mercoledì 6 dicembre 2017

L'insalata mista dei libri

Negli ultimi mesi, come si può notare dalle date degli ultimi post, ho avuto pochissimo tempo per aggiornare il blog e altrettanto eloquente è il mio tabellone delle letture, che rimane fermo per diverse settimane su uno stesso titolo per il medesimo motivo. Infatti attendo in maniera febbrile le vacanze di Natale per potermi rimettere al passo e dedicarmi a qualche attività rilassante, mettendo da parte per un po'registri, compiti e penne rosse.
Quando osservo la pila di volumi in attesa, non posso fare a meno di notare l'estrema varietà dei loro generi. A dire il vero, non ho nemmeno una vera e propria pila di volumi, perché evito di mettere tutte le nuove acquisizioni in un solo punto, bensì, nell'osservanza di una delle mie manie librose, li ripongo sempre al loro posto nella libreria, principalmente secondo casa editrice (ecco perché mi scombussolano gli autori che pubblicano con editori diversi) e poi numero del volume o, se assente, in ordine alfabetico.


Ma torniamo al vero nodo della questione. I miei libri in attesa compongono una vera e propria insalata mista, perché in questo momento specifico comprendono classici, narrativa contemporanea italiana, americana, inglese, africana nordeuropea. Al momento mi trovo in Argentina con Ricardo Romero e il suo Roque Rey, ma ho già il biglietto aereo per tornare a Grouse County con Tom Drury, per non parlare del mio colloquio sospeso con Leopardi attraverso lo Zibaldone e di un nuovo balzo nella Terra di Mezzo. Ho un libro di Wole Soyinka che mi guarda chiedendo attenzione e Irene Nemirovsky che mi propone Suite francese, ma voglio anche dare attenzione a Elizabeth Von Armin e a Jan Brokken. Naturalmente non mancano opere antiche, ma, accanto ad esse, sono in attesa anche dei fumetti, dagli ultimi volumi di Lady Oscar ai primi di Sailor Moon, oltre ad uno di Simple e Madama e l'intera serie di A Silent Voice (a proposito, dovrei riprendere l'abitudine di scrivere anche dei fumetti, fra le altre cose). Ultimi ma non ultimi, ci sono numeri e numeri di riviste storiche letti solo in minima parte.
Come vi dicevo, una bella macedonia, una cornucopia che riflette la varietà dei miei scaffali anche considerando i libri già letti, dal momento che mi ritengo una lettrice abbastanza eclettica (scarseggiano solo la poesia contemporanea e la fantascienza). Questa disponibilità di libri diversissimi, che può garantire una proposta per qualsiasi voglia di lettura possa sopraggiungere, non frena la mia smania di aggiungere libri alla wishlist: giorno dopo giorno le newsletter delle case editrici e l'appressarsi delle feste fanno sì che decine di libri si impongano alla mia attenzione e che debbano contendersi la proprità con quelli storicamente in coda nella lista. Aprendo il capitolo Lista dei desideri, si incontrerebbe un altro minestrone di verdure diverse e tutte gustose, con libri che desidero leggere per scopi didattici (La Costituzione italiana di Francesco Fagnani, per esempio) e nuovissime uscite che piovono da ogni editore, primi fra tutti Come tessere di un domino di Zigmunds Skujiņš e Negli occhi di chi guarda di Marco Malvaldi. Poi il Natale è tempo di fiabe, quindi le raccolte nordiche di Iperborea e le Fiabe Italiane di Calvino esercitano un fascino particolare (e di fiabe sto trattando a scuola con i miei alunni) e c'è sempre Buzzati con Il panettone non bastò a ricordarmi di calarmi nell'atmosfera delle feste.
Non so se sia l'inverno (cioè l'equazione coperta-libro-tisana / cioccolata calda), la prospettiva di un paio di settimane di tregua o una semplice suggestione consumistica (ma esiste periodo dell'anno in cui noi bibliomani non sentiamo l'impulso di aprire il portafogli per i nostri amati amici di carta?), ma quando penso ai libri che ho da leggere e alla prospettiva di mettermi tranquilla a sfogliarli l'atmosfera si fa soffusa e calda ed è subito pace. Poi penso che di qui a Natale al lavoro saranno giorni di fuoco e dopo Natale ancora peggio, quindi la bolla di sogni rischia di scoppiare, ma intanto la whislist si sarà ulteriormente allungata e forse qualche nuovo titolo avrà fatto capolino sugli scaffali, arricchendo l'insalata di gusti e consistenze nuove.
Anche le vostre librerie, fra letture passate, presenti e future, sono variegate oppure prevale un genere specifico o troneggia un autore che preferite in assoluto?

