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martedì 29 marzo 2016

L'avventura di diventar lettori

Ogni tanto, mentre leggo un libro appassionante oppure fisso con orgoglio gli scaffali ricolmi di volumi, mi capita di pensare al mio percorso di lettrice. Mi vengono in mente i romanzi più amati, le cantonate, le ondate di autori preferiti, le attese delle uscite in libreria, le ore di relax in spiaggia e l'aula di lettura della scuola... Se mi metto proprio a rievocare i momenti speciali della mia vita di lettrice, mi accorgo che, nonostante il tempo passato, ho alcune immagini, alcune esperienze e anche qualche passaggio narrativo che sono sopravvissuti a molti altri ricordi. Per esempio, rammento benissimo il primo libro letto e il primo acquistato per mia scelta, ma non ricordo il primo giorno della scuola elementare o media.

Fin da bambina ho avuto in casa delle raccolte di favole e fiabe, ma ho imparato a leggere su un libricino dal titolo Pierino e i denti, che, come si può facilmente intuire, era una di quelle letture educative molto in voga negli anni '90 che puntavano ad insegnare certi comportamenti in tenera età per raccoglierne i frutti positivi nel tempo. Oggi questa prospettiva è stata abbandonata come tante altre buone pratiche formative, ma quel libro è ancora in casa mia... e il dentista ha sempre di che elogiarne i risultati!
Qualche anno più tardi ho cominciato a scegliere personalmente i miei libri in libreria, dove andavo sempre assieme a mia madre, che è la diretta responsabile del mio amore per la lettura (quindi dello svuotamento del mio portafogli in libri): lei entrava per i suoi acquisti e, anno dopo anno, i miei si facevano più consistenti. Il primo volume che ho scelto era della collana arancione del Battello a vapore scritto da Gemma Lienas e intitolato La mia famiglia e l'angelo. A questo sono seguiti molti altri titoli della stessa collana, fino ai classici Il giro del mondo in ottanta giorni e Piccole donne, ma è stata la lettura de Il ragazzo che sfidò Ramses il grande, opera per ragazzi dello stesso Christian Jacq autore della poderosa serie sul più famoso dei faraoni, a far maturare in me la passione per la narrativa storica.
Nel frattempo si sono verificati felicissimi incontri con le collane per ragazzi Mondadori Junior, fra le quali ho trovato il mio amore letterario di infanzia: Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno, che, ad oggi, avrò letto almeno dieci volte. Ricordo perfettamente l'incontro con quel testo, che, allora, all'età di otto anni, era il più voluminoso arrivato sui miei scaffali: ero con mia madre nel reparto ragazzi della libreria Demetra di Verona (poi acquisita da Giunti) ed è stata lei a propormene la lettura, avendone sentito parlare molto bene da colleghe e alunni. Senza dubbio quella è stata la prima grande scelta di lettura, la prima folgorazione, il primo libro che mi abbia fatto provare tutta la gamma dei sentimenti possibili: gioia, tristezza, rabbia, voglia di avventura... il tutto grazie alla penna magistrale della Pitzorno (della quale negli anni successivi ho cercato di recuperare quasi tutto) e al grandioso trio Prisca-Elisa-Rosalba. Nel 2004, inoltre, Bianca Pitzorno ha ritirato per la seconda volta nel mio paesino il Premio Castello, il più antico d'Italia dedicato alla narrativa dei ragazzi (il primo lo ha conquistato nel 1988 con Sulle tracce del tesoro scomparso, altra fantastica lettura) e in quell'occasione ho avuto l'onore di incontrare personalmente l'autrice che ha segnato la mia infanzia letteraria.
Con l'inizio della scuola media, poco alla volta i Mondadori Junior hanno lasciato posto alle prime letture 'dei grandi'. In questo periodo mi sono buttata sull'horror grazie ad una zia che mi ha iniziata alla narrativa di Stephen King con L'acchiappasogni, La zona morta e Shining (che fra i libri del Re resta ancora il mio prediletto) e ho proseguito sulla via del romanzo storico con i libri di Valerio Massimo Manfredi Chimaira, Il faraone delle sabbie, L'ultima legione e Lo scudo di Talos. Quest'ultimo, prestato da un'altra zia (come si può capire, nella mia vita di bibliomane, essere circondata da donne lettrici in famiglia ha avuto il suo peso), mi è poi stato regalato in occasione di un incontro con l'autore ai tempi del liceo, un venerdì sera in cui, disinibita dallo studio folle dei paradigmi di greco per il giorno successivo, ho pensato bene di rompere le scatole all'autore per diversi minuti, tempestandolo di domande: non so se la curatrice dell'evento mi abbia offerto il libro per tenerezza o per farmi sloggiare, ma ne sono contenta comunque.

