analogie come quella del racconto Lo scarafaggio?) e di aver scritto l'unico romanzo non favoleggiante, Un amore, solo per guadagnare facilmente lettori e fama, pienamente rivalutato solo dopo la morte nonostante il successo del Premio Strega con i Sessanta racconti (1958) e del capolavoro Il deserto dei Tartari, Dino Buzzati è in realtà una penna molto originale nell'orizzonte letterario italiano ed europeo. Se si riscontrano nella narrativa di Buzzati punti di contatto con Kafka o altri autori europei, certamente è per un comune retroterra di esperienze - personali e letterarie - e sensibilità, non per plagio, poiché personalissima è la versione che lo scrittore veneto offre nella riflessione esistenziale, raggiungendo vette che, semmai, lo avvicinano alla tradizione della novellistica pirandelliana, facendogli comunque mantenere una posizione ben definita.

D. Buzzati, Il colombre
Vado notando come di giorno in giorno, man mano che avanzo verso l’improbabile meta, nel cielo irraggi una luce insolita quale mai mi è apparsa, neppure nei sogni; e come le piante, i fiumi che attraversiamo sembrino fatti di una essenza diversa da quella nostrana e l’aria rechi presagi che non so dire.
C.M.

15 commenti:

  1. Dino Buzzati dovrebbe essere una lettura OBBLIGATORIA nelle scuole.

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    1. Io farò il possibile per farlo leggere!

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  2. Beh.. Buzzati è un maestro indiscutibile!!!
    Quanto ho amato il deserto dei tartari!!!! Provvederò ache a questo.
    Ciao!

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    1. Ne ritornano i temi e, in alcuni racconti, personaggi e atmosfere lo ricordano... chi è stato conquistato dal romanzo penso non abbia difficoltà ad apprezzare anche questa raccolta!

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  3. Ce l'ho da un po' di tempo (come anche "Un amore") e non vedo l'ora di leggerlo, dopo la tua recensione sento che il suo momento si sta avvicinando sempre più :)


    Valentina
    www.peekabook.it

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    1. Anch'io ho intenzione di leggere Un amore e, più conosco Buzzati, più mi convinco a voler leggere tutti i suoi libri!

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  4. Questa raccolta non l'ho letta. Però hai fatto venire anche a me la voglia di riprendere in mano un libro di Buzzati! ;-)

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    1. Sono contenta, pur non avendo letto molto di suo, credo di poter dire con sicurezza che sarà una buona lettura qualsiasi libro sceglierai! :)

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  5. Dino Buzzati è il classico esempio della poca attenzione che l'Italia ha per la cultura. Un drammaturgo, scrittore, poeta, sceneggiatore,librettista, giornalista che ha dato lustro al nostro paese, notissimo e conosciutissimo all'estero e così poco valorizzato in patria, praticamente sconosciuto alle nuove generazioni. Brava, bravissima Cristina per questo lavoro di rivalutazione

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    1. Direi che è proprio l'esempio di come in Italia tendiamo a svalutare ciò che abbiamo di bello e importante: Buzzati non ha nulla da invidiare agli autori considerati pietre miliari della letteratura del Novecento e meriterebbe una revisione ad alti livelli. Grazie per esserti unito a me in questa espressione di stima verso l'autore!

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  6. No no, grazie a te che ti dedichi a scrittori non necessariamente " a la page", mi ha fatto molto piacere leggere questo post.

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    1. Ne sono contenta: segno che questi scrittori non vengono dimenticati.

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  7. Che bello! Alle elementari avevo il libro di letteratura italiana e leggevo con gran divertimento i racconti della "Boutique del Mistero".

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    1. Nei bambini possono suscitare divertimento, a rileggerli da adulti lasciano una lieve inquietudine alcuni e una.grande tenerezza altri. C'è sempre un po'di questo bifrontismo in Buzzati.

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    2. Vero,era una delle sue caratteristiche!

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