Circe - Madeline Miller

Quella di Circe è una delle figure della mitologia che più mi affascina. Del resto l'Odissea, regalatami quando era bambina in una versione semplificata e ricca di grandi disegni in bianco e nero, è stata uno dei primi strumenti attraverso i quali sono entrata in contatto con il mondo greco e la bellezza delle parole e dell'arte che ha generato. Ricordo benissimo Circe in quel libro: una fitta zazzera di capelli e il braccio teso ad impugnare una bacchetta verso un maiale. Forse era scritto da qualche parte fin da quel momento che Circe sarebbe stata oggetto della mia tesi di laurea magistrale, insieme ad altre figure che, come lei, la mitologia greca annovera fra le maghe o alle quali vengono riconosciute abilità di pharmakeia, cioè di preparazione di filtri, pozioni, incantesimi e sortilegi.


Alla fine è arrivata Madeline Miller, con il suo romanzo Circe, grande successo negli Stati Uniti ma anche nel nostro Paese, dove è arrivato grazie a Sonzogno nella traduzione di Marinella Magrì. Confesso la mia iniziale diffidenza, che mi ha portata a tergiversare prima di convincermi a leggere questo romanzo: è facile attrarre il grande pubblico raccontandogli le storie più note e affascinanti della mitologia, altro è usare la mitologia per scrivere qualcosa di nuovo, di eccezionale eppure con grande rispetto e consapevolezza del valore della materia prima.
Devo anche ammettere che le prime pagine stavano per produrre in me la sensazione che il caso di questo romanzo fosse il primo dei due appena prospettatii, perché i racconti della Titanomachia, di Prometeo, degli dei dell'Olimpo e la profferta dell'apparizione futura di tanti altri miti ben conosciuti mi davano quasi l'idea di una Biblioteca, cioè di uno di quei testi molto cari ai Romani e scritti da mitorafi per sintetizzare i racconti dei Greci, estraendoli da poemi e testi teatrali troppo impegnativi da trovare e leggere.
Sono stata ben felice di essere rassicurata e smentita, perché sì, quell'avvio che strizza l'occhio alla massa di lettori che può esultare nel riconoscere una storia nota c'è, ma la Miller lo usa con moderazione, per guadagnarsi la nostra attenzione e prepararci a storie ben più elitarie, di gusto, per così dire, ellenistico, sensibile alle varianti ed estremamente colto, ma senza erudizione.
Madeline Miller ci racconta di una Circe molto diversa dagli altri immortali: appartiene alla stirpe dei titani, in quanto figlia di Helios e dell'oceanina Perseide, eppure si sente lontana sia da loro che dai suoi tre fratelli minori Perse, Pasifae ed Eete, anche se quest'ultimo sembra essere inizialmente l'unico capace di darle affetto. I genitori non la amano e non hanno considerazione di lei, anche perché l'unico interesse di Helios è procurare alle figlie un buon matrimonio e Circe non è bella e ammaliante come Pasifae, ceduta al potente Minosse e destinata a regnare su Creta. Isolata e priva di considerazione, destinata ad una vita immortale sempre uguale, Circe è però alla ricerca del proprio posto, di un'identità, di una capacità che sia solo sua. Fondamentale nella sua maturazione è l'incontro con Prometeo, frustato di fronte alla corte dei titani suoi parenti come monito voluto da Zeus prima che il suo nemico sia incatenato sul Caucaso: ciò che colpisce Circe è il suo coraggio, nonché la cieca devozione agli uomini, che il titano è disposto a scontare con una durissima pena. Cos'hanno dunque di così speciale gli uomini, mortali, destinati a convivere col pensiero e la promessa della decadenza, della fame, della malattia e del loro destino di ombre senza corpo e private di luce? Cos'ha visto in loro Prometeo di così speciale da offrire se stesso in sacrificio per loro?
Circe inizia così ad osservare i mortali e la sua attenzione è attirata da Glauco, un povero pescatore di cui si invaghisce. Circe ha sentito spesso parlare delle proprietà straordinarie delle piante nate dal sangue dorato dei titani versato sulla terra e decide di raccoglierne alcune per dare a Glauco l'immortalità, così da condividere con lui la sua vita eterna. L'incantesimo ha effetto, ma per Circe non arriverà la realizzazione sperata: Glauco viene accolto fra le divinità del mare, ma è la bellissima Scilla ad ammaliarlo, attirandosi le ire di Circe, che usa ancora una volta le erbe magiche per trasformarla nel terribile mostro che si arroccherà sullo stretto opposto a Cariddi. Circe, ancora ignorata e sottovalutata dai Titani, mette a nudo le proprie azioni, senza avere idea che confessare la propria abilità di manipoatrice di erbe, che lei considera l'unico segno della sua eccezionalità divina, provocherà l'ira di Helios. Circe, pericolosa ammaliatrice, maledizione che Helios attribuisce alla sposa Perseide, viene esiliata sull'isola di Eea, dove Odisseo la incontrerà secoli più tardi.
