lunedì 20 agosto 2018

Nel magico Paese del Sol Levante #5: Miyajima e Hiroshima

Siamo giunti alla conclusione del percorso dedicato al Giappone. Tokyo con Shinjuku, Shibuya, Asakusa e Akihabara, Takayama, Shirakawago, Kanazawa e Kyoto sono ormai alle spalle e non resta che l'ultima tappa del viaggio: Hiroshima con la sua baia e l'isola di Miyiajima. Partiamo proprio da quest'ultima, osservando l'ordine delle escursioni.
 
Miyajima, O-torii visto dal santuario Itsukushima
 
Miyajima, conosciuta anche come Itsukushima dal nome del maggior santuario shintoista sorge su di essa, è un'isola che è considerata Patrimonio dell'Umanità nella sua interezza dal 1996: non solo la principale area sacra con il suo celebre O-torii, ma anche il mare e la foresta del monte Misen determinano il prestigio e la bellezza di quest'isola del San-yo, l'area dell'Honsu occidentale affacciata sul Mare interno (Seto-naikai). Miyajima è perlopiù meta di escursioni giornaliere, ma noi abbiamo scelto di alloggiare in un ryokan, un albergo in stile giapponese fornito anche di onsen, cioè di una rilassante area termale affacciata direttamente sulla foresta e i ruscelli che discendono dal Misen.
 
Miyajima, ponte alle spalle del santuario Itsukushima
 
La maggior attrazione di Miyajima, come dicevo, è il santuario Itsukushima, dedicato alle tre dee Munakata, cioè Ichikishimahime, Tagorihime e Tagitsuhime, kami protettrici del mare e dei traffici, generati da Amaterasu tramite la spada di suo fratello Susanoo. Il santuario, risalente alla fine del VI secolo, comprende una cella principale dedicata ad esse, oltre ad una serie di santuari minori, tutti collegati tramite dei ponti sospesi nei quali confluisce l'acqua marina. Con l'alta marea, gli edifici compresi fra il grande O-torii di legno di canfora rosso, simbolo dell'isola, e la cella delle divinità, il santuario appare come uno spettacolare complesso di palafitte incorniciato dalla vegetazione insulare; quando, invece, il mare raggiunge il livello più basso, si può camminare quasi fino alla base del torii, che si eleva fino a 16 metri di altezza. Rimanendo sull'isola tutta la giornata si può ammirare la variazione della marea e della luce su questo angolo meraviglioso in cui si avvertono tutta la spiritualità e l'incanto del luogo.
 
Miyajima, uno dei tanti cerbiatti che bazzicano per l'isola
 
Ai due lati del santuario Itsukushima si elevano il santuario Hokoku, voluto da Toyotomi Hideyoshi nel 1587 in onore dei caduti di guerra e per conservare i sutra buddisti; l'edificio è dunque un esempio della fusione dei due maggiori culti giapponesi, infatti alle sue spalle sorge una pagoda a cinque piani, al cui colore rosso il santuario avrebbe dovuto uniformarsi, se Hideyoshi non fosse morto prematuramente. All'interno dell'Hokoku si estende un pavimento di 857 tatami e sono conservati gli shakushi, mestoli da riso che sono fra i simboli di Miyajima, offerti come tributo dai guerrieri per l'assonanza fra il verbo che significa 'prendere il riso' e quello che significa 'conquistare'. Il più grande shakushi è esposto nella principale strada dell'isola.
 
Miyajima, vista dal monte Misen
 
Passeggiando per Miyajima non solo si possono gustare tantissime prelibatezze, dagli spiedini di polpo e granchio ai cracker di riso, dalle ostriche fritte ai panini al vapore ripieni di carne, pesce o verdure, dal pesce fritto ai momiji (delle focaccine dolci ripiene di confettura di fagioli azuki a forma di foglia d'acero, pianta chiamata, appunto, momiji), ma si incontrano, perfettamente a loro agio fra i turisti, tantissimi cerbiatti selvatici, che discendono dalla foresta del parco Momijidani per rubacchiare cibo... e masticare vestiti!
Miyajima significa 'isola santuario' e questo nome è dovuto principalmente al santuario Itsukushima, ma tutta la sua superficie è costellata di edifici religiosi shintoisti o buddhisti; lo stesso percorso sul Misen, all'interno della riserva naturale, appare come una sorta di pellegrinaggio. Noi abbiamo raggiunto l'altezza di 430 metri con la funivia, ammirando nella salita le isolette che circondano Miyajima, per poi discendere (faticosamente) attraverso i sentieri che collegano la cima del Misen alle sue falde. Siamo così passati dal tempio Misenhondo, che custodisce la grande campana bronzea donata dal guerriero Taira Munemori nel XII secolo, dal santuario degli innamorati Reikado, in cui arde la fiamma eterna Kiezu-no-hi, dal tempio Sankido, dal quale si riversavano nel bosco i versi dei sutra, e da diversi altri piccoli santuari.
 
