La famiglia Karnowski - Israel Joshua Singer

C'è voluto un po'perché mi decidessi, ma, alla fine, la mia avventura con La famiglia Karnowski si è rivelata un successo. Mi spaventava la mole del libro, unita alla complessità della cultura yiddish che lo ha generato, ma, dopo le prime pagine così intrise di situazioni, parole e concetti ebraici, godersi l'appassionante storia intessuta da Israel Joshua Singer è stato inevitabile.
Pubblicato nel 1943, il romanzo attraversa tre generazioni della famiglia che gli regala il titolo, cominciando col trasferimento di David Karnowski dalla Polonia a Berlino e concludendosi con il difficile adattamento di suo nipote Jegor agli Stati Uniti in cui i genitori hanno deciso di trasferirsi per sguggire alla persecuzione nazista.
 
Marc Chagall, La caduta dell'angelo (1923)

Tre sono i Karnowski di cui Singer ricostruisce le esperienze, i sentimenti e le disavventure, come tre sono le prti in cui si articola la narrazione. Nella prima facciamo la conoscenza di David Karnowski, che fin da giovane entra in conflitto con la comunità ebraica di Melnitz per il suo modo di leggere le i testi sacri in sinagoga e per lo slancio illuminista che lo porterà a cercare il più vivace e stimolante clima tedesco. David si trasferisce così assieme alla moglie Lea a Berlino, dove impone al figlio Georg una rigida educazione alla quale questi si ribella in ogni modo, prima rifiutando la disciplina scolastica e lo studio, poi iscrivendosi alla facoltà di medicina (il padre lo vorrebbe commerciante come lui), infine sposando una donna cristiana. Tocca proprio a Georg e a Teresa soffrire il peso della segregazione razziale che, se inizialmente impedisce al dottor Karnowski di esercitare la professione di ginecologo con le ariane, col passare del tempo diventa una vera e propria tortura soprattutto per il giovane Jegor, che viene pubblicamente umiliato a scuola e, anziché provare risentimento per i suoi aguzzini, sprofonda in un conflitto con se stesso che lo porta a rinnegare e offendere la propria parte ebrea e ad aggrapparsi al mito ariano incarnato dallo zio materno. Quando la situazione diventa insostenibile e ai Karnowski appare evidente che le privazioni e i pericoli sono sempre più stringenti, Georg riesce a organizzare la traversata verso gli Stati Uniti per tutta la famiglia, con l'eccezione della secondogenita Rebecca, che per amore rifiuta di lasciare la Germania. Oltreoceano la situazione non migliora: trovare un lavoro è difficile e Jegor avverte la migrazione come uno strappo violento dalle radici tedesche, così cerca in ogni modo di rientrare in patria, mettendo a rischio la propria salute e la propria sicurezza.
 
Nella travolgente saga dei Karnowski il lettore è trasportato in un vortice di emozioni contrapposte, che vanno dall'irritazione per la rigidità di David, tutto impettito nel suo desiderio di imporsi nella buona società berlinese e di differenziarsi dal provincialismo di Melnitz, al punto da costringere la moglie ad autoisolarsi per non esporsi alla pressione sociale, alla tenerezza verso Georg e le sue avventure sentimentali, da quella con la sfuggente Elsa Landau, dottoressa, rivoluzionaria e oppositrice del regime hitleriano, al matrimonio con la docile Teresa che disgrega le aspettative del patriarca; c'è poi il drammatico dissidio di Jegor, che può sembrare inizialmente una sequela di capricci e ribellioni adolescenziali, ma si afferma nel corso della storia come una tragedia profonda che rappresenta l'efficacia della campagna di spersonalizzazione del totalitarismo e le sue devastanti conseguenze.
Pur di fronte a tale complessità storica e culturale, La famiglia Karnowski è un romanzo avvincente, equilibrato, intriso di informazioni e di personaggi che arricchiscono il mondo intorno ai protagonisti: l'autorevole filosofo Reb Efraim, l'intraprendente negoziante Solomon Burak, il curioso dottor Landau con il suo amore per le paseggiate nella natura e i pasti a base di sole verdure.
Israel Joshua Singer ha costruito una narrazione che oscilla fra l'intimità delle mura domestiche e il clima vivace delle strade berlinesi e americane, spazi ora dominati dalla piacevolezza di incontri e relazioni, ora sconquassati dalla violenza della storia.

«Perché Dio ci tormenta?» insiste. «Perché gli piace tormentare, quando potrebbe fare il bene, se solo volesse?»
Rob Efraim tenta di spiegarglielo razionalmente: solo la gente ordinaria e gli stolti si lamentano con Dio per il male e lo lodano per il bene. L'uomo saggio sa che non ha senso pensare a Dio in questi termini, perchè tuto ciò che esiste fa parte del Divino, nulla escluso: animali e vegetali, uomini e stelle, tutto ciò che è, che sarà e che non è più, il bene e il male, la felicità e la sofferenza, e così via, senza inizio e senza fine.

C.M.

Commenti

  1. Uno dei miei libri preferiti.

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  2. Ciao Cristina!
    Bella recensione di uno scrittore che adoro molto e in questo libro si sentono una dolcezza e un dolore indescrivibile verso il genere umano... Comunque considero (mia opinione personale per carità!) un altro suo romanzo "I Fratelli Ashkenazi" ancora più meritevole di questo, più complesso e ricco.

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    1. Allora me lo segno: dovrò leggere altro di Karnowski, dopo questa esperienza così emozionante!

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