Madeline Miller ci racconta dunque di una Circe precipitata fra gli uomini ma sempre in contatto con gli dei, un po'per astuzia, col suo approfittare di Hermes, che le fornisce tutti gli aggiornamenti su ciò che accade fra gli Olimpi, i Titani e i mortali che hanno incrociato le loro strade con loro, un po'per condanna, perché l'apparizione di un immortale non preannuncia mai nulla di buono, anche quando giunge per sospendere momentaneamente l'esilio, come quando Circe riceve l'ordine di assistere Pasifae quando il Minotauro si prepara a venire alla luce.
Eea diventa dunque il fulcro di un sistema di relazioni, il luogo paradisiaco, la prigione dorata da cui Circe ascolta le storie degli dei e degli uomini, circondata da animali ammansiti dalle sue arti e da piante che, secolo dopo secolo, si prestano alle sua manipolazioni. Ad Eea giungono spesso naviganti e naufraghi, e la Miller immagina che proprio all'incontro di molti di loro prima del famoso Odisseo sia da imputare la durezza con cui ella accoglie i compagni dell'eroe, trasformandoli in porci. Attraverso la figura di Circe si intrecciano nel romanzo le storie di Dedalo e Icaro, Giasone e Medea, Telemaco e Penelope e molti altri episodi più e meno noti del mito, mescolati dall'abilità di una studiosa che conosce bene le fonti.
L'elemento della storia di Circe che Madeline Miller usa come chiave per una storia nuova, fresca ed emozionante è la sua voce: come Circe si sente dire da Prometeo, la sua non è una voce di dea, non ha il suono di una cascata argentina come quella della madre, ma è una voce umana. Circe, in effetti, si sente più vicina ai mortali che agli dei e comunica più efficacemente con loro: con gli uomini che mangiano pane ella ha i contatti più veri, grazie a loro o per colpa loro sperimenta i sentimenti più intensi, di fronte a loro avverte di essere se stessa. 
Questa scelta si fonda, come tutti i riferimenti interni al romanzo, alcuni più immediati altri meno riconoscibili, su un esametro omerico che costituisce il suo epiteto formulare: Circe belle chiome, terribile dea dalla voce umana. Il fatto che la Miller abbia raccontato la storia della maga di Ea attraverso questo filtro apparentemente minuscolo dà ad una vicenda molto conosciuta un'impronta diversa, condizionandone la lettura. Esso costituisce un filo rosso lungo tutto il racconto, dà coerenza al finale, ma, soprattutto, rende una vicenda mitica estremamente appassionante, umana e commovente.
Nella mia tesi il verso omerico Κίρκη ἐυπλόκαμος, δεινὴ θεὸς αὐδήεσσα, era il titolo del capitolo dedicato a Circe: ritrovarne l'essenza trasformata in motore di un romanzo non solo mi ha fatta sentire orgogliosa di aver dato tanta attenzione nel mio studio all'operare di Circe e alla funzione della sua voce, ma è stato sicuramente determinante nel farmi amare ancora di più questo personaggio e la narrazione che Madeline Miller ha tessuto.
Perseverai. Se la mia infanzia mi aveva insegnato qualcosa, era la resistenza. Un po'alla volta cominciai ad ascoltare meglio: la linfa che scorreva nelle piante, il sangue che mi fluiva nelle vene. Imparai a comprendere meglio i miei intenti, a sfrondare e ad aggiungere, a sentire dove si annidava la potenza e a pronunciare le parole giuste perché si esprimesse al massimo. E io vivevo proprio per quel momento, quello in cui tutto diventava finalmente chiaro e il sortilegio riusciva a cantare con la sua nota più pura, per me e per me sola.
C.M.

Commenti


  1. Pur non avendo una consolidata cultura classica come la tua, tendo sempre a diffidare di questi testi moderni che si rifanno ai miti antichi, specie quando raggiungono da subito una notorietà incredibile come nel caso della Miller. Confesso che non penso sarei andata oltre il pregiudizio se non avessi letto questa tua recensione positiva, che mi fa pensare che Circe sarebbe un'ottima occasione per approfondire la mia conoscenza di questo personaggio interessantissimo.