Miyajima, un piccolo Jizo in lettura
 
La discesa ci ha condotti direttamente al tempio buddista Daisho-in, fondato nel XII secolo; il complesso è circondato da aceri e alcuni ci hanno offerto un saggio della colorazione rossa che in autunno rende particolarmente suggestivo questo luogo. Nei pressi dei santuari e degli incroci lungo il percorso si incontrano diverse statue di Jizo Bosatsu, una divinità dalle sembianze di un monaco, spesso adornata di bavagli e berretti e affiancata da statue più piccole nelle pose più diverse, che i passanti hanno arricchito con occhiali e cappelli. Il motivo di questa particolare usanza è legato al fatto che Jizo rappresenta i voti dei genitori che hanno perso i loro figli e che, in qualche modo, hanno iniziato a trattare le sue statue come dei bambini di cui prendersi cura. La medesima abitudine si è riversata sulle 500 effigi di un'altra divinità buddista, Rakan, ciascuna delle quali presenta pose ed espressioni differenti: lungo il fianco del Daisho-in si può osservare questa immensa distesa di statue munite di berretti colorati, sulle mani delle quali turisti e pellegrini hanno depositato delle monete. 
 
Miyajima, statue di Rakan nel tempio Daisho-in
 
Il tempio Daisho-in è celebre anche per scalinata che sale fra il cancello Niomon, sorvegliato dalle statue del re guardiano, e il cancello Onarimon: il corrimano centrale è costituito da 600 rotoli che rappresentano i volumi del Dai-hannyako Sutra, che si ritiene portino fortuna a chi, percorrendo i gradini, li faccia ruotare con le mani. Sul fianco della scalinata, nello spazio intermedio fra questa e il cammino dei 500 Rakan, è collocata una campana che si può suonare per ricevere la protezione del dio. Il cuore del complesso ospita degli edifici dedicati alle diverse divinità associate al Buddha, il guerriero Namikiri Fudo Myo, cui Toyotomi Hideyoshi era devoto e al quale è dedicata una galleria di mille effigi, Kannon, Jizo e Amida Nyorai, divinità della luce, oltre che, naturalmente, dello stesso Buddha, colto nel momento del Nirvana. Purtroppo non siamo riusciti a visitare ogni anfratto di questo complesso templare, anche perché il traghetto per Hiroshima ci attendeva.
 
Miyajima, complesso del tempo Daisho-in
 
A Hiroshima ci siamo concentrati sul Parco della Pace, creato nei pressi dell'unico edificio che la bomba atomica ha parzialmente risparmiato nell'area dell'esplosione: il padiglione delle esposizioni commerciali progettato dall'architetto ceco Jan Letzel e ormai noto come Cupola della bomba atomica (Genbaku Domu) o come Memoriale della Pace. Abbiamo tutti nella mente questa struttura, soprattutto l'intelaiatura metallica della sua cupola, che i libri di storia ci hanno abituato a riconoscere. Eppure trovarsi lì davanti, in un parco che, pur essendo immerso in una città trafficata, è silenzioso, dà una sensazione terribile, perché si avverte chiaramente che quel sito non avrebbe dovuto attirare la nostra attenzione, che non sarebbe dovuto essere altro che una costruzione come tante.
 
