venerdì 25 agosto 2017

Operazione Valchiria (Bryan Singer, 2008)

Sembra che siano una quarantina gli attentati orditi contro Adolf Hitler: avvelenamenti, esplosioni, sparatorie, sotterfugi di varia natura non sono bastati ad eliminare il cancelliere tedesco e fondatore del Terzo Reich. In qualche caso i piani dei nemici del dittatore sono andati in fumo per imprevisti apparentemente trascurabili o per dettagli non calcolati in piani che sembravano perfetti. Il più clamoroso di questi tentativi di uccisione del führer fu quello messo in atto da alcuni ufficiali dell'esercito tedesco e guidato dal colonnello Claus von Stauffenberg, un vero e proprio colpo di Stato militare che avrebbe dovuto sfruttare il piano stesso di difesa del Reich in caso di morte di Hitler, la cosiddetta Operazione Valchiria.
 
Operazione Valchiria è anche il titolo del film che nel 2008 Bryan Singer ha tratto dagli avvenimenti storici. La vicenda prende le mosse dal fallimento del progetto del generale Henning von Tresckow (Kenneth Branagh) di far esplodere l'aereo su cui viaggia Hitler (David Bambler) attraverso un ordigno nascosto in una bottiglia di Cointreau; resosi necessario un piano alternativo, i generali Ludwing Beck (Terence Stamp) e Friedrich Olbricht (Bill Nighy) prendono contatti con il reduce della Wermacht, il colonnello von Stauffenberg (Tom Cruise), appena rientrato in Germania dopo un attacco della RAF in Africa nel corso del quale ha perso un occhio, una mano e due dita dell'altra. Determinato ad eliminare Hitler e a trattare la pace con gli Angloamericani prima della caduta di Berlino, von Stauffenberg decide di sfruttare gli ordini stessi di Hitler per attuare il colpo di Stato dopo la sua morte: nel luglio 1944 von Stauffenberg dovrà piazzare una bomba nel bunker di Rastenburg (detto Tana del lupo) dove il führer ha radunato i suoi fedelissimi e immediatamente dal rifugio stesso verrà comunicata la notizia della morte del dittatore, di fronte alla quale le milizie tedesche hanno il dovere di attivare uno stato di emergenza tale da blindare Berlino e rendere sicuri i centri del potere. Per garantire il successo del piano, però, i membri delle SS, che hanno il compito di difendere il Reich e di portare avanti i disegni di Hitler, devono essere trasformati da capi e garanti dello Stato in traditori e Valchiria deve fare in modo che prima di tutto l'esercito arresti i maggiori collaboratori e le figure-chiave della nazione. Il piano rischia di naufragare una prima volta, quando l'assenza di Heinrich Himmler, capo delle SS e quindi figura scomoda quanto Hitler, nel corso della riunione del 13 luglio a Rastenburg, determina la sospensione delle azioni e fa scattare i sospetti di Friedrich Fromm (Tom Wilkinson), che, pur desiderando una Germania nella quale lui stesso possa ricoprire un ruolo di preminenza, non offre apertamente il suo sostegno alla congiura. Il 20 luglio l'attentato può finalmente essere attuato: Claus von Stauffenberg e il giovane tenente Werner von Haeften (Jamie Parker) raggiungono Rastenburg con due bombe, da innescare all'interno del bunker. A causa dell'elevata temperatura e dell'imminente visita di Benito Mussolini, la riunione presieduta dal führer viene anticipata e spostata in un edificio esterno, che compromette la forza di detonazione e la tempistica dell'attacco, secondo il quale il colonnello von Stauffenberg deve ricevere da Berlino una telefonata con la quale motivare il suo improvviso allontanamento dalla Tana del lupo. A questi eventi imprevedibili si somma la fatalità: appena von Stauffenberg esce dall'edificio, la valigetta contenente l'unica bomba che i due soldati sono riusciti ad armare viene spostata di qualche centimetro. Adolf Hitler uscirà illeso dall'esplosione, ma l'operazione Valchiria è ormai avviata e non resta che portarla fino alle estreme conseguenze anche dopo che alla radio risuona il messaggio del führer che rassicura i Tedeschi sulla propria salute.
 