 
Nel mezzo di questa situazione, sono piombati naturalmente il fenomeno Harry Potter e la trilogia cinematografica del Signore degli anelli. E ad entrambe sono legati alcuni fra i miei migliori ricordi di lettrice. Partiamo dalla saga del maghetto inglese. Nel 1999 la Potter-mania non era ancora scoppiata e io mi aggiravo ignara fra i libri di una bancarella nel parco di Recoaro Terme, dove quasi ogni anno raggiungevo i miei nonni in villeggiatura. Da quel negozio ambulante avevo già portato a casa dei libri gli anni precedenti, ma quella volta è stato proprio Harry Potter a catturarmi: il libraio esponeva una copia di Harry Potter e la pietra filosofale e una di Harry Potter e la camera dei segreti. Per puro caso ho scelto il primo volume, pensando che la progressione fosse indifferente, e solo qualche mese dopo, sempre in occasione di quel Premio Castello di cui ho già accennato, noi alunni di prima media, in occasione degli incontri dei librai con le scuole, abbiamo saputo chi fosse il maghetto che aveva già conquistato i lettori anglosassoni. Una mia compagna di classe ha acquistato il secondo volume e, scambiandoci quelli in nostro possesso, abbiamo messo insieme i primi due capitoli della storia (anni dopo ho però acquistato una copia personale della Camera dei segreti, ché il buco sullo scaffale proprio non mi andava giù). A quel punto, frenare la febbre Harry Potter sarebbe stato impossibile: nel 2000 Il prigioniero di Azkaban era il pezzo forte della mia lettera per Santa Lucia e negli anni successivi è stata tutta una lunga veglia di attesa per l'uscita dei capitoli rimanenti. Harry Potter è stato il primo libro al quale ho dedicato interi pomeriggi di lettura, che a scuola mi faceva contare i minuti mancanti alla fine delle lezioni per tornare a casa e fiondarmi tra le pagine e che non sopportavo di dover abbandonare per la cena.
Quanto al Signore degli Anelli, ammetto di essermi accostata al libro solo dopo la visione del primo film, che nemmeno mi convinceva molto; sono andata a vederlo soltanto per passare una domenica pomeriggio diversa dalle solite e ne sono tornata estasiata: qualche giorno più tardi ero in libreria ad effettuare il mio primo acquisto in euro proprio con il volume dell'intera trilogia.
E nel frattempo era un'altra trilogia ad intrattenerci a scuola, con la scelta di una grande professoressa di farci leggere Il barone rampante e, a scelta, un altro romanzo di Italo Calvino della serie degli Antenati oppure Marcovaldo. Sicuramente sono riuscita ad apprezzare pienamente questa lettura solo molto tempo dopo, ma già il primo incontro con Calvino è stato positivo, e la stessa insegnante ha contribuito non poco nel mio orientamento negli studi successivi.
Iniziato il liceo, ho cominciato ad avvertire un certo disagio: i libri che leggevo, tutta narrativa contemporanea e bene o male limitata ai best-seller (e ai due fenomeni citati), fino a quel momento mi aveva dato la convinzione di potermi salvare dalle accuse rivolte ai giovani che non leggono. Invece mi sono scontrata con le prime forme di pregiudizio letterario: non sembrava possibile che, come alunni di un liceo, leggessimo King anziché Svevo. Ora, voi sapete quanto ami i classici della letteratura, ma non ho mai sopportato chi, ritenendo che il top di gamma sia una certa tipologia di libri, pensa di dover dire agli altri cosa è opportuno che leggano o meno. E comunque non si poteva pretendere che degli studenti appena usciti dalle medie masticassero Joyce e Kafka, e che cavolo. Sono iniziate le letture coatte, alcune delle quali del tutto inadatte all'età o alla maturazione che potevamo avere da quattordicenni, altre molto piacevoli e costruttive, come La Storia di Elsa Morante o La Ciociara di Alberto Moravia. Ma con il passaggio al terzo anno di liceo ho iniziato a capire meglio sia le scelte di lettura della nuova insegnante (lei sì decisiva nella mia scelta universitaria e nel costruire il rapporto con la letteratura) sia i miei orientamenti di lettrice: non solo in questi anni ho letto Memorie di Adriano, uno dei libri che stanno nel mio personale Olimpo letterario, ma ho anche iniziato a scegliere ancor più consapevolmente le mie letture, a nutrire un reale interesse per i classici, a cercare collegamenti, influenze, spunti di riflessione... e quando il professore di arte ci ha consigliato di progettare la nostra tesina di Maturità proprio a partire da un libro amato, (che nel mio caso era Uno, nessuno e centomila) ho capito lo straordinario potere della letteatura di istituire forme di comunicazione con ogni arte, con le scienze, con l'attualità e, di nuovo, di farci da specchio per aiutarci a comprendere meglio noi stessi.
 
Illustrazione di Lim Heng Swee
Poi sono approdata all'università, e l'entusiasmo così raggiunto ha iniziato a scontrarsi di nuovo con le auctoritates, con docenti che ammettevano solo le letture dei testi fatte da loro stessi o dai loro colleghi, meglio se messi per iscritto in qualche saggio da acquistare per superare un esame. Mi è toccato ancora una volta stare ad ascoltare insegnanti che avevano la presunzione di dividere le letture di serie A da quelle di serie B e che basavano i programmi sui soliti due o tre autori. Vero è che per tanti aspetti rifarei le stesse scelte in termini di corsi ed esami, ma questo atteggiamento snob del mondo accademico proprio non mi manca, anzi. L'aspetto grottesco della questione è che, mentre ci esortavano a leggere i grandi autori, i docenti non hanno mai pensato di verificare che conoscessimo effettivamente i poemi omerici e l'Eneide o che avessimo una chiara idea dello sviluppo delle vicende della Commedia, dell'Orlando furioso o della Gerusalemme liberata, che in quegli anni ho letto integralmente in solitaria.
Fortunatamente, terminata l'università, è ritornata la passione per la lettura spontanea e non ho più dovuto sentire pregiudizi da chicchessia. Ho ripreso a leggere molto (dopo la laura la grande impresa letteraria è stata Guerra e pace), anche perché per diversi mesi non ho né studiato né trovato lavoro, e, in tale limbo, ho iniziato a bazzicare per i blog e ho aperto il mio, trovando in questi scambi in rete tanti spunti nuovi di lettura, la voglia di rileggere libri già amati o in passato non apprezzati (come La metamorfosi o Vita di Galileo) e rendendo decisamente più eclettici i miei scaffali grazie all'arrivo di nuovi autori, l'incremento degli scrittori viventi e l'inserimento di collane di nuovi editori. E anche l'anno scorso ho potuto approfittare di lunghi viaggi in treno Verona-Venezia e ritorno, sicché anche il sudato corso di abilitazione ha avuto un coronamento di piacevoli letture, la migliore delle quali (anche perché iniziata dopo il superamento del peggiore degli esami) è stata Il mondo di ieri di Stefan Zweig.
Giuro che, iniziando a scrivere, credevo di non essere prolissa come le altre volte. Pensavo che tutta questa storia si potesse riassumere in poche righe, ma il fatto è che, parlando di libri, è come se vi parlassi di tante persone che ho incontrato, di tanti viaggi, di tante esperienze diverse. Chiunque ami la lettura sa bene che un libro non è mai soltanto un libro, che nelle sue pagine si concentrano momenti preziosi della nostra vita, che l'inchiostro che forma le parole entra dentro di noi e ci cambia. Quindi scusate se posso esservi sembrata logorroica, ma i veri amici meritano tutto il nostro tempo, tutta la nostra attenzione e tutto il nostro affetto.
E voi cosa mi raccontate della vostra vita di lettori?

