lunedì 25 giugno 2018

La fattoria dei gelsomini - E. von Arnim

Per distrarmi dagli esami e assaporare l'arrivo dell'estate mi sono concessa qualche ora in compagnia di Elizabeth von Arnim e del suo romanzo La fattoria dei gelsomini, pubblicato, come già Un incantevole aprile e Il giardino di Elizabeth, da Fazi editore, nella traduzione di Sabina Terziani.
Ancora una volta siamo in presenza di un racconto declinato al femminile e perfettamente adagiato negli ambienti e nella cultura inglese di inizio Novecento; fra le pagine del romanzo è costante il richiamo alle abitudini e alla mentalità dell'alta borghesia ma, a differenza di quanto accadeva ne Il giardino di Elizabeth, sullo sfondo della narrazione si affacciano i grandi cambiamenti storici che caratterizzano gli anni del primo dopoguerra.
 
Lady Daisy Midhurst è una delle donne più ammirate d'Inghilterra: essere sotto la sua ala protettiva è un privilegio immenso, essere invitati in una delle sue residenze è un onore incommensurabile per chiunque. Daisy è molto ricca, ha sempre vissuto nel lusso e profuso il proprio denaro per opere di carità, assieme all'adorata figlia Terry, gode di amicizie importanti e si fa notare anche per l'estremo decoro della sua figura, sulla quale il passare del tempo sembra non lasciare traccia. Eppure qualcosa, d'improvviso, s'incrina. Il finesettimana nella tenuta di Shillerton, che ospita diversi personaggi di primo piano, fra i quali Andrew Leigh e la sua bella e giovane moglie Rosie, trascorre all'insegna della noia, del caldo, della monotonia. Il tedio, tuttavia, è nulla di fronte allo scandalo che travolge la nobildonna e che viene rivelato a seguito di una insospettabile partita a scacchi: la relazione adulterina fra Andrew e Terry diventa dapprima un pettegolezzo, poi una innegabile certezza. Sconvolta e tradita, Daisy parte per l'unico luogo in cui ricorda di essere stata, seppur per brevissimo tempo, felice, la piccola casa in Provenza che il marito le ha regalato durante il loro viaggio di nozze per l'Europa. Qui Daisy ha trascorso pochi giorni felici in una vita di sposa tradita e di vedova e, certa che nessuno sappia dell'esistenza della Fattoria dei gelsomini, decide di consumare qui le sue malinconiche giornate. La sua segretaria, però, in un eccesso di zelo, sperando di salvaguardare l'immagine pubblica di Lady Midhurst, fa trapelare la notizia del ritiro di Daisy e così, un bel giorno, bussa alla sua porta Belle de Lacey, detta Mumsie, la madre di Rosie, intenzionata a scambiare una ossessiva amicizia con la salvaguardia dell'onore della famiglia Midhurst.
Rispetto a Il giardino di Elizabeth, La fattoria dei gelsomini è risultato più intrigante, perché più ricco di avvenimenti e di personaggi, ma meno pregnante dal punto di vista delle riflessioni proposte. Ancora una volta lo stile di Elizabeth von Arnim si rivela suadente, preciso, adatto sia a descrivere gli ambienti che a tratteggiare i sentimenti, anche sottintesi, dei personaggi. L'autrice ci offre una serie di ritratti di donne che rappresentano comportamenti e anche idee di femminilità diversi, dalla compostezza della protagonista all'intraprendenza e al nuovo modello, decisamente più ribelle e mascolino, incarnato da Terry, dalla sciocca vanità di Rosie all'opportunismo, talvolta svenevole, di sua madre. Questo romanzo, insomma, è un gioco di ruoli che mostra la trasformazione di un mondo e dei rapporti interni, ma che, prima di tutto, racconta l'animo di Daisy, una donna che ha solo di rado sfiorato la felicità e che, nel momento in cui sente di aver perso l'unico dono ricevuto dal marito, la figlia Terry, cerca di riappropriarsi della sola altra cosa bella che il defunto Tom le ha lasciato, la tenuta fra i gelsomini, laddove ricerca disperatamente una serenità che sembra non poter più arrivare.
 
