mercoledì 15 luglio 2015

12 anni schiavo (Steve McQueen, 2013)

Vincitore del premio Oscar come miglior film e del Golden Globe come miglior pellicola drammatica nel 2014, insignito della statuetta anche per la miglior sceneggiatura non originale e fonte della vittoria agli Oscar di Lupita Nyong'o come miglior attrice non protagonista, 12 anni schiavo si presenta già come un film di grande qualità. Se aggiungiamo la partecipazione di un cast eccezionale, che comprende, oltre al protagonista Chiwetel Ejiofor, Brad Pitt (che è anche produttore del film), Benedict Cumberbatch e Michael Fassbender, la colonna sonora firmata da Hans Zimmer e l'ispirazione biografica della storia, le recensione potrebbe chiudersi qui con una completa definizione della qualità di questo film.

I dodici anni raccontati dalla pellicola firmata da Steve McQueen sono quelli realmente vissuti da Solomon Northup, musicista di colore nato nel 1807 e vissuto libero fino al 1841, anno in cui i trafficanti di esseri umani Alexander Merrill e Joseph Russell lo rapirono a Washington, vendendolo in Louisiana come schiavo. Fu lo stesso Solomon, dopo la sua liberazione, a scrivere le proprie memorie per denunciare il dramma della schiavitù e della privazione della dignità e a propugnare la causa abolizionista in diverse occasioni, fino alla morte, avvenuta in circostanze misteriose dopo la sua sparizione nel 1857.
L'oppressione e la sofferenza della condizione di Solomon e di tutti gli schiavi neri costretti a lavorare nelle grandi proprietà del sud degli Stati Uniti fino all'abolizione proclamata nel 1865 (cui, però, come è noto, seguì oltre un secolo di terribili discriminazioni). Steve McQueen narra la vicenda di Solomon (Ejiofor) a partire dall'inizio del lavoro presso l'instabile Edwin Epps (Fassbender), ripercorrendo con un lungo flashback le vicende comprese fra l'ultima notte trascorsa con la propria famiglia e la vendita ad Epps, dalle torture della prigonia e del trasporto a New Orleans alla parentesi quasi umana del servizio presso William Ford (Cuberbatch). Inizialmente determinato a far valere il suo stato di uomo libero, Solomon è ben presto privato della facoltà di scegliere e di ribellarsi dalle continue percosse e dalle minacce non solo alla sua stessa vita, ma anche a quella dei suoi compagni, che vede torturati, uccisi e venduti. Si affeziona in particolare a Patsey (Lupita Nyong'o), la giovane più laboriosa fra gli schiavi, vittima degli abusi del padrone e dell'odio della moglie di lui, che gli chiede addirittura di farla morire per porre fine alle sue sofferenze.


Nella vicenda di Solomon, tratteggiata attraverso una successione di scene strazianti, estese e violente, emerge la profondità della frustrazione e dell'impotenza cui è ridotto un essere umano che, nonostante il dolore e la rabbia, desidera rimanere vivo e non perde la speranza di riabbracciare la propria famiglia, anche correndo enormi rischi nel tentativo di far sapere dove si trovi e perché.
Steve McQueen ha ricostruito una memorabile storia umana che travalica la figura di Solomon, parlando di un gruppo di persone enorme, testimone delle più indicibili crudeltà commesse da altri uomini. 12 anni schiavo è un vivido documento storico, che, abbandonando il linguaggio asettico della storia come solo le arti ispirate alla vita sanno fare, parla all'animo e alle coscienze degli uomini d'oggi, ammonendoli sulle brutture di cui è capace la discriminazione.


C.M.

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