martedì 2 luglio 2013

Scrivere romanzi (Daria Menicanti)

Ieri pomeriggio cercavo alcuni testi poetici che fanno parte del programma di recupero di uno studente. Bazzicando per la rete alla ricerca dei componimenti, (alcuni talmente recenti da non essere stati ancora antologizzati nei portali dedicati agli autori italiani) ho letto per la prima volta i versi della poetessa Daria Menicanti, fra cui uno intitolato Scrivere romanzi. In questa poesia l'attività del narratore è descritta con un'intensità e una capacità empatica tale che penso di poter dire di non essere l'unica scrittrice di romanzi (nel mio piccolo, credo di potermi definire tale) a riconoscersi nella descrizione che la Menicanti fa di questa particolare attività. Il romanzo è descritto come un edificio, come un mondo affollato: lo scrittore deve dividerlo con i suoi personaggi e accertarsi di esprimersi nel modo giusto, lavorando di lima, per poi, inevitabilmente, rendersi conto di essersi separato, attraverso la narrazione, da una parte di sé.

Scrivere romanzi

Da terra si alza con dolce brusio-
mentre tu scrivi- un muro
di parole e di frasi come ignote
e sopra a quello un altro già si inarca
e un altro ancora si annoda a costruire
il tuo numeroso edificio.
Non cerchi gli scalei i segreti passi
e a fatica ti orienti, che lì appunto
tu scopri il tuo essere in tanti
il tuo essere in troppi e con amore
amputi le tue lunghe ambiguità,
amputi e affili e già divieni un nuovo
risonare di voci e di colori
echeggianti l’un l’altro
nel trito di un tremante arcobaleno.
Sempre questo ti avviene quando scrivi:
ti intriga un’oppressione lievitando
multipla: qualche cosa
urge di separarsi da te
e già è altrove e lontano, già con altro-
altro da te- convive e si accompagna.

Daria Menicanti


Sarei curiosa di sapere dai narratori se anche loro condividano la sensazione di immedesimazione nello stato d'animo descritto dalla poetessa e cosa ne pensino gli amanti della poesia.

C.M.

16 commenti:

  1. Ecco, io di poesia ne capisco poco, ma l'immagine è azzeccata. Uno dei due approcci alla scrittura è proprio quello dell'architetto (l'altro è il giardiniere). L'architetto è chi pianifica la storia, magari non nei dettagli ma i muri portanti, i pilastri e tutto ciò che serve a farla stare in piedi prima di arricchirla di personaggi, avvenimenti e quant'altro. A sua volta, chi pianifica una storia può seguire due approcci, il plot o la struttura. Il plot è la trama e le regole sono le solite: suddividere, titolettare e ridurre all'outline; è il procedimento che insegnano a scuola per i riassunti, solo all'incontrario! La struttura invece è... oddio, è un po' complicato da spiegare. Sostanzialmente consiste nel "montare" strato dopo strato il tema, il genere, l'andamento (di massima) della tensione drammatica, i principali conflitti e tutta una serie di situazioni. Un po' come costruire una casa disabitata! ^^

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    1. Un bel modo di illustrare il procedimento narrativo: complimenti! :) Penso che l'approccio vincente sia quello di pianificare il plot, l'architettura, ma pensando ai possibili elementi strutturali e ai dettagli nel momento stesso in cui si alzano i muri! Non avevo mai sentito dello scrittore-giardiniere, di cosa si tratta? :)

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    2. Premetto che la metafora è di George R. R. Martin, decisamente un giardiniere! :)
      Il giardiniere è colui che fissa pochi paletti e lascia che la storia si evolva da sola, spesso e volentieri spostando quei paletti in corso d'opera. In realtà i due tipi di scrittore non sono necessariamente in contrasto, ognuno può essere un po' l'uno e un po' l'altro. Io per esempio sono affascinato dall'approccio strutturale, ma sono sostanzialmente incapace di organizzarmi - in molti ambiti della mia vita, a dire il vero! La conoscenza di questa tecnica consente di isolare i punti di forza e le debolezze di un testo (a saperli usare). La struttura più famosa, che forse avrai incontrato, è "Il viaggio dell'eroe*", frutto di uno studio comparativo su miti e leggende e resa famosa dall'applicazione al cinema hollywoodiano. Dico che è famosa perché se ne parla spesso sui blog di chi anche scrive. :)

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    3. Non conoscevo questa sua metafora, ma, se è così, Martin è IL giardiniere! :)
      Quello del "Viaggio dell'eroe" è un concetto di cui ho sentito parlare, ma che non ho mai approfondito: se hai qualche link da suggerire a tal proposito, lo visiterò volentieri!

