lunedì 2 settembre 2013

Se una notte d'inverno un viaggiatore (Calvino)

Fino alla settimana scorsa Italo Calvino era associato nella mia mente di lettrice al mondo cavalleresco e ai romanzi avventurosi ma anche molto profondi della Trilogia degli Antenati. Per era l'autore de Il cavaliere inesistente, il creatore di Cosimo Piovasco di Rondò, il dimezzatore del visconte. Dopo la lettura di Se una notte d'inverno un viaggiatore, però, l'autore è scomparso, completamente inghiottito dal sistema narrativo complesso e sbalorditivo di un romanzo-non romanzo «che non rappresenta altro che la lettura e il desiderio della lettura», come lo definisce negli appunti preparatori del 1975. In fondo è questo che Calvino voleva ottenere con il romanzo metaletterario per eccellenza: far sparire l'autore e mettere al centro il lettore e la sua attività.

Il primo aspetto che colpisce di questo romanzo, pubblicato nel 1979, è l'allocuzione, da parte dell'autore, al suo lettore, secondo la tecnica poco sfruttata dello You-narrative, risalente già ad Omero, che, nell'Odissea, si rivolge al porcaro Eumeo in seconda persona. Il libro si apre con un invito a mettersi comodi, a regolare la luce e ad iniziare nel modo più piacevole la lettura del nuovo acquisto, l'ultimo romanzo di Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore.
Nelle pagine seguenti accade qualcosa di ancor più stupefacente: alla vicenda del tu-lettore si sostituisce l'incipit del romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore che, però, risulta essere stampato in maniera errata, perché il primo capitolo si ripete all'infinito. Il tu-lettore si recherà in libreria, dove incontrerà una lettrice che solo in un brevissimo passaggio sarà oggetto dello You-narrative, e chiederà la sostituzione della copia difettosa, ricevendo però un romanzo completamente diverso e con un nuovo difetto: proseguire la lettura sarà impossibile. Procedendo, il gioco metanarrativo, il libro che parla non di un libro ma di tanti libri, si fa sempre più complesso per la comparsa di nuovi personaggi nella cornice e per il susseguirsi di dieci racconti diversi che il lettore, per motivi ogni volta diversi, non potrà terminare.
Il romanzo descrive la tumultuosa ricerca, da parte del Lettore (ebbene sì, è sempre citato con la maiuscola) del romanzo autentico e del suo autore, il tentativo di ricostruire la storia confusa, folle e internazionale del libro che si è trovato fra le mani, eppure, più il protagonista cerca di riavvolgere il gomitolo come un novello Teseo, più la figura dello scrittore si fa distante, indistinta, inafferrabile, e l'oggetto delle sue narrazioni appare sempre più estraneo all'autore stesso, tanto che il misterioso scrittore Silas Flannery, di cui si leggono alcune pagine di diario, si rende conto che ciò che scrive diventa immediatamente altro da lui, non gli appartiene, o forse non gli è mai appartenuto, come se si trattasse di qualcosa di già scritto, qualcosa di esistente che si serve delle sue parole per manifestarsi.
Se una notte d'inverno un viaggiatore, insomma, è un processo verso la morte dell'autore, la struttura più tradizionale e tradizionalista della narrativa occidentale: l'eclissi dello scrittore, la scomparsa del narratore onnisciente sono, insieme, un ardito esperimento letterario e un atto di ribellione sociale, si va verso una idilliaca e vivace comunità di lettori che parlano di letteratura, di libri, del senso della lettura, quindi della loro stessa ontologia.

Italo Calvino (1923-1985)
«Anch'io sento il bisogno di rileggere i libri che ho già letto, ma ad ogni rilettura mi sembra di leggere per la prima volta un libro nuovo. Sarò io che continuo a cambiare e vedo cose di cui prima non m'ero accorto? Oppure la lettura è una costruzione che prende forma mettendo insieme un gran numero di variabili e non può ripetersi due volte secondo lo stesso disegno? Ogni volta che cerco di rivivere l'emozione di una lettura precedente, ricavo impressioni diverse e inattese, e non ritrovo quelle di prima. [...] La conclusione a cui sono arrivato è che la lettura è un'operazione senza oggetto; o che il suo vero oggetto è se stessa. Il libro è un supporto accessorio o addirittura un pretesto.»
C.M.

NOTE: Letture critiche suggerite: Sambit Panigrahi, Author, reader and text in Calvino’s "If on a Winter Night a Traveller" (Notes on Contemporary Literature 41.4 2011) e Paolo Giovannetti, "Faccio delle cose coi libri". Calvino vs anni Settanta (Enthymema, VII 2012).

14 commenti:

  1. Non ho mai amato particolarmente la letteratura italiana: non so il motivo ma la maggior parte dei suoi autori non mi attirano. Calvino ha sicuramente raggiunto il suo scopo (quello di eclissarsi) però non capisco per quale motivo abbia scelto di narrare più storie contemporaneamente: in questo modo il lettore si ritrova molto confuso e non riesce a mettere insieme i pezzi del puzzle o no?

