lunedì 2 maggio 2016

Lezioni nel tempo di un caffé: come il MIUR crede che lavorino gli insegnanti

Il Ministero della Pubblica Istruzione dovrebbe vergognarsi del totale disprezzo che offre - ancora - alla classe docente. A prove iniziate, il ridicolo si è trasformato in una aperta dichiarazione di totale ignoranza in merito al lavoro dei docenti e al funzionamento e alle esigenze della scuola.
No, non è uno sfogo personale e sì, torno ad inveire contro un sistema di reclutamento che è assurdo quanto il disegno educativo - o, per meglio dire, diseducativo che sottende. E, come ho già detto, se gli errori si commettono sulla scuola, le conseguenze non cadono solo su chi vi lavora (bistrattato né più né meno di altre categorie professionali), ma anche su chi a scuola va per imparare.
A concorso avviato, possiamo finalmente confermare quanto si prospettava solo in ipotesi che avremmo tutti voluto veder smentite.
Brevissima descrizione delle prove scritte, interamente svolte su computer che non di rado hanno dato problemi: 8 domande, di cui 6 a risposta aperta e 2 articolate in 5 quesiti a risposta chiusa su due differenti testi in lingua straniera. Le domande aperte si stanno rivelando molto più che vaghe e indefinite: sono contenuti (notizie su autori e opere, in riferimento alle prove di Lettere che ho potuto direttamente visionare) quelli che la Commissione vuole leggere? O conta più la strutturazione didattica? E, se devo organizzare una lezione o stendere una verifica, come posso non soffermarmi sui contenuti per dimostrare che non parlo solo didattichese ma che conosco effettivamente gli argomenti? Cosa avrà più peso nella valutazione? In sole due ore e mezza di tempo, meglio scrivere un po'di tutte le risposte o farne benissimo alcune a rischio di tralasciarne un paio?
Scire nefas, non chiederci la parola, taci. Non esistono griglie di valutazione, oppure ci sono quelle che il Ministro della Pubblica Istruzione dice essere quelle di riferimento per tutti i Concorsi pubblici. Del tipo senza riferimenti specifici alla composizione della prova e alla professionalità che intende testare. Se lo facessimo noi docenti, se usassimo la stessa griglia di valutazione per un tema di Maturità o per un pensierino sulla festa della mamma, per una prova di disegno o per un esercizio di ginnastica, alunni e genitori che ne penserebbero? E con che dignità faremmo mostra dell'arte del riciclo per risparmiare lavoro e risposte?
Ebbene, oggi la prova era una corsa, circa 15 minuti a domanda. Tempo per capire davvero che fare del sonetto di Petrarca La vita fugge et non s'arresta una hora o creare da zero una griglia di valutazione (esatto, come quella che il MIUR non ha saputo darci in mesi di pressanti richieste) per una verifica al termine di un approfondimento sul tema della memoria da Leopardi a Montale non ce n'era. In 15 minuti dovevamo individuare almeno tre testi sulla diversità da proporre per sensibilizzare all'accoglienza e al rispetto, spiegando perché e come presentarli ad una classe ipotetica, di cui si diceva solo che apparteneva alla scuola secondaria di primo grado. In 15 minuti allestire un percorso sulla distribuzione demografica, in 15 minuti elaborare un'unità di apprendimento di due ore sulla Costituzione della Repubblica Italiana. Quella carta che stanno prendendo a colpi di accetta, per capirci, quella che i docenti dovrebbero conoscere a memoria per estrarne mentalmente articoli adatti al lavoro scolastico e che merita la considerazione di sole due ore, ma che più in alto, dove si decidono le sorti di noi candidati e della Scuola tutta, si può anche ignorare.
Era stato promesso un concorso non nozionistico, in cui non sarebbero state chiesti i contenuti delle discipline di insegnamento, ma una loro declinazione didattica. Di fatto, quei quesiti vaghi, generici e evidentemente slegati da qualsiasi esperienza della scuola e della progettazione didattica (che ci hanno obbligato a spremere con TFA e PAS e che noi mettiamo in atto quotidianamente) potevano chiedere l'una e l'altra cosa, tanto sapevano di fumo.
Non si può chiedere ad un docente di parlare in pochi minuti della valenza formativa della letteratura: sarebbe argomento da trattare in una tesi, tanto importante da meritare una trattazione a sé, un saggio breve, almeno. Se avessi dovuto scrivere un simile intervento per il blog, sarebbe stato uno di quelli che mi impegnano una settimana e comunque sarei consapevole di non aver detto, alla fine, tutto quanto ci sarebbe stato da dire. Un argomento tanto vasto che può essere paragonato alla richiesta del modo per far apprezzare agli alunni il patrimonio culturale fatta ai colleghi di Storia dell'Arte (e scusate se qui parlo solo della prova di oggi, ma questa ho visto direttamente). Forse sono temi che al MIUR e in qualsiasi altro ministero tratterebbero di striscio, ma qui le cose le prendiamo seriamente e, se ci chiedete di rispondere a domande del genere, come minimo dovreste darci una giornata intera. Come minimo.


