giovedì 10 gennaio 2019

Viaggio d'inverno - J. Cabré

I racconti, rispetto ai romanzi, sono generalmente più concettosi, ricchi di sottintesi che ne costituiscono il valore, ma, proprio per questo, talvolta possono lasciare disorientati coloro che prediligono una letteratura più confortevole e diretta. Quel che può far sorridere è che anche gli autori, a volte, si sorprendono delle risonanze e delle sorprese che possono scaturire dalla concentrazione di una forma di narrazione brevissima. A quanto scrive Jaume Cabré, nel comporre i quattordici testi confluiti nell'antologia Viaggio d'inverno, lui ha provato proprio questa sensazione, se è vero che, come dichiara nell'epilogo, solo gradualmente ha colto il segreto di ciascuna storia e il manifestarsi delle relazioni fra di esse.
 
Apparentemente indipendenti, infatti, i racconti di Viaggio d'inverno, tradotto da Stefania Ciminelli per La Nuova frontier, sono connessi da una trama talvolta molto sottile, talaltra più decisa: grande protagonista è l'arte, soprattutto quella musicale, tant'è che musicisti sono i protagonisti del primo e dell'ultimo racconto e che è Schubert a far scivolare i propri brani nelle loro vite, che la sua Winterreise dà il titolo all'intera raccolta e al suo ultimo, struggente racconto e che fra gli illustri personaggi compare anche il maestro Johann Sebastian Bach, ormai moribondo. Ma c'è anche, distribuito fra tre storie diverse, un thriller che ha come oggetto il dipinto di Rembrandt Il filosofo, al centro di un intrigante traffico di opere d'arte fin da quella che Cabré immagina essere stata la sua genesi. E c'è la letteratura, con il grande amore del signor Adrià per i rari libri che nessuno considera e che lui vuole riscattare dal silenzio in cui sono relegati dalla fama dei grandi testi, custodendoli in una biblioteca vastissima e utilizzandone le parole per descrivere il suo amore nascente per Victòria, assunta per stornare la minaccia della polvere che incombe su di essi. 
Intorno a questi pilastri si intrecciano storie fatte di rimandi, a volte appena suggeriti dalla comparsa di un personaggio che, come se lo si incontrasse fisicamente, porta il lettore a chiedersi dove lo abbia già incontrato o in quale altro testo ne abbia sentito parlare. In altri casi è la condivisione di un gesto, di un sentimento, di un dramma a legare fra loro le vite di uomini e donne che non si incontrano mai. Sembrano infatti comunicare attraverso il tempo e lo spazio Isaac Łódzer, costretto a vivere con la consapevolezza di aver causato, pur involontariamente, la reclusione di tutta la propria famiglia nel campo di sterminio di Treblinka, e Zorka, cui la guerra ha strappato l'unico figlio, affetto da un disturbo mentale; a sua volta, il dolore di questa madre la avvicina allo stesso Bach, che, come Zorka per Vlada, nutre per il suo Gottfried Henirich un affetto tale da vedere in lui il palpitare di un pensiero e dell'arte stessa laddove tutti un cervello che no funziona.
Storie che, prese singolarmente, sembrano estranee l'una all'altra come le note che Bach fa accostare nel suo ultimo spartito all'allievo Kaspar, nell'insieme proposto dal loro autore si armonizzano e compongono un concerto, una galleria d'arte e una squisita biblioteca. Basta che il lettore conceda ai destini di questo Viaggio d'inverno un po'di pazienza e di fiducia, perché la trama acuta che li sostiene diventi chiara, sebbene si sottragga a qualsiasi definizione tradizionale. Viaggio d'inverno è, infatti, un'opera composta di elementi che rimbalzano e che trovano il loro senso nel loro stesso dipanarsi.
Capì allora che non poteva fare altro, che non avrebbe mai potuto abbandonare Vienna, che la vita non è il cammino, e neanche la meta, ma il viaggio, e che quando scompariamo è sempre a metà strada, ovunque sia. La sua sfortuna era stata quella di aver dovuto intraprendere un durissimo viaggio d’inverno che gli aveva lasciato l’anima completamente devastata.
C.M.

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