C.M.

36 commenti:

  1. Ai miei tempi non c'era ancora la collana del Battello a vapore e neppure Harry Potter. Ho imparato a leggere su una Cenerentola ormai consunta dalle innumerevoli letture fatte da mia mamma e dallo sfogliare continuo che poi io continuavo in solitudine. Le illustrazioni erano magiche per me, le ricordo ancora e so per certo che non erano Disney! Poi ho letto quasi tutti i numeri di Topolino che presentavano anche i classici interpretati da topi e paperi e mi piacevano tantissimo. Alle scuole medie ho divorato i gialli di Agata Christie.Sono poi passata ai classici un po' per caso e un po' per necessità. Nel mio paese neppure l'ombra di una libreria e comunque sia pochi soldi in tasca. Allora bici e biblioteca comunale che ho praticamente passato al setaccio. Non elencherò tutti i testi ma ricordo solo Il mulino del Po, in tre volumi polverosi che sono ancora nel mio cuore. Ho frequentato una scuola tecnica e non chiedetemi il perché, durante le interrogazioni leggevo Madame Bovary e altro sotto il banco. Mi hanno anche scoperta ma mi hanno lasciato continuare. Poi finalmente all'università mi sono iscritta a lettere ma le letture erano quelle consigliate dai compagni di corso più che dai docenti.Ho cominciato poi a insegnare e a comprarmi i libri, tanti e di tutti i generi.Cito solo alcuni titoli legati a delle fasi importanti della mia vita. Guerra e pace, Moby Dick, 54. Ho abbandonato l'idea di leggere solo classici e in rete ho scoperto dei bravissimi scrittori che, secondo me, meritano maggior visibilità. Ad esempio il romanzo Tutte le voci di questo aldiqua" di Andrea Temporelli è per me un capolavoro e trovo bellissimi i racconti e le poesie di Maurizio Pallavicini.Non vedo la fine di quest'avventura appassionante che per mia fortuna sono riuscita a condividere con i miei figli, anch'essi lettori voraci. Buona lettura a tutti.

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    1. Avevo dimenticato le rivisitazioni dei classici di Topolino, fantastiche! Anche dalle mie parti non ci sono librerie, infatti molto spesso faccio scorta quando ho occasione di andare in città, anche erché non mi trovo molto bene con le librerie (anni fa sguarnite, oggi parte di una rete provinciale che assicura il reperimento, ma non le tempistiche). Condivido naturalmente la passione per Guerra e pace, tanto che, nell'eterna lotta fra Tolstojiani e seguaci di Dostoevskij, sto senza dubbio dalla parte dei primi.
      Grazie per essere passata a condividere la tua esperienza e buone letture anche a te!

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  2. È stato un piacere leggerti: se tu avessi raccontato la tua vita sarebbe stata una cronaca di eventi, invece tramite i libri che hai amato ci hai resi partecipi della tua anima. E non è poco!
    Da diverso tempo anch'io racconto nel mio blog - perché "dal vivo" non interessa a nessuno! - dei libri che ho amato e degli aneddoti che li riguardano: la rubrica del lunedì di NonQuelMarlowe si chiama semplicemente "Un libro, una storia" (oggi è stata l'unica eccezione, l'ho fatta uscire di martedì per omaggiare i 30 anni in Italia de "Il bacio della donna ragno")
    Sono del "74 quindi la mia storia "letturaria" è diversa ma lo spirito è simile. Iniziato con Gianni Rodari e passato a divorare Verne e gli altri classici per ragazzi. Alla faccia dei ragazzi, però: tra "Incompreso" e "I ragazzi della via Paal" mi hanno essiccato i dotti lacrimali! Non so se oggi ai bambini si raccontano ancora le agonie letali di altri bambini...
    Il primo libro comprato con i miei soldi è stato "Tre camerati" di Remarque, Oscar Mondadori. La narrativa di denuncia bellica andava per la maggiore e così ho avuto la fortuna di leggermi tanti capolavori di Remarque e Boll. Poi la fase di amore violento per King, poi Dostoevskij - ma non sono un anti-Tolstoj: zio Fedor considerava Tolstoj il migliore, quindi è una polemica che non esiste :-P
    Poi è arrivata la passione profonda per la saggistica che dura tuttora. Anzi, dopo un ventennio di "pari opportunità", adesso è davvero difficile per me leggere narrativa, a causa di una vera a propria indigestione dovuta alla mia passata (e disgraziata) attività di recensore.
    Per i dettagli sulle singole opere che ho amato ti invito alla mia rubrica del lunedì, ma chiudo con un ricordo: un'estate passata sui gradini del palazzo in cui abitavo, in una Roma deserta ed irreale, a leggere "I miserabili" di Hugo. La gente che passava mi guardava con commiserazione, sembrano uno abbandonato da tutti... invece ero con la migliore compagnia possibile ;-)

