lunedì 8 settembre 2014

Good Morning, Vietnam (Barry Levinson, 1987)

Nella trasformazione della vera storia dello speaker radiofonico Adrian Cronauer in una commedia drammatica di successo è stato fondamentale l'intervento di Robin Williams: interessatosi personalmente al progetto di un adattamento cinematografico proposto dallo stesso Cronauer, l'attore recentemente scomparso ne sarebbe diventato il protagonista, portando sul grande schermo ironia, divertimento, ma anche una solenne riflessione sulla guerra e le sue contraddizioni.

Questa è la genesi di Good morning, Vietnam, film del 1987 diretto da Berry Levinson e ambientato nel 1965 in Vietnam, durante la guerra lì combattuta dalle truppe USA. Il titolo deriva dalla frase d'esordio del programma condotto da Adrian Conauer all'interno della radio militare, l'AFRS. Il suo compito è quello di diffondere le informazioni - ma solo quelle approvate dal Pentagono per mezzo di quelli che un collega di Cronauer chiama "Gemelli Kessler" - e accompagnare le lunghe giornate dei soldati con musica e interventi divertenti. 
Le truppe adorano la comicità di Cronauer e il morale dell'esercito risente positivamente della compagnia della sua voce, ma ben diversa è la reazione dei suoi superiori, il sergente Dickerson (J.T. Walsh) e il tenente Hauk (Bruno Kirby), che fanno di tutto per reprimere la sua eccessiva esuberanza e per impedirgli di trasmettere all'esercito notizie considerate non ufficiali, persino di fronte ad un attentato Vietcong cui Cronauer assiste personalmente.
Cronauer, la sua popolarità e il suo desiderio di autenticità sono una minaccia per la «logica militare» di Dickerson, ma lo speaker gode dell'appoggio dei suoi colleghi della stazione e del generale Taylor (Nobel Willingham), della stima di Edward Garlick (Forest Whitaker) e dell'amicizia con un vivace gruppo di vietnamiti per cui si improvvisa insegnante di inglese (un inglese alquanto scurrile) al solo scopo di conquistare l'attenzione della giovane Trinh. L'escalation del conflitto, i continui attentati e l'amicizia di Cronauer con Tuan, il fratello di Trinh, fanno precipitare la situazione e Dickerson tenta addirittura di sbarazzarsi del conduttore spedendolo in una zona controllata dai Vietcong.

 
Il film, per cui Williams ha ottenuto la nomination all'Oscar come migliore attore, racconta una realtà difficile e profondamente drammatica; al tempo dell'uscita nelle sale, il ricordo della guerra era ancora vivido nella memoria degli Statunitensi e raccontare la vita, le giornate e i pericoli dei loro compatrioti in estremo oriente era un compito estremamente delicato per Levinson e per Robin Williams, che avevano scelto di puntare l'attenzione proprio sul personaggio che serviva a rendere più allegri i mesi passati al fronte.
Per quanto ricco di inserti comici, Good Morning, Vietnam è riuscito ad essere estremamente sensibile, soprattutto grazie ad un protagonista che ha portato in ogni scena non solo la sua grande capacità istrionica, ma anche una profondità e un'espressività che sottolineano la contraddizione di un personaggio cui si chiedeva di essere divertente mentre assisteva a violenze inaudite e vedeva i propri compagni partire per un fronte da cui probabilmente non sarebbero mai tornati.


«Goooood Morning Vietnaaaaam! 
Ehi, non è una prova questa, questo è rock-n-roll!»

C.M.

6 commenti:

  1. Lo voglio vedere da troppo tempo!!! *-*

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    1. L'hanno ritrasmesso la scorsa settimana, era un film che volevo rivedere, dato che la prima volta credo di averlo visto in inglese anni fa e non solo non ricordavo nulla, ma non l'avevo neanche capito! Vale sicuramente la pena recuperarlo! :)

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  2. Bellissimo film e bellissima recensione. Robin Williams è una grande perdita per il mondo del cinema.

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    1. Grazie, Alessandra. Hai ragione, è stato un attore bravissimo, capace di ricoprire i ruoli più diversi senza mai rimanere un carattere legato ad uno specifico di essi, ma apportando il suo apporto di sensibilità e la sua arte sempre rinnovata in ogni film...

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  3. Lo vidi molti anni fa e ne ricordo la forza e la comicità. Ultimamente, in occasione della scomparsa di questo straordinario attore, mi è capitato di vedere un'intervista al suo storico doppiatore, Carlo Valli, che proprio con questo film "incontrava" per la prima volta Williams. Ne rimase in certo senso "scioccato" perchè a sentirlo in lingua originale sulle prime un doppiatore si atterrisce al pensiero di rendere quell'enorme forza interpretativa. Poi lui trovò una sua "chiave" e restò la sua voce italiana per decine di pellicole.
    Luz

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    1. Infatti il doppiatore è stato il primo cui ho pensato vedendo la scena della primissima trasmissione di Cronauer/Williams: un talento esplosivo, che sicuramente non deve essere stato facile "tradurre" in italiano!

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