lunedì 29 maggio 2017

La fine dei vandalismi (Drury)

Il Midwest, le contee, l'elezione dello sceriffo, le chiese, le auto degli anni '70 e la cultura degli anni '80-'90. Questa la cornice delle vite che si incontrano a Grouse County, l'immaginaria cittadina americana in cui è ambientato La fine dei vandalismi di Tom Drury, portato in Italia da NN editore nella traduzione di Gianni Pannofino. Si tratta del primo romanzo di una trilogia che prende il nome proprio da Grouse County e che costituisce la seconda iniziativa a tappe dopo la fortunata serie della Pianura di Kent Haruf, ma che già si distingue per la sua forte identità e per la capacità di costruire con il lettore un legame importante.

I protagonisti della storia di Tom Drury sono lo sceriffo Dan Norman, la fotografa Louise e il marito di lei Tiny Darling, in realtà ormai divorziati; Tiny, infatti, è un personaggio turbolento, sospettato dallo stesso Dan di diversi reati e particolarmente incline alle risse. Louise, dopo la partenza dell'ex marito, intreccia con Dan una storia che, a vario titolo, sembra coinvolgere tutti i cittadini, soprattutto quando Tiny, assunto in una particolare comunità per la lotta alla tossicodipendenza, diventa il braccio destro di Johnny White, che, oltre ad esserne il direttore, è anche il principale avversario di Dan nella corsa alla carica di sceriffo. Il racconto di Grouse County, però, non è la semplice intersezione delle vicende di questi tre personaggi, anzi, Dan, Louise e Tiny appaiono proprio come i tre centri da cui si irradiano storie di tantissime persone che sembrano potersi allontanare all'infinito dal nucleo per diventare autonome ma, con equilibrio e maestria, vengono svolte brevemente e poi ricondotte al nucleo da Drury. E così incontriamo Mary Montrose, la madre di Louise con la quale la protagonista è spesso in attrito, Perry Kleeborg, l'anziano fotografo che vorrebbe cedere l'attività a Louise, Joan Gower, che vive in una chiesa metodista che predispone per l'agognata adozione di un bambino e il neonato Quinn, trovato da Dan nel parcheggio di un supermercato e subito sommerso da un affetto e una solidarietà quasi soffocante in forma di coperte e cibi che di certo non può mangiare. Ma ci sono ancora tanti altri personaggi e, per chi temesse di non riuscire ad orientarsi in un simile gomitolo di esistenze, l'autore ha anche predisposto un elenco in ordine di apparizione che aiuta a rinfrescare la memoria o, magari, a spingerci a ricercare proprio quelle storie che, procedendo, magari si fanno sfuocate. Ognuna, virtualmente, potrebbe generare un libro a sé.
Si baciarono. Louise chiuse gli occhi. Non avrebbe saputo definire il sentimento che provava né cosa dire, se non che lo amava. E così gli disse, infatti. Le venne in mente che nella vita l’amore si intravede soltanto, lo si assaggia appena, a spizzichi.
La fine dei vandalismi è un romanzo piacevole, a tratti molto profondo e sempre onesto. Persino di fronte ad un personaggio come Tiny, per il quale all'inizio non è facile simpatizzare, si avverte un equilibrio che permette di coglierne anche i tratti positivi, superando l'immagine della testa calda che viene tracciata nelle prime pagine; lo stesso accade con Johnny White e con una campagna elettorale che sembra senza quartiere ma dietro alla quale appare un uomo capace di comprendere i limiti della battaglia. Poi, naturalmente, ci sono le sfaccettature del rapporto fra Dan e Louise, che deve affrontare ostacoli assolutamente comuni e altri che si spera di non dover mai conoscere: Drury, con il suo stile essenziale, con la sua scelta narrativa mobile, capace di seguire l'intreccio delle storie senza perderne appunto i centri di gravità e con una prosa che in certi momenti diventa dolce poesia, sa descrivere la gioia dell'amore e la tristezza della perdita, sa offrire i sentimenti senza indugiarvi, consegnando la loro presenza a brevissime frasi o all'inseguimento di un gesto.


Insomma, Grouse County è pronta ad accogliere il lettore e a farlo sentire uno dei suoi cittadini e la curiosità per gli sviluppi delle vicende della contea si fa già sentire. Secondo il suggerimento di quarta di copertina cui i lettori di NN sono abituati, La fine dei vandalismi «è per chi si trova a camminare verso la felicità a piccoli passi, come se stesse procedendo su un cornicione sospeso nel vuoto» e trovo che questa espressione condensi effettivamente le sensazioni smosse dalla lettura: non sappiamo cosa aspettarci nello sfogliare le pagine, ci auguriamo di poter gioire con i personaggi ai quali, inevitabilmente, finiamo per affezionarci e avvertiamo la precarietà di ogni piccola conquista, la paura che Louise e Dan non trovino ciò che desiderano e meritano e che, con loro, rimaniamo feriti anche noi, che ormai ci sentiamo parte di questa piccola comunità americana.
Camminarono tra gli alberi e lungo il fiume, sbucando sulla distesa erbosa che pareva dorata alla luce del sole. Quindi raggiunsero il lago Walleye e parcheggiarono sulla spiaggia, per poi restare a guardare il vento che soffiava sulla superficie dell’acqua. Non dissero nulla; si tennero soltanto per mano tra i sedili anteriori della Vega. I colori erano vividi e veri, ma in qualche modo loro due sentivano che stavano osservando il panorama senza più riuscire a farne parte.
C.M.

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