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    1. Anch'io racconto qui dei miei libri perché "nel mondo reale" quel che leggo interessa a pochi (i fanatici dei libri, si sa, sono amici preziosi ma rari) e gli aneddoti relativi ai libri sono fra i pochi che riporterei qui e sono contenta di aver trovato lettori che, come te, sono disposti a raccontarne a loro volta.
      Condivido l'entusiasmo per Remarque, meno quello per Boll, mentre l'impresa de I miserabili mi manca (finora ho preferito avvicinarmi a Hugo per vie più brevi).
      Quanto al fatto che molti pensano che la lettura sia attività di ripiego per sfuggire alla solitudine, sappiamo bene entrambi che è l'opinione diffusa fra chi non comprende la bellezza di stare in compagnia con un libro e che, semmai, si cerca la solitudine proprio per poter leggere! :)
      Grazie di essere passato a raccontarci un po'della tua vita di lettore! :)

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  3. Io non riesco a tracciare così bene la mia vita di lettrice. Ricordo due enormi volumi di fiabe che ci leggevano i nostri genitori quando eravamo bambini. Ricordo quando i miei hanno tentato di farmi leggere Pollyanna e io dopo due mesi di sofferenza ho pensato "al diavolo, io non leggo mai più" e di come Il giornalino di Gianburrasca mi abbia fatto cambiare idea. Ricordo che un mio vicino di casa mi aveva regalato prima Il detective Worton della collana blu del Battello a vapore (ed era la storia di una rana investigatrice, buffissima) e poi, qualche anno dopo, Sulle tracce del tesoro scomparso di Bianca Pitzorno, che ho riletto un sacco di volte. Ricordo la piccola biblioteca che avevamo in classe alle elementari e grazie a cui ho letto Piccoli brividi e Vampiretto. I primi due libri che mi sono fatta comprare sono stati Il diario di Anna Frank (facevo quinta elementare e mi ricordo che mio papà inizialmente non voleva comprarmelo) e poi La fabbrica di cioccolato di Roal Dahl (seguita poi dal GGG). Alle medie leggevo, ma non ti saprei indicare un libro preciso di quell'epoca. Poi in seconda superiore è arrivato Harry Potter (prima che uscissero i film) e poi Calvino (ma anche la prima lettura di Cent'anni di solitudine di Márquez. Poi all'università mi si è aperto del tutto il mondo dei libri (grazie anche a un'amica lettrice che ho conosciuto lì).

    Complimento comunque, proprio un bel post! :)

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    1. Non l'ho citato, ma anche per me Roald Dahl è stato una presenza importante e sono ancora qui che mi rodo il fegato per non essermi ancora comprata Le streghe e Matilda, che al tempo mi erano state prestati da una delle zie citate, ma che vorrei in una copia mia. Invece ho sempre girato alla larga dai piccoli brividi, dirottandomi sulla collana (che quasi avevo rimosso) delle Ragazzine Mondadori!
      Sono contenta che il post ti sia piaciuto, grazie di essere passata! :)

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  4. Scrivere la propria autobiografia attraverso il ricordo delle letture che hanno accompagnato la nostra esistenza potrebbe essere una buona idea ed il tuo post è certamente fonte di ispirazione. Essendo di qualche generazione più indietro evito di sciorinare il lungo elenco ma avendo invece l'abitudine di scrivere sempre data e luogo di acquisto dei miei libri, questo mi permette di tanto in tanto di ripercorrere non solo i ricordi di quando mi appassionavo con Huckleberry Finn, ma anche delle avventure de La guerra dei bottoni, visto al cinema.Crescendo trovo le Confessioni di S.Agostino acquistato in una celebre abbazia:Santa Scolastica.Poi c'è stato il periodo in cui acquistavo libri di psicolgia, quello della fantascienza, era il 1979 con Huxley e Orwell.Poi ebbi il periodo botanico con Vita dei semi, il Florario ecc, non mi manca il periodo classico che si estende a diversi periodi della vita, andando da Erodoto a Strabone, Vitruvio e via dicendo.Vivendo in Russia ho ampliato la mia biblioteca e quindi ecco Pietro il Grande di Massie e Rasputin di Amal'Rik...Poi ci sono gli acquisti importanti:La Storia Naturale di Plinio il Vecchio dove di tanto in tanto scopro sempre qualcosa che non sapevo e lui aveva già detto.

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    1. Interessante questa individuazione delle varie "fasi" della vita di lettore attraverso le date appuntate: probabilmente nel mio caso avrebbe funzionato fino ai 16 anni, poi non più, perché da allora tendo a mescolare e alternare libri di genere, epoca e autori diversi, però l'idea è un ottimo spunto per vedere l'evoluzione delle scelte nel tempo... magari fra qualche anno, Goodreads alla mano (dato che è lì che appunto date di lettura e rilettura), potrei scoprire qualcosa di me lettrice cui non avevo mai fatto caso.
      Colgo l'occasione per complimentarmi per la varietà delle letture, in particolare per Plinio, che ancora non ho avuto il coraggio di affrontare, nonostante sia prezioso praticamente per l'evoluzione di ogni disciplina!

