giovedì 4 gennaio 2018

Wonder (Stephen Chbosky, 2017)

Il primo post dell'anno della rubrica La decima Musa è dedicato ad un film che ho visto proprio all'inizio delle vacanze di Natale, ma di cui ancora non ho avuto occasione di parlare. Si tratta di Wonder, pellicola diretta da Stephen Chbosky tratta dal romanzo omonimo scritto da R.J. Palacio, che affronta temi tanto delicati quanto presenti nella nostra società.

August Pullman (Jacob Tremblay), Auggie per gli amici, si appresta ad iniziare la prima media. Un nuovo ambiente, tante nuove persone intorno, la paura di non essere accettato. La situazione di Auggie sembra quella di un qualsiasi ragazzino di undici anni, che vive il trauma di un grande cambiamento e le difficoltà della crescita e della condivisione in un gruppo di amici. Tuttavia questa, per Auggie, è una situazione completamente straordinaria: non è mai andato a scuola, perché fino a oggi è stata la madre (Julia Roberts) a occuparsi della sua istruzione. Il bambino, infatti, è nato con una deformazione facciale e, nonostante i numerosi interventi, il suo viso suscita reazioni di spavento nella maggior parte delle persone e Auggie è terrorizzato dall'impatto con i compagni di scuola e, più in generale, con il mondo esterno, al punto che esce di casa solo con la sicurezza del suo casco da astronauta. La madre insiste perché Auggie affronti la scuola e i compagni, nella certezza che debba imparare ad accettarsi e a farsi accettare per ciò che è, facendo leva sulla sua simpatia, sulla sua bontà e sul suo talento, che si esprime soprattutto nello studio delle scienze; a sostenerlo ci sono anche il padre (Owen Wilson) e la sorella, Olivia (Izabela Vidovic), a sua volta alle prese con un contesto inaspettato, perché la sua amica del cuore ha tagliato improvvisamente i ponti e l'attenzione della madre è tutta catalizzata sui problemi del fratellino. L'impatto con la scuola è molto duro: Auggie si sente bersagliato dagli sguardi di tutti, viene emarginato e fatto oggetto di attacchi verbali da un bulletto, ma il supporto del preside e l'avvicinamento di Jack e Summer, due bambini che riescono a guardare oltre la diversità di Auggie, gli permetteranno di acquisire poco alla volta fiducia in se stesso.
Ho guardato Wonder in una duplice prospettiva, scorgendovi non solo una forte storia di affetto e coraggio, ma anche un amaro legame con molte situazioni che coinvolgono i bambini dell'età di Auggie nella nostra società. Lavorando a scuola e proprio a contatto con ragazzini delle medie, non ho potuto fare a meno di pensare alla difficoltà di gestire situazioni delicate come quella presentata nel film: l'inclusione di ogni bambino passa attraverso l'acquisizione (e non per la negazione) della diversità e del principio di equità che richiede a ciascuno di rispettare chi gli sta vicino e di contribuire al suo benessere come vuole veder tutelato il proprio. Bullismo o più sottili atti di discriminazione, talvolta inconsapevoli, possono avere effetti annichilenti e conseguenze di lunga durata e condurre a paradossali situazioni in cui si guarda all'altro non per valorizzarne i pregi ma per additarne i difetti. Auggie Pullman mi ha ricordato alcune situazioni, pur meno forti, cui mi trovo ad assistere e che, nella scuola, cerchiamo in ogni modo di contrastare, anche se molto lavoro deve essere fatto anche da parte dei soggetti esterni coinvolti a vario titolo nell'educazione, in modo che un handicap o anche solo un tratto caratteriale non diventino uno stigma di emarginazione. 
Un film come Wonder può aiutare, perché smuove riflessioni importanti e mostra cosa potrebbe accadere se riuscissimo a superare ogni genere di pregiudizio o paura della diversità. Ed è un film molto emozionante, un motivo che, da solo, basta a suggerirlo.

 
C.M.

8 commenti:

  1. Credo sia un ottimo film da far vedere a scuola. Concordo, lavorando nelle scuole medie abbiamo un quadro molto chiaro del punto in cui si trovi l'inclusione. Vero è che i ragazzi sono anche in grado di stupirci in positivo. Nel mio caso, nella seconda accolgono con molta simpatia un ragazzo autistico che praticamente non si interfaccia con nessuno, è più grande di loro, ecc. Si avvicinano, lo prendono per mano, disegnano con lui. Lo stesso ragazzo in altra classe era praticamente ignorato.