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    4. Con piacere! Trovi qui e qui il tentativo di riassumere la prima parte del libro di Vogler, che si intitola proprio "Il viaggio dell'eroe", Dino Audino editore. Se invece non ti soddisfa, puoi recuperare "L'eroe dai mille volti" di Joseph Campbell, lo studio sulla mitologia da cui Vogler ha preso le idee. Considera che il lavoro di Vogler era inizialmente un tentativo di applicare il modello di Campbell alle sceneggiature cinematografiche a cui lavorava - divenne poi un paradigma e oggi te lo spacciano in quasi tutti i manuali di scrittura. Il libro di Vogler l'ho letto, è piuttosto fruibile e pieno di esempi presi dalla narrativa e dal cinema. Il libro di Campbell, che forse aveva l'ambizione di essere uno studio antropologico, non l'ho ancora letto (ma è nella mia biblioteca).
      Ti avverto amichevolmente che se ti addentri in questo tipo di studi non leggerai più un libro (non parliamo dei film) con la stessa meraviglia di un tempo.

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    5. Grazie mille delle indicazioni, vado subito a leggere i contenuti dei link, poi valuterò se affrontare anche il libro! Non mi spaventa scoprire i meccanismi letterari, anzi, realizzando il funzionamento di molti di loro, spesso sono rimasta più affascinata che disincantata, ma terrò presente l'amichevole avvertimento! :)

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  2. Anch'io non amo particolarmente la poesia, ma leggendo i commenti è nato un pensierino: come un giardiniere
    ...oppure come un cuoco?
    Sono talmente negata per le "scienze esatte" che solo il vocabolo "architetto" è pruriginoso.
    Il cuoco deve essere preciso nei "dosaggi", ma può permettersi un briciolo di folle fantasia ;-)
    (e poi amo i dolci: mi fate pensare ad una torta alta e stratificata)

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    1. Un paragone davvero goloso: d'altronde per uno scrittore leggere il frutto delle proprie fatiche è appagante quanto gustare un buon dolce! :)

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  3. Bella questa poesia! E bello l'argomento, la riflessione sui diversi modi in cui si può essere narratori.

    Quanto alla poesia, soprattutto mi riconosco in due aspetti: la creazione di un altro da sé che si allontana dal suo creatore e diventa indipendente, svincolato da chi l'ha creato, soggetto alla libera interpretazione di altri; il lungo lavoro di labor limae, amputare e affilare fino allo stremo.
    La coralità del romanzo (arcobaleno, edificio affollato) è qualcosa che può esserci o non esserci, dipende dalla natura del romanzo stesso. Quello in cui invece non mi riconosco affatto è l'idea del perdersi nella propria stessa creazione; io mi ci oriento sempre bene e credo che nessuno scrittore fatichi a ricordare ciò che lui stesso ha inventato e deciso.

    In merito allo studio delle strutture e delle tecniche narrative, si tratta di concetti "antichi", applicati senza teorizzarli dai tempi più remoti e trattati già diffusamente da coloro che hanno analizzato la mitologia, ma anche la fiaba (penso a Propp, che già aveva trovato tutte queste strutture) e anche la psiche umana (Jung). Non penso che conoscendo queste strutture si perda il gusto nel fruire una narrazione - anzi, quando leggo queste analisi strutturali mi annoio un po', come quando ti raccontano qualcosa che sai già benissimo, che hai già notato da molto tempo, anche se magari non l'hai mai formulato esplicitamente.
    Io, pur amando le scienze esatte, troverei noiosissimo nel contesto della narrativa costruire una storia con riga e compasso, rigidamente; d'altra parte, è ovvio che i personaggi non fanno "quello che vogliono" ma tutto è deciso inflessibilmente dal narratore. Io ho un personalissimo approccio alla narrazione: parto da un'idea di base, un'ispirazione, una scena o un'immagine o una situazione che mi balzano alla mente all'improvviso; arricchisco via via senza dimenticarmi di fare impliciti "studi di fattibilità e di verosimiglianza" (tengo molto all'accuratezza storica e al "vero/verosimile" manzoniano, alla credibilità della narrazione) e analisi che si potrebbero teorizzare (come quasi ogni cosa) con il linguaggio della teoria dei sistemi e del controllo (la "mia" disciplina). Ovvero, cerco una soluzione verosimile e realistica a problemi, come ad esempio: una persona con queste caratteristiche, in una situazione come questa, come si comporterebbe? O al contrario: in una situazione come questa, che caratteristiche deve avere una persona per trovare il coraggio/risolversi/rassegnarsi a comportarsi così? Oppure ancora: cosa deve accadere a una persona con questo carattere perché si comporti in un certo modo? Eccetera, eccetera.

