martedì 18 aprile 2017

Il confine di Giulia (Gallini)

I romanzi che trasformano gli scrittori in protagonisti costituiscono una particolarissima forma di narrativa sospesa fra realtà, elaborazione della realtà e suggestioni tratte direttamente dalle opere di questi personaggi. Di recente questa strada è stata percorsa da Giuliano Gallini con il suo libro d'esordio Il confine di Giulia, pubblicato dalla casa editrice Nutrimenti. Lo scrittore che emerge da queste pagine è un giovane Ignazio Silone, rifugiatosi in Svizzera per il suo impegno politico nel partito comunista in piena era fascista ed emarginato dal suo stesso gruppo per le diverse visioni dell'estremismo di Stalin, le idee religiose e le accuse di doppiogioco con i membri dell'OVRA. Silone ha appena scritto quello che diventerà il suo romanzo più noto, Fontamara, e Giuliano Gallini sceglie di rappresentarlo come l'antitesi di una immaginaria poetessa, Giulia Bassani.

I due si incontrano a Zurigo, presso lo studio del famoso dottor Jung. Entrambi, infatti, hanno in sé un tormento che li rende inquieti: lui «ha i capelli lucidi, neri, e occhi profondi» e «sembra portare un mistero nel cuore», è preda del bisogno di trovare un senso nella propria avventura di povero cristiano e lo stesso Jung gli farà notare che l'approfo alla fede è decisamente più efficace e risolutivo della terapia che sta portando avanti; lei è una giovane madre sola che cessa ben presto di essere tale, una donna trascinata dagli eventi e incapace di impadronirsi della propria vita, costantemente preda di un senso di nichilismo che nemmeno l'allievo di Freud può curare. Silone è un uomo povero, solo, costretto a stare in affitto in un appartamento gelido, Giulia una borghese benestante che alloggia in un lussuoso albergo, condividendo ore e ore nella hall con una ragazzina che si presenterà come la narratrice di una breve storia d'amore che non è solo una relazione sentimentale, ma il tentativo di due anime diversissime di trovare una conciliazione, di scambiare visioni del mondo e di trovare nell'altro un conforto. Ecco, allora, che Giulia diventa la prima lettrice di Fontamara e la confidente del disagio politico di Silone, incapace di accettare l'arresto dell'amato fratello che lui stesso ha salvato dalle macerie del terremoto nella Marsica e, al contempo, il peso delle accuse di chi vede nel suo tentativo di liberarlo una forma di collaborazionismo. Giulia, per parte propria, vorrebbe riuscire ad approdare ad un esito rasserenante come quello del suo compagno, ma è consapevole che fra i loro mondi esiste una distanza incolmabile: «A cosa serve la mia intransigente ragione se non offre la speranza di un riscatto?».
L'esperimento di Giuliano Gallini approda ad un interessante romanzo: con una scrittura essenziale e una frammentazione delle prospettive fra lo sguardo di Giulia, quello di Silone e quello della narratrice, Il confine di Giulia riesce a costruire una storia in cui si incontrano, si accarezzano e si scontrano diverse visioni del mondo, ognuna appartenente ad un diverso pellegrino alla ricerca di un senso, di una chiave, di una soluzione a condizioni esistenziali difficili da dipanare. Giuliano Gallini, inoltre, ci mette di fronte ad una rivisitazione della questione manzoniana del rapporto fra vero storico e vero poetico, affidando proprio a colei che racconta la vicenda di Silone e Giulia il compito di spiegare la complessità del racconto di personaggi reali della cui vita e del cui pensiero, però, si è conosciuta solo una piccola parte. Nel romanzo si confrontano un personaggio storicamente identificabile, che si esprime attraverso la propria letteratura, e una donna nata dalla penna di Gallini, col conseguente problema di distinguere lo storico dal romanzesco. Ma, «poiché persino la Storia con la esse maiuscola è un’approssimazione, e anche la ricostruzione che continuamente facciamo, con la memoria, della nostra vita per renderla coerente e riuscire in qualche modo a sopportarla è imprecisa e malandrina», il narratore è autorizzato a raccontare, a ricostruire, ad arricchire la storia, senza doversi preoccupare di usare violenza a lei e ai suoi protagonisti e, anzi, con la certezza, espressa dall'autore stesso, che «quando realtà e immaginazione si incontrano riescono a trovare spiegazioni che da sole faticherebbero a scorgere».

Aveva scritto, il giorno prima, una poesia i cui primi tre versi, Tenace e prevedibile / il respiro del cielo alza il mare / e scende sulle pietre di confine, volevano descrivere la condizione della nostra specie che è come quella delle pietre in riva, limite tra i mondi della terra e dell’acqua: la marea le copre e le scopre senza sosta, consumandole. Bisognerebbe superare il confine, pensò, da una parte o dall’altra: l’acqua o la terra. Vivere o morire. Dovrei dirlo, a Silone, ma sarebbe inutile, ha paura di queste verità.
C.M.

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