Henri Lebasque, Sulla terrazza a Morgat
La quiete che circondava Daisy era interrotta soltanto dal chioccolio di una sorgente nascosta e dal cinguettio di un uccello solitario su un cespuglio di oleandro. Non fosse stato per quei suoni, avrebbe pensato di essere completamente sola al mondo, seduta sopra quel muretto con le mani in grembo, i palmi verso l'alto, la bocca aperta perché era troppo stanca persino per tenerla chiusa. Non se ne rendeva conto, ma quel luogo le stava dando un meraviglioso benvenuto.
C.M.

venerdì 22 giugno 2018

La 'tesina' di Maturità: le parole d'ordine per una buona prova di competenza (da riabilitare)

Terminate le tre prove scritte, i maturandi dovranno affrontare il colloquio orale, quel momento fatidico che assomiglia un po' ad un bombardamento: tutti i commissari potranno porre le loro domande e a quel punto, senza troppo tempo per pensare, qualcosa si dovrà rispondere e ciò che non diranno le parole diranno le espressioni. In quel momento gli allievi saranno a tu per voi con i docenti di classe e con i commissari esterni. I primi sono noti e, per quanto arcigni possano essere, gli studenti sapranno, bene o male, cosa aspettarsi; dei secondi avranno cercato di sapere il più possibile, tampinando i loro alunni o maturati di anni precedenti. Il grande interrogativo è: «Cosa mi chiederanno?».
Prima dello scatenarsi della tempesta, tuttavia, gli studenti avranno a disposizione una quindicina di minuti per esporre un percorso di approfondimento personale, comunemente chiamato tesina
 
 
L'introduzione dell'alternanza scuola-lavoro obbligatoria nel triennio, a seguito dell'entrata in vigore della legge 107/2015, avrebbe dovuto inserirsi anche nel colloquio d'esame dal 2018: la tesina doveva essere sostituita da una relazione degli studenti in merito all'esperienza di avvicinamento professionale svolta. L'alternanza scuola-lavoro, tuttavia, è un progetto che va rivisto e che ha aperto molte questioni da risolvere, prima di poter essere considerata veramente istruttiva. Di conseguenza, in molti casi l'introduzione della relazione di alternanza scuola-lavoro in luogo della tesina non è andata in porto, oppure ha funzionato solo parzialmente, con l'accettazione del compromesso di lasciar spazio a entrambi i percorsi.
In ogni caso, la tesina è una prova di competenza come poche altre, un'esperienza da salvaguardare e che nessuna relazione professionale può sostituire. Innanzitutto perché la documentazione dell'alternanza scuola-lavoro avviene nell'arco di tutto il triennio e occupa già una consistente parte del tempo dedicato alla formazione superiore. In secondo luogo perché non si deve confondere la scuola con un ufficio di collocamento e la dimensione professionale della formazione è solo una caratteristica del percorso di istruzione, che deve porsi come obiettivo privilegiato l'offrire agli studenti la capacità di comprendere la realtà che li circonda e di rapportarsi ad essa in modo critico e consapevole.
La tesina di Maturità, se ben fatta, offre alla commissione una straordinaria prova di questa competenza: uno studente in grado di presentare un percorso personale accurato dal punto di vista delle conoscenze, ben argomentato e coerente dimostra che i cinque anni di scuola secondaria di secondo grado (ma, in prospettiva, tutto il percorso formativo, anche extra-scolastico) lo hanno posto nelle condizioni di raggiungere l'obiettivo. Quando queste caratteristiche di tesina vengono osservate, c'è una buona probabilità che la commissione ponga domande proprio a partire dal percorso personale o che, colpita dal valore della proposta di approfondimento, decida di graziare il candidato, soddisfatta della dimostrazione di maturità.
Una buona tesina, dunque, permette agli studenti che hanno raggiunto livelli di apprendimento buoni o eccellenti di ottenere la meritata soddisfazione e a quelli più fragili o meno motivati di prepararsi su un tema abbastanza circoscritto per iniziare al meglio il colloquio e prevedere possibili sfondamenti verso argomenti collegabili... del resto anche la capacità di prefigurare eventuali sviluppi è una competenza ammirevole.
Per diversi motivi, tuttavia, la tesina è stata svilita.
Fondamentalmente, questi motivi si possono ricondurre al generale appiattimento delle conoscenze, che sembrano non avere più alcuna importanza nella formazione di un individuo, e al lassismo di un sistema di istruzione che, per effetto di leggi e decreti, è sempre meno in grado di salvaguardare il rigore e la meritocrazia. Ma non si possono costruire opinioni e argomenti se mancano cultura e impegno.
Nel rispetto del suo nome, infatti, una tesina è un testo argomentativo suffragato da elementi di evidenza. Che questi argomenti siano di carattere letterario, filosofico, artistico, scientifico o tecnico, poco importa: elaborare una tesina significa costruire un percorso che si alimenta di un'idea ben precisa sostenuta dalle conoscenze.
Già la diffusa pratica di sostituire l'elaborato scritto con una mappa concettuale e di accompagnare la presentazione con delle slide ha mortificato questa esperienza di argomentazione. Alcuni maturandi presentano schemi che poco si differenziano (anche graficamente) da quelli già sperimentati all'esame di terza media, riempiono le slide di testo per avere un appoggio per un discorso che non sentono come proprio e, quindi, non riescono a gestire autonomamente l'esposizione e non sono in grado di prevedere le domande che sorgono spontanee.
La tesina ha perso valore perché è stata ridotta ad un percorso di ricerca interdisciplinare come tanti e spesso le commissioni si trovano ad ascoltare candidati arenatisi su pochi argomenti, sempre gli stessi nella medesima classe o rispetto a quelli dei maturandi degli anni precedenti.
In una situazione simile è evidente che la competenza non emerge, che alunni in difficoltà tendono ad adagiarsi in percorsi preconfezionati e non colgono l'occasione di rendersi protagonisti dell'esame, mettendo in gioco il loro interesse autentico. Per contro bisogna dire che coloro i quali riescono a produrre degli elaborati di valore (mappe, power-point, fascicoli rilegati, tavole di illustrazione, simulazioni digitali) e a far percepire il coinvolgimento personale rispetto al tema trattato si pongono ulteriormente in evidenza.
Dunque, se gestita correttamente, la tesina ha un forte impatto sull'esito del colloquio, può realmente fare la differenza e dare all'ormai abbandonata espressione Esame di Maturità il suo vero significato.
 
