giovedì 4 maggio 2017

Le nostre anime di notte (Haruf)

La notte è il momento in cui essere soli è più difficile. Lo sa bene Addie, la protagonista dell'ultimo romanzo di Kent Haruf, che ci riporta nella cittadina di Holt, in Colorado, in cui è ambientata la Trilogia della pianura, composta da Benedizione, Canto della pianura e Crepuscolo. Le nostre anime di notte (NN editore) è un romanzo dominato da un senso di urgenza, come scrive in calce al volume il traduttore, Fabio Cremonesi: siamo di fronte ad una storia breve, fatta di scene-lampo e di dialoghi rapidi, una storia che Kent Haruf ha voluto affrettarsi a raccontare prima di morire e della quale dobbiamo essergli grati, perché, in qualche modo, Holt ha preso vita nello spirito dei suoi lettori e Addie e Louis sono due figure che hanno molto da comunicare.

La proposta che Addie pone a Louis, anch'egli vedovo, in là con gli anni e con una figlia che ha ormai lasciato Holt, è molto semplice, eppure socialmente molto coraggiosa: se la notte è così lunga da trascorrere in solitaria, senza il respiro di una persona cara accanto, perché non unire le proprie solitudini e attraversare insieme la notte? Louis, inizialmente, tentenna di fronte a tale richiesta, perché, in qualche modo, alla solitudine ha fatto l'abitudine; essere avvezzi ad una condizione, tuttavia, non rende insensibili al bisogno di superarla, per questo l'uomo decide di fare un tentativo e, poco alla volta, nelle conversazioni che scambia con Addie sdraiato accanto a lei con la mano vicina alla sua, Louis scopre una piacevole intimità, un senso di benessere e di affinità che gli mancava da tempo. I due anziani scambiano riflessioni ed esperienze, in particolare ripercorrendo le loro esistenze, i loro matrimoni, le difficoltà incontrate con i figli. I giudizi dei pettegoli non tardano ad insinuarsi nel loro rapporto e a trasformarsi, nelle parole di Gene e di Holly, figli, rispettivamente, di Addie e di Louis, in velenosi rimproveri. Ma né Addie né Louis hanno intenzione di prendere ordini dagli altri, ora che hanno raggiunto un'età in cui rivendicare la libertà è un dovere verso se stessi e che nessun altro individuo ha il diritto di contrastare. L'arrivo in città di Gene con il figlio Jamie porta una ventata di giovinezza in più nelle vite di Addie e Louis, impegnati più che mai a far sentire al bambino l'affetto che Gene, troppo preso dalle difficoltà del rapporto con la moglie e dalle difficoltà lavorative, non sa garantirgli, eppure sarà proprio questo inaspettato allargamento della famiglia ad obbligare entrambi ad una scelta.
Leggendo Le nostre anime di notte si ritrovano le atmosfere già vissute entrando ad Holt attraverso la Trilogia della pianura: ci si riscopre immersi fra le esistenze di tanti personaggi, anche se, questa volta, la focalizzazione è molto più selettiva, essendo incentrata sulle figure di Addie e di Louis, che sanno stringere immediatamente un legame con il lettore. Familiare è l'atmosfera di una cittadina che ritrova la propria identità nella chiesa, nei campi, nelle strade, nella conformazione degli isolati e che sembra essere fatta solo di esistenze, perché i pensieri e i sentimenti dei personaggi, che Haruf non tratta però con prolissa insistenza, prevalgono sulle descrizioni e sugli oggetti; indirettamente, tuttavia, l'immagine di quel microcosmo esistenziale che è Holt si delinea con chiarezza nella mente del lettore, accogliendolo in una casa molto speciale, che è, in fondo, un luogo dell'anima.
Ciò che colpisce maggiormente di questo racconto è la grande delicatezza di Haruf nel raccontarci una storia intensa, intrisa di desiderio di affetto ma anche della malinconia del rimpianto, senza però nulla di lacrimevole. Gli incontri di Addie e Louis appaiono come il naturale sfogo di due esistenze che, date per concluse da molte persone che circondano i due protagonisti, hanno ancora molte emozioni da vivere, molti interrogativi e molte risposte da cercare insieme per dare un senso al passato e rilanciare il presente. Le nostre anime di notte parla di scelte coraggiose attraverso storie di persone comuni e manifesta la straordinaria capacità di Haruf di dare dignità letteraria all'ordinario, scoprendone le sfumature che altri avrebbero considerato prosastiche, immeritevoli di attenzione e narrazione.

