martedì 27 agosto 2013

L'ultima ora di Venezia (Arnaldo Fusinato)

Marzo 1848, l'anno dei moti, della Prima Guerra di indipendenza italiana: Venezia vuole liberarsi del gioco austriaco imposto con il Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) da quello stesso Napoleone che aveva dato al popolo della Serenissima la speranza di costituire uno stato repubblicano basato sugli ideali della Rivoluzione francese.

Litografia raffigurante la proclamazione della Repubblica di San Marco

Il 17 marzo i Veneziani costituiscono un governo repubblicano autonomo guidato da Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, decretando l'annessione al Regno di Sardegna. Dopo la sconfitta di Custoza (27 luglio), però, il sovrano sabaudo toglie il suo appoggio a Venezia e, sebbene la Repubblica di San Marco opponga una lunga e tenace resistenza, anche grazie al supporto dei volontari napoletani guidati da Guglielmo Pepe, il 22 agosto 1849, logorata dal blocco navale, dal colera diffuso in seguito alla scarsità di cibo e alle pessime condizioni igieniche dovute all'isolamento e dai bombardamenti austriaci, la Serenissima subisce un crollo definitivo.
Se Ippolito Nievo, nato veneziano, ci racconta questa drammatica fase della lotta per l'indipendenza nelle pagine de Le confessioni d'un Italiano, il poeta suo amico Arnaldo Fusinato dedica alla caduta di Venezia una ordinata ma struggente poesia, L'ultima ora di Venezia (nota anche come Bandiera bianca dall'immagine reiterata nel corso del componimento):

È fosco l'aere,
il cielo è muto;
ed io sul tacito
veron seduto,
in solitaria
malinconia
ti guardo e lagrimo,
Venezia mia!

Fra i rotti nugoli
dell'occidente
il raggio perdesi
del sol morente,
e mesto sibila
per l'aria bruna
l'ultimo gemito
della laguna.

Passa una gondola
della città:
- Ehi, della gondola,
qual novità? -
- Il morbo infuria
il pan ci manca,
sul ponte sventola
bandiera bianca! -

No, no, non splendere
su tanti guai,
sole d'Italia,
non splender mai!
E su la veneta
spenta fortuna
si eterni il gemito
della laguna.

Venezia! L'ultima
ora è venuta;
illustre martire,
tu sei perduta...
Il morbo infuria,
il pan ti manca,
sul ponte sventola
bandiera bianca!

Ma non le ignivome
palle roventi,
né i mille fulmini
su te stridenti,
troncaro ai liberi
tuoi dì lo stame...
Viva Venezia!
muore di fame!

Su le tue pagine
scolpisci, o storia,
l'altrui nequizie
e la sua gloria,
e grida ai posteri:
- Tre volte infame
chi vuol Venezia
morta di fame! -

Viva Venezia!
L'ira nemica
la sua risuscita
virtude antica;
ma il morbo infuria,
ma il pan ci manca...
sul ponte sventola
bandiera bianca!

Ed ora infrangasi
qui su la pietra,
finché è libera
questa mia cetra.
A te, Venezia,
l'ultimo canto,
l'ultimo bacio,
l'ultimo pianto!

Ramingo ed esule
in suol straniero,
vivrai, Venezia,
nel mio pensiero;
vivrai nel tempio
qui del mio core
come l'immagine
del primo amore.

Ma il vento sibila
ma l'ombra è scura,
ma tutta in tenebre
è la natura:
le corde stridono,
la voce manca...
sul ponte sventola
bandiera bianca!

A. Appiani, Venezia spera di unirsi all'Italia (1866)

C.M.

12 commenti:

  1. Me la ricordo ancora quando, alle elementari, la maestra ce la leggeva. Chi l'avrebbe mai detto che centocinquant'anni dopo ci sarebbe stato chi, in quelle zone, avrebbe lottato per staccarsi dall'Italia?
    Purtroppo il Risorgimento è stato calpestato dagli eventi storici successivi, ed è uno dei motivi per cui questo paese è privo di senso civico e di identità nazionale, almeno secondo il mio umilissimo modo di vedere le cose.

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    1. Condivido pienamente la tua opinione, è vergognoso vedere ogni briciola di senso civico e nazionale spazzato via da motteggi frutto dell'ignoranza del passato: se anzichè sputare su quanto ci ha portato ad unirci riflettessimo sull'enorme ricchezza della nostra storia, avremmo una marcia in più e una miglior qualità di vita sociale e politica.

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  2. La storia insegna moltissimo e trarne beneficio e vantaggio per vivere socialmente e politicamente oggi sarebbe davvero un grande passo verso la riconversione di questa Italia.

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    1. Sottoscrivo, non c'è verità più vera!

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  3. Ciao! Ho un premio per te! Passa da me quando puoi ^_^

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    1. Ciao! Wow, che bel "buongiorno"! Grazie mille!! :D

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  4. ciao, rieccomi sul tuo blog per commentare tutti i post che mi sono persa.

    beh, direi che la metrica è sensazionale: il senario trasmette il senso della filastrocca e della speranza, che muore irreparabilmente con la perdita di una sillaba nel quinario successivo.
    Bella la cetra infranta sulla pietra: il romanticismo dell'Ottocento si fonde (a mio parere)con la rabbia di un rock n' roll non ancora nato.

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    1. Bentornata! Un'associazione molto originale! :)
      Ti inseguo negli altri post! ;)

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  5. Questa poesia è un pietra miliare della mia infanzia: mi era piaciuta talmente tanto che l'avevo teatralizzata con enfasi e, ancora priva di pudore, l'avevo recitata davanti alla classe. Mi è toccato fare il giro di tutte le classi e ripetere l'esibizione... Chissà se ancora adesso a scuola insegnano l'inno di Mameli e la storia del Risorgimento con passione.
    mrs Fog

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    1. Anch'io dovetti impararla a memoria a suo tempo, assieme a tante altre, che ricordi! Purtroppo la riforma Moratti ha drasticamente tagliato lo studio della Storia, così alle elementari si arriva solo fino all'Impero Romano (fa' conto che la terza, l'anno in cui la mia generazione studiava Babilonesi, Egizi, Greci e Romani, è ora completamente dedicata alla preistoria, con tanto di dinosauri). Quindi gli studenti devono attendere la seconda o terza media per sapere chi fossero Garibaldi, Mazzini e gli altri grandi personaggi del Risorgimento.

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    2. stai scherzando? la situazione è tragica! E io che speravo nella futura discendenza per ripassare... I dinosauri, carini per carità, ma un mesetto non è sufficiente per studiarli?! Sono avvilita.

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    3. Vorrei con tutto il cuore dirti che sto scherzando, ma, ahimé, è proprio così... la trovo una scelta scandalosa, che demolisce il valore formativo della storia in favore di un nozionismo sterile. C'è proprio da essere avviliti.

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