Un fotogramma dal finale di Notte prima degli esami (2006)
 
Ma come si confeziona una buona tesina? Vediamoli attraverso alcune parole d'ordine.
 
Personalizzazione. I commissari sentiranno decine di candidati ogni anno e addirittura i membri esterni potranno confrontare i temi con quelli che hanno preparato i loro alunni, per non parlare dei colloqui ascoltati negli anni precedenti: sentir ripetere per l'ennesima volta percorsi su argomenti estremamente vaghi come il concetto del tempo, il Cubismo o i vulcani non solo produrrà noia (soprattutto verso gli ultimi interrogati), ma spingerà a porre domande su altri argomenti, anche non collegati, perché tutte le connessioni saranno già state ampiamente sfruttate. Il rischio, inoltre, è che emerga la scarsa serietà di aver attinto a piene mani da percorsi preconfezionati offerti dal web. Ciò non significa che non si possa parlare di tempo, Cubismo o vulcani: all'interno di temi familiari e generici come questi ciascun candidato dovrebbe ricavare un percorso proprio, inimitabile, che suggerisca collegamenti nuovi (ma non astrusi o incollati con lo sputo), che si colleghi all'extra-scolastico, che risponda ad un interrogativo personale. Insomma, il maturando non dovrebbe sciorinare la filosofia di Bergson, il flusso di coscienza e la teoria della relatività così come sono, ma porsi domande del tipo: «Come è la mia percezione del tempo? In quali autori si rispecchia? Chi, invece, la mette in crisi e perché? Cosa mi dice la scienza e in che modo si sono evolute le sue considerazioni sul tempo?». Sarà allora immediatamente evidente la maturità di rapportare il noto al non-noto, di servirsi delle informazioni acquisite con lo studio per la soddisfazione di un bisogno personale, di voler catturare l'interesse di chi ascolta.

