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sabato 23 agosto 2014

La verità sul caso Harry Quebert (Dicker)

Quest'anno ho portato in spiaggia il tipico libro da ombrellone: un giallo bello corposo, nonché bestseller dell'anno scorso, caratterizzato da una trama piacevole e da uno stile per nulla impegnativo. Esaltato dalla stampa e acclamato dai lettori, La verità sul caso Harry Quebert è stato a mio avviso un po'sopravvalutato, ma ciò non toglie che sia stato una buona scelta. 
 
Del classico giallo ci sono l'ambientazione, costituita dalla tipica cittadina americana, Goose Cove, e i suoi personaggi tipici, dalla titolare della tavola calda ai vicini che vedono ma non parlano, dal miliardario misterioso al sergente di polizia che per qualche motivo inspiegabile ha la sindrome apparentemente diffusa negli USA di spiattellare le informazioni sul caso ad uno scrittore ficcanaso.
Si tratta di Marcus Glodman, allievo e amico del professor Harry Quebert, autore a sua volta di un romanzo di enorme successo dal titolo Le origini del male, accusato dell'omicidio di Nola Kellergan, una quindicenne con cui ha avuto, anni prima, una relazione troncata dall'improvvisa scomparsa di lei. Il cadavere viene ritrovato nel giardino di Quebert e non sembrano esserci dubbi: un ultratrentenne con il vizio delle ragazzine ha descritto la sua morbosa storia d'amore nel romanzo che lo avrebbe reso famoso per poi ucciderla assieme alla donna che aveva visto la giovinetta scappare nel bosco di Goose Cove. Fiducioso nell'innocenza dell'amico e nell'autenticità del sentimento che lo legava a Nola, Goldman si mette ad indagare, interrogando tutti i personaggi della cittadina alla ricerca di prove a suo tempo non adeguatamente considerate o di particolari sfuggiti a chi conduceva le indagini. Ne emerge un quadro altamente instabile, dove chiunque può essere colpevole o innocente, mentre proprio l'indagine diventa l'ancora di salvezza, oltre che di Quebert, dello stesso Goldman, che si lascia convincere a fare del caso il suo nuovo libro, sperando così di riabilitare il suo maestro e di salvare al contempo la propria carriera.
Il romanzo del ginevrino Joël Dicker ci trasporta in una trama coinvolgente, anche se ben lontana dalla suspense descritta dalle recensioni dei giornali in quarta di copertina. Il romanzo ha di estremamente positivo l'incrocio di storie diverse in cui emerge a poco a poco come nessuna esistenza sia priva di aspetti torbidi e nessuno possa dirsi realmente innocente di fronte alla sorte sfortunata di Nola; ugualmente brillante è la scelta di incrociare prospettive e piani temporali: quello della relazione e del libro di Quebert, quello delle testimonianze dei vari personaggi, i resoconti dalla prigione dell'imputato. Ho trovato un po'deludente il tratteggio dei personaggi, le cui descrizioni sono sacrificate a lunghe tirate di dialoghi, ma il genere del libro giustifica la scelta; è però estremamente odioso Marcus Goldman, narratore della vicenda per nulla restio a mettersi in luce come 'Il Formidabile' e a ricordare tutti i modi in cui ha fatto colpo sull'insigne professor Quebert, oltre che troppo incline ad estremizzare la sua insofferenza nei confronti delle scadenze imposte dall'editore. Un personaggio alquanto irritante.

Joël Dicker

La verità sul caso Harry Quebert rimane, al di là di qualche pecca, una lettura consigliabile, tenendo conto dell'eccesso di fervore che accompagna questo titolo. Forse la narrazione si potrebbe chiudere in modo più comprensibile se Quebert non giocasse a disseminare indovinelli nelle sue confessioni - atteggiamento insensato, dato che il parlar chiaro potrebbe stornare immediatamente la pena di morte dalla sua testa senza poter danneggiare in alcun modo un'immagine già compromessa - ma è gradevole godersi il gioco di indizi, verità svelate e illuminazioni in cui si muove Goldman, trascorrendo qualche sana ora di intrattenimento.

C.M.

10 commenti:

  1. Ah, è un giallo? Senza questo dettaglio mi sarebbe interessato :)
    Non so se possa essere il mio genere...

    P.s. Non ho letto nessuno dei libri che ti avevo scritto sul post dei propositi estivi :/

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    1. Ma sì, i propositi son fatti per essere infranti (ma non dimenticare il tuo parere su Pastorale americana potrebbe essere l'unica occasione perchè io possa rivalutare Roth)! ;)

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  2. Ottima recensione! I continui indovinelli di Quebert hanno irritato anche me, soprattutto per il fatto che sono inutili se non dannosi. Alla trentesima volta che diceva "Lo capirai" volevo strangolarlo!

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    1. Grazie, Eliza! In effetti l'istinto è quello: perchè far tanto la sfinge che pone gli enigmi quando rischia la pena capitale, tanto per rendere più complicato il lavoro di un allievo che sembra sempre meno apprezzare?

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  3. A me è piaciuto tantissimo, forse poteva essere meno prolisso ma devo dire che si legge velocemente e rimane la suspace quasi fino alla fine. L'ho poi passato a mio marito che l'ha letto in due serate, lettura molto piacevole non c'è che dire!
    Ciao Ely

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    1. Ciao e benvenuta!! Devo dire che la prolissità è una dote che amo molto nei libri: quando sono di piacevole lettura, più durano e meglio è! :)

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  4. Tutti quelli che lo hanno letto, mi consigliano di leggerlo.
    Io non mi sono ancora decisa, ma dopo la tua recensione mi sa che dovrò cedere :-)

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    1. Mi pare di capire che ti piacciono i thriller, quindi credo che sarebbe una lettura azzeccata! :)

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    2. Lo so, non si direbbe, ma la verità è che io non amo i thriller..
      Mi sforzo solo di diversificare le mie letture per evitare che il mio diventi un blog che tratta solo del romanzo vittoriano e di libri di autori contemporanei ambientati nell'Inghilterra dell'Ottocento! :)

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    3. Beh, non siamo così diverse: per far fronte al monopolio dei classici sui miei scaffali, con l'anno nuovo mi ero riproposta di svecchiare la biblioteca e quindi sto acquistando una media più alta di libri autori viventi... strano ma vero! ;)

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