Hiroshima, Genbaku Domu
 
Dalla Genbaku Domu, di fronte alla quale una targa motiva la nomina a Patrimonio Unesco nel 1996, si apre un percorso luttuoso, all'insegna della memoria ma anche della speranza che al valore della memoria stessa si lega e che ho visto rappresentato nella scena di un padre che cercava di spiegare alla figlia qualcosa di inspiegabile.
Erano le 8.15 del 6 agosto 1945 quando Hiroshima fu sconquassata dalla deflagrazione dell'ordigno statunitense Little Boy. Il 9 agosto una seconda bomba fu sganciata su Nagasaki. Le vittime delle esplosioni e delle radiazioni propagatesi successivamente ammontano a circa 200.000. Il Parco della Pace serve a ricordare la tragedia e ad ammonire l'umanità sugli orrori della guerra.
 
Hiroshima, Campana della Pace
 
Accanto alla cupola si incontra il primo di tantissimi monumenti che sorgono in quest'area, dedicato agli studenti mobilitati durante la guerra, ma il parco vero e proprio si estende dall'altra parte del fiume Motoyasu. Qui, nei pressi di un museo, un disco di pietra rappresenta un orologio fermo sulle 8.15, a indicare l'ora in cui tante vite sono state spezzate. Fra i numerosi monumenti che si possono qui osservare vanno segnalati la Campana della pace, che tutti i visitatori sono invitati a suonare in segno di preghiera, il cenotafio per le vittime e lo stagno che lo separa dalla cupola, che crea, grazie alla prospettiva della costruzione, un collegamento fra ciò che la bomba ha lasciato e ciò che ha distrutto. Nel mezzo dello stagno, fra i due elementi-chiave del parco, arde Heiwan-to, la fiamma della pace accesa con il fuoco di Kiezu-no-hi di Miyajima e che verrà spenta solo quando l'ultima arma nucleare sarà stata distrutta. 
 
Hiroshima, Monumento dei bambini per la pace
 
L'elemento che, però, produce l'emozione più forte è il Monumento dei bambini alla pace, sulla sommità del quale è rappresentata Sadako Sasaki, miracolosamente sopravvissuta all'esplosione ma morta di leucemia nel 1955, prima di completare la realizzazione di mille gru di origami che le avrebbe permesso di esprimere e veder realizzato il suo desiderio di guarigione e di pace.
 
Hiroshima, cenotafio per le vittime della bomba atomica
 
Dopo il pomeriggio di raccoglimento nel parco di Hiroshima, abbiamo ripreso il treno in direzione di Osaka, che abbiamo raggiunto in serata e che è stata poco più che un appoggio per l'ultima notte in Giappone, in attesa di riprendere l'aereo. La mattinata che ci ha separati dal volo, infatti, è bastata appena per visitare il castello di Toyotomi Hideyoshi, interamente adibito a museo, per assaggiare quella parte di storia che documenta l'avanzata di Tokugawa Ieyasu e le battaglie da lui combattute contro il clan Toyotomi. La visita è poco appagante per i visitatori non giapponesi, in quanto solo una parte dei reperti esposti, perlopiù documenti di corrispondenza, presenta delle didascalie; notevoli sono gli esempi di armature dei samurai, tuttavia non basta questo a rendere proporzionale il costo del biglietto, giustificabile forse per il godimento della vista sulla città, cui abbiamo rinunciato perché ormai abbattuti (abbattuta io, ad essere sincera) dal caldo e dalla fatica.
 
Osaka, castello
 
Si conclude qui il mio diario di viaggio, ma vorrei dedicare al Giappone un ultimo post, così da condividere dei consigli e delle indicazioni per chi si appresta a visitare questo splendido Paese, e per tenerli a mente io stessa, se mai avrò la possibilità di ritornarci.
Dōmo arigatō.

C.M.

lunedì 13 agosto 2018

Nel magico Paese del Sol Levante #4: Kyoto

L'antica capitale del Giappone è stata una delle tappe più affascinanti e ricche di attrattive di tutto il viaggio. Dopo le due giornate a Tokyo (di cui raccontavo qui e qui) e quelle trascorse fra Takayama e Kanazawa, abbiamo raggiunto Kyoto con lo Shinkansen e immediatamente ci siamo resi conto che due giorni non sarebbero bastati per vedere nemmeno un quarto di ciò che questa città aveva da offrire, con i suoi 17 patrimoni Unesco e le ulteriori attrattive culturali.