 
Abbastanza fedele ai fatti storici, Operazione Valchiria fa luce sulle tensioni interne alla Germania e sul dilemma fra la fedeltà alla nazione e la necessità di perseguire l'alto tradimento come unico mezzo per salvarla e per dimostrare, come dice von Tresckow, che non tutti i Tedeschi erano sostenitori di Hitler, della guerra ad ogni costo e dei piani di annientamento del loro capo di Stato. Il film di Singer offre anche dei ritratti molto particolareggiati dei personaggi e dei loro moventi, dalla determinazione di Claus von Stauffenberg alla sua angoscia per le sorti della famiglia, che ha allontanato per evitare ritorsioni, dalla doppiezza di Fromm alla granitica adesione di soldati come Otto Ernst Remer (Thomas Kretschmann). La pellicola rende bene anche il moto di crescita del consenso attorno alla congiura e la sua rapida dissoluzione dopo la riscossa hitleriana e la tensione di coloro che si assunsero la responsabilità di compiere l'unico atto che sembrava poter poter concludere la guerra ed evitare il tracollo tedesco, ma che non immaginavano che Hitler sarebbe sopravvissuto loro altri otto mesi e che l'unico in grado di porre fine alla sua vita sarebbe stato il führer stesso.
 
 
Sarebbe stato interessante una conclusione che narrasse le conseguenze della congiura del 20 luglio 1944, anche se tale continuazione avrebbe probabilmente smorzato il pathos della sequenza finale. Ciò che il film di Singer non racconta, infatti, è la cruenta serie di eventi che seguirono la fucilazione degli attentatori, le ripercussioni sui loro familiari e su tutti coloro che, a vario titolo, furono ritenuti colpevoli di alto tradimento. Una simile chiusura avrebbe forse rafforzato il dramma di von Stauffenberg e dei suoi compagni e la portata del grande sacrificio che comportò la resistenza tedesca, della quale, forse, si parla ancora poco.

C.M.

6 commenti:

  1. Non ho visto il film ma ho letto di questo evento nella biografia su Eva Braun. L'attentato fallì veramente per un soffio : la valigetta venne spostata da un colonnello dietro uno dei pesanti sostegni del tavolo riducendo di molto l'impatto.
    Nel 1945 gli americani trovarono nel guardaroba del Berghof ancora l'uniforme strappata e macchiata di sangue da Hitler il giorno del fallito attentato.
    Come dici bene tu, della resistenza tedesca se ne parla poco, e a volte anche male.

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    1. Interessante che Hitler abbia conservato l'uniforme, quasi un monito a non fidarsi troppo di chi lo circondava o un memento mori...

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    2. Oh no, scusami Cristina! Ho omesso di scrivere che questo ricordo rientrava fra gli ultimi oggetti di Eva Braun.

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    3. Interessante comunque, del resto la figura di Eva Braun è controversa alla pari di quella di Hitler, o, almeno, questa è l'idea che me ne sono fatta: cosa può spingere una donna a legarsi tanto ad uno spietato dittatore, al punto da voler morire con lui? Credo non sia una banale fascinazione del potere... Sembra quasi una forma di devozione sacra, come lascia intuire anche questo culto di una reliquia...

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    4. Non vai lontano...La biografa Angela Lambert spiega, con tutti i dovuti forse (perché la mente umana è così difficile da intendere), proprio in questo modo l'amore di una giovane, sana e bella ragazza per Hitler.

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    5. Immagino sia una lettura molto interessante, alla luce della mia curiosità per la storia del Novecento (una conquista post-universitaria, a dire il vero), dovrei tenerla presente.

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