lunedì 11 giugno 2018

Negli occhi di chi guarda - M. Malvaldi

Eccoci ad una nuova recensione, che spero segni l'inizio della ripresa delle attività del blog, ora che le lezioni scolastiche sono terminate e che molti pomeriggi e diverse serate potranno essere dedicate alla lettura. Per entrare nell'atmosfera dell'estate e, al contempo, godermi un libro non troppo impegnativo per il mio sistema nervoso sovraccaricato da scadenze, verifiche da correggere e adempimenti burocratici di fine anno, ho scelto Marco Malvaldi e il suo ultimo giallo, Negli occhi di chi guarda. Uscito lo scorso anno, sempre per Sellerio, è un romanzo a sé, svincolato dalla serie del BarLume come già Odore di chiuso, Milioni di milioni, Argento vivo e Buchi nella sabbia.
 
Siamo nella tenuta maremmana di Poggio alle Ghiande, proprietà dei gemelli Zeno e Alfredo Cavalcanti, l'uno raffinato cultore d'arte e collezionista accanito, l'altro impegnato negli affari e nelle responsabilità della villa. Del resto, in osservanza della tradizione nobiliare che i due fratelli incarnano nonostante gli evidenti anacronismi, Zeno, in quanto primo fuoriuscito dal grembo materno, è il secondogenito, mentre Alfredo, che ha visto la luce per secondo, è il primogenito. Nella tenuta dei gemelli Cavalcanti, comunque, non vivono solo i due proprietari: i diversi appartamenti ricavati a Poggio alle Ghiande sono affitati alla professoressa in pensione Giancarla Bernardeschi, che se ne va in giro alla ricerca di erbe aromatiche per i suoi esperimenti culinari, al meccanico di Formula 1 Riccardo Maria Torregrossa, alla casalinga Anna Maria Marangoni e ai Della Rosa, marito e moglie, entrambi musicisti. Oltre a loro incontriamo alcuni ospiti dei due Cavalcanti: la bella filologa Marherita Castelli, venuta ad esaminare la collezione d'arte di Zeno, e il genetista Piergiorgio Pazzi, ufficialmente incaricato di stabilire chi fra i due gemelli, in base alla scienza, abbia più speranze di vivere più a lungo, ufficiosamente più interessato alla compagnia di Margherita che al lavoro affidatogli dai suoi anfitrioni. Non vanno poi dimenticati il custode del podere, Raimondo, e Piotr, l'uomo delle pulizie, né tantomeno l'architetto Giorgetti e l'ingegner De Finetti, il primo esecutore di una perizia immobiliare, il secondo della mediazione per l'acquisto di Poggio alle Ghiande per conto di una holding immobiliare cinese interessata a farne un villaggio vacanze.
E naturalmente c'è un cadavere, anzi, ce ne sono due. Basta il primo decesso, mascherato dietro un incendio doloso, a compromettere la compravendita e a far ricadere i sospetti su Alfredo, tuttavia il secondo complica non solo la strada degli affari ma anche quella delle indagini. Quanta parte del movente è costituito dall'affare immobiliare, che alcuni hanno interesse a concludere e altri ad evitare, e quanta, invece, è legata all'introvabile opera di Antonio Ligabue che Raimondo dice di aver ricevuto dal pittore stesso durante la convivenza in manicomio?
Ancora una volta Marco Malvaldi costruisce uno scenario giallistico accattivante, al quale le antiche tenute nobiliari e i paesaggi della Maremma conferiscono una gamma tonale unica, unitamente alla verve narrativa e al colore di certe espressioni in cui il registro gergale e il gioco di parole raffinato si mescolano ironicamente. Dinamiche dei moventi e delle indagini si intrecciano con naturalezza, traghettando il lettore verso il finale in maniera sciolta e assolutamente priva di rompicapo e in questo aspetto sta sia la forza di Negli occhi di chi guarda che il suo punto di debolezza. Se, infatti, questa essenzialità narrativa che in pochi capitoli porta a svelare il colpevole dell'omicidio, rende il romanzo estremamente sciolto, dall'altra parte lascia la sensazione che qualche elemento non sia stato completamente sviluppato, che alcuni sentieri potessero essere aperti per complicare il quadro d'insieme e stimolare il lettore alla ricerca di tante ipotesi, che, insomma, il decorso del racconto sia troppo rapido. Qualche capitolo in più non avrebbe guastato, anche perché la prosa di Malvaldi è sempre un'ottima compagnia. 
Negli occhi di chi guarda è comunque una buona proposta di lettura per l'estate, un libro che si legge tutto d'un fiato, ma che concede anche lunghe pause, proprio per la schematicità degli elementi e la loro linearità: va bene per un pomeriggio in riva al mare come per una pausa dal lavoro, per immergersi profondamente nella storia o per farvi qualche balzo di tanto in tanto.

C.M.

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