martedì 13 ottobre 2015

Di nuovo al BarLume: Il re dei giochi e La carta più alta

Nelle ultime settimane sono rientrata nel locale del Barrista, a Pineta, per incontrare di nuovo lo scontroso Massimo e l'allegra combriccola dei vecchietti Ampelio, Aldo, Pilade e Gino, già protagonisti de La briscola in cinque e Il gioco delle tre carte. A questo punto, per completare la lettura di questa divertente ciclo di gialli, mi manca soltanto Il telefono senza fili.
Ho detto 'divertente'? Beh, nonostante i delitti che si susseguono, per forza di cose, in una serie di libri afferenti all'etichetta del giallo, la narrativa di Malvaldi è sempre vivace riproduzione dell'umorismo toscano, che è la cifra caratterizzante gli scambi di battute attraverso i quali, a poco a poco, si insinua nell'inaspettato detective Massimo Viviani la soluzione dei delitti.
Ne Il re dei giochi la presenza dell'eloquio maremmano si fa molto più incisiva rispetto ai capitoli precedenti e l'umorismo ne esce indubbiamente accentuato a sua volta: leggendo, come è capitato a me, in una sala d'aspetto, il rischio di infrangere il silenzio con un'incontrollabile risata è davvero alto! Ma ciò che il libro guadagna in verve perde in intreccio: la vicenda delittuosa appare quasi marginale rispetto alla storia di Massimo (e addirittura ai suoi cimenti culinari), al matrimonio della sua bella banconista Tiziana e ai problemi di arredamento del BarLume, anche se è grazie ai siparietti in questo locale che il movente del caso prende forma. Pare quasi che Malvaldi, con questo capitolo, abbia come impresso una pausa alla vena giallistica, cogliendo l'occasione per conoscere meglio i suoi personaggi, in passato descritti solo nei dialoghi e per cenni veloci.
Il giallo de Il re dei giochi è innescato da un incidente automobilistico avvenuto nei pressi di Pineta, nel quale ha perso la vita il giovane Giacomo Fabbricotti; la madre del ragazzo, Marina Corucci, muore di embolia in ospedale pochi giorni dopo, e i sospetti ricadono immediatamente sull'amante di lei, Stefano Carpanesi, e sulla moglie di questi, dottoressa nello stesso nosocomio. I vecchietti del BarLume non tardano a spiattellare tutti i loro pettegolezzi al commissario Fusco, rischiando di incappare in qualche denuncia...
Il romanzo, pubblicato nel 2010, è brevissimo, rapido e forse più scorrevole, proprio perché più scarno, rispetto ai fratelli maggiori, ma non manca di regalare un paio d'ore di divertimento e sana lettura.
Quanto a La carta più alta, credo di poter dire che, fra i primi quattro libri del BarLume, sia quello che mi è piaciuto maggiormente: per l'aspetto giallistico è in diretta concorrenza con La briscola in cinque, mentre per quello umoristico lo supera senza alcun dubbio, oltre al fatto che l'intreccio stesso del caso risulta più accattivante e originale. Il morto, in questo capitolo, non si vede, ma viene, per così dire, riesumato, nel senso che il Barrista indaga, suo malgrado, su un caso freddo. Si tratta della morte di Ranieri Carratori, un ricco imprenditore morto in ospedale per il rapido decorso di una malattia curata in moto troppo aggressivo: la colpa dell'errore è ricaduta sul genero, medico che ne ha seguito il ricovero, ma ciò che apre i sospetti dell'allegra combriccola è il fatto che la sua morte ha spianato la strada all'acquisto della sua lussuosa villa a Remo Foresti, pronto a trasformarla in un albergo con tanto di ristorante promesso ad Aldo. Un omicidio legato alla speculazione immobiliare o qualcosa di più? A scoprire la verità sarà ancora una volta Massimo, ma senza un grande aiuto da parte dei vecchietti, poiché per la gran parte del romanzo è ricoverato proprio nell'ospedale in cui è morto il Carratori a causa di un banalissimo inciampo.
La carta più alta è uscito nel 2011 e manifesta l'intenzione, da parte dell'autore, di interrogarsi sulla narratologia del BarLume, che gli chiede di spiegare come sia possibile un così alto tasso di omicidi nella piccola e tranquilla Pineta (che, dopotutto, non è la Cabot Cove della signora Fletcher), di trovare soluzioni diverse ai casi ricorrendo ai molteplici talenti di Massimo e di lavorare in modo più incisivo sul carattere dei personaggi, che in questo quarto capitolo risultano molto più curati che negli altri.
Una serie, dunque, che non smette di sorprendere e di divertire: una vena del giallo italiano originale, mai scontata e, soprattutto, raffinata e divertente.

C.M.

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