lunedì 30 maggio 2016

Anche noi l'America (Henríquez)

Era da diverso tempo che non mi capitava di non sapere come iniziare una recensione. Il fatto è che, terminata la lettura di Anche noi l'America di Cristina Henríquez (NN editore), sono rimasta senza parole per un'ora abbondante. Ho chiuso il libro e me ne sono rimasta a fissare il vuoto, come se, evitando di concentrarmi su qualsiasi altra cosa, riuscissi a trattenere i personaggi e le emozioni di questo romanzo. E quando un libro ti lascia così, quando non ti permette di scioglierti dal suo incantesimo, anche individuare la lettura successiva è impresa ardua. E spiegare quell'incanto non è certo più facile.

The Book of Unknown Americans - questo il titolo originale del romanzo - accompagna il lettore nelle vite di alcune famiglie latino-americane migrate nel Delaware. Fra loro spiccano i Rivera, messicani, e i Toro, originari di Panama. Le loro vicende si incrociano grazie a Maribel Rivera, un'adolescente che, in seguito ad un incidente, ha riportato una lesione al cervello e ha perso la propria vivacità, offrendo raramente una breccia per il suo animo ai suoi amati genitori e al resto del mondo. Mayor, il secondogenito della famiglia Toro, si inserisce in questo spazio e stabilisce una comunicazione tenera e autentica con Maribel: con Mayor, la giovane recupera il carattere perduto, l'allegria e la spinta ad aprirsi, proprio perché il ragazzo non la vede come una persona diversa da accudire e compatire, ma, semplicemente, come la vedrebbe un amico sincero o un innamorato. Attorno a loro si levano le diffidenze di Rafael Toro, padre di Mayor, che disapprova che il figlio frequenti una ragazza con dei problemi, i timori e i sensi di colpa di Alma, la madre di Maribel, che non riesce a darsi pace per l'incidente, le insicurezze lavorative che incombono su entrambe le famiglie con la crisi economica e tutto l'insieme delle violenze e dei pregiudizi che ricadono sulla piccola comunità ispanica.
A tessere le fila del racconto sono principalmente Alma e Mayor, i due personaggi più legati a Maribel, ma ogni capitolo che offre spazio alle loro voci è intervallato dalla testimonianza di altri immigrati che vivono nel palazzo dei Rivera e dei Toro: lo stesso Rafael, la linguacciuta Quisqueia Solís, il proprietario dell'edificio Adolfo e molti altri. Il romanzo si trasforma così in un racconto corale che tiene fede al titolo sia nella sua forma inglese sia nella traduzione (la cui scelta viene spiegata in una nota del traduttore, Roberto Serrai) e che testimonia il bisogno di tante persone di sentirsi americane, di lasciare dietro di sé vite violente o segnate da destini infelici per inseguire il sogno della felicità. Gli Americani sconosciuti, coloro che chiedono di far parte dell'America sono persone come i Rivera, che nel Delaware cercano scuole attente ai bisogni di Maribel e sacrificano lo strettissimo legame con la famiglia e le origini per garantirle un futuro migliore. Attraverso il loro canto, i diversi personaggi creano una corolla di vite attorno a quelle di Maribel, Toro e Alma e trascinano in quell'abbraccio anche il lettore.

Cristina Henríquez

Anche noi l'America mi ha colpito come solo la grande letteratura sa fare. Cristina Henríquez si dimostra non solo un'abile ideatrice di storie, ma un'acuta osservatrice di un mondo umano brulicante di tante vite diverse: la sua prosa si infila nelle pieghe dell'esistenza di ciascun personaggio e ne esce carica di sfumature, avvolge con delicatezza il lettore e lo guida in una piena fusione con l'universo narrativo. Sfogliando questo romanzo sembra di calarsi nei piccoli appartamenti ispanici, di poter prendere per mano Maribel, di poter tendere le braccia a stringere e consolare la malinconica Alma.
Ed è naturale che, dopo aver stretto un legame tanto forte con un libro e con i suoi personaggi, niente sia più come prima e si provi un piccolo shock nel doversi separare da un racconto tanto ricco, vivido e commovente. Anche noi l'America è, semplicemente, un libro da non perdere.
Avevamo impacchettato la nostra vecchia vita e l’avevamo lasciata indietro, poi ci eravamo precipitati verso una nuova esistenza con poche cose, noi stessi e la speranza. Sarebbe bastato? Andrà tutto bene, mi dissi. Andrà tutto bene. Lo ripetei come una preghiera finché, alla fine, non mi addormentai anch’io.
C.M.

20 commenti:

  1. Molto interessante! Sarà difficile da reperire in libreria, come l'hai scovato? Io lo segno in wish list nel frattempo....:-)

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    1. L'ho portato a casa dal Salone del Libro di Torino, ma avevo già letto un paio di recensioni positive e sapevo che nella mia libreria di fiducia avrei potuto trovare questo e altri libri di NN, essendo un piccolo negozio che predilige le medie e piccole realtà editoriali. Se, come me, non hai l'abitudine di comprare libri online, puoi sempre provare a farlo ordinare da un libraio, magari diventa l'occasione di per far entrare questa collana in un nuovo negozio e reperire poi più facilmente i vari volumi! :)

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  2. Mi interessa molto questo libro, ho letto molte cose belle sul suo conto. NN editore sembra dispensare molte perle a quanto pare!Di questa casa editrice al momento ho letto solo Sembrava una felicità (<3), ma la trilogia di Kent Haruf mi attrae molto (anche di questa sento parlare ovunque nel web...Tu l'hai letta?)

