giovedì 12 febbraio 2015

Ritratti letterari

All'interno della vastissima produzione di ritratti, una tipologia particolare è quella del ritratto dei letterati: fin dalle origini delle arti figurative, gli autori sono stati oggetto di rappresentazioni sia all'interno del loro contesto storico-culturale, sia in luoghi e tempi differenti. 

W. Bouguereau, Omero e la sua guida
Agli albori della letteratura occidentale c'è, ovviamente, Omero: il volto di questo personaggio forse mai esistito è stato uno di quelli maggiormente ritratti, anche se lo possiamo vedere, come per quasi tutti gli autori dell'antichità, solo nei busti scultorei; i pittori dei secoli successivi, tuttavia, non hanno mancato di omaggiare il Cieco di Chio e diversi altri poeti dell'antichità.
Il presunto autore di Iliade e Odissea è protagonista del dipinto Omero e la sua guida di William Adolphe Bouguereau (1874), dove è raffigurato in piedi, con la cetra appesa sulle spalle e sorretto da un giovinetto che gli fa da guida, ma che non ci lascia modo di capire perché tenga in mano una pietra e che tipo di sentimenti esprimano i due giovani sullo sfondo e il cane rivolto verso il poeta: vogliono avvertirlo di un pericolo o lo stanno scacciando? Omero, del resto, si muove in una realtà ostile: egli è cieco e questo è da un lato un elemento che sottolinea la sua straordinarietà di poeta (anche per via della dimensione fortemente visiva delle descrizioni dei poemi), sia la fragilità dell'arte che egli rappresenta. 
Per lo stesso motivo, nel 1510, Raffaello lo rappresenta proteso alla ricerca dello spazio intorno a sé nell'affresco vaticano del Parnaso: qui Omero è l'unico poeta rappresentato frontalmente, ma anche quello che occupa più spazio, uno spazio che si ricava misurandolo con le braccia; gli altri poeti stanno intorno a lui e alle sue spalle, i più vicini sono, oltre ad Ennio, che, ascoltandolo, rende conto della sua opera di creazione della lingua epica latina, ricavata proprio da quella omerica, Dante e Virgilio, che non lo possono precedere in quanto Omero è il necessario referente delle loro opere e il dialogo di sguardi che essi intrattengono dietro al cieco sembra volerlo ribadire. Il Parnaso, peraltro, è un concentrato di ritratti di autori greci, latini e italiani: scorrendoli dall'angolo in basso a sinistra e risalendo lungo la mezzaluna, troviamo i lirici greci Saffo, Alceo, Anacreonte, Corinna, Petrarca, Ennio, Dante, Omero, Virgilio, Stazio (restauratre dell'epica tradizionale dopo Virgilio), il gruppo di Apollo con le muse, Antonio Tebaldi, Boccaccio, Tibullo, Ariosto, Properzio, Ovidio, il poeta pastorale Iacopo Sannazaro e Orazio, molti dei quali modellati però sulle fattezze di personaggi contemporanei a Raffaello (nel volto di Tebaldeo, per esempio, alcuni riconoscono Michelangelo).

Raffaello, Il Parnaso

Saffo e Alceo sono protagonisti anche della tela di Lawrence Alma Tadema datata 1881: qui il pittore anglo-olandese ricostruisce una sorta di cenacolo letterario posto sulle rive dell'Egeo, scegliendo di ritrarre i poeti nel corso di quello che, a giudicare dalla corona d'alloro posta sul cuscino su cui è appoggiata la poetessa di Lesbo, pare un certame; Saffo ascolta rapita Alceo che recita i suoi versi accompagnato dalla lira in un'atmosfera di languido abbandono smentito solamente dalla rigidità della fanciulla che accanto a Saffo, che ricorda le korai arcaiche.

L. Alma-Tadema, Saffo e Alceo

Più misteriosa è la scena in cui Giulio Aristide Sartorio immortala Catullo e Clodia, nel dipinto noto con i loro nomi o come La lettura (1914); colpisce immediatamente la dicotomia fra una parte colorata, quella della donna, e quella grigia e cupa in cui sta il poeta, che pare quasi provenire dal regno dei morti (come l'Euridice resuscitata da Orfeo nella decorazione della colonna alle sue spalle) e che, però, come si nota dal colore del piede sinistro, è come gradualmente riportato alla vita dalle parole lette da Clodia, segno forse della vitalità della passione amorosa e dalla poesia che di essa si nutre.