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  5. Bello l'articolo, l'avrei letto con lo stesso piacere anche se fosse stato lungo il quadruplo! :) E belli i commenti!
    Il mio primo libro - letto tutto quanto da solo - è stato una riduzione per bambini di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma le mie prime letture autonome sono state le pubblicazioni a fumetti Disney: Topolino, Almanacco Topolino e Albi della Rosa.
    In casa avevamo due enciclopedie, entrambe vecchie e decisamente "fuori corso" che sono state le mie fedelissime compagne di lettura fin verso gli otto anni. Poi ho cominciato a leggere i libri dei miei fratelli più grandi: Salgari (che ho amato all'epoca, ma che oggi non rileggerei nemmeno sotto minaccia), Verne e soprattutto Piccole Donne e Piccole Donne Crescono che ho entrambi adorato e riletto più volte. Poi sono arrivati i vari "romanzi per ragazzi" come L'Isola del Tesoro e Ivanhoe e finalmente Gianni Rodari (che amo tutt'oggi e periodicamente rileggo). Il libro che mi ha "cambiato la vita", o anche solo orientata verso determinati interessi, è stato Il Terzo Occhio del sedicente T. Lobsang Rampa, un romanzo che racconta dall'infanzia la vita di un monaco tibetano che lessi a 14 anni: da lì cominciò il mio interesse, la mia passione direi, verso le "cose indiane" (cultura, religioni, storia...), passione che dura tutt'ora e che mi ha dato l'opportunità di leggere saggi bellissimi che ho sempre alternato alle letture di romanzi, prevalentemente classici.
    Un caro saluto!

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    1. Non ho mai letto Salgari (anche se, pensandoci, c'è una vecchissima copia de I misteri della giungla nera a casa di mia nonna - poi la smetto di tirare in ballo i parenti), ma se dici che non lo rileggeresti più, mi fai desistere dal proposito (uno dei tanti) di fare la conoscenza della scrittura di un mio quasi-concittadino.
      Non posso che condividere l'amore per Ivanhoe e per la Alcott, anche se il seguito di Piccole donne mi ha messo addosso una tristezza che, a ripensarci, ancora mi brucia... ecco, magari avrei potuto scrivere delle lacrime per la povera Beth nel post, ma rischiavo di rivelare particolari della trama che magari non tutti conoscono.
      Sono contenta che l'articolo sia piaciuto e non abbia annoiato e che i commenti arricchiscano questa rassegna di tante esperienze! :)

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  6. Ciao carissima, mi metti in crisi sai?
    Ho sempre letto moltissimo e mi hanno sempre regalato libri (su richiesta di mamma) e quindi ne ho sempre avuti a disposizione.
    Sarà perchè sono passati troppi anni da allora, mi sa che potresti essere mia figlia, non ricordo più con quale libro iniziai.
    So che lessi e rilessi miliardi di volte Pattini d'Argento, Piccole donne, Il raggio verde. Di più, però.... :)
    Il primo libro che fu comperato su mia richiesta lo ricordo bene invece. Intervista con la storia di Oriana Fallaci e in seguito tutti gli altri. Avevo..boh.. 13/14 anni forse...
    Poi, col tempo, ho sempre saltato dai classici stranieri a quelli italiani, dalla saggistica ai romanzi, da King a Cussler (come svago).
    I libri del battello a vapore però sono tutti sopra; sono di mia figlia che li alternava a <bianca Pitzorno, a Rohl Dahl, a Rodari a Verne e Salgari. Ah... anche tutti i Topolino... guai a toccarli! :))
    Nella lettura vado a periodi. C'è il momento in cui sono per le letture più impegnate (ho appena finito Il maestro e Margherita e sto leggendo Lolita e in coda ho già Il giovane Holden e Suite francese) ad altri in cui ho bisogno di letture più di svago, che mi rilassino e mi distendano. Credo però che possa capitare a tanti... spero almeno :)))

    Certo che conoscere le letture di una persona, il suo viaggio tra le parole scritte, dice molto sulla stessa.

    Ciao e buon pomeriggio

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    1. Anch'io ultimamente cerco di alternare letture ponderose ad altre più leggere (per esempio tendo a lasciare la saggistica e i romanzi titanici all'estate), del resto è normale avere anche dei periodi in cui si sente il bisogno di liberare la mente, e la lettura deve sempre assecondare i nsotri bisogni, mai forzarli.
      Penso anch'io che scorrendo, anche virtualmente, le biblioteche delle persone, si capisca molto di loro, si riesca a conoscerle meglio e inoltre, secondo me, attraverso le proposte e il dialogo con altri lettori riusciamo a comprendere meglio le nostre stesse scelte di lettura... per esempio, scopro che dei libri delle tue recenti letture uno è un romanzo che ho rivalutato dopo la scuola (Il Maestro e Margherita) un altro è un testo che ho in casa da tempo ma non mi sono ancora convinta a leggere (Lolita... a proposito, come lo stai trovando?) e uno che ho in lista di acquisto Suite francese: sono quasi certa che dal tuo giudizio su questi tre romanzi potrò capire se anche Salinger può fare al caso mio.
      Grazie di essere passata e buon pomeriggio a te! :)

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  7. Di Suite francese ne aveva parlato forse Luz, se non sbaglio.
    Il maestro e Margherita me ha lasciata inizialmente basita. Mi aspettavo tutt'altra cosa. Un precettore e una studentessa ad esempio. Troppo banale! Devo dire che mi è piaciuto molto. Mi pare che metta in risalto bene tutti i difetti umani, le debolezze.

    Lolita... sono solo all'inizio. Prima impressione è che l'autore non ami affatto il suo personaggio, Humbert Humbert. La schiavitù alle sue pulsioni sessuali glielo fa descrivere con astio. Sì, è un pervertito, però essendo "figlio della sua mente" avrebbe anche potuto parlarne in maniera più "tenera". No! Lo stesso H.H. pur amando le sue tendenze pedofile, si odia in un certo qual modo.
    Non ho ancora avuto modo di conoscere bene Lolita per parlarne. Per ora è solo una adolscente prepotente e capricciosa. _Temo che possa cambiare. Ha già in sè un qualcosa che le fa capire involontariamente il suo potere su H.H.
    Come libro è scorrevole. Duro. Crudo.
    Ti dirò più avanti. Queste sono solo le prime impressioni.
    A Salinger mi dedicherò più avanti. Penso che dopo Bulgakov e Nabokov prenderò una pausa e andrò su qualcosa di più... leggero.
    Ciao

    ps tra le altre cose, il libro di Bulgakov mi è stato consigliato da mia figlia. "Leggilo e poi mi dici" queste le sue parole.