Ricerca. Per una buona argomentazione - sembra scontato, ma l'esperienza di commissario mi dice che non è così - occorre conoscere molto bene l'argomento, saperlo inquadrare da un punto di vista storico e culturale, disporre di fonti molteplici e più dirette possibili. Inutile inserire il flusso di coscienza in una tesina sul tempo se non si è disposti a leggere le opere in cui questa tecnica viene utilizzata, anche, almeno in parte, in lingua originale: qualsiasi manuale di letteratura offre una frase pronta da copiare e da imparare a memoria per spiegare il concetto, mentre presentarlo con esempi, con una personale selezione di brani, non necessariamente di autori studiati. Le commissioni sono stanche di sentir parlare del monologo di Molly Bloom o del reiterato proposito di Zeno di smettere di fumare: Ulisse e La coscienza di Zeno hanno molto di più da offrire, molto con cui si può incuriosire chi conosce o non conosce questi romanzi, ma, di certo, occorre l'impegno di leggerli e rileggerli.
 
Pianificazione. Elaborato interdisciplinare sì, minestrone no. Per argomentare la tesi si devono utilizzare conoscenze ricavate da diversi ambiti di studio, cercando i possibili collegamenti nella maniera più fluida possibile. Innanzitutto il candidato deve abbandonare l'idea di presentare l'argomento come se appartenesse ad ambiti completamente distinti: se la tesina, fin dalla mappa, si presenta con un argomento di - poniamo per esempio - letteratura italiana, uno di letteratura inglese, uno di filosofia, uno di storia dell'arte e uno di scienze, il percorso risulterà monotono e frammentario. Occorre individuare poche sinapsi ben organizzate, chiarirne i rapporti e presentare in modo fluido il tema, attingendo alle argomentazioni dei diversi ambiti in maniera contigua e, se possibile, con un continuo richiamo reciproco. Quando i diversi argomenti vengono spezzettati, la tendenza è anche quella di esporli al docente chiamato a valutare le competenze in quella specifica disciplina e nulla spezza l'interesse quanto dichiarare esplicitamente, con la scelta esclusiva dell'interlocutore, che una certa parte del ragionamento coinvolge solo uno dei presenti.
 
Selezione. A ben guardare, è la premessa e la conseguenza dei punti precedenti. Dal momento che pianificare e approfondire sono operazioni complesse, che richiedono tempo ed energia, è bene circoscrivere l'area di interesse. Se vuole essere chiara e limpida, la linea argomentativa deve basarsi su pochi punti, ma di evidente pregnanza. Per evitare il già citato effetto minestrone, è bene che i collegamenti siano pochi ma solidi: non è necessario collegare dieci materie, anzi, vanno selezionate solo quelle effettivamente utili all'argomentazione. Nulla è più sgradevole che cercare di inseguire un filo logico annegato in discorsi non pertinenti. Se l'elaborato lascia aperte altre strade, tanto meglio: i commissari potranno decidere di far sviluppare al candidato un ulteriore spunto escluso dal percorso ma ad esso vicino. A tal proposito, va fatta una considerazione importante: alcune competenze disciplinari sono sottintese in alcuni passaggi tecnici del lavoro di documentazione. Anche se nel percorso di approfondimento non è esplicitato alcun contenuto di letteratura italiana, informatica o lingua e letteratura inglese, nella stesura della tesina entrano in gioco abilità che possono comunque essere valutate in quegli ambiti, dalla produzione testuale all'uso delle fonti, dall'utilizzo di fonti in lingua straniera all'elaborazione di materiali audio-visivi.
 
Tempo. Ebbene sì, una buona tesina non si scrive da sola, anche se presentata solo in forma di mappa: tutte le fasi del lavoro fin qui presentate richiedono tanto tempo, motivo per cui, generalmente, all'inizio del quinto anno i docenti già forniscono indicazioni per il lavoro da preparare e pongono delle scadenze stringenti. Non si tratta di un atteggiamento ossessivo, ma è abbastanza evidente che per poter valutare con gli insegnanti argomenti e collegamenti e analizzare tutta la documentazione non bastano pochi giorni; è bene aver chiaro l'argomento e aver iniziato a documentarsi entro le vacanze di Natale, per non trovarsi nel panico nel caso in cui si renda necessario un cambio di direzione o un maggiore approfondimento. Dato che un riscontro professionale è sempre utile, il lavoro di redazione dovrebbe essere ultimato al massimo all'inizio di maggio; anche se si intende presentare soltanto una mappa concettuale, è opportuno consegnare almeno una bozza del discorso che si vorrebbe pronunciare, con tutti gli snodi che saranno sviluppati: è non solo un'attività fondamentale per migliorare l'esposizione, ma un esercizio importante anche per valutare tempi dell'intervento, che non può assolutamente superare il quarto d'ora. Power point e materiali da consegnare alla commissione (mappa ed elaborato scritto almeno in tre copie, per permettere a tutti di prenderne visione) potranno essere confezionati nell'ultimo mese di scuola, per poi concentrarsi sul ripasso.
 
