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lunedì 4 gennaio 2016

Di gennaio: dal plazer poetico al plazer dipinto

Quale miglior modo per augurarvi un felice anno nuovo che affidarmi all'arte e alla letteratura? Per dare il benvenuto al 2016 e al suo primo mese, propongo la lettura di un sonetto del poeta Iacopo di Michele, meglio noto come Folgòre da San Gimignano (1270-1332 ca.). Folgòre è infatti autore di un ciclo di componimenti sui mesi, che, insieme a quello dedicato ai giorni della settimana, costituisce un perfetto esempio della mitizzazione della vita nelle corti medievali in un'epoca dominata dalla venalità del mondo borghese del tempo del poeta. Con questa produzione, Iacopo di Michele si inserisce nel filone della poesia comica toscana, pur manifestando una gamma tonale ben diversa dagli slanci del contemporaneo Cecco Angiolieri.
Di gennaio costituisce il primo dei Sonetti de'mesi, corona di testi dedicati alla brigata di Nicolò di Nigi, eminente personaggio della politica toscana nel primo quarto del XIV secolo.
I’ doto voi, del mese di gennaio
corte con fuochi di salette accese,
camer’ e letta d’ogni bello arnese,
lenzuol' di seta e coperti di vaio,

treggea, confetti e mescere a razzaio,
vestiti di doagio e di racese:
e ’n questo modo stare alle difese,
muova scirocco, garbino e rovaio;

uscir di fuor alcuna volta il giorno,
gittando della neve bella e bianca
alle donzelle, che saran d'intorno;

e, quando la compagna fosse stanca,
a questa corte facciasi ritorno,
e sì riposi la brigata franca.
Il raffinato sonetto si apre con l'augurio che il mese di gennaio trascorra al riparo dai venti dell'inverno, in ambienti accoglienti e caldi, fra fuochi crepitanti nel camino, coperte e tessuti pregiati (provenienti dalle Fiandre, evocati dalla menzione di Douay in doagio e di Arras in racese) che tengano caldo il corpo, cibi gustosi (traggea e confetti possono essere confetti dolci o confetture) e vini: le due quartine hanno una potenza descrittiva che evoca la piacevolezza degli ambienti intiepiditi dal fuoco in cui non si avverte il rigore dell'inverno e trasudano un senso di tranquillità accentuato dal gioco chiaroscurale fra i bagliori delle fiamme e i baldacchini dei letti, il fulgore delle vesti e la barriera alzata contro il vento. Nelle terzine, invece, lo scenario si apre di fronte alle brigate di giovani che si danno al gioco nella neve: ai colori caldi degli interni si sostituisce il bianco accecante della neve, al raccoglimento la concitazione del gioco, al morso del gelo la neve bella e bianca.

Questo vivace quadretto poetico non solo si ricollega ad una tipologia lirica di origine francese nota come plazer, caratterizzata dall'esaltazione di qualcosa di piacevole, ma è direttamente raffrontabile alle atmosfere e alle scene descritte nel Ciclo del mesi del Castello del Buonconsiglio di Trento, dipinte forse dal maestro boemo Venceslao nel XIV secolo. Anche in questo dipinto, infatti, si coglie la serenità di una scena di gioco fra la neve, mentre due gruppi di tre persone si lanciano palle di neve; sono evidentemente giovani nobili usciti dal castello in un pomeriggio soleggiato e che, al loro ritorno, saranno nuovamente protetti dal lusso della corte, fra coperte e cibi prelibati. La scena appare dunque un plazer dipinto, un vivace momento di vita cortigiana nello splendore della neve che produce la stessa mitizzazione della vita dei castelli in una cornice quasi fiabesca di eredità trobadorica, ed è inoltre arricchita da un contrasto cromatico che richiama quello fra le quartine e le terzine di Folgòre, con un'alternanza fra tinte chiare e fredde e colori pieni e caldi.
Va però esplicitato un altro importante riferimento alla poesia provenzale, precisamente alla tradizione trobadorica dell'enueg; esso è l'esatto contrario del plazer, cioè è un tipo di componimento in cui non si esaltano i piaceri ma i disagi e i fastidi d'ogni sorta. A Folgòre (e alla sua versione visiva tridentina), alle atmosfere incantate e ad un gennaio fatto di piaceri e giochi spensierati si contrappone l'enueg parodico di Cenne da la Chitarra, autore di una corona di testi intitolata Risposta per contrari ai sonetti de'mesi di Folgòre da Sangeminiano, che si apre a sua volta con un sonetto dal titolo Di gennaio.
Io vi doto, del mese di gennaio,
corti con fumo al modo montanese,
letta qual’ ha nel mare il genovese,
acqua e vento che non cali maio,

