giovedì 17 agosto 2017

Creta, 'la macchina del tempo' #2: Ágios Niklóaos e l'isola di Spinalonga

Creta non è soltanto la patria di una della civiltà minoica e la sede dei palazzi di Cnosso, Malia e Festo, ma anche un teatro di contesa e un luogo ricco di bellezze naturali. Tutti questi aspetti che rendono affascinante l'isola sono da ricondurre al suo splendido mare, importantissima risorsa per Minoici e Micenei, strategica frontiera per Veneziani e Ottomani ma anche zona di occupazione italo-tedesca durante il secondo conflitto mondiale. Oggi è del mare di Creta che voglio parlare, con la sua storia e l'affiorare del mito.

Isola di Spinalonga - Fortificazioni veneziane

La seconda giornata di escursione durante le vacanze ha avuto come meta principale l'Isola di Spinalonga, nel Golfo di Mirabello, nella parte nord-orientale dell'isola. Per raggiungerla si può prendere un traghetto nella vicina Elounda oppure scegliere una breve crociera nel golfo partendo da Ágios Niklóaos, principale centro affacciato sulla baia, nonché capoluogo del distretto di Lasithi. Io ho scelto questa seconda opzione proprio per poter visitare nella stessa giornata anche la cittadina, famosa, oltre che come meta del turismo, per la presenza di un piccolo bacino d'acqua dolce, il lago Voulisméni, collegato direttamente al porto e, dunque, al mare; le leggende locali narrano che la dea Atena fosse solita bagnarsi proprio in queste acque.

Ágios Niklóaos - Il lago Voulisméni

Ágios Niklóaos - Chiesetta sul lago Voulisméni

Ágios Niklóaos - Il porto

Ágios Niklóaos - Scalinata
Ágios Niklóaos è un moderno e vivace luogo di villeggiatura, ma presenta anche alcuni angolini davvero caratteristici, come le scalinate che scendono verso il porto, la sponda del lago Voulisméni e la facciata di un'antica chiesetta bianca. Fuori città ci sono inoltre molte chiese, alcune parte di monasteri, tuttavia i limitati orari di visita mi hanno impedito di accedervi, mentre per la chiusura dovuta a lavori di restauro e ampliamento ho perso l'occasione di entrare al museo archeologico, che ospita la seconda collezione minoica dell'isola dopo quella di Heraklion.
Dal porto di Ágios Niklóaos, a bordo di un'imbarcazione turistica che permette di ammirare il Golfo di Mirabello e di sostare per un tuffo presso l'incantevole spiaggia di Kolokitha (in italiano 'La zucca'), dove l'acqua è calma e di un colore incantevole, ci si sposta a Spinalonga. L'isola, piccolissima, è interamente occupata dai resti di una fortezza veneziana risalente alla fine del XVI secolo e caduta in mano ai Turchi nel 1715. Sotto la dominazione ottomana Spinalonga divenne un lebbrosario in cui confluirono tutti i malati provenienti dalla Grecia, ma rimangono all'interno alcuni segni dell'intervento di Epainondas Remoundakis, uno studente che nel 1953 si impegnò per ottenere migliori condizioni di vita e strutture adeguate a garantire ai lebbrosi un'esistenza dignitosa: sull'isola vennero create botteghe e scuole, si celebrarono matrimoni, fu regolamentato il sistema delle visite, garantita la presenza costante di personale medico e addirittura videro la luce molti bambini, alcuni dei quali sani. Ormai ridotta ad area archeologica, Spinalonga ospita rovine degli edifici turchi o costruiti negli ultimi anni di attività del lebbrosario, rimasto attivo fino al 1973; oggi è presa d'assalto dai turisti, notevolmente aumentati dopo la pubblicazione del romanzo L'isola di Victoria Hislop (2005), ma molto più significativo per cogliere le reali condizioni dei malati confinati a Spinalonga, a detta della guida, è The eagle of Spinalonga di Nike Azoros, che spero venga presto tradotto anche in Italia.