Motivazione. Questo è forse l'aspetto che generalmente viene più sottovalutato. Quasi tutti i candidati cono presi dall'esposizione dell'argomento, dei suoi caratteri più specifici, dei collegamenti... e non spiegano né perché lo hanno scelto né come hanno lavorato. In realtà proprio questo è il nucleo del lavoro, il vero momento della presentazione, anche perché molto spesso la commissione ha modo di visionare mappe ed elaborati nei giorni fra la prima prova scritta e l'inizio dei colloqui. I docenti sanno già di cosa sentiranno parlare e comunque la proiezione della mappa lo renderà evidente anche per chi non avrà consultato in anticipo i materiali. Quello che orienta prima di tutto il giudizio è proprio la capacità del candidato di rendere conto dell'impegno profuso nel lavoro, dal momento in cui ha avuto l'idea dell'argomento alla consultazione della bibliografia, dall'inizio della stesura al confronto con eventuali problemi. Una buona introduzione, anche se porta via cinque minuti, è fondamentale per inquadrare l'argomento e dimostrare di essere consapevoli dell'impegno che esso ha richiesto e dei risultati che ha prodotto. Siano pur sacrificati alcuni concetti: se i commissari riterranno di volerli approfondire, concentreranno su questo le loro domande.
 
 
Al termine di questa rassegna di consigli, risulta evidente quanto sia complesso elaborare una tesina. Ecco perché la tesina è la vera prova di competenza, un prodotto di ricerca autentico che può offrire nel ridotto tempo di un colloquio una chiara idea del candidato, della sua forma mentis, dei suoi interessi, dei suoi progetti. Quando i maturandi si presenteranno alla commissione per l'ultima prova, le loro conoscenze saranno già state ampiamente testate con prove standardizzate, ministeriali o elaborate dai docenti: l'ora che avranno a disposizione (o anche un tempo inferiore, se sapranno giostrare bene il loro percorso) sarà l'occasione di affermarsi nella propria individualità, di far capire ai docenti in che modo il percorso formativo affrontato ha trasformato ciascuno di loro. E quindi torniamo a dare valore alla tesina, al suo significato profondo, all'immenso valore che ha un elaborato confezionato autonomamente da un ragazzo o da una ragazza che può dimostrare di essere davvero arrivato a quel traguardo affascinante e spaventoso al tempo stesso, la Maturità.

C.M.

