mercoledì 3 aprile 2019

Bye bye vitamine! - R. Kong.

«Eccomi qua, a collezionare momenti al posto tuo. Collezionare - credo sia questa la parola chiave. A meno che sia momenti
Davvero il romanzo di Rachel Kong Bye bye vitamine, edito da NN e tradotto da Silvia Rota Sperti, è una singolare collezione di momenti, un piccolo taccuino di memorie perse, ritrovate e salvate, una partita che si gioca fra il passato (anzi, fra i passati) e il presente, o, per meglio dire, fra il presente e quello che dei passati rimane.
La collezionista in questione è Ruth, una trentenne reduce dalla fine di una storia importante che torna dai genitori e si trova a convivere giorno dopo giorno con il morbo di Alzheimer del padre e con una madre convinta che per evitare o almeno non aggravare la demenza sia necessario assumere vitamina B12 a pieno ritmo. Ruth si lascia alle spalle San Francisco e il lavoro di ecografista e si rifugia nella casa d'infanzia, dove si imbatte in un singolare diario nel quale il padre, Howard, ha annotato i momenti più teneri e buffi della sua crescita, con tutte le curiosità e gli strafalcioni associati. Decisa a proteggere il padre dal crollo che lo coglierebbe se rimanesse solo fra le pareti di un'abitazione, Ruth si accorda con Theo, un ex allievo di suo padre, per organizzare un finto corso di storia della California all'università e affianca il genitore nei suoi momenti di smarrimento quotidiano, che culminano in una fuga da casa in boxer, e nelle bizzarrie che a volte riescono a strapparle un sorriso, come quando imbocca il gatto del vicino con un cucchiaino, attingendo da una scatoletta di tonno. E poi inizia a tenere lei stessa un diario, annotando i momenti quotidiani vissuti dal padre, quelli di lucidità e quelli di smarrimento, determinata a salvare i segni di un rapporto che, comunque, continua a esistere.
Bye bye vitamine è un racconto agrodolce, intriso di affetto e di uno stile leggero che riesce a parlare di una malattia che spaventa chiunque senza suscitare compassione o dolore. C'è un tono di garbata ironia nella leggerezza che Rachel Kong riesce a distribuire sulle pagine, nella selezione degli episodi significativi, nell'attenzione con cui raccoglie i dettagli e carica anche quelli più prosastici di una evidenza particolare. Sembra di essere lì a vedere quel padre e quella figlia che invertono i loro ruoli, prima nei ricordi di Howard che guida Ruth verso la consapevolezza del mondo, delle cose, degli animali e degli oggetti, poi nelle annotazioni di lei che lo aiuta a riempire con la fantasia, lo scherzo e il gioco il vuoto che progressivamente si estende, spesso alimentando quella purezza e a quella ingenuità che caratterizzano i bambini che apprendono e gli adulti che perdono coscienza di ciò che hanno imparato.
Che oggetto d’amore imperfetti siamo, e che imperfetti donatori. I motivi per cui ci prendiamo cura l’uno dell’altro possono non avere niente a che fare con la persona di cui ci prendiamo cura. C’entra solo come eravamo noi insieme a quella persona – cosa sentivamo per quella persona.
C.M.

2 commenti:

  1. Ciao! Sembra molto interessante questo libro, non lo conoscevo ma lo inserirò in wishlist :)

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    1. Lo è, ha uno stile davvero particolare e affronta un tema delicato senza pietismi e con tanta tenerezza. :)

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