Isola di Spinalonga

Isola di Spinalonga - Chiesa di Ágios Georgios

Isola di Spinalonga - Rovine dell'ospedale

Al rientro da questa escursione, non essendo possibile visitare gli edifici di culto intorno ad Ágios Niklóaos, affidandomi a qualche suggerimento trovato in rete, sono rientrata ad Analipsi, il paesino poco lontano da Heraklion dove alloggiavo, percorrendo la Strada vecchia, cioè strada che univa le due estremità dell'isola prima della costruzione della nuova arteria negli anni '70, passando anche per l'Altopiano di Lasíthi, a 900 metri di altezza. Lo scopo era quello di ammirare l'entroterra e i famosi mulini a vento, oltre che di respirare l'aria delle montagne in cui Rea avrebbe partorito Zeus, lontano dalle minacce di Crono, pronto a divorarlo come tutti gli altri figli (il luogo di riferimento, in questo caso, è la Grotta di Diktéon, dove Zeus sarebbe cresciuto bevendo il latte della capra Amaltea e con le cure della ninfa Melissa) e in cui si dice sia nata l'Europa, in riferimento alla scelta di Zeus di portare proprio in questi luoghi, una volta assunte le sembianze di un toro, la fanciulla da lui amata e da cui il nostro continente avrebbe preso il nome. 

Altopiano di Lasíthi

In realtà il percorso si è rivelato lungo e tortuoso e dei famosi mulini a vento resta ben poco, ma è stato suggestivo incontrare quella che è probabilmente la vera Creta: un microcosmo ben diverso dall'animazione dei villaggi turistici e dalla vita delle spiagge, punteggiato di capre al pascolo fra le rocce e casupole sparse fra i tornanti e abitate ormai solo da anziani che gestiscono piccole attività agricole, taverne e ristoranti cui, però, pochi arrivano. Lungo la Strada vecchia sembra che il tempo si sia fermato: non ci sono grandi negozi e alberghi, i sentieri sono sterrati, i vecchi stanno seduti accanto alla porta e le anziane vestono esclusivamente di nero e magari tengono coraggiosamente in piedi un chioschetto di miele artigianale a bordo strada, sbracciandosi per attirare l'attenzione dei pochi che si avventurano fra le montagne.

Analipsi - Chiesetta sul lungomare

Analipsi - tramonto

Infine il rientro ad Analipsi, poco lontano dalla più conosciuta Hersonissos, giusto in tempo per ammirare un meraviglioso tramonto. Sebbene il nord dell'isola sia meno caratteristico della parte meridionale, ancora incontaminata, il mare, che non ho mai potuto vedere quieto, è affascinante e tiene compagnia con il suono delle onde e della risacca, modella gli scogli e giunge con la sua schiuma a lambire le strade e le due chiesette che sorgono sul litorale, più per farsi ammirare dai turisti che per ospitare celebrazioni. Spero di tornare presto in Grecia e di poter completare l'escursione dell'isola e delle spiagge affacciate sul Mar Libico, ma non c'è dubbio che sia bastata una settimana per farmi innamorare di questo mare e della storia che porta con sé.

Analipsi - Spiaggia
«Su un’isola non si dimentica mai il mare, il che significa che non si dimenticano mai i propri limiti, Eppure, entro questi limiti, ogni uomo è re.» Ben Pastor, La strada per Itaca.
C.M.

lunedì 14 agosto 2017

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati (Bacchilega)

