lunedì 9 giugno 2014

Argento vivo (Malvaldi)

Felicissima di aver intrapreso la strada verso la contemporaneizzazione della mia libreria, ho finalmente letto un primo romanzo di Marco Malvaldi, autore che ho avuto il piacere di ascoltare il 5 settembre scorso al Festivaletteratura di Mantova. Nonostante sapessi dei romanzi pregressi con protagonisti i vecchietti del BarLume, ho deciso di iniziare da questo ultimo libro, puntando su una narrazione autonoma e slegata dai precedenti episodi... e la conquista è stata immediata!

Argento vivo è costruito sull'incrocio delle storie di due coppie di protagonisti e altre tre coppie di personaggi ausiliari. Da una parte ci sono Giacomo e sua moglie Paola alle prese con la casa svaligiata e il furto del portatile su cui Giacomo aveva salvato l'unica copia del suo ultimo romanzo, dall'altra Leonardo e Letizia, la cui auto è stata usata per compiere il furto. Una volta ritrovata la Peugeot 206, Leonardo si imbatte proprio nel portatile rubato e, sbloccato l'apparecchio grazie alle sue competenze informatiche, si mette direttamente in contatto con Giacomo, nella speranza di ottenere una ricompensa. Il Gobbo e Gutta, i due ladri, sono tuttavia determinati a rientrare in possesso del computer e questo determina un grottesco susseguirsi di furti, ricatti e incontri compromettenti, oltre che diversi richiami in caserma per Leonardo, spesso al centro dei sospetti dell'avvenente ma agguerrita agente Corinna Stelea. Proprio da queste avventure in dissolvenza incrociata, però, scaturisce la nuova versione del romanzo di Giacomo...

In Argento vivo non ho trovato solo un'ottima occasione di intrattenimento e divertimento, ma anche l'esempio di una prosa pulita e originale. La narrazione scorre con brio e leggerezza, alternando brevi quadri per giustapposizione: spesso è una battuta pronunciata da un personaggio in chiusura a far aprire una nuova sequenza che, sebbene incentrata su altri protagonisti, sembra quasi poter proseguire la conversazione del paragrafo precedente, giocando sull'incrocio delle prospettive. L'abbondanza di dialoghi, spesso molto coloriti e mordaci, contribuisce a rendere snello il romanzo, sottraendolo a sequenze descrittive che risulterebbero zavorre improprie.
Marco Malvaldi
Argento vivo è una sorta di giallo (ma senza omicidio) che fa leva sull'ironia e su risvolti grotteschi per tessere incontri e relazioni fra i personaggi e che non di rado strappa qualche risolino: a tratti somiglia ad un cabaret, agli sketch fra personaggi buffi e incredibili, cosicché il mistero (che mistero non è, dato che da subito capiamo chi e come abbia consumato il furto) si risolve in un procedere entusiastico verso lo scioglimento finale, attraverso i trucchi e le ripicche che i diversi personaggi escogitano per liberarsi dai rispettivi impicci.
«Ma pensaci un attimo. Siamo nell'era dei reality show, dei talk show, dei talent show. E tutti ci tengono a darti la loro opinione. Non ho mai sentito nessuno, in pubblico, dire "non mi esprimo perché di questo argomento non ci capisco una mazza". Prima, magari, premettono che sono ignoranti, poi ti danno la loro opinione lo stesso. A farci caso, l'unico personaggio televisivo a cui non ho mai sentito dire una parola è Maggie Simpson. Si sta perdendo il valore intrinseco del silenzio»
C.M.

4 commenti:

  1. Come postavo nella mia recensione il mese scorso, Malvaldi, Manzini, e Recami possono entrare bene in un genere giallo-commedia, molto distanti dai freddi giallisti nordici, ma vicini alle nostre latitudini mediterranee, dai modi spensierati tipici, ai linguaggi espressivi che possono anche far sorridere.

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    1. Non ho mai letto Manzini e Recami, ma se hanno dei tratti in comune con Malvaldi mi vien da pensare che mi possano piacere!

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    2. A me non è piaciuto affatto, tanto che ho abbandonato la lettura senza grossi rimpianti. Recami mi piace molto; lessi tempo fa "Il correttore di bozze"... molto bello.

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    3. Terrò presente Recami, allora!

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