Robert Redford e Jane Fonda nel film tratto dal romanzo di Kent Haruf
Sono arrivato a credere a qualche tipo di vita dopo la morte. Un ritorno alla nostra vera essenza, un’essenza spirituale. Abitiamo in questo corpo fisico finché non torniamo allo spirito.
Io non so se credo a queste cose, disse Addie. Magari hai ragione tu. Lo spero.
Vedremo, giusto? Non ancora, però.
No, non ancora, rispose Addie. Amo questo mondo fisico. Amo questa vita insieme a te. E il vento e la campagna. Il cortile, la ghiaia sul vialetto. L’erba. Le notti fresche. Stare a letto al buio a parlare con te.
C.M.

12 commenti:

  1. Ho letto solo Benedizione di Kent Haruf e mi era piaciuto molto. Ho sentito solo pareri positivi su questo romanzo e non vedo l'ora di recuperarlo :)

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    1. Anch'io, fino a questo momento, ero ferma a Benedizione, ma la particolarità di questa storia e i giudizi più che positivi che ho letto mi hanno spinta in direzione di Le nostre anime di notte prima che a continuare la trilogia. :)

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  2. Penso sia un romanzo di gran pregio, ma a parte il testo formidabile, alcuni lettori si sono lamentati per il considerevole numero di "pagine bianche" all'interno dei libro. Ho letto che la casa editrice ha spiegato che quelle "pagine" servirbbero ai lettori come annotazioni... Volevo sapere (non ho ancora potuto avere un riscontro visivo), se questo fosse vero. Oltre a ciò, sicuramente questo Haruf ha di che entrare nell'ambito della letteratura con la l maiuscola.

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    1. Non ho letto nulla a proposito di queste polemiche e non so a cosa possano riferirsi di preciso: i capitoli del libro sono molto brevi (anche di mezza facciata) e, dato che iniziano sempre sulla pagina di destra, molte facciate di sinistra rimangono vuote; altra cosa è la presenza, in coda al romanzo, di pagine "eccedenti" per esigenze di foliazione, in merito alle quali il libro contiene una nota che spiega il dibattito sorto in redazione sull'opportunità di lasciarle bianche per eventuali annotazioni o di riempirle con estratti di altri romanzi NN.

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  3. Athena sono pienamente d'accordo con quello che hai scritto. Ne ho parlato anch'io pochi giorni fa sul mio blog e trovo che è un romanzo coraggioso come la scelta che fanno i protagonisti
    l'eta che avanza non deve fermare! Per me è questo che voleva dire Haruf. Non arrendersi. Vivere sempre e nonostante tutto

    Libro stupendo!

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    1. Esatto, è un romanzo coraggioso. Mi dispiace che la "normalità" della storia di Addie e Louis, intesa come storia di persone comuni dai desideri comuni e in città comuni, sia stata letta da qualche critico superficiale come una sequela di sfighe e situazioni descritte con termini altrettanto bassi: il romanzo può anche non piacere, ma è evidente che Haruf ha dedicato il suo ultimo sforzo a lasciare un messaggio importante e l'essenzialità del libro, non rivisto per causa di forza maggiore, ha un suo significato degno di rispetto.

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    2. Pienamente d'accordo!
      Mi hai fatto pensare ad una cosa, sai. Se simili esperienze fossero più frequenti quanta solitudine in meno ci sarebbe!
      Comunque i due protagonisti non fanno nulla di male. Semplicemente uniscono due solitudini e il risultato è la compagnia.

      Quanto ai fogli bianchi, io non ci ho nemmeno fatto caso. Il romanzo è più importante di alcuni fogli non scritti

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    3. Infatti chi ha scritto il commento cui mi riferisco (uno dei peggiori pezzi che abbia mai letto sulla stampa) ha dimostrato la stessa grettezza che manifestano le malelingue di Holt e i figli di Addie e Louis: perché giudicare sconveniente il bisogno di due persone di tenersi compagnia e scambiarsi un po'di affetto?

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  4. Quanta intimità in questo libro <3 Bellissimo!

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    1. Davvero! Adesso dovrò tornare alla Trilogia! :)

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  5. L'ho letto da poco anche io e mi ha lasciato quel senso dopio di soddifazione e insoddisfazione, è una felicità amara e un po' ci sono rimasta male, perché sono un sempre parziale quando si tratta di lieto fine e vorrei che tutti i personaggi a cui affeziono ne trovassero uno. Ma va bene così, perché mi ha scaldato il cuore e mi ha accompagnato in un momento strano della mia vita.
    E Haruf ha uno stile tutto suo, incredibilmentecoinvolgente, serrato e molto espressivo, non vedo l'ora di leggere la sua trilogia.

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    1. Di certo il finale è amaro, in qualche modo lottiamo tutti per vedere affermata la libertà di Addie e Louis, ma, alla fine, rimaniamo delusi, arrabbiati per i condizionamenti esterni che essa è costretta a subire.

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