giovedì 9 marzo 2017

Olive Kitteridge (Strout)

Un aspetto che mi attrae della letteratura americana è quello delle atmosfere particolari di alcuni romanzi o di raccolte di racconti che mi fanno immaginare cittadine che emergono da immensi scenari naturali caratterizzati da coste battute dalle onde o da praterie investite dal vento, nelle quali il tempo sembra essersi fermato o che sono caratterizzate proprio dal senso di desolazione che si diffonde assieme alla modernità. Adoro questi agglomerati di case e persone che popolano botteghe di alimentari, negozi di ferramenta, tavole calde e grandi case di legno la cui costruzione ha rappresentato il fulcro dell'esistenza di chi le abita, mi perdo in quella narrativa in cui la tecnologia sembra non trovare alcuna collocazione, anche se l'ambientazione è contemporanea.
Ecco perché desideravo ardentemente leggere Olive Kitteridge. Il romanzo di Elizabeth Strout è arrivato in Italia nel 2008 grazie a Fazi editore e già da un paio di anni era nella mia lista di letture e finalmente ho rimediato al mio ritardo.
Olive Kitteridge è il personaggio che fa da perno in una raccolta di storie che coinvolgono, a vari gradi, un gran numero di abitanti della cittadina di Crosby, nel Maine. I pescatori di crostacei, i gestori dei locali di ristorazione e delle attività commerciali e i membri della parrocchia trovano tutti posto all'interno del libro, ponendosi in vario rapporto con la protagonista: alcuni sono stati alunni di Olive, altri sono semplici conoscenti, qualcuno, semplicemente, parla male di lei. Fra i vari racconti che compongono le cronache di Crosby, quelli specificamente incentrati su Olive raccontano la vicenda di una corpulenta anziana dal carattere burbero che divide col marito Henry un'esistenza di routine ormai soffocante e che, poco alla volta, avverte la disgregazione del legame col suo unico figlio, troppo impegnato a scegliere come mogli donne, a detta della madre, odiose. L'intreccio della storia di Olive con quelle degli altri personaggi sembra essere motivato da una situazione ricorrente, che la stessa protagonista esprime in occasione del funerale di un giovane padre, di fronte al dolore della vedova: la ricerca nelle vite degli altri di un'infelicità che renda più sopportabile quella della stessa Olive. Molti dei racconti sono incentrati su figure di anziani coetanei di Olive, molti hanno comunque come nota costante la crisi delle coppie e la rottura di nuclei familiari, quindi l'abbandono e l'attesa della morte. Il destino di Crosby, le cui case si svuotano in favore delle grandi città e le cui botteghe storiche finiscono per chiudere una dopo l'altra, sembra riflettersi in quello dei suoi abitanti e di Olive in primis: tutto quanto è stato dato per scontato improvvisamente si manifesta in tutta la sua necessità e stende un velo di malinconia su ogni cosa, su ogni rapporto, su ogni dialogo.
Ciò non significa che quella di Olive Kitteridge sia una narrazione deprimente, al contrario. La delicatezza della scrittura della Strout e della traduzione di Silvia Castoldi rende questo sentimento estremamente naturale, facendolo sentire parte dell'esistenza di tutti noi. Del resto non è un messaggio pessimistico e disfattista quello che l'autrice ci propone, poiché per tutto il romanzo si alternano riflessioni sull'inevitabilità della morte ma anche momenti di slancio vitale, che danno voce al bisogno umano di contatto e di amore anche laddove l'esistenza appare inaridita. Ci sono, è vero, storie di abbandoni e solitudine, ma anche abbracci, tentativi di riconciliazione, incontri inaspettati.
La grande lezione di Olive, uno dei personaggi più scontrosi che abbia incontrato di recente fra le pagine, è che, a volte, basta una ciambella a rendere più sopportabile la vita, ad insinuare un pensiero rasserenante, anche se è altrettanto facile che nell'animo cadano la tristezza e la sofferenza. E non è forse un caso che ovunque, da un capitolo all'altro, facciano capolino fiori di ogni specie e colore.
Insomma, Olive Kitteridge mi ha incantata con la sua semplicità e la sua bellezza, con il suo equilibrio e con le atmosfere di quei luoghi letterari tipicamente americani in cui tutto il superfluo sfuma per lasciar spazio soltanto agli edifici, agli spazi, ai momenti e ai personaggi che sono così particolari da potersi raccontare senza orpelli. Si tratta di quella stessa gamma tonale che mi ha reso consonanti sia Benedizione di Kent Haruf sia i Racconti dell'Ohio di Sherwood Anderson, che talvolta ho avvertito davvero vicini nella mia lettura. 

