Vincoli - Kent Haruf

Ci sono luoghi e atmosfere che la letteratura riesce a rendere nostri, anche quando li inventa. Holt, la cittadina del Colorado resa familiare a tanti lettori da Kent Haruf, è una di queste. In Vincoli, romanzo che precede la Trilogia della Pianura (è stato infatti pubblicato nel 1984 e due anni fa Fabio Cremonesi lo ha tradotto per NN editore), lo scrittore americano ci porta alla scoperta dei primi abitanti della contea, restituendoci l'atmosfera pionieristica ma anche molto drammatica di un paese che lentamente si popola di contadini e allevatori segnati dalla fatica. 
Il racconto si apre in medias res: si è appena consumato un fatto che ha profondamente scosso Holt e scatenato l'attenzione dei reporter di Denver, sguinzagliati in città alla ricerca dell'ultima notizia. Edith Goodnough, ormai ottantenne, è in ospedale, sorvegliata dagli uomini dello sceriffo in attesa di poter essere processata e tutti si chiedono come possa aver compiuto un gesto estremo come quello di cui si è sparsa la voce. L'unico che comprende le ragioni della donna è Sanders Roscoe, che per tanti anni ha vissuto nella proprietà accanto a quella dei Goodnough e il cui padre ha avuto in passato una storia con Edith, quando ancora ella poteva sperare di affrancarsi dalla sua infelice esistenza. Solo Sanders potrebbe raccontare davvero Edith e la sua famiglia, restituendo alla storia la dignità che la stampa, affamata di sensazionalismo, non può cogliere: per spiegare il gesto di Edith e per comprendere perché lui stesso, arrivato a casa dei Goodnough, abbia impedito i soccorsi, occorre infatti andare molto indietro, fino al trasferimento dal'Iowa di Roy e Ada Goonough. Roscoe racconta di come i due giovani sposi abbiano ottenuto un appezzamento di terra grazie all'Homestead Act, emanato per favorire il popolamento delle terre selvagge nei pressi delle Montagne Rocciose; affamato di terra, Roy non ha mai investito in un miglioramento delle condizioni di vita della famiglia: tutto ciò che ha guadagnato è stato destinato all'acquisto di nuove proprietà, gli attrezzi di lavoro sono stati riparati alla meno peggio decine e decine di volte e Holt sembrava essere l'unico spazio che i suoi figli avrebbero dovuto conoscere. Dopo la morte di Ada, che non si è mai rassegnata a vivere lontano dall'Iowa, la gestione della casa e del bestiame è ricaduta su Edith e Roy, presto indurito dall'esistenza, l'ha privata di qualsiasi possibilità di emancipazione: sinceramente legata al fratello Lyman, la giovane donna ha però dovuto subire la presenza tirannica del padre, sempre più burbero e infine ridotto ad un peso lamentoso da un incidente con una macchina agricola. Lyman è riuscito a staccarsi da Holt e a viaggiare per gli Stati Uniti, risparimando qualche soldo che Edith ha messo da parte, mentre la sorella è rimasta confinata nella vecchia casa dispersa fra i campi e si è accollata il dovere di assistere il padre. Con il tempo Sanders si è legato a lei, arrivando a identificarla quasi con una madre, anche per effetto del legame che in passato l'ha legata a suo padre; sua moglie e sua figlia hanno iniziato a frequentare la casa dei Goodnough e anche il ritorno di Lyman è sembrato un segno della possibile rinascita di Edith. Ma sembra che una sorta di maledizione si sia protesa su questa famiglia, trascinata dal fantasma di Ada, che sembra profetizzare che Holt non è fatta per la felicità dei Goodnough.
Come nei romanzi della trilogia, si ritrova qui l'essenzialità della prosa di Haruf. Se con Benedizione, Canto della Pianura e Crepuscolo l'autore ci ha abituati a questo aspetto stupendoci di come si potesse adattare anche alla narazione di sentimenti e legami profondi e alla costruzione di storie ricche di sfumature e risvolti, qui, alle origini di Holt, vediamo come questa caratteristica narrativa rispecchi l'aridità del mondo descritto, in cui l'emergere di passioni autentiche sembra cozzare con gli ambienti secchi e solitari di un paesaggio ancora da domare e dominato da un eterno ritorno che sembra imporre soltanto sacrifici. Holt deve ancora essere plasmata e Roy si pone nei confronti della terra e della famiglia come un colono autoritario che si è lasciato inaridire dalla terra, mentre Edith, l'unica figura che ha la possibilità di sbocciare, è assorbita dal disegno dispotico del genitore, anche se non perde il dono di essere gentile con tutti. Vincoli è un racconto di frontiera, duro come l'avventura dei pionieri, impietoso, dominato da una riflessione cupa sulle influenze del retroterra culturale, familiare e ambientale sull'esistenza delle persone, eppure non gravato da sentimentalismi e giudizi. In un certo senso, Haruf ha adottato una propsettiva verista, lasciando parlare i fatti, tratteggiando con precisione una parabola che non avrebbe potuto procedere diversamente. La voce di Sanders Roscoe è fondamentale per restituire umanità ad una vicenda che, vista dall'esterno e senza prospettiva storica, potrebbe non manifestarsi nella sua ineluttabilità. Vista dall'esterno, Edith Goodnough potrebbe sembrare la vittima di un raptus di follia, la materia perfetta per vendere giornali, ma Edith Goodnough è un essere umano e chi non la conosce - chi non ha conosciuto con lei Roy, Ada e Lyman, non può davvero comprendere l'anziana donna che giace in un letto di ospedale. Solo ascoltando Sanders Roscoe si può essere presi dalla rabbia per l'impossibilità di riavvolgere il nastro della storia di Edith per tentare di offrirgliene una migliore.

Dunque quel pezzo di storia - parte di quanto il cronista di Denver aveva scoperto e parte di quanto il giornale aveva pubblicato - era vero. Ma non era tutta la storia: era a malapena la parte di una parte. Non raccontava il come, non accennava mai al perché.

C.M.

Commenti

  1. Ciao, io ho adorato la trilogia di Kent Haruf ma non sapevo nulla di questo libro.
    Mi metto subito alla ricerca.
    Haruf ha il potere di farti entrare nella storia, di viverla come abitante di quel particolare luogo, conoscente di quelle persone che vivono e faticano e soffrono proprio lì.
    Grazie della segnalazione

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    1. C'è anche La strada di casa, uscito a giugno. Poi spero che NN abbia in serbo qualche altro romanzo di Haruf, per poter ritornare a Holt o comunque assaporare di nuovo le atmosfere e la prosa di questo scrittore, ma francamente non so se abbia prodotto altro al di fuori dei titoli già tradotti in Italia.

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  2. E' l'unico racconto che mi manca di questo bravissimo e toccante autore che riesce a raccontare la quotidiana provincia americana come pochi.
    Le sue storie sono talmente ricche di umanità, che riesce ad incollarti anche senza la minima azione.

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    1. Hai ragione, c'è qualcosa di magnetico in Haruf, in Holt e nei personaggi che la popolano. La lettura di questi romanzi crea dipendenza, senza dubbio.

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