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    1. Dal Salone avrei portato a casa tutti i loro libri e, in effetti, l'altro che ho scelto di acquistare è proprio il primo capitolo della trilogia di Haruf... penso che a questo autore dedicherò l'estate!

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  3. Contentissima di leggere un parere decisamente positivo su questo libro, che mi interessa parecchio per tematica: ho avuto riscontri piuttosto negativi da altri lettori ma grazie alla tua analisi convincente, lo leggerò *_*

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    1. Davvero? Posso capire che un libro non desti in tutti lo stesso entusiasmo, ma daccio fatica ad immaginare pareri negativi in merito a questo romanzo... spero che per te sia, invece, un'esperienza importante ed emozionante come è stato per me!

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  4. Ho letto anche io dei commenti negativi sul romanzo, rispetto alla visione di un'America troppo idealizzata. Nella storia della letteratura americana, il "sogno americano" viene quasi sempre visto come qualcosa di inesistente e se mai effimero.

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    1. Io non ci ho visto una grande idealizzazione: certo, i diversi personaggi che si alternano alla narrazione hanno tutti lasciato il loro Paese inseguendo la speranza di un futuro migliore, ma l'autrice non dipinge per questo le loro vite di ottimismo e opportunità, anzi, riflette sui problemi della crisi, sulle tensioni sociali e sul desiderio di tornare a casa, per poi concentrarsi, comunque, su singole storie e sui due protagonisti, di cui vuole mettere in luce amicizia e sentimenti...

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    2. Grazie per la spiegazione! Sicuramente sarà un libro su cui si può avere diversi punti di vista.

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    3. Naturalmente, come per ogni altro!

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    4. Oltre a quanto detto da Michela, le critiche da me lette erano rivolte allo stile dell'autrice :P Sinceramente, dopo questo post, propendo per questioni legate alla diversa recezione, diciamo così ;) Sempre più convinta di leggerlo ^^

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    5. Lo stile?? Eh no, per me è sublime il modo di scrivere della Henriquez, anzi, sto già aspettando che esca qualche altro suo romanzo per godermelo! Ok, dai, mettiamo che sia proprio questione di ricezione e di diversa indole dei vari lettori... ;)

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  5. Questo romanzo l'ho sentito nominare spesso. Ero un po' indecisa, ma dopo una recensione come la tua, come si fa a dire di no? Bravissima!

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    1. Grazie, Virginia! Ti dirò, io non avevo nemmeno preventivato di inserirlo fra le mie letture: me lo sono trovato davanti al Salone del libro di Torino, pensavo non facesse al caso mio, invece ho letto un paio di volte la trama e fatto scorrere l'occhio fino all'incipit... ho deciso di buttarmi, ed è stata una scelta felicissima!

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  6. Sono le letture migliori, quelle inaspettate;) Solo, volevo chiederti una cosa. I libri di queste case editrici un po' di nicchia sono facilmente reperibili in libreria? Perchè io le conosco di nome, ma non mi ricordo di averle mai viste!

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    1. Credo che si trovino più che altro nelle piccole librerie indipendenti, io ormai ho il mio negozio di fiducia, mentre in librerie più grandi, degli editori minori vedo soltanto qualche titolo (ma ho quasi smesso di frequentarle). Tuttavia credo che, dopo il fenomeno Haruf e il successo di molti altri titoli, NN non tarderà a farsi largo anche nei grandi negozi!

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  7. In effetti nelle librerie più grandi vedo (oltre ai soliti editori) Iperborea, Fazi e Neri Pozza e raramente dell'altro. Grazie mille per la risposta:)

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    1. Figurati! Io, in realtà, da quando mi sono aperta alle case editrici "altre", spero che qualche lettore insinui nel personale delle grandi librerie il desiderio di ospitare più voci di piccoli editori, anche se sono la prima ad abbandonare direttamente i colossi per rifugiarmi nella piccola libreria di cui parlavo! :)

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    2. Il fatto è che non ne ho ancora trovata una "di fiducia", appunto, quindi frequento principalmente le grandi catene. In ogni caso, spero anch'io di vedere più case editrici indipendenti nelle librerie, perchè più mi immergo in questa realtà più mi rendo conto che meritano veramente.

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    3. Vale anche per me, anche perché con questi libri decisamente meno reclamizzati, da spulciare fra gli scaffali, c'è maggiormente la possibilità di capire se stessi, di mettersi a vagare alla ricerca del libro che fa davvero per noi... e, di conseguenza, quando si trova quello giusto è un trionfo, come a dire che ci siamo procurati da soli, senza martellanti proclami pubblicitari o fascette che piovono ovunque, la gioia di una piacevole lettura!

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