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    1. Il trattamento del mito è sempre qualcosa di delicato: ho sempre lottato contro le semplificazioni (motivo per cui odio l'uso simbolico freudiano) e il citazionismo, ma non ho trovato nulla di tutto ciò nel testo della Miller, quindi l'esito della lettura è stato più che positivo. Ho incontrato di nuovo la "mia" Circe, quella cui ho dedicato gli studi, quella che emerge da pochi passi letterari ma che già in quei pochi frammenti ha una sua chiara identità. Ora valuterò se dare fiducia all'autrice anche per La canzone di Achille.

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  2. Che meraviglia questo tuo articolo, Cristina! Sono molto carente nella cultura classica, al di là di alcune narrazioni e leggende celeberrime. Molto bello il passaggio che hai citato, e indubbiamente la scelta della prima persona contribuisce a un maggiore coinvolgimento. Devo dire che, però, ci vuole una particolare abilità nel gestire questa ottica narrativa. Mi hai fatto venire in mente anche un romanzo molto bello che recensii anni fa sul blog: "Memorie di una cagna" di Francesca Petrizzo. Nel romanzo Elena di Troia parla in prima persona raccontando la sua versione dei fatti.

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    1. Sicuramente il trattamento di questa materia è molto delicato: si rischia di cadere nella banalità. Anche con Circe, il pericolo era di finire nel "noir", presentando una figura cupa e maledetta, oppure, al contrario, di scrivere una celebrazione per riabilitarla a tutti i costi. La tradizione classica è argomento che, per la sua notorietà, tende ad essere banalizzato, ma in questo romanzo non ho trovato questi difetti, anzi, la Miller ha fatto in modo di affiancare alle versioni più conosciute della storia di Circe anche i miti corollari e minori, facendo del romanzo un'occasione anche per i più giovani di entrare in questo sistema complesso e affascinante.

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  3. Grazie per la tua recensione Cristina! Come ti ho già detto ne ho sempre sentito parlare bene, anche per questa sua rivisitazione in chiave moderna (e più vicina a quello che noi chiameremo "femminismo"?, tu che pensi?). Oltre tutto mi hai fatto ricordare certi cenni classici che avevo completamente dimenticato... Comunque bellissimo anche il tuo studio su Circe!

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    1. Non ho trovato una particolare nota femminista, nonostante la Miller crei alcune situazioni particolari per spiegare il comportamento di Circe verso gli uomini che trasforma in porci. Sicuramente c'è una riflessione sulla condizione delle donne, da sempre ritenute solo materia di scambio e valutate per la loro bellezza o discriminate per la bruttezza, ma non è dominante, bensì inserita solo come evidenza antropologica. Grazie per esserti soffermata anche sul mio studio, che è solo un iper-riassunto di quello che ho raccolto nella tesi. :)

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  4. Non mi perdo nemmeno uno dei tuoi articoli, ma non commento mai perché... non ho mai nulla di interessante o intelligente da dire :) Questa volta faccio un'eccezione per un consiglio "a tema", rivolto a te e a chi legge il tuo bellissimo blog: si tratta di due magnifici romanzi di Christa Wolf cioè "Cassandra" e "Medea". Da super-appassionato di Mitologia/e prenderò sicuramente questo libro di Miller. Un caro saluto e complimenti per il blog!

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    1. Cassandra è nella mia lista da parecchio tempo: chissà come, chissà perché, ma non me lo sono ancora procurato... Grazie per avermelo ricordato!
      Quanto ai commenti, lascia un segno del tuo passaggio anche se ti sembra di non avere nulla da dire, io leggo volentieri e non ho dubbi che qualsiasi intervento sarà assolutamente pertinente e gradito! :)

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  5. Mi è piaciuto molto il lavoro fatto dalla Miller con questo romanzo. Una ottima rilettura del personaggio che pur rimanendo fedele alle storie della mitologia greca ne approfondisce e ne sviluppa la personalità.

    Personalmente non mi è piaciuto molto la sua visione di Ulisse, ma devo dire che nell'ottica del romanzo ci stava molto bene.

    Ti consiglio di recuperare La canzone di Achille sempre della Miller. L'ho trovato altrettanto interessante.

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    1. Ho proprio intenzione di farlo: la Miller si è guadagnata la mia fiducia!
      Quanto al trattamento di Odisseo, trovo che l'autrice abbia fatto leva su dei particolari apparentemente secondari per tratteggiare il suo ritratto: è vero, per esempio, che talora le sventure che si abbattono su di lui e sui compagni sono dovute ad alcune sue scelte sbagliate, derivanti dall'eccesso di curiosità o dall'atteggiamento del saccheggiatore... del resto era pur sempre un Miceneo. Anche qui la Miller ha tirato fuori qualcosa di poco noto e probabilmente anche impopolare.

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