Kyoto, panorama dal Kiyomizu-dera

Rispetto a Tokyo, il viaggiatore ritrova in Kyoto una città che ha conservato molti più tratti tradizionali sia nelle architetture e nell'urbanistica che nella tipologia di prodotti che si possono trovare nei negozi, molti dei quali sono dedicati ai ventagli, alle ceramiche e alle stoffe. Con quasi duemila edifici religiosi fra templi buddisti e santuari shintoisti, quartieri con case in legno e due palazzi di enorme valore storico, Kyoto è comunque anche una città estremamente moderna, che offre locali, rumorose sale-gioco, chioschi e una fitta rete di servizi di trasporto che rende estremamente agevoli e rapidi i collegamenti. 

Kyoto, Giardini dell'antico palazzo imperiale

Il centro di Kyoto, che si struttura in modo regolare intorno al corso del Kamogawa, è costituito dal parco dell'antico palazzo imperiale, ma i principali punti di interesse portano il turista in un moto centrifugo ipoteticamente senza fine. Avendo a disposizione due giorni, su consiglio della guida che ci ha accolti in Giappone, ne abbiamo dedicato uno al centro e all'area nord-occidentale e l'altro all'area sud-orientale, mettendo già in conto il sofferto sacrificio della passeggiata nella foresta di bambù di Arashiyama e del Museo internazionale del Manga, che, pure, era a due passi dal nostro hotel, ma osservava orari incompatibili con i notevoli spostamenti.

Kyoto, vista lungo il Kamogawa dal quartiere di Gion

Per darci la carica, la sera del nostro arrivo ci siamo fiondati nel quartiere commerciale di Kawaramachi, fra i numerosi negozi, per una cena veloce in un chiosco specializzato in gyoza, favolosi ravioli al vapore ripieni di verdura, carne o crostacei e abbiamo concluso la cena con una golosa crépe giapponese farcita di gelato, senza però resistere alla tentazione di un taiyaki, una tortina di waffle a forma di pesce farcita a piacere (noi in Giappone ci siamo letteralmente assuefatti alla confettura di fagioli azuki, usata anche per i celebri dorayaki).

Kyoto, Castello Nijo - particolare del portale d'ingresso

La mattina seguente ci siamo avventurati nel parco dell'antico palazzo imperiale, nel quale abbiamo visitato, in modo totalmente gratuito, la dimora della famiglia Kan-in-no-miya, una delle quattro famiglie imperiali, il piccolo santuario Munakata e, naturalmente, l'edificio che ospitò gli imperatori e i loro ospiti fino al 1869, quando la capitale fu trasferita a Tokyo. Nonostante Kyoto sia diventata sede del potere imperiale già alla fine dell'VIII secolo (prima il centro politico era Nagoya e, prima ancora, Nara), solo dal 1331, con l'incoronazione di Tsuchimikado Higashintōin-dono, divenne ufficialmente la sede del regnante. L'edificio che oggi possiamo ammirare copre un'area di undici ettari, ma, a causa dei numerosi incendi susseguitisi negli anni, è il frutto di un intervento operato nel 1855. Il percorso di visita, che è limitato agli spazi esterni, si snoda attraverso i locali predisposti per il ricevimento degli ospiti e i giardini, passando per lo Shishinden, cioè la sala delle cerimonie, che, pur essendo un edificio recente, fu costruito nello stile del periodo Heian (VIII-XII secolo) ed ebbe l'onore di essere la sede da cui l'imperatore Meiji avviò la restaurazione del potere imperiale, con l'emanazione del Giuramento della carta (1868).

Kyoto, Shishinden dell'antico palazzo imperiale

Poco lontano dal Palazzo imperiale sorge il Castello Nijo, voluto dallo shogun Ieyasu Tokugawa nel 1603, ufficialmente per ospitarlo nelle sue visite a Kyoto, in realtà anche per ostentare la sua ricchezza di fronte all'imperatore, privato ormai del suo potere dalla casta militare. Il Castello Nijo, patrimonio Unesco dal 1994, è una tappa impedibile per il visitatore di Kyoto in quanto testimonianza dell'arte e della storia del periodo Edo (1603-1868): passeggiando fra i sei blocchi che lo compongono, camminando a piedi nudi sul legno e sul tatami, si possono ammirare eccezionali pareti dipinte a motivi naturali, comprendere le modalità degli incontri fra lo shogun e i daimyō, ma, soprattutto, ascoltare il suono dei pavimenti usignolo (uguisu-bari), costruiti appositamente per emettere un suono simile al verso di questo uccello anche al passo più leggero, in modo da rivelare prontamente l'eventuale presenza di ninja inviati a spiare o uccidere lo shogun.