G.A. Sartorio, La lettura

Anche Virgilio ha più fortuna all'interno di complesse scene che come soggetto singolo: oltre alla cospicua produzione concepita per la Commedia (celeberrime le incisioni di Gustave Doré), vanno ricordati almeno i dipinti La barca di Dante di Eugène Delacroix (1882), dove il poeta è la stabile figura perno di una composizione altrimenti caotica e Virgilio legge l'Eneide, un soggetto di Jean-Auguste-Dominique Ingres del 1812.

E. Delacroix, La barca di Dante

J.A.D. Ingres, Virgilio legge l'Eneide

A. del Castagno, Uomini illustri -  Boccaccio
Nell'era volgare, le Tre Corone godono di grandissima fortuna già in vita, ma rimangono protagonisti delle tele anche nei secoli successivi: Sandro Botticelli, uno dei più attivi illustratori della letteratura del Trecento (basti pensare alla serie di Nastagio Degli Onesti tratta dal Decameron), realizza nel 1495 il ritratto più noto di Dante Alighieri, poeta che egli ammira e di cui conosce approfonditamente l'opera. Il Ciclo di Uomini illustri di Andrea del Castagno agli Uffizi (1448-1451), offre, oltre al ritratto di Dante, uno dei volti più fortunati di Boccaccio, mentre Giorgio Vasari, il biografo degli artisti, pone al centro dei suoi Sei poeti toscani (1544) Petrarca e Dante stesso, attorniati da Guittone d'Arezzo, Cino da Pistoia, Giovanni Boccaccio e Guido Cavalcanti.


S. Botticelli, Ritratto di Dante; A. Del Castagno, Uomini illustri - Dante



G. Vasari, Sei poeti toscani

Fra gli autori del XV e XVI secolo, i più ritratti sono l'umanista Erasmo da Rotterdam, soggetto di Hans Holbein il Giovane, Niccolò Machiavelli, di cui è noto a tutti il ritratto eseguito da Santi di Tito e gli autori di letteratura cavalleresca: Ludovico Ariosto, soggetto di ben due presunti dipinti di Tiziano (1508), Torquato Tasso, che però deve aspettare Delacroix per veder tradotto in arte il suo tormento nell'ospedale di Sant'Anna, e Miguel de Cervantes, immortalato da Juan de Jauregui.

H. Holbein, Erasmo da Rotterdam; S. di Tito, Niccolò Machiavelli

Tiziano, presunti ritratti di Ludovico Ariosto

E. Delacroix, Tasso all'ospedale di Sant'Anna; J. de Jauregui, M.de Cervantes

Contemporaneamente, il Bardo dell'Avon è oggetto di numerosissime rappresentazioni: di William Shakespeare, infatti, sono attestati i ritratti Droeshut (dal nome dell'autore, Martin Droeshut) del 1623, Cobbe (dal nome del proprietario, ma anonimo), Chandos (dal nome del duca documentato come primo proprietario) e Flower (anch'esso anonimo); tutti questi ritratti, da eccezione del Chandos, sono stati eseguiti dopo la morte del poeta, avvenuta nel 1616.

Ritratti di Shakespeare: Droeshut, Cobbe, Chandos e Flower

Settecento e Ottocento sono i secoli in cui i ritratti letterari si diffondono maggiormente: con l'Illuminismo il dibattito culturale si accende e si diffonde in tutta l'Europa, mentre con il Romanticismo l'autore torna ad essere figura centrale della produzione scrittoria, in diretta correlazione col bisogno di affermazione individuale propugnato dal movimento. Parallelamente al riconoscimento dei diritti d'autore, che risale proprio a questo periodo, si afferma anche la tendenza alla diffusione delle immagini di scrittori, poeti e filosofi.
Questi ultimi sono spesso, oltre che teorici, romanzieri, motivo per cui vanno a ragione inclusi nella rassegna: nel periodo illuminista, in Francia circolano ritratti dei collaboratori dell'Enciclopedia, famosi anche per i loro romanzi: nel 1737 Maurice Quentin de la Tour ritrae Voltaire e, più di un decennio più tardi, Jean-Jacques Rousseau.