Frances McDormand nella miniserie del 2014 tratta dal romanzo
Quel pensiero spinge Olive ad annuire lentamente, sdraiata sul letto. Sa che la solitudine uccide, può farti morire in tanti modi diversi. Il parere personale di Olive è che la vita si basi su quelle che lei considera “grosse esplosioni” e “piccole esplosioni”. Le grosse esplosioni sono il matrimonio, i figli, gli amici intimi che ci tengono a galla, ma queste cose nascondono correnti invisibili e pericolose. Ecco perché si ha bisogno anche delle piccole esplosioni: un commesso amichevole da Bradlees, per esempio, oppure la cameriera del Dunkin’ Donuts, che sa come vuoi il caffè. Sono faccende complicate, davvero.
C.M.

12 commenti:

  1. Libro che è nella mia libreria da moltissimo tempo e che non ho ancora letto. Deve essere stupendo, perché la tua non è la prima recensione entusiasta che leggo. Devo assolutamente recuperare.

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    1. Se lo hai già, ti consiglio davvero di leggerlo. Io, per parte mia, dovrò appuntarmi altri titoli della Strout!

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  2. Sembra veramente uno di quei libri che potrebbe piacermi... La cittadina con la sua apparente quotidianeità e gesti convenzionali, dove invece scorrono le esistenze di animi inquieti e ardenti... Ottimo!

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    1. In effetti credo che ne resteresti incantata anche tu, te lo consiglio!

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  3. Ciao :-) Ho sentito parlare bene di questa scrittrice e tu me ne dai conferma tramite tua recensione. Deve essere stata davvero una bella lettura, devo recuperarla assolutamente!!!

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    1. Lo è stata davvero: le recensioni che ho letto e che mi hanno convinta a procurarmelo erano tutte veraci! :)

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  4. Condivido in pieno la tua riflessione: ti consiglio di vedere anche la serie televisiva, che è molto attinente al libro ed ha degli interpreti bravissimi (Frances McDormand su tutti)

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    1. Infatti sono molto curiosa, peccato che restino sempre programmi per la tv a pagamento e che, con tutti i canali che abbiamo a disposizione, non uno si sia degnato di trasmetterlo... vorrei proprio vederla, anche perché, quando ho visto Bill Murray nelle vesti di Jack Kennison, ho pensato che fosse proprio azzeccato.

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    2. ho scoperto Strout con The Burgess Boys( se avete volgia leggete la recensione di affascinailtuocuore.com) e mi è piaciuta moltissimo. Poi ho visto la serie TV di Olive Kitteridge. Forse leggerò anche il libro, ma ad oggi sono pienamente soddisfatta di avere incrociato lo sguardo di Elisabeth sull'America. Buona giornata!

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    3. Anch'io, sicuramente leggerò qualcos'altro di suo, devo solo scegliere con quale titolo continuare. Grazie di essere passata e buona giornata anche a te!

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  5. L'ho recensito quasi due anni fa anch'io e sono andata a rileggermi per poi confrontarmi con la tua visione. Collimano quasi del tutto.
    Io ho preferito la sceneggiatura televisiva e l'ottima McDormand nel ruolo di Olive ma ho apprezzato assai l'ottimo Strout.

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    1. Sono proprio curiosa di vedere la serie tv: ho delle aspettative molto alte anche su quella!

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