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    1. Direi che tua figlia ti ha dato un ottimo consiglio, chissà quanto avrai avuto poi da dirle!
      Aspetto che termini la lettura per avere particolari ulteriori, quindi buon proseguimento con Nabokov! Alla prossima!

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  8. Personalmente non ti trovo per nulla logorroica, ma sempre piacevole da seguire nelle varie riflessioni ed eventuali divagazioni. Anch'io ho avuto la fortuna di una prof a cinque stelle che mi ha spinta ad apprezzare la materia letteraria, che però già in famiglia respiravo a pieni polmoni, visto che dagli scaffali della libreria mi ammiccavano ogni giorno romanzi classici, raccolte enciclopediche e svariate antologie poetiche (mi ricordo ad esempio i libri di Hesse e Kafka, letti a soli tredici anni). Quindi un po’ alla volta, a seconda anche dell’ispirazione e dell’età, mi sono avvicinata ad un autore classico o all'altro con dei piccoli assaggi, spesso riscoprendoli meglio a distanza di anni, dopo una seconda lettura e una maggiore maturità. Poi nel corso del tempo ho ampliato sempre più il raggio di interessi, avvicinandomi per mia scelta ad autori più recenti e contemporanei, sia italiani che stranieri. Ma senza dubbio “la spinta” che puoi avere fin dall'adolescenza (non imposta come un obbligo, ma proposta come un piacere) è fondamentale per sviluppare curiosità, voglia di approfondire e alla fine anche “passione” per la cultura in genere.

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    1. Questo è certo: le passioni che nascono o si consolidano negli anni dell'adolescenza sono quelle più tenaci, che ci accompagnano durante tutta la vita e che ci permettono di cogliere le nostre trasformazioni in relazione ad esse.
      Sono sollevata dal gradimento di questo post, temevo di risultare autoreferenziale e invece sono soddisfatta dell'interazione, dalla quale apprendo molte nuove informazioni su di voi! Grazie di aver contribuito a questa riflessione e di accettare le mie divagazioni così come sono! :)

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  9. Io, come forse sai, ho nel mio blog un'apposita categoria di post dedicata a ripercorrere la mia vita attraverso le letture: autobiobibliografia. Proprio ora ho in corso d'opera un post della serie che credevo di finire oggi ma al quale ho poi deciso di fare delle aggiunte.
    Di solito mi concentro sulle letture dell'infanzia e prima giovinezza ma stavolta, traendo ispirazione dall'ultimo post di Luz, mi sono occupato di un periodo leggermente più recente del mio percorso di lettore. Sempre comunque di molto precedente a quello che descrivi tu che a quanto leggo era bambina negli anni '90.
    Sai che ci accomuna la passione per il mondo classico, e anch'io ho avuto la mia fase King anche se i libri che mi sono rimasti più nel cuore sono altri da quelli che citi, in particolare "It" e "L'ombra dello scorpione".

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    1. Conosco bene l'autobibliografia, anzi, sono ancora qui che penso ai cento titoli che potebbero comporre la mia e che ancora non mi impongo di mettermi giù ad elencarli per bene... indubbiamente ci entrerebbero alcuni dei titoli citati, ma anche tanti classici. Quanto a King, sono anni che It torna nei miei pensieri, forse a ricordarmi un proposito di lettura ormai datato che sento sarà il mio "fantasma del Natale passato". :)

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    2. Wow! Sarebbe un vero piacere per me averti come partecipante numero 25 al meme :-))

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    3. Se non ha scadenza, magari in estate posso riuscirci! :)

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    4. La scadenza è il mio pensionamento dal blogging che per il momento non è in programma ^_^

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  10. Ma che meraviglia questo post! Davvero =D Mi sono ritrovata in molte delle cose che hai scritto, mi sono emozionata, perché ho rivissuto alcune cose della mia vita da lettrice, ricordi che custodisco con tenerezza nel mio cuore.
    Anche io, come te, ricordo il primo libro che ho desiderato ardentemente leggere ma non il mio primo giorno di scuola. Quel libro è "Il meraviglioso Mago di Oz" di Frank Baum. Alle elementari, il mio amore per la lettura è cominciato con la serie bianca e azzurra de Il Battello a Vapore, poi ho scoperto la collana Gli Istrici della Salani e... ho cominciato a collezionarli maniacalmente. Il mio autore preferito dell'infanzia è stato Roald Dahl, e anche io ho letto i libri di Bianca Pitzorno, anche se non quelli che hai citato tu. Che dire, poi, della saga di Harry Potter? Alle elementari ne parlavano tutti i miei compagni, ma io detestavo (e detesto tutt'ora) le mode del momento, per cui non mi sono lasciata incantare... finché un giorno mi mamma non pensò di regalarmi Harry Potter e La Camera dei Segreti. Provai a leggerlo e scoprii che era il secondo di una saga. Nell'attesa di leggere il primo, mi portarono al cinema a vedere il film. Da quel momento non mi sono mai più separata dai libri e dalle storie di Harry Potter. Me le portavo persino a tavola, mangiavo leggendo, perché non riuscivo a staccare gli occhi dalle pagine e facevo tardissimo la sera, per leggere sempre di più, ancora e ancora.
    Ho continuato sulla scia del fantasy, leggendo Il Signore degli Anelli anche io, gli anni del liceo e dell'università sono stati segnati per me da pochi classici (ahimé), ma quei pochi li ho adorati e fanno parte tutt'ora dei miei preferiti. Tra questi ci sono "Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare, "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde, l'Odissea e "Jane Eyre" di Charlotte Bronte.
    Adesso il tempo per leggere si è dimezzato, purtroppo, ma continuo a collezionare libri sugli scaffali, con la speranza di leggerli presto e di arricchirmi interiormente.
    Bellissime le tue ultime frasi riguardo i libri come amici. Niente di più vero =D
    Un abbraccio!