Kyoto, Castello Nijo - ingresso

Spostandosi in autobus a nord-ovest del Castello Nijo si raggiunge un'area religiosa che ospita ben tre templi dichiarati Patrimoni dell'Umanità dall'Unesco: il Kinkakuji, il Ryoanji e il Ninnaji; per motivi di tempo (in Giappone i cancelli dei templi si chiudono fra le 16.30 e le 17.00) abbiamo dovuto sceglierne uno e abbiamo optato per il suggestivo Kinkakuji, il Tempio del padiglione d'oro. In origine l'edificio era una villa a tre piani costruita per volontà dello shogun Ashikaga Yoshimitsu (1358-1408), ma divenne un tempio zen dopo la sua morte e fu ricostruito dopo l'incendio appiccato da un monaco nel 1950.

Kyoto, Tempio Kinkakuji

Da un santuario è invece partita l'escursione del secondo giorno a Kyoto: il Fushimi Inari Taisha, situato a sud-est della città, ai piedi del Monte Inari. Il complesso è la testa di oltre trentamila santuari giapponesi dedicati al dio del riso, della prosperità, degli affari e del commercio ed è notevole per il percorso sulla collina attraverso diecimila torii rossi donati alle aziende in segno di voto, preghiera e ringraziamento. Simbolo del sito, oltre al torii rosso, è la volpe bianca, considerata messaggera di Inari, raffigurata con delle spighe di riso o una chiave fra le fauci.
Anche nei pressi del Fushimi Inari, come vicino al tempio di Asakusa a Tokyo, si snoda un sentiero costellato di negozietti e chioschi che ci hanno ristorati dopo la lunga camminata fra i torii; proprio qui abbiamo assaggiato i mochi, delle palline di riso morbide arrostite su spiedi e serviti con salsa di soia.

Kyoto, Fushimi Inari Taisha

Non lontano dal Fushimi Inari sorge il Sanjūsangen-dō, un tempio buddista notevole non tanto per la sua architettura o i suoi giardini, quanto per le mille statue dorate della divinità buddista Kannon, disposte in una lunga galleria interrotta solo da uno spazio dedicato alla grande statua del Buddha, anch'essa dorata. Le statue, tutte nella medesima posizione stante e in preghiera, sono di legno di cipresso ricoperto d'oro; 124 di esse risalgono alle origini del tempio (XII secolo), mentre le rimanenti furono realizzate dopo la ristrutturazione del XIII secolo, a seguito di un incendio. Davanti ad esse, distribuite lungo la galleria, ci sono le ventotto effigi di altre divinità guardiane e alle due estremità della galleria compaiono gli spiriti delle forze naturali, il dio del tuono Raijin e quello del vento, suo fratello Fūjin.

Kyoto, Fushimi Inari Taisha

Per chiudere una giornata che è sembrata quasi un pellegrinaggio religioso, ci siamo spostati nel quartiere di Higashiyama, ricco di templi e santuari. Accedendo in corrispondenza del cimitero Nishi-Otani, abbiamo avuto il tempo di visitare soltanto il Kiyomizu-dera, un altro tempio dedicato alla dea dalle mille braccia Kannon, così antico da essere stato costruito prima della nascita della stessa Kyoto, nel 778. Dalla sommità dell'area templare si gode di una vista mozzafiato sulla parte più antica della città, in direzione del Kamogawa e del quartiere dei divertimenti di Gion, celebre per la presenza, discreta e rara da scorgere, delle geishe.

Kyoto, Kiyomizu-dera

Dopo questa frenetica e bollente scarpinata per Kyoto, non mi resta che raccontarvi dell'ultima tappa del viaggio, fra Hiroshima e l'isola di Miyajima che sorge nella sua baia.
Dōmo arigatō.

