sabato 12 ottobre 2013

Forse un mattino andando in un'aria di vetro (Montale)

Poiché la rete mi ricorda che oggi ricorre l'anniversario della nascita di Eugenio Montale (12 ottobre 1896-12 settembre 1981), vi voglio proporre il testo dell'autore che più mi affascina e che è in assoluto la mia poesia preferita, tratta dalla raccolta più celebre, Ossi di seppia (1925):

Forse un mattino andando in un'aria di vetro 
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

L'incanto che questa poesia ha sempre suscitato in me è dovuto al mio attaccamento al tema filosofico e letterario dell'illusione, a quelle teorie che si concentrano sull'idea che la realtà sia solo una serie di immagini e schemi che ciascuno, per la propria conformazione mentale ed estetica, percepisce in maniera differente. Allo stesso tempo, però, Montale sottolinea in questi versi l'idea della vanità, dell'impossibilità di afferrare la verità e l'essenza delle cose: il poeta è come uno spirito illuminato, un eletto che può percepire che ciò che 'gli uomini che non si voltano' (v. 8) considerano realtà altro non è che un inganno, un ''inganno consueto' (v. 6).
Penetrare l'illusione e smascherarla è un 'miracolo' (v. 2), un'azione a portata di pochi, ma tanto esclusiva quanto spaventosa, che provoca lo stesso disorientamento e la stessa paura che può provare un ubriaco incapace di afferrare la piena consistenza delle cose (v. 4). 
Ma questo poeta mistico, che può cogliere la costruzione stessa dell'illusione, resa efficacemente dall'accumulo spesso segnato dall'asindeto (fra i vv. 5 e 6, posti in enjambement), è come una moderna Cassandra: vede, sa, ma è destinato a non essere creduto.


C.M.

9 commenti:

  1. Grazie per aver riportato alla mia mente un autore che non leggevo da molto tempo, ma di cui amo la poesia, per il modo in cui riesce ad essere essenziale ed al tempo stesso a trasmettere sensazioni così profonde.

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    1. Proprio così: Montale (e, prima di lui, Ungaretti) ha saputo coniugare un linguaggio comune e immagini concrete con le grandi risonanze poetiche, ottenendo risultati pieni di suggestione.

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  2. Veramente molto bella. Montale non l'abbiamo mai studiato sul serio. È stato oggetto di una delle tre lezioni di "potenziamento" pomeridiane, tanto per rendere l'idea. Però, basandomi su quel poco che ricordo, è forse il moderno che più mi si avvicina. Me lo appunto mentalmente fra le mille altre cose da recuperare.

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    1. Purtroppo molti degli autori del Novecento sono sacrificati alla logica tautologica e nozionistica dei programmi, che dilata lo studio degli autori medievali (pur meritevoli, nessuno lo nega) a scapito delle voci a noi più vicine...

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  3. Il "miracolo" è quel varco nello "schermo d'immagini" che Montale brama in molte delle sue poesie. E' la rara luce della petroliera ne "La casa dei doganieri", è quella verità portata forse dalla sua Beatrice Clizia.
    Colpevolmente snobbato nelle scuole, credo che Montale sia il massimo esponente della poesia italiana...
    Sto scrivendo come un robot, dannato abiocco.
    Complimenti per il blog, tornerò spesso a spiarti :)

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    1. Grazie e benvenuto, Alessandro! Hai proprio ragione, è un autore che meriterebbe più spazio, come, in generale, tutte le voci del Novecento!

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  4. Ottima analisi e ottimo commento. Mi è piaciuto in particolar modo l'elemento del 'miracolo' che hai evidenziato, un dono e una condanna per chi sa che la vita è un'illusione. Bella anche l'immagine di Cassandra, un'associazione fulminante e calzantissima a mio parere. Davvero una bella poesia: c'è tutto il primo Montale e anche oltre, in una teca di otto versi.

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    1. Grazie, Giuseppe! Trovo che sia proprio la brevità del testo, unita però alla distensione dei versi (ben lontani dal frammentismo ungarettiano) a dare questo effetto di completezza: il poeta ha espresso tutto quanto serviva a descrivere questo crollo di illusioni e un'intera concezione del mondo, non servivano né una parola in più né una in meno.

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    2. Esatto, condivido in pieno! Pur rispettando apparentemente le forme metriche tradizionali, Montale le ha scarnificate dall'interno, costruendo un equilibrio perfetto tra l'espressione e il concetto.

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