Ormai lo sapete: se devo leggere un giallo, lo leggo durante l'estate, magari alternandolo a qualche classico, meglio se sotto l'ombrellone. Quest'anno ho portato in vacanza Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bacchilega (Las Vegas edizioni), che ho letto in spiaggia o a bordo piscina. Del resto l'ambientazione è quella della Romagna, familiare a molti Italiani e particolarmente evocativa nei mesi della villeggiatura... ma è una Romagna diversa quella che esce dalle pagine di questo romanzo. 
Non siamo sulle affollate spiagge di Rimini, fra bambini urlanti e bagnanti che colano creme da sole e sudore, ma in una cittadina umida, impregnata di nebbia e delitti. Nel mirino di un sadico assassino ci sono tre prostitute, Didi, Barbara e Giorgia e il loro protettore Ermes, che, nonostante l'aria da duro e gli affari loschi, appare più impegnato a fronteggiare la diarrea del suo cane Arrigosacchi che a commettere crimini. Le tre ragazze ricevono delle lettere di minaccia e ben presto una di loro viene uccisa. Ciò significa molto lavoro per Michele Zannoni, insaziabile giornalista di cronaca nera ormai stanco di parlare solo di incidenti stradali, per il poliziotto celato dietro al soprannome di Gola Profonda che gli passa informazioni sulle indagini, e per il tanatoprattore Mauro, personaggio costantemente preda dell'ansia e della paura che gli vengano rubati gli strumenti del mestiere ma anche fanatico di Chi vuol esser milionario. Attraverso l'incrocio delle voci dei protagonisti del racconto si ricostruisce una vicenda di sangue, di maniacalità e di indagini che traggono origine da pettegolezzi, maldicenze, vizi e perversioni sufficienti a montare i casi e la curiosità che si riversa su di essi, perché nei piccoli paesi tutti hanno dei peccati e tutti sono ben disposti a pensare male, spesso azzeccando la verità. E sopra tutto questo lo sguardo della stampa, lo spirito di sciacallaggio di Michele, che ha imparato da ragazzino che tutti hanno dei segreti e dei comportamenti poco edificanti da nascondere ma, allo stesso tempo, sono proiettati a voler conoscere i peccati altrui; che tutti temono la morte, ma nutrono una insana attrazione per le cattive notizie, non fosse che per sentirsi più al sicuro nella consapevolezza di essere sfuggiti ad un evento tragico.
Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati è un romanzo coinvolgente, ironico, amaro e ben costruito, che contiene molti spunti di riflessione sul modo di intendere la cronaca e sugli aspetti molto meno seducenti che i fatti di sangue comportano. Attraverso le figure di Michele e di Mauro conosciamo entrambi i lati della morte: quello della notizia sensazionale che tiene incollati ai notiziari e quello meramente biologico, macabro, disgustoso di identità da ricomporre e cui restituire la dignità che hanno perduto nel diventare oggetto di notizie. La scrittura di Davide Bacchilega è fluida, brillante, retta da scontri verbali e turpiloquio, ma anche da lunghi monologhi che rendono conto del pensiero e dei moventi delle azioni di tutti i personaggi coinvolti, dalle vittime ai sospetti, dai figli rimasti orfani a chi teme un'incriminazione. 
Insomma, in questo giallo c'è un po'di tutto e a tutto viene dato il giusto spazio, il giusto tempo, il giusto tono. Consigliatissimo per gli amanti dei gialli venati di umorismo e per chi non ha mai visto o non riesce ad immaginare la Romagna d'inverno, quella che appare quando si chiude l'ultimo ombrellone.

Quando si pensa alla Romagna, da fuori, è probabile che vengano in mente immagini simpatiche: la piadina farcita, l'orchestra Casadei, la tabaccaia di Amarcord. Però a quest'aria satura che c'è in inverno non ci pensano mai quelli di fuori. Non si immaginano questa nebbia che si stringe come un cappio attorno alla terra, senza mollarla, fino a strangolarla. Hanno in mente, quelli di fuori, solo spiagge affollate, ombrelloni colorati e pedalò al largo. Ma quelli che ci vivono in questo groviglio soffocante sanno bene che la Romagna non è sempre in fiore.
C.M.

giovedì 10 agosto 2017

Creta, 'la macchina del tempo' #1: Cnosso e Candia

La mia passione per la storia è nata in terza elementare, assieme alle prime civiltà oggetto di studio. L'idea che alle nostre spalle vi fossero millenni di storia e usanze talvolta diversissime, talaltra ancora vive o solo appena cambiate mi ha sempre affascinata e la mia curiosità nei confronti dei popoli del Mediterraneo e della storia antica d'Europa non è mai venuto meno. Di fronte a immagini di siti archeologici, di reperti che documentano la vita di tutti i giorni o delle vere e proprie forme d'arte, ho trovato sempre molto importante la trasmissione delle esperienze, dei riti, del pensiero che gli oggetti e le costruzioni portano con sé. Di qui la necessità di conservare queste tracce e di restituire loro la dignità che meritano, di qui i miei studi classici, di qui l'amore per la storia, l'arte e la letteratura.