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    1. Il gruppo classe è determinante: a volte basta la combinazione di pochi caratteri a cambiare radicalmente una situazione, sia in positivo che in negativo. Peccato che il film non sarà disponibile in dvd prima della fine dell'anno solare, perché quest'anno sto affrontando delle letture (anche le fiabe, non solo racconti realistici) proprio nella prospettiva del giudizio dell'altro e dei rapporti interpersonali e noto alcune situazioni nei confronti delle quali il film potrebbe sensibilizzare parecchio.

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  2. Consiglio sempre ai miei colleghi di far assistere i ragazzi alla proiezione di questi film di grande attualità.Il problema del bullismo,da anni,affrontato,ha ormai raggiunto i livelli di guardia.Di recente sono intervenuta in alcune situazioni spiacevoli creatasi in una classe al termine delle lezioni,esortando i ragazzi a ragionare,con le parole e senza ricorrere alle mani...mai!Ho avvertito più volte i colleghi di ciò che notavo nell'ambito di una classe, di cose che i ragazzi confessano inconsapevolmente,dalle quali si evince che "qualcuno"minaccia, sentendosi più forte o più furbo! Questi atteggiamenti devono finire e....scusate se mi sono lasciata trascinare un po' dallo sdegno!!!

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    1. Hai perfettamente ragione e aggiungo che spesso i ragazzi (e gli adulti intorno a loro) non si sentono coinvolti dal tema "bullismo" perché lo identificano solo con la violenza fisica, mentre sempre più spesso l'attacco è di carattere verbale e indiretto, basato su maldicenze e gesti discriminatori ben più sottili ma altrettanto dannosi. Del resto è una conseguenza dello svuotamento del valore delle regole e dei principi e un simile logoramento non si fronteggia solo nella scuola, ma occorre un contributo da parte di ogni gruppo sociale, cultura compresa: di qui l'importanza di un film come Wonder.

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  3. Spero di vedere questo film al più presto, anche se prima mi piacerebbe leggere il libro da cui è tratto, che so essere in possesso di mia sorella (ogni tanto fa benissimo immergersi nella letteratura per bambini/ragazzi).
    C'è troppa verità in quel che dici riguardo la delicatezza di un periodo come quello delle medie, e dell'attenzione necessaria a captare ed intervenire in certe situazioni. Lo dico per esperienza personale, perché io soltanto a posteriori ho compreso di aver subito quotidianamente bullismo nei tre anni di medie, e per molto tempo non l'ho detto a nessuno perché da un lato mi vergognavo e dall'altro ero io la prima a pensare che qualche presa in giro non fosse poi così grave. Ma le prese in giro da parte dei maschi sull'aspetto fisico proprio nel momento in cui da bambine ci si appresta a diventare ragazze, ha lasciato in me un segno che credo non se ne andrà mai. Questo è solo un minuscolo pezzo della mia storia, che in fondo è uguale a moltissime altre; se c'è un lato positivo, è che grazie a quella esperienza ho imparato a fare dell'ironia e dell'auto-ironia un'arma e un mezzo di sopravvivenza.
    Ben vengano personaggi come Wonder e spero che molti altri insegnanti gli diano l'attenzione che merita, come te e Luz :)

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    1. Hai detto qualcosa di sacrosanto,rafforzato da un'esperienza personale dalla quale hai tratto una risorsa straordinaria quale l'ironia, un po'come fa Auggie: è segno di forza caratteriale e non è da tutti tirare fuori questa tenacia. Spero davvero di riuscire, nel mio piccolo, a cogliere i segni dei problemi e delle possibili soluzioni, perché, come dici tu, a volte il bullismo si annida in zone d'ombra, in situazioni che vengono sottovalutate come "normali" per dei ragazzi...
      Anch'io sarei curiosa di leggere il libro è quanto a leggere ogni tanto della buona letteratura per ragazzi, sono d'accordo con te nel considerarla un'ottima abitudine!:)

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  4. Ho visto il film qualche giorno fa e letto anche il libro, e che dire? Consigliatissimi entrambi, sia ai grandi che hai piccoli.
    Penso che per le scuole medie sia una lettura/visione ottima, perché a quell'età i ragazzi sono ancora piccoli, tanto da poter essere cattivi senza rendersi conto delle conseguenze; ma abbastanza maturi da portare i segni del bullismo addosso negli anni a venire.
    Questo è un tema delicato ma che dà da pensare a tutti e può insegnare molto. Quando si ha da supporto un buon insegnante, per i ragazzi è sempre bello portare in classe discussioni che vanno anche al di fuori del programma, e un film come questo è un modo leggero per parlare di qualcosa di importante :)

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    1. Il difficile, nell'affrontare questo genere di discussioni, è proprio gestire la complessità e il disagio che ne possono derivare: raramente chi si sente toccato dal problema si espone e la situazione richiede molta delicatezza... il mezzo cinematografico o letterario può aiutare molto.

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