C.M.

giovedì 30 novembre 2017

La congiura (Kross)

Posti sul delicato limes fra le terre tedesche e la Russia, i Paesi baltici hanno vissuto il grande dramma della lacerazione civile e proiettato nel loro microcosmo il crollo dei delicati equilibri internazionali nella prima metà del XX secolo. Un pezzo di storia ben raccontato negli scorci biografici di Jan Brokken sulle Anime baltiche, ma ben testimoniate anche da Jaan Kross nei tre racconti che compongono La congiura (Iperborea).
Il protagonista è Peeter Mirk, alter ego dell'autore, che narra alcuni episodi cruciali della storia estone avvenuti fra il rimpatrio dei Tedeschi dei Paesi baltici voluto da Hitler nel 1939, l'occupazione tedesca seguita all'invasione dell'Unione sovietica e le repressioni della dissidenza dopo il fallimento dell'Operazione Barbarossa.
Il primo racconto, La ferita, vede Peeter impegnato nel difficile addio all'amico Karl e alla sorella di questi, Flora, con la quale ha avuto una storia dal finale amaro. I due, sebbene non siano poi tedeschi, sono pronti al trasferimento in Germania, meticolosamente organizzato in un lampo dai funzionari nazisti. La sua storia con Flora è chiusa, eppure, nell'ultima serata trascorsa insieme, la passione si risveglia, con conseguenze inaspettate.
La Grammatica di Stahl, invece, affronta il tema dell'abbandono della propria terra nella prospettiva dello stesso Peeter, perseguitato come dissidente e, quindi, a rischio di essere scoperto dai Tedeschi. Peeter ha deciso di tentare di imbarcarsi per lasciare l'Estonia e proprio sulla bagnarola che dovrebbe trarlo in salvo incontra un vecchio amico, Lembit Tammo, che gli offre un'edizione storica della Grammatica di Stahl per ripagare un debito. Nessuno dei due immagina che quel libro, infilato nella valigia di cartone di Peeter, possa essere terribilmente compromettente nel momento in cui i tedeschi li inseguono e li arrestano.
Chiude la raccolta il racconto che dà il titolo al libro, La congiura. Stavolta Peeter è nella prigione che ha evocato come un incubo anche nei racconti precedenti e si trova di fronte Lehtpuu, un proprietario terriero espropriato accusato dai Sovietici di aver liberato il beneficiario dell'esproprio stesso con minacce e per interesse personale; Peeter accoglie il suo racconto e gli fornisce dei suggerimenti per aiutarlo a costruire la propria difesa, ma poco dopo, assieme agli altri compagni di cella, compie un gesto apparentemente innocente, ma destinato ad avere effetti drammatici.
I tre racconti compongono un affresco unitario, ciascuno prestando voce a particolari diversi di un sentimento che scaturisce da un senso di impotenza, da una volontà di azione soffocata dal destino o da una mancanza di coraggio. Ognuno di essi ha un legame con l'esperienza personale dell'autore, che ha fatto de La congiura un momento di analisi del proprio passato e delle proprie scelte, non senza una soluzione di autoaccusa da parte di un intellettuale che, come tutti coloro che si trovano immersi nel corso degli eventi drammatici della Storia, si chiedono se non si possa - se non si potesse fare di più, agire diversamente, avere un po'più di coraggio e di voce.
Quanto all’influenza dei «grandi avvenimenti», mi riferisco all’aria che si respirava nel mondo alla vigilia della guerra. In quella tensione generale sembrava che le scintille d’amore più forti si trasformassero più facilmente del solito nel fuoco di una vera unione, mentre quelle più deboli erano destinate a spegnersi prima di quanto non avrebbero fatto in circostanze normali…
C.M.

martedì 21 novembre 2017

Augustus (Williams)

Qualsiasi cultore delle materie classiche e, in particolare, dell'antichità romana, ha certamente incontrato sul proprio cammino la figura di Gaio Ottavio, in veste di pupillo di Giulio Cesare e poi di primo imperatore di Roma. Un personaggio controverso, che ha celebrato il raggiungimento della Pax Augusta in tutto l'Impero come se non fosse costata l'ulteriore protrarsi delle guerre civili, un uomo che ha impresso un marchio ad un'intera stagione culturale e che ha fatto della propria vita privata lo strumento attraverso il quale garantire alla sua Roma il completamento di un progetto tanto ambizioso quanto contraddittorio. Un personaggio, insomma, degno di essere il protagonista di un grande romanzo.
 
