venerdì 3 gennaio 2014

Incantesimi antichi: Circe

'Circe belle chiome, terribile dea dalla voce umana': così viene definita Circe in ben tre versi dell'Odissea, con un esametro interamente dedicato allo scopo (X, 136; XI, 8; XII, 150). Ma chi è questa donna spaventosa? Prima di tutto, la solitaria abitante dell'isola di Ea è la più 'anziana' maga della poesia greca, anche se non è certo la più presente, forse perché messa in relazione con il solo mito di Odisseo e oscurata dalla più nota Medea, strega che la tradizione identifica, a seconda dei filoni, con sua nipote o sua sorella. Nella storia magica di Circe si intrecciano elementi riconducibili alla sfera della Terra e a quella del Sole, a partire dalla sua ascendenza, che la lega sia alla dea della stregoneria Ecate sia ad Helios; a questa bipartizione si riconduce però anche una fondamentale suddivisione delle pratiche incantatorie antiche: quelle greche e indoeuropee si legavano ai culti della Terra, quelle egizie e asiatiche ai riti solari.

E. Dulac, Circe

Le facoltà solari di Circe si possono ristringere ad una caratteristica della cultura indoeuropea schedata da Martin West, per cui il Sole è definito 'The all-seeing God': la maga di Ea, infatti, manifesta sia nell'Odissea (precisamente nel canto XI) sia nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (IV, 662-671) capacità divinatorie, in quanto conosce il futuro e sa leggere le premonizioni che riceve in sogno.
Come dea della Terra, invece, Circe esercita la sua malia sulle bestie che circondano la sua casa, presentandosi ai compagni di Odisseo come leoni e lupi ammaestrati e mansueti (Od. X, 210-215), ma non sono queste le forme che ella fa assumere ai malcapitati guerrieri di Itaca quando entrano nella sua casa, attratti dal suo melodioso canto. Gli incauti esploratori, infatti, come è noto, vengono stregati con una pozione (phàrmakon) che li tramuta in maiali selvatici; proprio il maiale è l'animale sacro a Demetra e Persefone, divinità ctonie, e, se non possiamo affermare con certezza che sia questo il motivo per cui Omero conferisce agli uomini tale forma, è più che certo che una scelta di qualche tipo sia stata fatta, perché sia le testimonianze ceramografiche, sia Apollodoro (Epit. VII, 15), sia un altro passo dell'Odissea (X, 431-434) attestano la varietà delle forme che Circe, come la mitica Ishtar del poema di Gilgamesh, usava attribuire ai suoi sventurati ospiti.


Vediamo come Euriloco, l'unico dei compagni di Odisseo che si salva dal sortilegio e torna ad avvertire il comandante, descrive l'incantesimo di trasformazione (Od. X, 233-243):
Guidatili all’interno, li fece accomodare su sedie e troni,
e per loro mescolò con vino di Pramno formaggio,
farina e miele dorato; al cibo unì
terribili farmaci, affinché dimenticassero completamente la terra dei padri.
Dopo averglieli somministrati e quando li ebbero bevuti, a quel punto
colpendoli con una bacchetta li rinchiuse nei porcili.
Ed essi di porci avevano il muso, il verso, le setole
e la sagoma, ma la mente era ancora integra come prima.
Così, mentre piangevano, essi furono rinchiusi; e Circe
gettò in mezzo a loro come cibo ghiande, datteri e frutti di corniolo
che i porci mangiano sempre giacendo a terra.
La metamorfosi, dunque, si compone di almeno due fasi: la preparazione e somministrazione del ciceone, la bevanda energetica a base di vino, formaggio, farina e miele in unione a dei terribili farmaci che causano la perdita dei ricordi e il colpo di bacchetta. Si è molto discusso sulla natura dalla rhàbdos di Circe, poiché il termine indica vagamente un bastone dagli usi più disparati, ma trovo che, dati il contesto epico (per sua natura sublime), la natura divina di Circe e l'alto grado di straordinarietà del passo, dare credito alle ipotesi di chi, come Stanford, vi vede solo una verga da pastore, sia decisamente irrispettoso della situazione. Tanto più che, quando è il momento di sottoporre Odisseo allo stesso rituale (dal quale, però, lo salverà la magica erba del moly donatagli da Hermes), Circe unisce al colpo di bacchetta una frase: «Ora vai nel porcile, stenditi fra gli altri compagni» (X, 320).

