lunedì 29 gennaio 2018

Bagliori a San Pietroburgo - J. Brokken

San Pietroburgo è una la grande città del nord Europa che più di tutte vorrei visitare: evoca in me il ricordo della grande storia russa, della magnificenza dell'impero e la bellezza architettonica del rococò, per non parlare delle vicende rivoluzionarie, cui ho sempre guardato con grande interesse.

Era quindi naturale che, dopo essere rimasta estasiata da Anime baltiche, mi lasciassi attrarre dall'ultimo libro di Jan Brokken, Bagliori a San Pietroburgo (Iperborea), una raccolta di aneddoti biografici legati ad alcune delle più rilevanti figure di intellettuali vissuti fra il XIX e il XX secolo che ho avuto il piacere di sentir presentare a Mantova dall'autore stesso.
Il libro raccoglie le suggestioni dei viaggi di Jan Brokken a San Pietroburgo, la città cui si sente più legato fin da quando la visitò per la prima volta nel 1975. Nell'antica capitale dell'Impero russo, come scrive Brokken, ricordi e stimoli provenienti dalla letteratura e dalla musica sono una compagnia costante, quindi ricavarne un libro è stata l'operazione più naturale.
Fra le pagine di Bagliori a San Pietroburgo si susseguono appunto questi frammenti di incontri a distanza, innescati, di volta in volta, dalla visione di un luogo o di una statua o dall'ascolto di un brano musicale: basta che Brokken passeggi lungo il fiume Neva e alzi lo sguardo verso l'effigie di Anna Achmatova (l'indiscussa protagonista di questa galleria di ritratti) volto alla prigione di Krestij in cui le avevano imprigionato il figlio perché l'autore senta emergere nel proprio animo i versi della poetessa e l'amore per la sua raffinatezza. Inizia qui la presentazione della sua biografia, del legame con Iosif Brodskij, dell'incredibile aura che ella emanava e che impedì alle autorità sovietiche di arrestarla come fecero con tutti i poeti di cui era amica. 
Brokken racconta poi il tormento del poeta Sergej Esenin e della sua relazione con Isadora Duncan, il talento letterario di Aleksandr Solženicyn e il suo timore di fronte al prestigio di Vladimir Nabokov, che non ebbe il coraggio di incontrare. Curioso è il percorso alla ricerca della sede del Liceo imperiale Alessandro, nel quale studiò il barone Alexander von Wrangel, amico di Fëdor Dostoevskij dai tempi in cui fu procuratore di Semipalantinsk, la cittadina siberiana in cui lo scrittore scontò la sua pena (il rapporto è narrato da Brokken ne Il giardino dei cosacchi, ma se ne parla anche in Anime baltiche), con la difficoltà di convincere coloro cui chiedeva indicazioni che lo storico liceo in cui si era diplomato Aleksandr Puškin era stato spostato nel 1944 dal meraviglioso complesso di Carskoe Selo nel centro della città. Ma ancor più ammirevole è la passione per Dostoevskij che spinge Brokken in un vero e proprio pellegrinaggio fra le sue case pietroburghesi, fino all'appartamento al numero 5 di via Kyžnečnji in cui morì. 

Jan Brokken al Festivaletteratura 2017
Sono però molti altri uomini e donne che si espressero attraverso le arti ai quali Brokken lascia spazio, dalla pianista Marija Judina, che negli anni delle persecuzioni ordinate da Stalin si esibiva con una pistola sotto il vestito, al pittore Kazimir Malevič, che fu influenzato dal fauvismo e dal cubismo, non senza incursioni nella pittura futurista. In questa rassegna di intellettuali e artisti si fa notare un particolare ritratto, quello del principe Feliks Jusupov, che non assurse alla fama per motivi similari, ma per essere stato il pianificatore dell'assassinio di Grigorji Rasputin: Brokken fa luce sul movente dell'assassinio e sull'incredibile svolgimento di uno degli omicidi più famosi della storia.
Bagliori a San Pietroburgo, insomma, è il racconto di una città parlante, la cui voce si sprigiona dalle strade, dagli edifici, dai monumenti che la compongono.
Rispetto ad Anime baltiche - data la similarità dei due libri il confronto è inevitabile - Bagliori a San Pietroburgo è risultato però meno coinvolgente, sebbene la mia curiosità verso la città russa bastasse a rendermi propensa ad amare questa raccolta. Proprio la struttura della narrazione biografica, fatta di scorci e piccoli affondi in alcuni aneddoti della vita dei pietroburghesi illustri, ottiene l'effetto di frammentare l'attenzione, anche perché difficilmente le singole biografie sono pure, dal momento che alcune si dipanano lungo più capitoli, altre sono come dei cammei e si intersecano alle storie principali. Il risultato è complessivamente buono, perché la penna di Brokken ha una qualità innegabile e San Pietroburgo è una prodigiosa cornice unificante, tuttavia manca quell'approfondimento che prendeva ciascuna delle anime baltiche per mano fin dalla giovinezza e ce la presentava con dovizia di particolari, appagando qualsiasi curiosità del lettore. Ciò nonostante, come il precedente libro, anche quest'altro si presenta come un ottimo riferimento per sognare e magari pianificare un viaggio con la certezza di non perdere proprio nulla delle storie che hanno reso grande la cultura russa fra i due secoli.

Il Palazzo di Caterina, nel complesso imperiale di Carskoe Selo
Tutto è letteratura in questa città, tutto è musica. Anzi, sono la letteratura, la musica, l’arte figurativa, il balletto, il teatro a sprigionare il bagliore che emana questa città. 
C.M.

2 commenti:

  1. Molto interessante; penso che mi potrebbe piacere questo modo di narrare una città attraverso sguardi non usuali.

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    1. È una prospettiva interessante e originale, senza dubbio.

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