E questo romanzo esce dalla penna di John Williams (1922-1994), che, dopo il successo di Stoner, è tornato nelle librerie italiane con Augustus (Fazi editore), un racconto a più voci che, intrecciando stralci di documenti storici, corrispondenze vere o verosimili e frammenti di opere letterarie, ricostruisce l'epoca augustea dal giorno dell'assassinio di Giulio Cesare fino alla morte di Ottaviano Augusto. La versione dell'imperatore, in questo disegno, è marginale: prevalgono le testimonianze dei suoi amici (Marco Vipsanio Agrippa su tutti), dei letterati del Circolo di Mecenate, degli storici Nicola di Damasco, Strabone di Amasia e Tito Livio, della moglie Livia e della figlia Giulia, condannata all'esilio sull'isola di Pandataria, oggi Ventotene.
Da questa fitta trama di fonti e di interventi romanzeschi risultano ben rappresentati sia la sanguinosa stagione delle guerre civili, dalla difficile assunzione dell'eredità di Cesare alla vendetta sui suoi assassini a Filippi, dal Bellum Perusinum all'epilogo dello scontro con Marco Antonio ad Azio, per poi concentrarsi sulla difficoltà di garantire un futuro all'Impero. Le pagine restituiscono tutto il pathos che si accompagna alle grandi imprese, offrendo un quadro vivido e drammatico delle vicende di cui Ottaviano fu protagonista: lo vediamo affrontare il rischio mortale della malattia pur di essere presente nelle campagne militari decisive, soffrire della perdita del successore e nipote Marcello e poi della morte dell'amico e compagno d'armi Agrippa, che ha scelto come secondo marito per la sua Giulia, poi ceduta a malincuore all'inviso Tiberio. 
Nella successione di documenti che creano una sovrapposizione di piani temporali, Williams delinea il ritratto di un uomo combattuto ma determinato, che ha speso ogni attimo della sua vita per costruire un sogno magnifico ma oltremodo fragile e che ha fatto dei legami personali lo specchio di tale sogno, vedendo in Giulia la sua piccola Roma e legando al suo ruolo di sposa il destino stesso dell'Impero, ma dovendo anche accettare di sacrificare la libertà dell'adorata figlia a quello stesso fato. Augusto, Marco Antonio, Agrippa e Giulia sono i grandi protagonisti di una narrazione coinvolgente e di forte impatto, che, nella loro essenza letteraria, rendono giustizia ad una verità storica e al clima dell'epoca augustea, con il suo fulgore e le sue lunghe ombre.
Nell'introduzione al romanzo, Williams dichiara di aver modificato l'ordine degli eventi, di aver creato personaggi mai esistiti e di essere intervenuto su fonti lacunose o incomplete ai fini dell'effetto narrativo. In questo ha seguito l'operato dei grandi autori di romanzi storici, a partire da Alessandro Manzoni e dal suo intreccio fra vero storico e vero poetico, ma ha in qualche modo continuato l'opera degli storiografi e dei biografi antichi, come lo stesso Giulio Cesare, che a sua volta, nello scrivere i Commentarii della guerra gallica e della guerra civile, operò modifiche necessarie al disegno complessivo. Eppure l'invenzione non si fa sentire, il quadro d'insieme è scorrevole, privo di contraddizioni e perfettamente in grado di ricostruire un'epoca e i suoi attori, dai principali a quelli marginali; la compenetrazione fra dati storici, fonti e innovazioni narrative è tale che i frammenti delle Res Gestae Divi Augusti si amalgamano perfettamente nel il registro scelto da Williams quando presta la voce ad Ottaviano. Particolarmente riusciti sono i cammei di Orazio, Virgilio e Ovidio, ma è soprattutto Giulia, la creatura ingabbiata e condannata dalla morale e dalla politica augustea, a troneggiare sugli altri con il suo diario di esule, con i ricordi delle sue tre vite matrimoniali e con i rimpianti della vera passione perduta.
 
 
Da classicista e amante dell'arte e della cultura augustea, ho ritrovato in Augstus tutto ciò che mi aspettavo e forse qualcosa di più. Non solo John Williams delinea eventi e dinamiche politiche con chiarezza e con il dovuto rispetto per la realtà documentata, ma guida il lettore nella dimora dell'imperatore, negli accampamenti, nei circoli in cui i poeti leggono i loro versi, creando una piacevole intimità con la storia e coloro che l'hanno costruita. L'autore parla dei personaggi come se li conoscesse personalmente, indagandone sentimenti, intenzioni e sotterfugi, prestando attenzione ai piccoli particolari e offrendoci per ciascuno di loro un fermo immagine che resta impresso nella memoria.
Augustus è il libro che si vorrebbe ricominciare a leggere appena terminato, per farne rivivere i personaggi e il grande sogno di un'epoca passata.
Sotto ogni aspetto, è l’uomo più prudente e cauto del mondo, e mai lascerebbe al caso ciò che potrebbe essere ottenuto con attenta preparazione; eppure, nulla lo diverte di più che giocare a dadi, e può farlo anche per molte ore di seguito. Spesso mi manda a chiamare dai suoi messaggeri, per chiedermi se ho un po’di tempo libero; e io lo accontento, anche se preferirei starlo a guardare, piuttosto che sfidarlo a quel gioco insulso, in cui l’astuzia non vale. Quando lancia ha sempre l’aria contrita, come se tutto il suo impero dipendesse dal modo in cui si disporranno quei cubetti d’osso; e quando, dopo due o tre ore di gioco, vince qualche pezzo d’argento, gode come se avesse conquistato la Germania.
C.M.