F. von Stuck, Ritratto di Tilla Durieux nelle vesti della maga Circe (1913)

Queste poche parole, unite al gesto, sono forse il più antico incantesimo attestato nell'epica e vi sono diversi elementi per pensarlo. Innanzitutto, lo stupore e il terrore di Circe per la mancata metamorfosi di Odisseo si manifesta solo dopo il pronunciamento della formula e il gesto della bacchetta: se l'effetto doveva essere compiuto senza questi ulteriori passaggi, non si capisce perché la situazione non si capovolga immediatamente. Ma ammettiamo che possa trattarsi di una debolezza narrativa. Rimane, comunque, il fatto che Circe viene descritta, come si diceva in apertura, quale 'Dea terribile dalla voce umana (audeéssa)' e il sistema degli epiteti formulari epici (quelli, cioè, che rimangono costantemente associati a uno o più personaggi) è estremamente rigoroso: se il poeta ha ritenuto fondamentale attribuire alla maga l'aggettivo audeéssa, probabilmente il riferimento alle proprietà devastanti della voce deve essere mantenuto. E, tuttavia, se ancora non ne siamo convinti, dobbiamo prendere in considerazione una vera e propria categoria di iscrizioni incantatorie archeologicamente documentate da C. Faraone come 'incantesimi esametrici', testi di carattere magico-popolare scritti proprio nella forma di un esametro omerico e con i quali, a livello terminologico, il verso del poema ha alcuni elementi in comune. Ma vi è un'ultima, importante prova a favore della magia della frase apparentemente banale di Circe e, insieme, della natura incantatoria della bacchetta: il rituale di difesa illustrato da Hermes a Odisseo prevede tre generi di azione: assumere l'erba magica (un altro phàrmakon), sguainare la spada per minacciare Circe e, infine, vincolarla ad una promessa di cessare ogni minaccia con il 'giuramento terribile degli dei'. Abbiamo, dunque, un phàrmakon, un oggetto di forma allungata da puntare contro il nemico e una formula verbale, un rituale tripartito di contromagia che quasi certamente è la risposta ad una triplice minaccia: il phàrmakon metamorfico, la bacchetta, la formula magica.

J.W. Waterhouse, Circe

C.M.

NOTE: Questo post è la sintesi di uno studio che ho personalmente condotto sulla magia e sulle sue protagoniste all'interno della poesia greca antica e che ha costituito la mia tesi di Laurea magistrale, intitolata Thelktéria. Personaggi femminili, oggetti e parole della magia nella poesia greca da Omero all'età ellenistica. Seguiranno gli articoli dedicati ad altre maghe della mitologia. Rimango a disposizione per chiarimenti bibliografici e sottolineo, qualora qualcuno fosse interessato ad utilizzare parte del testo, che la lettura della frase di Circe al v. 320 del libro X dell'Odissea come incantesimo è frutto di una personale analisi e argomentazione.

20 commenti:

  1. Io sono totalmente e irreversibilmente affascinata dal personaggio di Circe da che ho memoria. Complimenti per il post, ora capisco perché ci tenevi così tanto.
    Brava Cri! :)

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    1. Grazie, Maria, non ti so descrivere quanto mi faccia piacere sapere che ti è piaciuto! Circe è un personaggio semplicemente perfetto e per me è stato entusiasmante studiare i risvolti delle sue parole e dei suoi gesti, nonché inventariare la sua ogettistica potenzialmente magica. Per quanto il grosso della mia tesi fosse occupato dalla monumentale Medea, Circe rimane la mia preferita! :)