Palazzo di Cnosso - Il colonnato con l'affresco del toro

Ecco perché la Grecia e Creta in particolare hanno sempre esercitato un fortissimo richiamo, ben prima che in me sorgesse l'aspirazione agli studi classici: il mare di Ulisse, il palazzo di Cnosso, il solo nome dei Minoici e dei Micenei erano elementi di cui ho sempre desiderato fare esperienza. Poi sono arrivati il liceo, l'Università e, all'interno di questa, persino un corso di storia della lingua greca in gran parte incentrato sul miceneo e sulla Lineare B, cosicché il desiderio di visitare la regione ellenica è diventato enorme. Finalmente quest'anno sono riuscita a realizzarlo.
Anche se ho visto solo una piccola parte di ciò che avrei voluto visitare (inevitabile quando ad ogni passo si inciampa nella storia e il tempo è poco), mi occorrono due post per il mio diario di viaggio. Naturalmente non posso che partire dall'escursione a Cnosso e nella città di Candia, capoluogo dell'isola noto anche come Heraklion (o Iraklion) e Megalokastro.

Candia - La Loggia

Il celebre palazzo minoioco è infatti a pochi chilometri da Candia e i due luoghi vanno visitati assieme, dato che il sito archeologico permette di rendersi conto dell'eccezionalità delle architetture antiche, ma è nel museo cittadino che sono conservate opere d'arte e testimonianze di cultura materiale; peraltro c'è la possibilità, con solo 1 euro di supplemento, di acquistare un biglietto cumulativo per il palazzo di Cnosso e il museo di Candia.

Palazzo di Cnosso - Veduta dal cortile settentrionale

Il sito di Cnosso è, come ci si può aspettare, molto affollato, tuttavia la sua enorme estensione fa sì che, superata la biglietteria, ci si possa muovere agevolmente per quasi tutta l'area, eccezion fatta per l'ingresso nella sala del trono, che richiede qualche minuto di fila. La visita è libera ed io ho scelto di seguire il percorso partendo dall'ingresso settentrionale, dal momento che è qui che conduceva la Strada Reale proveniente da ovest, che è considerata la strada più antica d'Europa. Il palazzo, scoperto dall'antiquario cretese Minos Kalokerinos nel 1878 ma portato alla luce dall'inglese Arthur Evans a partire dal 1900 (pare dopo il fallito tentativo di Heinrich Schliemann di ottenere la precedenza), fu edificato dai Minoici nel II millennio a.C., per poi essere distrutto da un terremoto, forse quello di Thera-Santorini, intorno al 1700 a.C.; nel XV secolo a.C. subentrarono i Micenei, motivo per cui sull'isola di Creta sono state rinvenute sia tavolette scritte in Lineare A (la scrittura minoica, ancora misteriosa) sia tavolette con incisioni in Lineare B (la prima forma di greco con una scrittura sillabica decifrata negli anni '50 del secolo scorso da John Chadwick e Michael Ventris), conservatesi perché cotte nel corso di alcuni incendi e dedicate alla registrazione inventariale.

Palazzo di Cnosso - La sala del trono

Entrando nel cortile occidentale e proseguendo dunque verso nord, ci si imbatte nei resti della Strada Reale e in una gradinata che aveva funzione cerimoniale e serviva a raccogliere i visitatori e, forse, ad ospitare esibizioni di acrobati e danzatori. I primi edifici che il visitatore incontra sono un bacino lustrale, il colonnato con il noto affresco del toro e il cortile centrale che dà accesso alla sala del trono e attorno al quale si raccoglievano i locali reali e i santuari religiosi, a rappresentare la stretta simbiosi fra la vita politica e quella sacra. L'edificio, in origine così articolato da aver dato vita al mito del labirinto e del Minotauro che Minosse avrebbe rinchiuso nei suoi recessi, è oggi un delicato equilibrio fra resti autentici e ricostruzioni volute da Evans (gli stessi affreschi conservati a Candia sono parecchio dubbi proprio per questi suoi interventi), ma ciò non mina il fascino del sito, corrispondente ad un edificio di 1.3000 stanze, alcune delle quali attirano l'attenzione più di altre. Risaltano infatti, oltre alla sala del trono, con le pareti rosse affrescate con i grifoni, il Megaron del re con la sala delle Asce bipenni (simbolo onnipresente che rappresenta il potere minoico, è chiamato labrys e secondo alcuni connesso al termine labirinto) e il Megaron della regina, decorato con gli splendidi delfini azzurri.