povertà [di] fanciulle a colmo staio,
da ber aceto forte galavrese
e star[e] come ribaldo in arnese,
con panni rotti senza alcun denaio.

Ancor vi do così fat[t]o soggiorno:
con una vecchia nera, vizza e ranca,
catun gittando [de] la neve a torno;

apresso voi seder in una banca,
e resmirando quel so viso adorno;
così riposi la brigata manca.
Il richiamo ai versi di Iacopo di Michele è evidente e magistralmente orchestrato attraverso le rime: le coperte non sono fuochi nelle salette ma fumosi luoghi in cui si radunano i montanari (corti con fuochi / corti con fumo), i materassi non sono accoglienti ma scomodi come quelli delle cuccette dei marinai genovesi, sulle mense si serve vino inacidito e alle eleganti stoffe nordeuropee si sostituiscono stracci che lasciano scoperto il corpo vessato dal gelo, mentre le agili donzelle sono soppiantate da una vecchia rugosa.
Sarebbe interessante trovare un corrispettivo pittorico anche di questo enueg, ma è naturalmente più gradita la visione sognante di Venceslao, con il suo indiretto richiamo alla poesia di Folgòre, che ci offre una prospettiva serena, adatta a questi primi giorni di un anno cui si legano speranze e aspettative. Nel disegno limpido e nei colori variegati dell'affresco si apprezzano proprio i toni delicati e tersi del cielo invernale ripulito dall'azione bonificatrice del vento e si avverte il pizzicare di quest'aria fredda nelle narici, alla quale si accompagna però la promessa di un caldo ristoro successivo.
La 'cortesia' diventa il piacere di abitare le cose, di viverle nel rigoglio dei loro colori, della loro luce, del loro movimento, al di fuori di ogni prospettiva etica e religiosa. In termini totalmente laici e mondani, le forme della vita aristocratica vengono amabilmente inserite nell'orizzonte cittadino e comunale. (G. Ferroni)
C.M.

NOTA: Per approfondire la rappresentazione del mese di gennaio, suggerisco la lettura del post di Senza dedica Tutto l'anno in una vetrata: gennaio, oltre a quello specificamente dedicato al ciclo di Torre Aquila a Trento.

4 commenti:

  1. Primo: grazie per quel meraviglioso accento ;-)
    E poi mi hai fatto "vedere" in modo molto piacevole la poesia come un arazzo che ripara dagli spifferi gelidi invernali.
    Il riferimento alla tradizione trobadorica mi fa pensare che sarebbe interessante trovare un corrispettivo musicale, adesso ci penso...

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    Risposte
    1. Sicuramente la musica chiuderebbe il cerchio, fornendo un piacevole accompagnamento: se trovi qualcosa, torna a comunicarmelo! :)

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  2. Frequentavo molto la biblioteca musicale, ma sapevo di avere qualcosa in casa: "Troubadours" del Clemencic Consort. Nella raccolta di autori vari di arie dedicate alla bella stagione, ho scovato anche "Ar em al freg temps vengut", qualcosa come "eccoci al tempo freddo (del gelo e della neve)".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho cercato su youtube,trovando un brano che corrisponde a questo titolo, inoltre ho letto il testo, che risulta essere una sorta di "pastorella": spero fosse quello giusto, in ogni caso ti ringrazio per l'interessante approfondimento! :)

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