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  2. Un fatto che mi rimase impresso di Circe: la voce (;-)che strano!).
    Bello studio, con tanti dettagli interessanti: il legame con gli elementi (terra e sole, anche divinizzati: sotto terra, inferi aspetto “negativo” e sole come aspetto “positivo” del divino); conoscenza delle erbe e delle “tecniche” magiche.
    Il “bastone della magia” mi ricorda il recente Gandalf o la famosa bacchetta dell’ancora più recente Harry Potter… gli antichi avevano inventato già tutto!
    Una curiosità (una mia mania, lo ammetto): dove ha l’accento Ecate? A me viene da dire Ècate, ma con tutte le porcherie che sente in giro, il mio povero orecchio è traviato…

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    1. D'altronde è con il suo canto melodioso che Circe attira gli sventurati Itacesi nella sua dimora, quindi non possiamo che prestare anche noi attenzione al suono e alle parole della maga. Sul legame fra Circe e gli Inferi avrei potuto scrivere un altro post, ma ho pensato che, degli aspetti che la caratterizzano, la negromanzia sia quello meno interessante... ma da dire ce ne sarebbe eccome! Quanto all'accento, cade sulla a: Ecàte.

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  3. Bellissimo personaggio, quello di Circe. Da bambina mi faceva paura, e la detestavo perche' contrastava Ulisse. Una volta cresciuta, ho visto che era molto piu' interessante. :-) La voce, del resto, e' energia, e a saperla usare, si creava e manipolava persino la materia. E Circe lo speva eccome! Brava, bellissimo argomento di tesi.

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    1. Grazie mille, Loredana!! Pensa che proprio in questi giorni, leggendo la Saga di Terramare e, curiosamente, anche in un passaggio del primo racconto della Trilogia di New York di Auster (in un contesto ovviamente diversissimo in questo secondo caso), mi sono imbattuta di nuovo in questo legame fra parola e cosa, nella convinzione che il potere sugli oggetti, sulla natura e sulle persone si eserciti proprio attraverso il nome, ma un nome che ne ricerchi l'essenza, il nome originario. Mi sembra una credenza molto affascinante, ed è ovvio che, ben prima di arrivare ai filosofi del linguaggio, gli antichi si ponevano già questi interrogativi: non è un caso che, anche nella Bibbia, l'atto creatore è, in principio, Verbum...

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  4. Penso di averti già scritto che di Iliade e Odissea non ricordo praticamente nulla...
    Però qualcosa di Circe sì, anche perché me la trovavo spesso nelle versioni di latino :)
    Mi fa estremamente piacere che tu abbia deciso di condividere parte della tua tesi di laurea, e non vedo l'ora di leggerne le altre puntate :D

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    1. E a me fa molto piacere la vostra partecipazione entusiastica! Le nuove puntate arriveranno non appena sarò riuscita a condensare l'enorme mole di pagine in post non troppo logorroici! :D

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  5. Bellissime le immagini associate al post.

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    1. Ci sono tante altre belle raffigurazioni di Circe, soprattutto realizzate fra l'Ottocento e il Novecento!

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  6. Negromanzia…”suona” altrettanto interessante!
    Prima di Natale io e Loredana parlavamo di un libro (“Nel bosco di Aus” di Chiara Palazzolo) dove compare un’Ecate ed abbiamo inciampato sull’accento. Loredana diceva “mi sembra sia Ecàte”. Io: “Ma no, sono sicura sia sulla e”. Però intanto il dubbio ha messo radici e tutti i testi che ho consultato riportano il nome senza accento. Grazie per l’informazione e la risata.
    E sì, il libro della Genesi comincia proprio con un “suono”. Anche se nella stesura del testo confluiscono diverse tradizioni orali fissate nello scritto decisamente più tardi, il primo verso è “In principio Dio creò il cielo e la terra” (e qua mi arriva un pensierino bislacco riguardante gli elementi di Circe, terra e sole). Ed in Gen.1,3 troviamo il famoso fiat lux, “e Dio disse: sia la luce”, la parola (logos, tradotto verbum dai latini) che origina tutto…

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    1. Tutto torna sempre, insomma: è la grande magia della letteratura e dell'antropologia, per quante miglia separino i popoli, ci si stupisce sempre nel trovare analogie nel sentire originario delle diverse culture!