lunedì 18 giugno 2018

In viaggio contromano - M. Zadoorian

Esistono tanti bei romanzi, libri che fanno sognare, immaginare, che non si riesce proprio a smettere di leggere. E poi ci sono quelli che ci fanno sobbalzare, emozionare, che ci prendono e non ci lasciano più, che ci danno degli scossoni.
In viaggio contromano di Michael Zadoorian (Marcos y Marcos) è uno di questi. Lo è per la storia, per i suoi personaggi, per le descrizioni dei luoghi, per l'introspezione, per lo stile. Per innumerevoli ragioni, The Leisure Seeker - questo il sottotitolo del romanzo, nonché del film che ne ha ricavato lo scorso anno Carlo Virzì e che a questo punto devo assolutamente vedere - è un capolavoro.  
Adesso abbiamo tutto il tempo del mondo. Peccato che io sia a pezzi e John ricordi a stento il suo nome. Non importa. Me lo ricordo io. Messi insieme, facciamo una persona intera. 
Il Leisure Seeker è il camper con cui Ella e John Robina, due anziani soffocati da una routine che non fa che accentuare il senso della prossima fine, hanno deciso di intraprendere un ultimo grande viaggio, ripercorrendo la mitica Route 66 e ritornando in California, a Disneyland, sulle tracce dei ricordi di una vacanza di tanti anni prima. Sarebbe meglio dire che in realtà la decisione è di Ella, dal momento che il marito ha il morbo di Alzheimer e, pur essendo ancora perfettamente in grado di guidare, non è in grado di prendere decisioni e non è consapevole di ciò che sta accadendo. Potrebbe sembrare che Ella voglia circuire il marito, ma la verità è che anche lei è malata ed è stanca di entrare e uscire dagli ospedali per curare dei tumori il cui decorso è irreversibile. Se della loro vita rimane ormai poco, se nessuna cura può alleviare il decadimento di entrambi, Ella vuole almeno rincorrere un'ultima emozione e donare a se stessa e al compagno di tanti anni un gran finale. Ecco quindi che il Leisure Seeker si mette in marcia, lasciandosi alle spalle Detroit e le preoccupazioni dei figli di Ella e John e imboccando a Chicago la storica strada statunitense: destinazione Santa Marta, laddove la Route 66 termina, nel cuore dello sfavillante mondo di Los Angeles. Nel corso del lungo viaggio attraverso dieci stati, Ella racconta le piccole e grandi avventure intervallate da pasti decisamente poco indicati per due anziani e da serate nei campeggi trascorse a guardare le diapositive degli anni trascorsi insieme, in particolare quelle dello spensierato periodo delle vacanze con i bambini. Gli spostamenti sono impegnativi, il sonno per Ella è un miraggio, mentre si fanno sentire in tutta la loro forza dolori e ventate di depressione da combattere a suon di pilloline, ma John si affida alla moglie e, del tutto ignaro di ciò che sta facendo, realizza il sogno di entrambi.
Fra le pagine di In viaggio contromano si susseguono registrazioni di viaggio e riflessioni sulla vita e sulla malattia, ma la cifra fondante del romanzo è l'ironia, la straordinaria forza con cui l'autore, tramite Ella, narratrice di tutta la storia, trasforma momenti malinconici come i vuoti di memoria e i colpi di testa di John e le insidie di un percorso in aree abbandonate in piccoli siparietti. Zadoorian riesce a mostrarci la difficile condizione di una coppia che deve contrastare enormi limiti posti dall'età e che, nonostante tutto, riesce a trovare nel suo forte legame il modo per trasformare rabbia e delusione in sorrisi e carezze. Sono come due bambini Ella e John: due strampalati vecchietti che alternano momenti di straziante lucidità a sfoghi di una incoscienza necessaria per sentirsi ancora vivi, ancora padroni della propria esistenza, in barba a diagnosi mediche e piogge di ansia fine a se stessa.
In viaggio contromano è il secondo libro di Michael Zadoorian, che aveva esordito con Second Hand; se dopo la lettura del primo romanzo era nata una forte curiosità nei confronti dell'autore, da In viaggio contromano è scaturita una profonda ammirazione. Questo libro ha superato qualsiasi aspettativa ed ha scalato l'Olimpo delle mie letture preferite. Nella sua semplicità, che non di rado strizza l'occhio al prosastico, come già Zadoorian aveva dimostrato di saper fare, è un romanzo destinato a rimanere nel cuore per la sua forza comunicativa, per le reazioni che sa suscitare, per le emozioni che regala. Come la grande letteratura - e so che è un concetto che ripeto spesso, ma tant'è - In viaggio contromano ci spinge a fare i conti con argomenti scomodi, con personaggi fuori dalle righe, con situazioni che definiremmo paradossali, ma, con questa scelta coraggiosa, ci pone davanti alla necessità di riflettere su temi importanti. In questo caso, sull'amore e sulla libertà.
 
Quando si alza il sole siamo le uniche persone per strada. Affondata nel mio sedile del Leisure Seeker, con una tazza di caffè tiepido dell’area di servizio in mano, guardo i colori spodestare il cielo notturno – il viola si trasforma in ciliegia, l’antracite diventa azzurro. Le stelle sbiadiscono mentre il profilo delle montagne di Sacramento si staglia all’orizzonte con le sue sfumature argentee, le aloe spinose e la boscaglia intricata, come se una fotografia di Ansel Adams venisse sviluppata sotto i miei occhi.
Sarà che avvicinandosi la fine del nostro viaggio divento sentimentale, ma questo spettacolo è proprio quello che avevo bisogno di vedere, oggi. E John, nella sua follia, ha consentito che accadesse.
Mi inclino verso di lui, gli tocco un braccio. «Grazie».
C.M.