C.M.

martedì 7 agosto 2018

Nel magico Paese del Sol Levante #3: da Takayama a Kanazawa, passando per Shirakawa-go

Lasciata alle spalle Tokyo con le sue scarpinate fra Shinjuku, Shibuya, Asakusa e Akihabara, ci siamo avventurati nella parte occidentale dell'Honsu centrale, nell'Hokoriku, fra le montagne e le valli che preludono allo sbocco sul Mar del Giappone, la terra in cui Iasunari Kawabata ha ambientato il romanzo Il paese delle nevi. Era il momento di testare i famosi Shinkansen, i treni proiettile che permettono di raggiungere in poche ore le principali città del Giappone e, in raccordo con le linee locali della Japan Railways, offrono un accesso a qualsiasi punto del Paese. La nostra prima tappa è stata la cittadina di Takayama, che ci ha anche offerto la base per un'escursione nel villaggio di Shirakawa-go sulla strada per la città di Kanazawa.

Shirakawa-go, villaggio Ogimachi

Il viaggio merita un racconto a sé, perché dimostra la straordinaria efficienza dei servizi nipponici. A causa di una frana provocata dalle piogge monsoniche, un tratto della linea ferroviaria che percorre la prefettura di Gifu era interrotto in due punti; abituati agli enormi disagi della rete ferroviaria italiana, alla notizia abbiamo tentennato, ma in men che non si dica gli impiegati della biglietteria ci hanno consegnato un foglio con descrizione del percorso alternativo, già organizzato in tutti gli scambi fra treni locali e autobus, per aggirare il punto del disastro in attesa del pronto intervento. Ecco, la leggendaria operosità dei Giapponesi non è affatto leggenda: da Nagoya a Takayama il viaggio, pur con questo inconveniente, è stato più agevole e rassicurante che su tanti percorsi nostrani.

Takayama, torii del santuario Sakurayama Hachimangu

Takayama, il cui nome significa 'Alta montagna', si trova fra le Alpi giapponesi ed è una cittadina caratterizzata da numerose botteghe artigiane, da un vivace mercato mattutino e, soprattutto da un quartiere interamente dedicato a templi e santuari, chiamato Teramachi. L'impressione, avventurandosi in questo centro in cui le attività commerciali chiudono presto la sera e aprono tardi al mattino, è di un centro montano che vive soprattutto di passeggiate turistiche e pellegrinaggi spirituali ed è piacevole percorrerne i sentieri ascoltando il fluire delle acque dei fiumi Miyagawa ed Enako, che si incontrano proprio nell'area del mercato.

Takayama, strada fra le antiche dimore storiche

Qui abbiamo gustato un fenomenale piatto chiamato okonomiyaki, una sorta di frittata servita con salse agrodolci e farcita di ingredienti che variano a seconda della tipologia, un po'come le pizze: si va da quelle vegetariane con verdure e germogli a quelle ipercaloriche con uova, bacon e maionese; in alcuni locali viene servita sulla piastra teppan direttamente al tavolo degli avventori.
Takayama è tutta un santuario, infatti ogni quartiere e quasi tutti gli incroci ospitano dei piccoli capitelli con tanto di torii in miniatura e piccoli lavacri per la purificazione in cui l'acqua scende attraverso una canna di bambù. Nei pressi di alcuni di essi, inoltre, si possono ammirare le bambole votive sarubobo, ciascuna delle quali assume un valore diverso a seconda della sua colorazione e rappresenta dunque un differente tipo di preghiera; si tratta di oggetti di valore religioso, ma, come talismani, si possono acquistare in qualsiasi negozio di souvenir.

Takayama, bambole sarubobo

Prima di giungere nel Teramachi, è consigliabile un passaggio attraverso il quartiere delle antiche dimore storiche, particolarmente suggestivo di sera o al mattino presto, quando gli unici suoni che si sentono sono quelli delle campanelline che vibrano nel vento, per raggiungere il santuario Sakurayama Hachimangu; vi si accede passando attraverso un grandissimo torii e salendo una scalinata piuttosto imponente ed è notevole sia per il chōzuya che riceve l'acqua sacra dalle fauci di un drago sia per il complesso di piccole celle che si è creato tutto intorno. Da questo punto e poi in tutti il Teramachi si incontrano alberi cinti di shimenawa, corde di paglia di riso o di canapa adornate di shide, cioè stringhe di carta a forma di saetta: questi elementi, che decorano molto spesso anche i torii e altri elementi dei santuari, sono simboli sacri, che denotano, nel caso delle piante, la loro appartenenza allo spirito (kami) del luogo; chi ha visto Il mio vicino Totoro capirà bene a cosa mi riferisco.

