martedì 17 giugno 2014

Se mi lasci ti cancello (Michel Gondry, 2004)

Nel leggere sulla guida tv «Se mi lasci ti cancello, con Jim Carrey», il primo pensiero va ad una commedia che preannuncia grasse risate e promette momenti di spensieratezza. Invece questo film, in cui Carrey è affiancato da una inedita Kate Winslet, è tutt'altro che comico; ha spunti ironici, è vero, ma amari più che divertenti. L'abito non fa il monaco, insomma. C'è però da dire che si tratta dell'ennesimo flop del genio italiano che decide di metter mano ai titoli, perché questo film, datato 2004 e girato da Michel Gondry, in originale è Eternal Sunshine of Spoltess Mind, e questo sì che rende giustizia alla profondità e alla malinconia della pellicola, spiegando, peraltro, una citazione del film:
Com'è felice il destino dell'incolpevole vestale!
Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata.
Infinita letizia della mente candida!
Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio.
Si tratta di quattro versi tratti proprio dal testo Eternal Sunshine of Spotless Mind di Alxander Pope, che una (finta?) ingenua Kristen Dunst ricorda come «Papa Alessandro». Il titolo del componimento e la citazione nello specifico rendono bene l'idea di base del film, ne sono, per così dire, l'epigrafe e denotano una raffinatezza che il titolo italiano straccia già da quell'ipotetico/patetico «Se».
Preso dalla depressione per una storia finita, Joel (Jim Carrey) compie l'impulsiva scelta di non prendere il treno che lo porterà al lavoro, ma di saltare su quello per Montauk. Qui incontra Clementine (Kate Winslet), con la quale stabilisce un rapporto inizialmente goffo, la cui narrazione si interrompe improvvisamente al momento in cui Clementine decide di passare la notte a casa di Joel. Nella scena seguente rimaniamo scombussolati: il rapporto fra i due è in crisi e Joel sceglie per Clementine un regalo di San Valentino che possa riappacificarli dopo una lite furibonda. Quanto Joel si reca alla libreria dove Clementine lavora, però, lei non lo riconosce e, anzi, rivolge le sue attenzioni e i suoi baci ad un certo Patrik (Elijah Wood). Quasi per caso, Joel viene a conoscenza di una verità sconcertante: Clementine si è rivolta a Lacuna, un centro medico-sperimentale che si occupa della rimozione dei ricordi dolorosi. Inizialmente incredulo, Joel decide che, se Clementine ha scelto di dimenticarlo, l'unica alternativa per smettere di star male per lei è sottoporsi allo stesso trattamento. Tuttavia, una volta iniziata la terapia, condotta da Stan (Mark Ruffalo) e da quel Patrik che frequenta Clementine, la mente di Joel si aggrappa al ricordo di Clementine, decisa a non lasciarselo strappare via, a proteggerlo e a nasconderlo.


Da questo momento il film diventa una successione di ricordi della vita di Joel e Clementine fra litigi, scherzi, dubbi, paure e tenerezze: il tempo va avanti e indietro, le sequenze si sormontano e, in una stessa scena, possono coesistere pezzi degli incontri di Joel con i tecnici di Lacuna e momenti trascorsi con Clementine al ristorante, al mercato, in casa o sul lago ghiacciato. Quando, poi, Joel, per sottrarlo alla caccia nel suo cervello da parte del dispositivo destinato a cancellarlo, tenta di portare il ricordo di Clementine in mezzo ad altri che con lei non hanno nulla a che fare, come quelli della propria infanzia, i caratteri della narrazione diventano deformati, quasi ridicoli (Joel adulto ridimensionato all'età dei cinque anni, per esempio). Il film si trasforma in una disperata corsa contro l'oblio che è stata premiata nel 2005 con l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale, firmata da Charlie Kaufman.

Il film non ha dunque nulla del capriccio suggerito dal titolo italiano. Al contrario, è una profonda e rabbiosa riflessione sul dolore del ricordo, sulla sofferenza che possono causare i rapporti personali, ma anche sull'importanza, nella formazione dell'identità e del carattere di ciascuno, di tali esperienze. Nel fondo del rapporto deteriorato con Clementine, tanto diversa da lui, Joel mantiene ancora un grande amore, un affetto che lo riporta ai momenti più intimi e dolci ed è chiaro che, per quanta sofferenza possa portare la fine di tale storia, la rimozione di Clementine strapperebbe anche la gioia provata con lei, quel sentimento che, mentre stanno sdraiati sul ghiaccio, fa dire a Joel «In questo momento potrei morire Clem, io mi sento così felice. Non avevo mai provato cosa fosse la felicità. Sono esattamente dove voglio essere».

C.M.

4 commenti:

  1. Ciao, sono una nuova follower. Il tuo blog mi interessa tantissimo per questo ti ho inserito nel mio “il taccuino delle voci”. Ripasserò a leggere i tuoi post. A presto

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    1. Ciao e benvenuta! Mi fa piacere che tu sia mia follower, passo subito a visitare il tuo blog!

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  2. Forse la traduzione peggiore che la distribuzione italiana abbia mai fatto di un film straniero. Non solo ne stravolge il senso e non lo fa comprendere, ma fa pensare a una commedia commerciale come altre mille ce ne sono! Eppure, come hai benissimo raccontato, è un film molto interessante e che propone degli argomenti assolutamente importanti, e con una Kate Winslet tra le sue migliori interpretazioni, anche se lei è sempre perfetta. :)

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    1. Infatti lo stavo sottovalutando in principio, per fortuna mi sono fermata a guardarlo! Inizialmente mi ha mandato un po'in confusione, mi sembrava lento, ma poi, col progredire del film, l'ho pienamente apprezzato. :)

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