lunedì 14 agosto 2017

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati - D. Bacchilega

Ormai lo sapete: se devo leggere un giallo, lo leggo durante l'estate, magari alternandolo a qualche classico, meglio se sotto l'ombrellone. Quest'anno ho portato in vacanza Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bacchilega (Las Vegas edizioni), che ho letto in spiaggia o a bordo piscina. Del resto l'ambientazione è quella della Romagna, familiare a molti Italiani e particolarmente evocativa nei mesi della villeggiatura... ma è una Romagna diversa quella che esce dalle pagine di questo romanzo. 
Non siamo sulle affollate spiagge di Rimini, fra bambini urlanti e bagnanti che colano creme da sole e sudore, ma in una cittadina umida, impregnata di nebbia e delitti. Nel mirino di un sadico assassino ci sono tre prostitute, Didi, Barbara e Giorgia e il loro protettore Ermes, che, nonostante l'aria da duro e gli affari loschi, appare più impegnato a fronteggiare la diarrea del suo cane Arrigosacchi che a commettere crimini. Le tre ragazze ricevono delle lettere di minaccia e ben presto una di loro viene uccisa. Ciò significa molto lavoro per Michele Zannoni, insaziabile giornalista di cronaca nera ormai stanco di parlare solo di incidenti stradali, per il poliziotto celato dietro al soprannome di Gola Profonda che gli passa informazioni sulle indagini, e per il tanatoprattore Mauro, personaggio costantemente preda dell'ansia e della paura che gli vengano rubati gli strumenti del mestiere ma anche fanatico di Chi vuol esser milionario. Attraverso l'incrocio delle voci dei protagonisti del racconto si ricostruisce una vicenda di sangue, di maniacalità e di indagini che traggono origine da pettegolezzi, maldicenze, vizi e perversioni sufficienti a montare i casi e la curiosità che si riversa su di essi, perché nei piccoli paesi tutti hanno dei peccati e tutti sono ben disposti a pensare male, spesso azzeccando la verità. E sopra tutto questo lo sguardo della stampa, lo spirito di sciacallaggio di Michele, che ha imparato da ragazzino che tutti hanno dei segreti e dei comportamenti poco edificanti da nascondere ma, allo stesso tempo, sono proiettati a voler conoscere i peccati altrui; che tutti temono la morte, ma nutrono una insana attrazione per le cattive notizie, non fosse che per sentirsi più al sicuro nella consapevolezza di essere sfuggiti ad un evento tragico.
Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati è un romanzo coinvolgente, ironico, amaro e ben costruito, che contiene molti spunti di riflessione sul modo di intendere la cronaca e sugli aspetti molto meno seducenti che i fatti di sangue comportano. Attraverso le figure di Michele e di Mauro conosciamo entrambi i lati della morte: quello della notizia sensazionale che tiene incollati ai notiziari e quello meramente biologico, macabro, disgustoso di identità da ricomporre e cui restituire la dignità che hanno perduto nel diventare oggetto di notizie. La scrittura di Davide Bacchilega è fluida, brillante, retta da scontri verbali e turpiloquio, ma anche da lunghi monologhi che rendono conto del pensiero e dei moventi delle azioni di tutti i personaggi coinvolti, dalle vittime ai sospetti, dai figli rimasti orfani a chi teme un'incriminazione. 
Insomma, in questo giallo c'è un po'di tutto e a tutto viene dato il giusto spazio, il giusto tempo, il giusto tono. Consigliatissimo per gli amanti dei gialli venati di umorismo e per chi non ha mai visto o non riesce ad immaginare la Romagna d'inverno, quella che appare quando si chiude l'ultimo ombrellone.

Quando si pensa alla Romagna, da fuori, è probabile che vengano in mente immagini simpatiche: la piadina farcita, l'orchestra Casadei, la tabaccaia di Amarcord. Però a quest'aria satura che c'è in inverno non ci pensano mai quelli di fuori. Non si immaginano questa nebbia che si stringe come un cappio attorno alla terra, senza mollarla, fino a strangolarla. Hanno in mente, quelli di fuori, solo spiagge affollate, ombrelloni colorati e pedalò al largo. Ma quelli che ci vivono in questo groviglio soffocante sanno bene che la Romagna non è sempre in fiore.
C.M.

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