M.Q. de la Tour, ritratti di J.J. Rousseau e Voltaire

Nel frattempo, nella vicina Germania, l'autore più fortunato della letteratura tedesca, colui che per ottiene in Europa un effetto dirompente con I dolori del giovane Werther, è oggetto di diverse rappresentazioni, fra cui spicca Goethe nella campagna romana, di Wilhelm Tischbein (1787).

W. Tischnein, Goethe nella campagna romana

In ambito anglosassone circolano i ritratti dei romanzieri Laurence Sterne, immortalato da Joshua Reynolds, Walter Scott, soggetto di Henry Raeburn nel 1822, ma grandissima fortuna hanno anche le raffigurazioni di Lord Byron, la più particolare delle quali è postuma e risale alla mano di Thomas Phillips, che sceglie per lui un abbigliamento albanese, ricordando i viaggi europei del poeta.

J. Reynolds, Laurence Sterne; H. Raeburn, Walter Scott

T. Phillips, Lord Byron in abiti albanesi
Icona della cultura inglese è il ritratto di Jane Austen eseguito ad acquarello da James Andrews nel 1869, ben dopo la morte dell'autrice, per volere della famiglia: esso è diventato la base della più nota rappresentazione della Austen, ma di recente è sorto un dibattito circa il Rice portrait, ritratto che Ozias Humphry avrebbe dedicato a Jane nel 1788, quando ella aveva tredici anni; le opinioni dei critici sono ancora discordi e c'è chi ritiene che lo stile dell'abito possa far datare l'opera a qualche decennio più tardi, oltre a coloro che, invece rifiutano categoricamente di vedervi l'autrice di Orgoglio e Pregiudizio. Tuttavia, guardando alla fortuna dei ritratti omerici e virgiliani, certamente non fedeli alle fisionomie originarie, possiamo dire che la sola associazione del nome di Jane Austen al dipinto è testimone della mitizzazione di questa figura, divenuta pienamente degna del mondo artistico.

J. Andrews, ritratto di Jane Austen; O. Humphry, Rice portrait

L'Italia non manca di veder consacrati nell'arte i suoi autori, da Vittorio Alfieri, dipinto da François-Xavier Fabre nel 1797 (oltre che in una scena con la contessa d'Albany, sua storica amante), a Ugo Foscolo, che dallo stesso artista viene immortalato nel 1813, e non manca Giacomo Leopardi, le cui sembianze sono diventate celeberrime grazie ai pittori della famiglia Ferrazzi, per anni al servizio dei conti di Recanati.

S.X. Fabre, ritratti di V. Alfieri e U. Foscolo

A. Ferrazzi, G. Leopardi

Alessandro Manzoni è invece ritratto dal pittore Francisco Hayez nel 1841, l'anno dopo la pubblicazione dell'edizione definitiva dei Promessi sposi: è il celebre dipinto che immerge l'autore in una stanza scura, proiettandogli addosso un fascio di luce che ne mette in risalto l'austerità e l'aspetto riflessivo; più vivace e colorato, oltre che più affine all'idea di ispirazione letteraria è invece il Manzoni di Giovanni Molteni, anch'egli contemporaneo all'autore, che, nel 1837, sceglie di rappresentarlo con il Lago di Como sullo sfondo, come a legarlo indissolubilmente all'ambiente del romanzo.

Ritratti di A. Manzoni eseguiti da F. Hayez e G. Molteni

E, a proposito di romanzo, torniamo alla Francia e alla Russia, dove gli artisti dedicano numerose tele alla rappresentazione dei narratori realisti e naturalisti: nel paese d'Oltralpe Léon Bonnat ritrae Victor Hugo (1879), lo svedese Olof Johan Södermark sceglie come soggetto Stendhal (1840), mentre Eugène Giraud rappresenta Gustave Flaubert, l'autore di Madame Bovary, che, con la sua particolare fisionomia, ha ricevuto anche diverse caricature. Il grande testimone della letteratura e del mondo intellettuale francese del periodo a cavallo fra il XIX e il XX secolo è però Émile Zola, figura ampiamente documentata in fotografia, ma anche soggetto di una tela di Édouard Manet del 1868, che lo colloca nel suo studio, in mezzo ai libri su cui ha formato il suo talento letterario, ma con un occhio anche all'arte (sullo sfondo sono appesi alcuni bozzetti, fra cui quello dell'Olympia dello stesso Manet). 