Takayama, chōzuya del santuario Sakurayama Hachimangu

Takayama, santuario Hachimangu

Dato il poco tempo a disposizione, nel Teramachi abbiamo visitato solo alcuni dei templi e dei santuari, avventurandoci di qualche passo anche fra le tombe che rampollano alle spalle di questa area, dalle più antiche a quelle di pochi anni fa. Lungo il percorso abbiamo privilegiato il Tempio Kyushoji e il santuario Higashiyama-Shinmei, i maggiori del complesso sacro. Dopo un rapido passaggio nel cortile della Residenza storica dei governatori e fra le botteghe vicine allo storico Ponte Nakabashi, ci siamo diretti alla stazione degli autobus per raggiungere la nostra seconda tappa.

Takayama, Ponte Nakabashi

Shirakawa-go ospita Ogimachi, un villaggio rurale composto di più di cento fattorie tradizionali con il tetto in paglia; gli edifici in legno sono immersi fra le risaie e separati da ruscelli che scorrono tutt'intorno, alcuni sono ancora abitati, altri sono adibiti a negozi, bar o musei. Passeggiando in questo luogo si avverte la sensazione di andare indietro nel tempo e non si può non chiedersi come sarebbe visitarlo in pieno inverno, con i tetti coperti dalla neve (soprattutto mentre si cerca di refrigerarsi a colpi di kakigori, la soffice granita insaporita da sciroppi colorati). Questo complesso storico, il cui nucleo vanta quasi trecento anni, ha valso a Shirakawa-go il titolo di Patrimonio Unesco nel 1995 e offre una vivida testimonianza della comunità rurale nipponica. Consiglio, in particolare, una visita alla casa Kanda, le cui proprietarie offrono un'accoglienza calorosa, invitando gli ospiti a sorseggiare un buonissimo tè giapponese.

Shirakawa-go, villaggio Ogimachi

In meno di due ore in autobus da Shirakawa-go si raggiunge la città di Kanazawa, roccaforte dei daymio Maeda, che conquistarono il castello cittadino nel 1583, a seguito di un successo militare a fianco di Toyotomi Hideyoshi, facendone poi in epoca Edo la quarta città del Giappone. In passato era un fulgido esempio di città-castello, pensata per radunare attorno alla rocca i nobili e i samurai e poi, a raggiera, le botteghe e i quartieri artigiani.

Kanazawa, il castello nei pressi dell'ingresso Ishikawamon

Kanazawa, castello

Il castello che si ammira oggi è il frutto di una ricostruzione a seguito dei numerosi incendi subiti dall'edificio originario, di cui sopravvivono solo gli ingressi Ishikawamon e Sanjikken Nagaya, quest'ultimo a collegamento del complesso palaziale con il rigoglioso giardino Kenrokuen, uno dei più famosi del Giappone, spettacolare per i suoi giochi d'acqua e gli intrecci degli alberi maestosi. Il castello e il giardino possono essere visitati con un biglietto cumulativo o con due biglietti separati, ma, dovendo scegliere, è preferibile dedicarsi al Kenrokuen, dal momento che il castello è interessante soprattutto per la descrizione dei metodi costruttivi adeguati a sopportare le scosse sismiche, ma è totalmente moderno.

Kanazawa, giardino Kenrokuen

Nelle vicinanze del castello meritano almeno un passaggio il mercato Omi-cho, nel quale arrivano prodotti freschi, soprattutto ittici, e ai cui ingressi sono collocati dei grossi blocchi di ghiaccio per refrigerare gli avventori, e il santuario Oyama, il più grande della città, accanto al quale sorge la statua equestre di Maeda Toshiie.

Kanazawa, santuario Oyama

Kanazawa, ingresso del santuario Oyama

Dopo questa intensa escursione, da Kanazawa abbiamo ripreso lo Shinkansen, diretti a Kyoto, la città dei diciassette beni Unesco... ma di questa spettacolare città vi racconterò nel prossimo appuntamento con il mio diario di viaggio.
Dōmo arigatō.

C.M.