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    1. Comprendo la tua perplessità, in effetti il romanzo è ostico e fa porre diversi interrogativi (almeno, per me è stato così): bisogna leggerlo fino alla fine e di lì risalire agli inizi per comprendere la funzione di questo libro. Calvino non si è posto il problema di narrare una storia, ma di raccontare un'attività, quella della lettura. Non conta che le storie siano intrecciate in maniera talvolta confusa, che non si sviluppino fino ad una naturale conclusione (anche se, come scrive l'autore stesso nell'introduzione, potrebbero costituire dei brevi racconti autoomi). L'importante, per Calvino, è descrivere la ricerca del libro, il piacere di leggerlo, il rapporto simbiotico che non di rado si crea fra lettore e testo, il condizionamento che un romanzo può esercitare sulla vita reale, le riflessioni che si innescano nella nostra mente di lettori...

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  2. Di Calvino ho per ora letto solo "Il barone rampante" e qualche pagina antologica qua e là. Sto aspettando di leggere altro ma sono stranamente in un periodo no letture :( Calvino è un maestro nel dare vita ai libri, questa sua capacità può essere data solo da una profondà cosapevolezza del processo di lettura. ;-)
    Buona serata!

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    1. Hai proprio ragione, infatti trovo che sia un autore per cui può valere la definizione di "classico", uno di quelli di cui non puoi separare produzione e pensiero, testo e note critico-metodologiche. Se hau apprezzato Il barone rampante ti suggerisco di completare la trilogia, è un vero capolavoro! :)
      Grazie e buona serata anche a te!

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  3. Ciao. Molto bella la recensione del libro, chiara ed esauriente. Forse leggendola pochi si avvicineranno alla lettura perché spaventa; sembra sia difficoltoso seguire il discorso proposto dall'autore e, magari, non tutti sono pronti a questo tipo di esperienza letteraria.
    Di Calvino ho letto il sentiero dei nidi di ragno, e il barone rampante. E' uno scrittore che non mi entusiasma moltissimo, cioè devo decidere ancora se mi piace il suo metodo di narrazione e i suoi contenuti.
    Comunque una volta in un romanzo l'autrice, Cossé Laurence in "La libreria del buon romanzo", descriveva il perché una persona ama leggere ed il rapporto che si instaura tra il lettore ed il romanzo.
    Un po' come un film, dove ogni spettatore coglie momenti differenti. Questo è il bello della lettura!

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    1. Grazie, Marta! Hai ragione, il rapporto con un libro, un film o un dipintoproduce nei fruitori impressioni diverse, ed è questo che rende l'arte diversa dalla scienza! :)
      I contenuti di Se una notte d'inverno un viaggiatore non sono certo facili né lineari, e per lungo tempo io stessa sono stata indecisa se leggerlo o meno; ho fatto un tentativo e l'ho apprezzato, pur essendo un'amante della narrativa tradizionale (a volte i continui salti temporali e i cambi di soggetto mi mandano fuori di testa, ma sto lavorando per rendermi più duttile in questo senso). Lo consiglierei più come lettura di riflessione (per me è quasi un testo socio-cognitivo) che di intrattenimento, a differenza dei tre libri degli Antenati, che, pur veicolando un pensiero sull'identità, la ribellione e altri temi esistenziali, hanno una scorrevolezza e una piacevolezza di racconto eccezionale.
      Cosa mi dici de Il sentiero dei nidi di ragno? Pensavo di sceglierlo come prossimo testo di Calvino...

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  4. E' il prossimo Calvino che devo recuperare. Per ora ho già in coda Le città invisibili. Comunque non sei la prima a parlarne bene, è indubbio che la mia curiosità a riguardo è cresciuta notevolmente. Credo poi che mi piaccia, in fondo, un po' di metaletteratura ogni tanto!

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    1. Giusto! Fra l'altro penso che mi deciherò anche a qualche saggio di narrativa: sono talmente tante le riflessioni che muovono dalle scelte di Calvino che vien voglia di farsi una cultura approfondita! Sono curiosa di conoscere la tua opinione, anche su Le città invisibili, altro testo che dovrò procurarmi!

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    2. Rileggo e ri-apprezzo dopo aver letto il romanzo! :)

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    3. E io ho letto e apprezzato la tua recensione! :)

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  5. Apprezzo moltissimo Calvino e questo romanzo mi è sembrato geniale!! Mi è piaciuto questo far diventare il lettore protagonista ed anche quel meccanismo per cui sembra di non arrivare mai, di non riuscire a chiudere le porte.

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    1. "Non riuscire a chiudere le porte" mi sembra il modo giusto per descriverlo: se ne spalancano tante nel tentativo di avvicinarsi all'autore e alla vera storia del libro, ma è destino che ciò non possa avvenire.

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  6. Sto rimuginando su questo articolo da un po’.
    Lessi Calvino “per obbligo” a scuola e non mi disse molto.
    Dopo la scuola ho rispolverato parecchi libri, libera dagli obblighi, ho scoperto di apprezzarli di più.
    Però:
    ammetto che sono una snob tremenda, in genere non amo gli scrittori italiani
    Calvino continua a “non parlarmi”.

    Comunque non ho regalato i libri, chissà tra una decina d’anni…

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    1. Anche per me è stato così, molti libri imposti a scuola non mi sono piaciuti, ma Calvino mi aveva colpita subito e dopo diversi anni dalla ettura del Barone rampante ho deciso di riprenderlo, finendo la Trilogia degli Antenati e avventurandomi negli altri romanzi. :)

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