L. Bonnat, V. Hugo; O.J. Södermark, Stendhal

E. Giraud, G. Flaubert; É Manet, É. Zola nel suo studio

La triade dei grandi narratori russi del XIX secolo, quanto è rappresentata in letteratura, tanto è consacrata nell'arte: celeberrimo è il ritratto di Fëdor Dostoevskij realizzato nel 1872 dal pittore realista Vasilij Perov, lo stesso che rappresentò Aleksandr Ostrovskij, considerato il fondatore del moderno teatro russo. Accanto a Dostoevskij, però, gli artisti ricordano anche Anton Čechov, immortalato con eleganza e serietà da Osip Braz (1898) e Lev Tolstoj, ritratto in gioventù da Ivan Kramskoj (1873) e in vecchiaia da Il'ja Repin (1887), che ci ha consegnato la sua immagine più nota.

V. Perov, F. Dostoevskij; O. Braz, A. Čechov

L. Tolstoj ritratto da I. Kramskoj e I. Repin

A. Gandolfo, G. Verga
Per concludere la carrellata del realismo e del naturalismo, non può mancare un riferimento ad Antonino Gandolfo, pittore catanese fortemente influenzato dalla narrativa verista. Alla sua mano si deve un ritratto a penna di Giovanni Verga, eseguito nel 1888: sono gli ultimi sussulti di una forma di registrazione manuale, di un tentativo naturale, spontaneo e materico di cogliere i lineamenti, ma soprattutto il carattere, l'indole, il talento e l'illuminazione letteraria che stanno dietro di essi e che, non di rado, li spiegano.
Ben presto la fotografia avrà il sopravvento e regalerà certamente testimonianze altrettanto importanti di personaggi centrali nel mondo della narrativa e della poesia, ma lo farà in modo più impersonale, freddo, liberando l'artista del difficile compito di tradurre in immagine una sensazione, un affetto poetico, un sapore narrativo. In fondo è in questo che risiede l'antico bisogno di dare un volto alle parole, un'espressione ai libri, una postura alle letture.

C.M.

8 commenti:

  1. Bello quello di Catullo! Non lo conoscevo. Ho visto invece quello del Leopardi, questo inverno. Si dice che non piacque all'interessato, in quanto il pittore era rinomato per cancellare o ridurre i piccoli difetti fisici. Resta comunque l'unica rappresentazione del poeta, da cui le successive hanno preso spunto.

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    1. Quello di Leopardi è praticamente diventato un'icona nazionale!

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  2. Che brutto ceffo Flaubert :/
    Ne ho riconosciuti più o meno la metà, degli antichi nemmeno uno :)

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    1. Già, un bruttissimo uomo! I ritratti antichi sono comunque idealizzati, quindi è normale non riconoscerne i soggetti... valuterò se dedicare un post anche ai busti, alcuni dei quali sono veri e propri simboli!

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  3. Complimenti vivissimi: stupenda panoramica artistico-letteraria! ^_^

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    1. Sono molto contenta che sia stata apprezzata! :)

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  4. Finalmente ho il tempo di commentare questo tuo post che mi è piaciuto moltissimo,gustato fino in fondo...anche per l'accenno a Zola ;-)
    Comunque mi ha sempre interessato poter dare un volto a poeti e scrittori,ripercorrere la loro vita,con vizi,virtù;conoscerli non soltanto attraverso i testi ( seppur anche loro rivelatori ). Per questo motivo ho quasi sempre avuto motivi di dibattito con chi la pensava diversamente.

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    1. Trovo che il ritratto sia importante soprattutto perché offre l'idea di come gli autori fossero percepiti e dei particolari della fisionomia che gli artisti - espressione di un gruppo sociale più ampio - tenevano ad evidenziare, spesso come specchio di doti intellettuali: penso alla riflessività che emerge dai ritratti di Manzoni, al sorriso beffardo di Sterne, al tormento di Tasso così ben descritto da Delacroix... non si può, insomma, negare che dare un volto alle voci della letteratura sia effettivamente uno strumento in più per conoscerle.

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