lunedì 18 settembre 2017

Lincoln nel Bardo - G. Saunders

Quando ho saputo che fra gli ospiti di Festivaletteratura ci sarebbe stato George Saunders, ho subito iniziato ad immaginarmi l'incontro con questo personaggio. Di Saunders ho sentito parlare tanto e mi chiedevo da tempo se i suoi racconti potessero incontrare i miei gusti, ma, non appena trapelata la notizia dell'imminente uscita del suo primo romanzo, Lincoln nel Bardo, ho trovato una buona motivazione per iniziare a leggere qualcosa di suo. Del resto è bastato ascoltarlo a Mantova per rimanere subito colpita dal suo pensiero, dal modo in cui ha parlato di letteratura e dalla descrizione della genesi e dell'evoluzione dell'idea di questo libro.

Una lettura non certo facile e non sempre fluida, perché costruita in un modo che definire particolare sarebbe dir poco. Lincoln nel Bardo è strutturato su due piani di esistenza: quello della realtà storica della guerra civile americana, nel mezzo della quale, il 20 febbraio 1962, il presidente Abraham Lincoln viene colpito dalla morte dell'amatissimo figlio Willie, e quello del Bardo, uno spazio di sospensione fra la vita e la morte nel quale, secondo il Libro dei morti tibetani, le anime sostano in attesa di prendere consapevolezza della separazione dal corpo in vista di una rinascita. Ciò che accade nell'uno e nell'altro livello della narrazione è affidato a numerose voci: sono fonti storiche, lettere e testimonianze degli eventi nella casa presidenziale a descriverci il ricevimento durante il quale muore il piccolo Willie e il tormento del padre che si reca nel mausoleo per abbracciare il corpicino estratto dalla bara; sono invece le diverse anime sospese nel Bardo a narrare ciò che accade a Willie, l'intreccio di tante voci che ancora si illudono di poter rientrare nei loro corpi una volta che queste avranno lasciato le casse da malato in cui sono stati riposti e i diversi comportamenti di chi si ostina ad attardarsi in questo intermundia per aspettare una persona cara e chi, invece, comprende via via di doversi abbandonare alle creature che, di tanto in tanto, irrompono nel loro limbo per portarle via, assumendo per ciascuno diverse sembianze.
La figura di Abraham Lincoln è certamente importante nella storia che George Saunders ha tessuto, eppure il vero Lincoln cui fa riferimento il titolo è, più propriamente, Willie. Vero è che il corpo lunghissimo del presidente diventa in diversi momenti il luogo fisico in cui entrano le anime che vogliono influenzarne il pensiero o tornare a percepire le sensazioni della vita, ma è attraverso Willie, il trait d'union fra i diversi spiriti, che esploriamo il Bardo e la condizione di chi lo popola. Come Hans Vollman, che ancora attende di poter consumare il matrimonio con la giovanissima sposa e vaga come un novello Priapo nello stato di sospensione in cui è finito dal momento in cui una trave lo ha colpito mentre sedeva alla scrivania. O come Roger Bevins, un omosessuale suicida che è ancora convinto che l'emorragia di sangue dalle sue vene sia stata fermata in tempo. O il reverendo Everly Thomas, quello che prende più a cuore la sorte di Willie.
Sono queste le anime protagoniste, quelle che, memori del triste destino toccato ad un'altra giovanissima ospite del Bardo, la piccola Traynor, attardatasi nel Bardo e condannata a continue metamorfosi che, dalla fanciulla in abito colorato che era, la trasformano in una fornace, in un ponte crollato, in un avvoltoio e in tante altre forme imprigionate in una inferriata terribile, desiderano aiutare Willie ad abbandonare il limbo cui lo tiene legato il profondo dolore del padre, incapace di accettare il distacco. Attorno a loro chiacchierano e volteggiano personaggi diversissimi, da Jane Ellis, sempre ansiosa per le tre figlie che ha lasciato fra i vivi, ai tre Scapoli che anche da morti pensano solo a divertirsi, dal professor Edmund Bloomer, che, sebbene non ricordi in quale disciplina fosse tanto geniale, non si dà pace per il rogo dei suoi scritti pionieristici, al tenente Cecil Stone, perennemente ostile a Mr. Farwell, poiché non accetta che un nero faccia qualcosa di diverso dal sottomettersi ad un padrone bianco.
Seguire l'intreccio di tante storie e di tante voci non è certo facile: talvolta uno spirito si eclissa per molti capitoli e riappare all'improvviso, ai capannelli delle anime si alternano i passi dolorosi di Abraham Lincoln, le voci degli inservienti, i bollettini di guerra e le ondate di odio rivolte contro il presidente e l'abolizionismo, ritenuti le cause della guerra civile che sta insanguinando gli Stati Uniti e il cui dramma si riflette anche nel Bardo. Il risultato, tuttavia, è ammirevole, perché rende conto dell'infinità delle esperienze, dei molteplici motivi per cui uno spirito può essere bloccato e non maturare la necessità di separazione dal mondo. E, soprattutto, è commovente assistere al colloquio che intercorre fra Abraham e Willie Lincoln quando l'anima del bambino scende nel corpo per sedersi di nuovo sulle ginocchia del padre per ricevere i baci che lui regala al corpo, oltre che alle visite di un genitore che non sa darsi pace al luogo in cui giace suo figlio, animate da un ardore tale da spingere i morti, ciascuno con delle faccende in sospeso, ad accantonare i propri desideri troncati per garantire la felicità e la salvezza al loro giovane compagno.
Lincoln nel Bardo si è rivelato diverso da qualsiasi libro letto; mi ha impegnata per diverso tempo proprio per la difficoltà di gestire la sua costruzione complessa, ma l'impressione è stata decisamente positiva. Da appassionata lettrice della Commedia (di cui ho ritrovato la stessa smania delle anime di raccontarsi), sono particolarmente affezionata ai dialoghi fra i vivi e i morti, un tema letterario antico quanto la letteratura eppure rivisitato con originalità da George Saunders, che riesce qui a mescolare pagine di altissima solennità e momenti di ironia senza che si perda mai la direzione del racconto. Insomma, leggere Lincoln nel Bardo è stato il perfetto coronamento del colloquio intrapreso al Festivaletteratura con il suo autore e che credo possa ora continuare con una raccolta di racconti.

George Saunders al Festivaletteratura
Tutti quei momenti lieti, come abbiamo potuto scordarli?
           il reverendo everly thomas
Per restare qui, bisogna soffermarsi di continuo sul motivo principale per cui restiamo; anche a esclusione di tutto il resto.
           roger bevins III
Bisogna andare costantemente in cerca di occasioni per raccontare la propria storia.
           hans vollman
(E se non è permesso raccontarla, bisogna averla sempre in testa)
           il reverendo everly thomas
C.M.

2 commenti:

  1. Sembra avere una molteplicità di collegamenti con varie tematiche tra presente e passato. Quando sarà finita questa Saunders-mania (ammetto che mi fa strano vedere tante persone che leggono lo stesso romanzo nello stesso momento) vedrò di recuperarlo.

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    1. Io mi sono affrettata più che altro per avere il libro in occasione dell'incontro con l'autore (sì, sono una irriducibile questuante dell'autografo, quando partecipo a questi eventi) e poi la presentazione a Mantova mi ha spinta a leggerlo subito.

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