mercoledì 19 marzo 2014

La migliore offerta (Giuseppe Tornatore, 2013)

L'arte e la bellezza, ma anche la passione e l'angoscia che procurano sono le protagoniste dell'ultimo lungometraggio di Giuseppe Tornatore, La migliore offerta, uscito l'anno scorso. Non vi sarà sfuggito che i soggetti appena citati sono tutti femminili, perché la donna e le donne alimentano un circuito d'arte che fa da cornice ed essenza alla vita di Virgil Oldman (Geoffrey Rush), rinomato direttore di una casa d'aste.

La vita di Virgil Oldman scorre tranquilla e scandita da rituali quotidiani e da una certa dose di maniacalità (indossa sempre i guanti e cena rigorosamente nello stesso ristorante, che gli riserva bicchieri personalizzati) finché, come da tradizione, nel giorno del suo compleanno, risponde personalmente alla prima telefonata che riceve in ufficio. All'altro capo della linea c'è una giovane donna, Claire Ibbetson (Sylvia Hoeks), che desidera far valutare personalmente dal signor Oldman il patrimonio di famiglia in vista di una vendita all'asta. Vincendo la ritrosia del direttore ad occuparsi personalmente dei sopralluoghi, Claire ottiene che Virgil visiti la villa in cui vive, senza però presentarsi agli appuntamenti. Il nervosismo di Virgil cresce ad ogni incontro disatteso, finché, resosi conto che Claire vive nella stessa villa, in una stanza oltre una parete dipinta, scopre che la ragazza soffre di agorafobia.
Colloquio dopo colloquio (i due si parlano attraverso il muro), le circostanze dell'asta diventano sempre più complicate: un giorno Claire è determinata a vendere, il giorno dopo manifesta un'ostilità che la porta a cacciare Virgil dalla sua casa, il giorno dopo ancora concede all'uomo le chiavi della villa per compiere le visite a propria discrezione. In questo clima di mistero e proibizione, la curiosità del signor Oldman cresce al punto che egli, fingendo di aver abbandonato la casa e chiuso le serrature, si trattiene nella stanza, al riparo di una statua, per osservare Claire. Da questo momento prende avvio un'ossessione che Virgil, che non ha mai avuto altre donne che quelle ritratte nei quadri della sua stanza segreta, non sa come fronteggiare e che avrà un esito sconvolgente.


In questo capolavoro cinematografico, Tornatore costruisce una storia ben congegnata (anche se forse troppo incauta nel suggerire un possibile finale), narrativamente molto sciolta e ricca di intersezione fra il mondo dell'arte e la vita reale: Virgil Oldman è totalmente immerso in uno scenario cui la sua vicenda personale risponde più di quanto non creda e che può essere riassunto nella massima che accompagna tutto lo svolgimento della pellicola: «In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico». Nella consapevolezza di questa verità, nella certezza che anche il miglior falsario finisca, nel replicare, per tradire qualcosa di autentico, Virgil condurrà il suo percorso passionale fino al tavolo di un ristorante di Praga, senza che ci sia rivelato se l'artificio (che nel film non è rappresentato solo dai dipinti, ma anche dal modello di automa che Virgil tenta di ricostruire da ingranaggi trovati nella villa di Claire) possa incontrare la realtà.



C.M.

2 commenti:

  1. Mi dispiace intromettermi così bruscamente in questa bella recensione, ma ti ho nominata e per regola devo avvertire, vedi un po' se ti aggrada http://librinellamente.wordpress.com/2014/03/20/liebster-award-con-un-po-di-ironia/

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    1. Grazie mille!! Appena troverò tempo e spazio per rispondere, ritirerò volentieri il premio! :)

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