mercoledì 16 aprile 2014

Kairòs

L'occasione, come ben sappiamo, è un momento fuggente, che va colto al volo o non si potrà afferrare mai più. I Greci la chiamavano Kairòs e la consideravano non un semplice sostantivo, non un concetto astratto, ma una vera e propria divinità minore, quasi un demone con delle sembianze ben definite, benevolo se raggiunto nel momento opportuno, inafferrabile se perso di vista.

Francesco Salviati, Kairòs (1553)
Un originale epigramma di Posidippo di Pella (310-240 a.C.), esponente della scuola ionico-alessandrina, un'officina letteraria che puntava sulla raffinatezza e ama in modo particolare i componimenti descrittivi o ecfrastici, dedica a questa creatura, scolpita nel marmo da Lisippo (un'opera che, purtroppo, è andata perduta), uno dei componimenti tramandati dall'Antologia Planudea, un manoscritto della Biblioteca Marciana di Venezia.
Nel comporre questo brevissimo testo, strutturato come un dialogo, Posidippo immagina che un uomo, entrando in una casa, si imbatta nella statua e inizi ad interrogarla sul suo aspetto, giocando sull'espediente già arcaico dell''oggetto parlante'.
«Dimmi, l’artista chi fu? Donde fu?» «Di Sicione» «Ed il nome?»
    «Lisippo» «E tu chi sei?» «Il nume dell’Occasione»
«Vai sulle punte: perché» «Vado sempre di corsa» «Nei piedi
    hai due penne: perché?» «Volo nel vento»
«Hai nella destra un rasoio: perché?» «Per provare che al mondo
    più tagliente discrimine non c’è»
«E quei capelli sul viso?» «Perché chi m’incontra m’afferri,
    per Zeus!» «Ma quella gran pelata dietro?»
«Fatto una volta coi piedi volanti il sorpasso, nessuno
    m’agguanterà da dietro, se pur vuole.
«Dimmi, l’artista perché t’ha plasmato?» «Per voi, forestiero:
    m’ha posto come monito nell’atrio»
Kairòs è, dunque, un essere grottesco, che sfugge grazie alle sue ali veloci e si espone alla presa degli esseri umani per mezzo di quell'unico ciuffo che gli spunta sulla fronte: sfuggita la ciocca, nessuno può più agguantare il suo capo liscio e il demonietto procede recidendo il tempo che ha di fronte e, con esso, le possibilità dell'agire umano. La sua presenza deve essere di avvertimento, come il celebre «carpe diem» oraziano, nel segno dell'onnipresente spirito filosofico greco.
C.M.

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