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    1. Eh, credo sia impossibile resistere al fascino di Harry Potter: quei libri creano dipendenza! Vedo che abbiamo molte scelte di lettura comuni, compresa la passione per i classici (Jane Eyre, però, lo devo ancora leggere). Altra osservazione comune (stavolta devo dire "ahinoi") è quella del tempo che si riduce sempre più: se da ragazzina potevo permettermi le maratone potteriane, ora i libri sono i compagni di un'oretta al massimo prima di andare a letto... ma sono anche il lato positivo dei giorni di influenza, durante i quali si è giustificati a tralasciare studio e lavoro e a ristorarsi con un po'di relax! :)

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    2. Tutto vero! Aspetto di sapere cosa ne penserai di Jane Eyre ^_^

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    3. Non mancherò! Le aspettative sono molto alte sia per la fama del testo sia perché ho visto due versioni cinematografiche che mi sono piaciute molto e sono fra quelli che hanno la convinzione che il libro superi sempre il film! :)

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  11. Il post è bellissimo, mostra il grande trasporto che l'ha prodotto ^^
    Sono decisamente più vecchia, nata nei primi anni '70, quindi le letture d'infanzia sono un poco differenti! Prima collana avuta e adorata, è stata quella della Disney Imparo a leggere con Topolino, rivisitazioni varie di classici per l'infanzia; primo libro ufficiale che io ricordi, Gli otto cugini della Alcott e a seguire, come te accompagnata in libreria da mamma e autonoma nelle scelte, molti classici per ragazzi (con una certa passione per Verne, mai sopita :D). E, incredibile :O, anche io ho avuto la fase King, tra medie e primi anni delle superiori. E da lì si sono susseguite principalmente le letture "scolastiche", alcune mal sopportate e poi riscoperte più di recente. Effettivamente alcuni autori non sono adatti ai ragazzi di quell'età, ovvero possono essere una palestra per familiarizzare con la nostra lingua e con la storia della letteratura, ma in quanto a "comprensione"... non credo sia possibile.
    Sono riuscita a ritagliarmi tempi per letture "volute", non imposte per motivi di studio, dagli ultimi anni del liceo, quantitativamente non troppe, ovviamente :D In quella fase sono riuscita perfino a leggere Arancia meccanica, affiancata dalle poesie di Whitman, Hesse, Baudelaire e Verlaine XD E cito pure Il Signore degli anelli (riletto per un totale di tre volte, finora).
    Poco più tardi ho avuto la fase iniziale "giapponese": Banana Yoshimoto, Mishima e il primo Murakami (Tokyo Blues, allora intitolato). Ed è iniziata una sorta di follia per la quale ho letto tutto, o quasi, di alcuni autori (Capote, Woolf, Montale, ad esempio). Tutto ciò mi ha portato, via via, a scegliere sempre più senza alcun preconcetto tra classici (ne ho ancora parecchi da affrontare!) e contemporanei (Roth, D.F. Wallace, A. Nothomb, Palahniuk, Carver, DeLillo...).
    E penso che sia il caso di terminare il commento, mi stanno frullando in testa troppe cose XD

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    1. Eheh, questa è la febbre che prende noi lettori: siamo talmente presi e affezionati alle nostre letture che, se iniziamo a pensare a tutti i momenti importanti passati in loro compagnia veniamo colti da un entusiasmo irrefrenabile... ed è fantastico che sia così! :)

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  12. Che bella storia! Io ero una grande lettrice ai tempi delle elementari (con manie di grandezza visto che volevo leggere testi come La divina commedia XD), poi sono subentrate una serie di nuove passioni e ho lasciato un po' andare. Ho riscoperto il piacere della lettura (prevalentemebte classica, storica e giapponese) a 29 anni e mi ha presa così tanto da convincermi a tornare all'università! :) ora ho 31 anni e sto per laurearmi, sperando poi di intraprendere la carriera universitaria in letteratura giapponese :)

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    1. Credo sia meraviglioso che la letteratura ci porti ad intraprendere selte così importanti come quella dell'università e, quindi, del futuro: un grande in bocca al lupo per la laurea e il proseguimento lungo questa strada accademica! :)

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  13. Da questo tuo post comprendo che i nostri primi passi da lettori meritano una riflessione. Saprò dedicarmici nei prossimi mesi.
    Deduco dalla tua esperienza che il peso che un genitore lettore o un buon insegnante può essere, anzi è, fondamentale. Che l'esempio è il segreto dell'educazione alla lettura. Ti immagino bambina in questi tuoi percorsi e ne ammiro il prodotto, come sai.

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    1. Per la mia esperienza e per quella di tanti amici, posso confermare che una famiglia di lettori ha il suo peso nella formazione dei lettori stessi, anche se non è automatico che questo avvenga. Gli insegnanti poi... io ne ho incontrati di davvero speciali!