Palazzo di Cnosso - Megaron della regina e affresco dei delfini

Come dicevo, per sintonizzarsi pienamente con la civiltà minoica e con quella micenea, oltre che con le fasi greca, ellenistica e romana della vita di Creta, è fondamentale visitare il Museo archeologico di Candia/Heraklion, recentemente ristrutturato e composto di ventisette sale che raccolgono manufatti bronzei, ceramici, di oreficeria, affreschi e oggetti d'uso quotidiano provenienti da diversi siti insulari. Va infatti detto che, oltre a Cnosso, altri palazzi e centri minoico-micenei sorgevano nella vicina Malia, a Festo e nell'area di Agía Triáda, situati nella parte meridionale di Creta.
Museo archeologico di Candia -
Dea dei serpenti
Fra i numerosi reperti che il museo accoglie e che richiederebbero ore e ore di visita per essere apprezzati al meglio, si segnalano le preziose ceramiche di Kamáres, il pendente d'oro con le api proveniente da Malia (un pezzo eccezionale nella stupefacente oreficerie cretese), il disco di Festo, che è una terracotta incisa su entrambe le facce con pittogrammi ancora non decifrati, la statuetta della Dea dei serpenti, la Testa taurina, il sarcofago di Agía Triáda, forse appartenuto ad un membro di una famiglia reale e riccamente decorato con scene funerarie e, naturalmente, gli affreschi provenienti da Cnosso: la Taurocatapsia, le Dame in blu e il Principe dei gigli sono certamente fra le opere più ammirate del museo.
Candia, tuttavia, non è solo la succursale museale di Cnosso (ed è un peccato che, comunque, il museo sia decisamente meno frequentato rispetto all'area archeologica), poiché raccoglie le vestigia della dominazione veneziana e turca, oltre ad essere, per gli appassionati d'arte e letteratura, la patria di Nikos Kazantzakis (1883-195), autore del romanzo Zorba il Greco, e del pittore Domenikos Theotokopulos, meglio noto come El Greco (1541-1614). La Serenissima ottenne il dominio di Creta in seguito alla crociata contro Costantinopoli nel 1204 e lo mantenne fino al 1669, anno in cui Candia cadde sotto l'assedio dei Turchi; questo spiega la presenza di roccaforti e monumenti tipici dell'area veneta, oltre che la presenza del simbolo del Leone di San Marco in diversi punti della città.

Museo archeologico di Candia - Affresco delle Dame in blu

Museo archeologico di Candia - Ceramiche di Kamáres

Museo archeologico di Candia - Ceramiche di Kamáres

A Candia è possibile ammirare la fortezza veneziana di Koules che svetta all'entrata del porto, la Loggia, edificio in cui si radunavano gli uomini politici e la Fontana Morosini con i quattro leoni e un tempo sormontata da una statua di Poseidone, nel cuore di Piazza Venizelos. Merita una visita anche la chiesa principale, Ágios Titos, di costruzione bizantina risalente al 961 a.C.; l'edificio religioso è stato convertito a tempio cattolico dai Veneziani e poi in moschea dagli Ottomani e ha subito una ricostruzione dopo il terremoto del 1856, per essere infine riconvertito in chiesa ortodossa nel 1925 e scelto come sede delle reliquie del santo eponimo.

Candia - Fontana Morosini
 
Candia - La chiesa di Ágios Titos

Sarebbe stato interessante visitare anche il Museo storico di Creta, che ospita collezioni relative al periodo bizantino, a quello veneziano e all'occupazione turca, ma giunge fino alle fasi più recenti e agli anni del controllo nazista; purtroppo sia questa struttura che il Museo archeologico accolgono i visitatori solo fino alle 17.00 (un prolungamento dell'apertura di un paio d'ore, almeno in alta stagione, non guasterebbe), quindi non ho avuto il tempo per vedere proprio tutto in città.

Candia - Il porto e la fortezza veneziana di Koules

A proposito del controllo di Creta da parte dei Tedeschi durante la seconda guerra mondiale, un'esperienza molto drammatica per gli isolani, prima di congedarmi e di darvi appuntamento con il post dedicato alla seconda escursione della vacanza, ricordo che proprio da Iraklion inizia il racconto di Ben Pastor La strada per Itaca, un giallo che ha come protagonista l'investigatore della Wehrmacht Martin Bora e che credo di dover rileggere alla luce del viaggio appena concluso.
«Che strano, Creta evocava i ricordi. Come una macchina del tempo, la sua antichità severa esumava immagini e sentimenti dal passato. Ogni momento sembrava rapportarsi a qualcosa che era successo anni prima.» Ben Pastor
C.M.
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