martedì 14 marzo 2017

Nessuno scrive al colonnello (García Márquez)

Qualche mese fa, ad un mercatino del libro usato, mi sono imbattuta in uno dei racconti di Gabriel García Márquez che fanno parte dell'incantevole microcosmo di Macondo. Il brevissimo racconto è intitolato Nessuno scrive al colonnello e, dato che è molto concentrato, non può tenere compagnia che per un'oretta, senza tuttavia far mancare delle fantasiose divagazioni a coloro che hanno letto e apprezzato narrazioni più distese come quella di Cent'anni di solitudine.

Il colonnello cui allude il titolo è un reduce della guerra civile in attesa della pensione di guerra promessa a lui e a tanti altri militari dall'armistizio di Neerlandia del 1902: ogni giorno si reca alla stazione di posta sperando di ricevere finalmente il compenso che gli spetta per poter porre fine alla miserabile esistenza di privazioni che conduce con la moglie. Tutto quanto gli è rimasto dopo la morte del figlio Agustín è un gallo da combattimento al quale sacrifica il poco cibo disponibile, convinto che dalle scommesse sulla vittoria del pennuto deriveranno guadagni sufficienti al sostentamento suo e della moglie nell'attesa della paga; l'animale, inoltre, è tutto quanto resta del ricordo di Agustín, l'unico legame con un passato ormai irrecuperabile. Perciò il colonnello resiste orgogliosamente alle offerte di denaro dei potenziali acquirenti del gallo, sebbene la moglie, vecchia e malata, cerchi in ogni modo di convincerlo ad accontentarsi di somme molto inferiori a quelle che accetterebbero coloro che desiderano il gallo solo per speculare e lucrare dalla rivendita: il colonnello, saldamente ancorato alla parola del colonnello Aureliano Buendía, è convinto che il denaro promesso arriverà e che lo spirito dell'eroe della guerra dei mille giorni veglierà sul suo destino, impedendogli di morire di fame.
Scritto nel 1958, Nessuno scrive al colonnello è ben lontano dalla grandezza dei maggiori romanzi di Gabriel García Márquez: mancano personaggi memorabili come quelli di Cent'anni di solitudine (sebbene venga nominato Aureliano Buendía), passioni totalizzanti come quelle che trionfano ne L'amore ai tempi del colera o in Dell'amore e altri demoni e non si riscoprono le tensioni e il ritmo del giallo Cronaca di una morte annunciata, che, pur breve, ha una ricchezza narrativa e descrittiva che lo rende un gioiello. 
Nessuno scrive al colonnello, insomma, è l'unico romanzo di Gabo che fino a questo momento mi ha delusa, sebbene affronti un tema che mi è caro e che, per certi aspetti, mi ha fatto associare l'anonimo colonnello a quel tenente Giovanni Drogo che invecchia presso la fortezza bastiani nel romanzo Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Anche in quel libro, infatti, incontriamo un militare intrappolato in un'esistenza ripetitiva e alimentata soltanto da un senso di aspettativa immenso creato sulla base delle parole di un personaggio esterno al racconto, di una diceria, di una voce che è poco più che una chiacchiera; il colonnello e il tenente sono due figure in simbiosi con un'aspirazione legata alla gloria, quella passata per il personaggio di Gabriel García Márquez e un vagheggiamento futuro per quello di Buzzati. Appare curioso che il senso di attesa e disagio sembri per entrambi gli scrittori legato alle contingenze lavorative: se è vero che Buzzati ha tradotto nella sorte di Drogo quella della sua deludente occupazione al Corriere della Sera, Gabo avrebbe sfogato nella frustrazione del colonnello la propria insofferenza per il mancato pagamento del suo lavoro come corrispondente per il giornale El Espectador a causa della chiusura imposta dal regime militare di Gustavo Rojas Pinilla.
Nonostante questo legame con un altro autore amato e nonostante il movente autobiografico della narrazione, questa volta Gabo non mi ha conquistata. Del resto devo rconoscergli che, avendo creato alte aspettative con i romanzi già citati ed essendo partita proprio da quello che è considerato il suo capolavoro, era inevitabile che un titolo, fra gli altri, non riuscisse ad affermarsi fra quelli più riusciti.

C.M.

2 commenti:

  1. Mi dispiace che non ti sia piaciuto, ma naturalmente sono gusti personali. Riguardo alla somiglianza con Buzzati , seppur simili i due personaggi, quella di Drogo, mi pare più una vicenda personale, la misera esistenza umana...quella del colonnello appare più una rivalsa storica e nazionale. Comunque è vero che la letteratura accomuna mondi interi, seppur diversi.

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    1. Sì, indubbiamente c'è questa sfumatura che rende le due storie diverse, anche se con un argomento comune: è il bello delle variazioni tematiche, che sono sempre spunto di divagazioni virtualmente infinite.

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