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  7. Un post splendido. Discutevo di pensiero magico, religioso e scientifico con un amico proprio oggi: nel tuo post c'è tutto quello che ci sarebbe servito per discutere bene la questione. Complimenti!

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    1. Grazie, Alessandro! Dalla mia tesi ho dovuto per forza di cose rimuovere i riferimenti alla scienza e ridurre parecchio quelli alla religione, perché mi avrebbero portata ad aprire immensi capitoli, ma il confine fra i tre elementi, nell'antichità, era molto sottile. Sono tre concetti che gli antropologi riconducono a tre stadi progressivi di evoluzione del pensiero umano in relazione alla possibilità di agire sull'ambiente circostante. Se ti interessa un titolo, la pietra miliare di queste teorie è The Golden Bough di J. Frazer.

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  8. Poi ci si stupisce che ritenga "Classica" la miglior rubrica! Post veramente molto bello. Qualcosina su Circe (e su Medea) avevo letto in "Le radici della stregoneria" di Cardini, che la piazzava fra le 3 figure che andranno a formare il moderno (nel senso di Età Moderna) archetipo della strega. Ma non parlava, almeno non nel caso specifico, di Circe come punto d'incontro fra le culture indoeuropea e asiatica/africana. Queste cose accendono sempre tutta una serie di "voglio" (libri, già identificati) che poi non concretizzo per ragionevoli limiti di tempo (e di energie).
    Hai anche fatto un ottimo lavoro di riduzione.
    Brava, brava!

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    1. Grazie, Marco, sono felice che l'articolo ti sia piaciuto! Immagino i mille libri che possano essersi affacciati alla mente, se non altro perché per la sola Circe avrò letto centinaia di pagine, fra cui spicca sicuramente uno studio monografico di M. Bettini, mentre, per quanto riguarda la magia in generale, ho trovato molto interessante un testo di G. Luck intitolato Arcana Mundi. Devo, però, confessare che, quando si cerca di parlare di magia anche a livello specialistico, ci si imbatte in una serie di testi che inclinano all'esoterismo, spesso pieni di teorie moderne e decisamente di cattivo gusto... stornare la bibliografia da questo genere di contenuti è stato abbastanza impegnativo! Di Medea parlerò prossimamente!

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    2. La cosa fastidiosa dell'esoterismo moderno è che confonde le idee, mettendo troppe cose insieme. Può avere senso per chi ci crede e compie questo genere di studi, ma fuorviante per chi è interessato a una ricerca storica o antropologica. Cardini nel suo saggio sopra citato apre parlando della principale difficoltà incontrata, ovvero il problema di tracciare una storia di un fenomeno che solleva subito una domanda chiave: "Ma io sto parlando di qualcosa che esiste?" A questo punto lo studioso di esoterismo potrà rispondere "sì" e tratterà la materia in un certo modo, mentre uno storico sarà meno disincantato e più attento alle fonti - a meno che non voglia dare credito al Malleus Malleficarum!
      Leggerò con interesse anche il post sulla povera Medea!

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    3. Hai ragione, c'è questa difficoltà di fondo che parte dal reperire le fonti al capire come rapportarsi con esse... trovare letture meramente esoteriche anche in saggi che si trovano in biblioteche universitarie o addirittura editi dalle University Press è quasi imbarazzante.

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  9. Complimenti davvero! Sono sempre stata affascinata dal vincolo tra magia (sciamanesimo) e parola\poesia all'interno della cultura indeuropea: insomma, grazie per aver scritto un articolo così interessante xD

    Ancora complimenti,
    Raven

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    1. Grazie a te di aver manifestato il tuo entusiasmo, sono contenta che l'articolo risponda ai tuoi interessi! A proposito di sciamanesimo, magari lo conosci già, ma ti segnalo uno dei libri che mi sono stati essenziali per la definizione di 'sciamanesimo', ovvero Gli sciamani e le origini del puritanesimo di E.R. Dodds; sugli sciamani delle steppe, inoltre, interessante è l'articolo di K. Meuli Scythica (1935), che ho in copia digitale, qualora ti interessasse. Grazie mille ancora, ti invito a ripassare per Medea! :)

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