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    1. Condivido il tuo modo di operare: sebbene io prediliga (per il momento) la narrativa fantastica, non amando le situazioni di meraviglioso estremo e cercando comunque che la trama abbia una sua coerenza e si tenga lontana dall'assurdo, tendo a pormi nella stessa ottica di verosimiglianza (rispetto alle coordinate surreali del mondo in cui la storia si svolge, ovviamente). Mi piace la riflessione sui personaggi, il chiedersi come agirebbe un personaggio con certe caratteristiche, che è la base della plausibilità di una trama e della forza dei protagonisti... anche se, talvolta, figure molto definite possono effettivamente far fare al narratore quello che vogliono! :)
      Sono sempre più curiosa di leggere i tuoi romanzi!!

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  4. ciao. a dire la verità non mi riconosco molto nella poesia di Daria Menicanti, e non saprei nemmeno come mi escano fuori i romanzi, se me lo chiedessero - come hai fatto questo o quest'altro - non saprei rispondere, direi: è così. So solo che a un certo punto mi compare questo scollamento del testo: sento la finzione, e questa cosa mi spinge lessicalmente a lavorarci un po' per eliminare questo non felice sentimento di finzione. Non sono mai riuscito a vedere la struttura di un mio romanzo all'inizio per quanto mi rendo conto che quel romanzo devo averlo in qualche modo sognato a occhi aperti per parecchio tempo prima di iniziare a scriverlo (metaforicamente il blocnotes che alcuni consigliano ai romanzieri, ma è tutto mentale per me, sono i frammenti di dialogo che ascolto, anche in autobus, coversazioni, letture, e poi il mio passato, i personaggi che mi sono passati davanti e mi apparivano appunto già come personaggi di futuri romanzi. E io in quale personaggio sono ogni volta? potrei essere per esempio - come è successo - un certo cane ossessionato dall'odore di un personaggio). Devo anche dirti che fin da piccolo sento il bisogno di scrivere non gialli ma romanzi gialli ma nel senso di ricostruzione filologica di un passato: dato un cadavere come si è arrivati a questo - e così un po' come quando ti trovi un frammneto di papiro e devi ricostruire un inno o una lettera o una nota amministrativa: non a caso l'altra mia grande passione è poi diventata la filologia, i rapporti col testo, la critica del testo come ricostruzione, che sono appunto i miei inizi da adulto avendo poi avuto poi la fortuna di studiare con due grandi filologi, il che forse mi ha rovinato :-)

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    1. Ovviamente ciacsuno ha il proprio approccio, io sono invece molto proiettata sulla struttura e sul pre-confezionamento dei diversi nuclei narrativi. Quanto alla filologia, non c'è dubbio che possa avere le sue ripercussioni sulla scrittura: a me fanno notare che tendo molto a ricostruire le diverse situazioni, e, in effetti, non sono contenta finché non è chiaramente spiegato il perché di un certo avvenimento o comportamento! :)

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  5. e non ti succede di rimanere sorpresa dal bisogno di indipendenza che spesso i personaggi cercano? certo l'autore è sempre autore, bisogna far capire loro chi è il "demiurgo" ma intanto ti sgusciano tra le mani, scappano, non si piegano oppure fanno strane alleanze ... sai quante volte mi è successo: sono lì in agguato e saltano fuori all'improvvviso e mi aggrediscono tutti insieme ... una vera tregenda :-)

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    1. Eccome se mi succede! Tante volte ho cambiato anche radicalmente parti di romanzi proprio per dare spazio a questi protagonismi! :)

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  6. :-) mi piace come l'hai chiamato: questi protagonismi! ... E' proprio così ...

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    1. Mi fa piacere che gradisca l'espressione! :)

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