venerdì 3 marzo 2017

Mia figlia, don Chisciotte (Garigliano)

La letteratura, come sanno tutti gli appassionati e coloro che dello studio di questo immenso e straordinario mondo hanno fatto una professione, è in grado di costruire sogni che stimolano il nostro spirito di avventura e, al contempo, di presentarci uno specchio attraverso il quale conoscere noi stessi, rivelando limiti e potenzialità e, non di rado, imprimendo significativi cambiamenti.

Entrambi questi aspetti trovano spazio nel romanzo Mia figlia, don Chisciotte di Alessandro Garigliano, appena pubblicato da NN editore. Il mito che l'autore utilizza come un faro per la propria storia è, naturalmente, quello del glorioso cavaliere errante manchego consacrato da Miguel de Cervantes, che rivela tutta la sua attualità. Non, però, banalmente: Garigliano non cade nella tentazione di fare di Don Chisciotte un qualsiasi sognatore punito dalla crudezza del mondo; al contrario, fa indossare la sua sgangherata armatura ad una bambina di tre anni che, poco alla volta, rivela al padre un inedito valore della storia dell'hidalgo spagnolo, facendogli avvertire, di conseguenza, un'inaspettata sintonia con Sancio Panza.

In verità, non devo mai dimenticare di annoverare mia figlia tra i cavalieri più arditi.
Il narratore della storia è un uomo incantato dal Don Chisciotte, dall'intelletto del suo autore e dall'imprevedibile filo del suo racconto; non ha un lavoro, ma ogni giorno indossa l'abito di un docente universitario completamente volto allo studio dell'opera di Cervantes. Fra la scrittura di un commento e la rilettura del libro si inseriscono le sortite della sua bambina, curiosa di ascoltare le sue storie di cavalieri e principesse, di peripezie e di storie d'amore che durano pessempre. Padre e figlia vivono in un mondo fiabesco o, per meglio dire, in un mondo reale così pieno di insidie e delusioni che il narratore cerca in ogni modo di proteggere la sua bambina attraverso i racconti fantastici del cavaliere, del suo scudiero e degli sfortunati amanti che incontrano sul loro cammino; perfino la moto con la quale si spostano per la città ha un nome che riecheggia quello del destriero Ronzinante: Brummante. In realtà è proprio la bimba a creare le fantasie che rendono ogni istante della sua vita un'avventura irripetibile e, allora, la paura del padre è quella di sottrarla ai pericoli di cui ella, nelle sue corse sfrenate, non può essere consapevole e, allo stesso tempo, evitare l'impatto della sua principeffa con una realtà che, prima o poi, la deluderà. Di fronte a questa Don Chisciotte vestita di tulle, egli è come Sancio, un uomo attaccato saldamente alla realtà che tenta in ogni modo di impedire l'impatto con i mulini a vento scambiati per giganti.

Pablo Picasso, Don Chisciotte (1955)
Mia figlia, don Chisciotte mi ha catturata non appena ho visto in rete la sua copertina: titolo, immagine e poche parole sulla trama sono bastati per costruire su questo romanzo delle aspettative che non sono rimaste deluse. La scrittura di Garigliano è limpida e scorrevole nonostante una buona metà delle pagine sia occupata da divagazioni sul romanzo di Cervantes, a comporre degli originali inserti critici. La lettura di questo romanzo è un'occasione preziosa per rivisitare il capolavoro che lo ha ispirato e riscoprirlo attraverso la vicenda di un genitore e della sua bambina. La narrazione di Garigliano entra nell'animo, facendolo palpitare delle risonanze della grande letteratura e della dolcezza dei colloqui e delle scorribande della piccola eroina e del suo custode. Mia figlia, don Chisciotte è una professione di fede nella letteratura, nel suo potere di trasfigurare la realtà e di tradurla in un sistema a misura del nostro essere e dei nostri affetti.
Ciò che non cessa di sbalordirmi è che Sancio, nonostante affronti lungo il viaggio scontri e umiliazioni continue, non solo non pensa di rinchiudere suo figlio in un bunkerino, ma non si decide nemmeno ad abbandonarlo. Non mi pentirò mai di averlo scelto come mia guida. Poteva starsene barricato nella rassegnazione accettando la sorte e invece ha preferito evadere dal proprio presente e lanciarsi verso l’ignoto sfoderando volta per volta scetticismo e fiducia, meschinità e tracotanza.
C.M.

6 commenti:

  1. Mi ero già convinto a mettere questo libro nella lista dei desideri dopo aver letto la recensione della Lettrice rampante. A maggior ragione lo faccio dopo anche la tua recensione favorevole.

    Sono curioso di vedere cosa ne penserà mia figlia, che si avvicina più alla mentalità di un cinico razionalista che a quella dell'hidalgo.

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    1. È sempre interessante vedere come cambia, rispetto ad un libro, il modo di relazionarsi: un lettore si identifica in un personaggio, un altro in uno diverso... è il bello dei libri! Buona lettura!

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  2. Titolo che avevo annotato, temo però sia preferibile posticiparne la lettura non avendo ancora affrontato il Don Chisciotte :P
    In ogni caso, dal tuo post pare imperdibile *_*

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    1. Non trovandomi nella situazione del lettore che non ha ancora letto il Don Chisciotte non posso dirlo con certezza, però credo si possa apprezzare il gioco di raffronti anche senza conoscere direttamente Cervantes: Garigliano spiega molto dettagliatamente alcuni dei principali episodi, facendo anche venire voglia di riprendere le pagine del classico. Insomma, credo che la lettura metta il desiderio di leggere/rileggere Don Chisciotte, più che l'imbarazzo di non conoscerne l'intreccio. :)

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  3. Mi attrae non poco questa "rilettura" del celebre romanzo e mi incuriosisce proprio nell'aspetto del rapporto padre-figlia.

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    1. Secondo me è un'idea davvero originale, che ha un appiglio critico evidenziato nel libro stesso... l'autore ha gestito molto bene l'intertestualità!

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