giovedì 17 marzo 2016

Il pazzo dello zar (Kross)

Ci sono libri che non accettano di essere ignorati. Si mostrano, chiedono imperiosamente attenzione, ti convincono a portarli a casa con te e lì completano la loro opera di incantamento. Suppongo che mi sia accaduto questo con il romanzo di Jaan Kross Il pazzo dello zar (Iperborea), perché ho deciso che l'avrei letto non appena ho visto la sua copertina ed il titolo, che mi hanno spinta a cercare maggiori informazioni. A quel punto non era più possibile rimandare l'incontro con questo autore estone, con la sua opera del 1978 (considerata il suo capolavoro) e con i suoi personaggi.
«Vede, io sono pazzo e di conseguenza posso dire la verità.»
Il romanzo si presenta come un diario, essendo un diario la fonte alla quale l'autore attinge prima di addentrarsi nei documenti ufficiali degli archivi. A redigerlo è Jakob Mättik, ma le sue memorie, più che permetterci di conoscere lui, sono dedicate alla risoluzione del mistero del cognato Timotheus von Bock, un tempo intimo amico dello zar Alessandro I, poi caduto in disgrazia ed incarcerato nella fortezza di Pietro e Paolo per le sue idee eccessivamente liberali, che, secondo una sorta di leggenda, non avrebbe potuto evitare di esprimere in quanto vincolato ad un giuramento di assoluta sincerità verso il sovrano. La scrittura del diario inizia al momento del trasferimento di Jakob nella tenuta di Võisiku di proprietà dei von Bock, nel comune estone di Põltsamaa; con lui ci sono, oltre a Timo, la sorella di Jacob, Eeva (in lotta con il mondo aristocratico a causa delle origini contadine), il loro bambino, Jüri, e la servitù. La famiglia è costantemente osservata dagli amministratori per volontà del nuovo zar, Nicola I (ben più rigido del fratello nell'esercizio del potere), intenzionato a scoprire se Timo, graziato perché giudicato pazzo e, quindi, incapace di rispondere delle parole offensive pronunciate contro il sovrano, sia effettivamente malato di mente. Quella di Timo è un'esistenza limitata, sempre subordinata ad autorizzazioni e ospiti scomodi, una prigione dorata dalla quale Eeva tenta più volte di organizzare la fuga. Attraverso Jakob veniamo a conoscenza delle dichiarazioni di Timo allo zar, del conflitto fra l'ex ufficiale pluridecorato durante le guerre napoleoniche e il figlio aspirante ufficiale (l'uno in lotta con il sovrano, l'altro suo ammiratore nella speranza di riabilitare il nome della famiglia), della complessità del momento storico e sociale che vive la Russia, tesa fra il rinnovamento e la volontà di evitare eccessive concessioni ai servi della gleba, dei giochi di potere e, naturalmente, delle complessità dell'animo umano.

Louis Apol, Paesaggio invernale al tramonto

Il pazzo dello zar è un concentrato di interrogativi irrisolti: la prospettiva adottata e la natura personale di alcune delle fonti usate da Kross rendono difficile, come dichiara lo stesso autore, distinguere la realtà dagli aspetti di invenzione o, comunque, meno attendibili. Jakob non detiene alcuna verità, né le confidenze di Timo e gli estratti della sua corrispondenza riportati nel memoriale permettono di capire se quest'uomo sia davvero colpevole di alto tradimento o mentalmente instabile. Leggendo, ci rendiamo conto soltanto che Timotheus von Bock appare il centro di un universo di vite che estende i propri raggi oltre Põltsamaa, espandendosi in ogni piega della Storia e rivelandone il carattere ombroso e la capacità di nascondere e alterare la Verità, ma anche lasciando trapelare diverse curiosità sulla politica e la cultura della Russia e degli Stati baltici.
Non possiamo dunque essere certi delle intenzioni di Timo, né possiamo capire quanta parte di quella Verità manchi a Jakob, ma quello su cui possiamo contare sfogliando Il pazzo dello zar è la grande perizia narrativa di Kross, la magnificenza di una prosa che non può non risvegliare il ricordo della lettura di Guerra e Pace e, più in generale, del pensiero e della maestria di Tolstoj nel romanzo storico. Le prime duecento pagine del romanzo sono vere e proprie calamite e, anche se alcune parti nella seconda metà del testo mostrano un calo del ritmo narrativo, il risultato è un'opera di altissimo valore, capace di ricreare oggi la grande letteratura e le atmosfere dell'Ottocento.

Jaan Kross (1920-2007)
Davvero nella vita è tutto così terribilmente semplice. Il modo in cui una forma di vita, nuova e particolare, diventa quotidiana. Niente di più semplice. E la distruzione di questa nuova quotidianità, malgrado tutto scandalosamente fragile. Più semplice ancora. Il destino dell’uomo, e forse il destino del mondo in generale (se esiste separatamente dal quello dell’uomo) dipendono interamente da infimi movimenti: un tratto di penna, una parola pronunciata, una chiave che gira, una scure che cala, una pallottola che vola...
C.M.

10 commenti:

  1. Pare un libro imperdibile, interessante sia per ambientazione che per lo stile dell'autore, da quanto leggo nel tuo post :O La CE è tra le mie preferite, una garanzia fino ad oggi per me!

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    1. Sono solo al secondo titolo di Iperborea, ma mi sono già resa conto dell'alta qualità delle pubblicazioni di questa casa editrice. Ovviamente ora cercherò di Kross anche La congiura e continuerò ad esplorare la letteratura nordeuropea!

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  2. Splendida segnalazione, e comprendo benissimo la sensazione che descrivi: quando un libro ti chiama e ti costringe a leggerlo ;-)

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    1. Quando si dice "essere schiavi di un vizio"... ;)

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  3. Quindi, se non ho capito male, è la storia di un personaggio aristocratico che ha una sua realtà storica (seppure in parte romanzata), simbolo dell’aspirazione alla libertà, della ribellione a un regime opprimente come poteva essere quello zarista, e quindi per questo considerato e trattato da pazzo. Molto interessante, non avevo mai sentito parlare di questo autore...

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    1. Esatto, Timo rappresenta proprio l'aspirazione alla novità e alla libertà repressi e giustificati dal potere solo nell'ottica della loro anormalità, che è allo stesso tempo un modo per screditare chi inneggia alla ribellione.
      Anche per me Kross è una novità - una meravigliosa novità, per questo cercherò altre sue opere. Credo che Il pazzo dello zar piacerebbe molto anche a te!

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  4. Come ho già detto pare un romanzo proprio per me. Mi interessa molto la trama e dovrebbe dare ampi spazi sulla visione del mondo ottocentesco...non conosco nulla della letteratura nordeuropea.

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    1. Anche per me la letteratura nordeuropea è una terra inesplorata, ma ci sto prendendo gusto e continuerò su questa strada. Se leggerai Il pazzo dello zar, poi fammi sapere!

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  5. Cara Cristina,
    che magnifica recensione! Si vede che il romanzo ti ha proprio conquistata.

    Io ho già potuto apprezzare Jaan Kross leggendo "La congiura" e presto leggerò anche "Il pazzo dello zar". Spero che Iperborea continui l'esplorazione letteraria dei Paesi baltici, che secondo me sono magnifici.

    Claudia

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    1. Iperborea sta facendo uno splendido lavoro di divulgazione di una parte di letteratura che per molti è sconosciuta e anch'io ne sono veramente entusiasta! Di Kross sicuramente leggerò anche La congiura, mentre attendo tue opinioni su Il pazzo dello zar!

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