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  14. Un post meraviglioso! Leggerlo è stato come vivere un’avventura, così come lo è stato leggere i commenti di chi mi ha preceduto. A questo punto non posso far altro che inserire il mio piccolo contributo, rispondendo alla domanda che hai posto in chiusura… anche se sarà difficile essere sintetici. Com’è stata la via vita di lettore? È iniziata che ero piccolino, naturalmente, così come immagino sia stato per tutti. Non ricordo con certezza il primo libro che mi è capitato tra le mani, ma immagino che sia stato uno dei tanti volumi ricchi di illustrazioni che ancora conservo da qualche parte a casa di mia mamma. Se pensiamo alla narrativa sono invece quasi certo che il primo fu “Padre padrone” di Gavino Ledda, assegnatomi come lettura per le vacanze quando ero alle elementari. Di quel periodo ricordo anche la trilogia di Calvino, oppure “L’Agnese va a morire” di Renata Viganò e naturalmente il “Mattia Pascal”, forse il più classico tra i classici. Il primo che ho comprato con i miei risparmi? Proprio non me lo ricordo. Sicuramente ne ho ricevuti diversi in regalo ma dirti quale di questi ho comperato per scelta è difficile. Tra i primissimi ricordo, e lo ammetto oggi con un pizzico di vergogna, il romanzo da cui fu tratto il film “I guerrieri della notte” (o forse era il libro ad essere tratto dal film, non saprei). Anzi… sai cosa ti dico? Mentre scrivo mi ricominciano a tornare alla mente alcuni ricordi…. se valgono anche i libri elaborati dai film, allora i primi che ho comprato furono quelli della serie “Spazio 1999”. Ricordo anche come fossero tutti stupiti che io amassi leggere tanto quanto amassi giocare con i soldatini. Tra l’altro mia mamma ripete sempre, orgogliosissima, che quando ho iniziato a leggere avevo solo 4 anni. E la sai una cosa? Me lo ricordo benissimo! Ho davanti agli occhi un preciso episodio di me bambino, seduto al tavolo della cucina con un Topolino tra le mani. Improvvisamente iniziai a leggere e a mia madre, che stava lavando i piatti a pochi metri da me, gli prese un brivido lungo la schiena. Corse da me a verificare se stessi leggendo davvero e… quasi si ribaltò dall’emozione (o dal terrore). Il resto della mia vita di lettore è stato invece molto comune: andavo a periodi…. Nei primi anni delle superiori mi era presa la mania di Agatha Christie e mi lessi tutti i suoi libri praticamente a nastro. Il suo “Dieci piccoli indiani” fu il primo libro in assoluto che iniziai e portai a termine nello stesso giorno. Poi ricordo la mia collezione di Urania, oggi quasi totalmente “missing in action”. Altri “sbandi” letterari arrivarono come conseguenza alle mie varie fasi della vita. Negli anni dei primi batticuori, una fidanzata mi regalò “L’amore ai tempi del colera” di Marquez. Gli altri suoi romanzi li lessi in sequenza uno via l’altro. Da Marquez alla Allende il passo fu ovviamente breve. Quando poi quella fidanzata mi piantò, mi rifugiai ne “Le notti bianche” di Dostoyevsky. Una scelta drammatica! Fu quello anche il periodo dei poeti maledetti francesi, ma in quella fase credo che ci siamo passati un po’ tutti (e spesso era solo una posa). Più o meno in quegli anni arrivò il mio “periodo oscuro”, con i vari Poe e Lovecraft (periodo che continua tuttora). Vennero poi gli anni, già più grandicello, nel quale mi ero fatto cogliere dal fascino del “bello e dannato”. Non ero né ballo né dannato, per la verità, ma tanto bastò per abbeverarmi all’opera omnia di Charles Bukowski. Ancora una volta il passaggio da Bukowski a John Fante fu breve, così come breve fu proseguire verso Henry Miller e Anais Nin. La letteratura giapponese è invece cosa più recente, grazie a gente come Edogawa Ranpo, San'yutei Encho, Mishima, Kawabata. Oggi? Oggi sono un animale da bancarella. Praticamente seguo l’istinto….

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    1. Una vita da lettore oltremodo eclettico, direi! Grazie di avercela raccontata con tutti questi particolari: sembra che debba esserci un seguito altrettanto interessante, alla scoperta dei libri che trovi sulle bancarelle... sarebbe interessante riproporre l'autoanalisi delle letture fra una decina o una ventina d'anni!

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  15. Mi unisco al coro di entusiasmanti complimenti per l'articolo che hai scritto: è splendido. Splendido aver "conosciuto" un po' di più un'ottima blogger tramite il suo percorso di crescita letterario! Per quanto mi riguarda, uno dei prmi libri di cui ho memoria è Cipì, seguito da Il mago dei numeri che ci avevano dato alle elementari per farci appassionare alla matematica: l'intento è miseramente fallito per quanto riguarda la matematica ma superato ampiamemte per quanto riguarda l'amore per i libri: mi ricordo ancora adesso di averlo divorato! Il vero amore è nato qualche anno dopo con la trilogia per ragazzi di Isabel Allende "La città delle bestie", un vero e proprio colpo di fulmine. Nel frattempo leggevo Topolino, Piccoli Brividi, Il club delle baby sitter :D e, piano piano, guardando la libreria di m papà, ho iniziato a prendere in mano scrittori più "importanti" come Hemingway e da lì... Diventerei logorroica! più o meno però è iniziato tutto così :)
    Grazie ancora per aver condiviso tutto questo!

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    1. Sono davvero contenta che questo post, messo insieme per sfogare una riflessione molto quotidiana in un momento in cui non avevo voglia di una scrittura impegnativa, sia stato l'occasione per conoscerci meglio tutti quanti attraverso i libri della nostra vita... torno a ribadire che sarebbe molto interessante riscrivere lo stesso post fra una ventina d'anni, per vedere quanto siamo cambiati o rimasti uguali!
      Grazie a te per aver contribuito con la tua esperienza! ;)

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