Ma io pongo una domanda a chi non sta vivendo questa situazione e, anzi, potrà pensare ai soliti cahiers de doléances della sottoscritta o del gruppo professionale di cui fa parte. Anzi, una serie di domande. Ché a scuola ci siamo passati tutti e, anche se non ci lavoriamo, ci mandiamo i nostri figli.
Ebbene, che rispetto si porterebbe ad un docente che progettasse un percorso sulla Costituzione senza alcun riferimento alle caratteristiche della classe, senza avere il documento davanti per selezionarne gli articoli didatticamente più significativi e spendibili e, soprattutto, in 15 minuti scarsi? Quanto può essere affidabile e seria una verifica con tanto di griglia valutativa raffazzonata anche in meno tempo?
La selezione che il MIUR ha voluto, probabilmente finalizzata a bocciare chi, per la mancanza di tempo, non risponde a tutti i quesiti, in modo da ridurre il numero delle prove da correggere, è puramente formale ed è basata su quesiti che, dal punto di vista didattico e normativo, non stanno in piedi. La formula "unità di apprendimento", per esempio, identifica un percorso interdisciplinare che si articola in numerosi interventi didattici finalizzati a mobilitare delle competenze, di per sé non valutabili con una domanda in interrogazione o in un test scritto; come si può, dunque, progettarne una in sé conclusa (secondo la vecchia e superata logica del modulo didattico) in sole due ore? Che competenza avranno sviluppato gli studenti sulla Costituzione, se non che si tratta di un testo che non merita più tempo e che, quindi, è superfluo? O, ancora, "Bisogni educativi speciali" è un'espressione che comprende una vastissima gamma di difficoltà che gli alunni incontrano nel loro percorso, dalla dislessia all'handicap grave: come pensare di illustrare la spiegazione di un sonetto di Petrarca senza sapere quale tipo di alunno intendeva identificare il MIUR con questa espressione vaga? Per dire, ad un alunno sordomuto non posso proporre la lettura ad alta voce, mentre per uno studente dislessico è proprio la forma di approccio più adeguata, dovendo fare il possibile per ridurre l'impegno testuale.
E quindi tutti giù a picchiettare di fretta sulle tastiere, senza sapere se stiamo andando nella direzione giusta con le nostre risposte e se avremo il tempo per dire tutto quello che vorremmo. Sì, perché, paradossalmente, il problema che si sta presentando non è quello di una classe docente impreparata, che lascia vuoti i campi di risposta perché totalmente incapace, ma di persone che non hanno sufficiente tempo per illustrare i propri progetti didattici e che subiscono la pressione della clessidra che si svuota in alto nel monitor. Questo è il tempo, l'attenzione che il lavoro dei docenti merita. Quel lavoro che poi ricade su tutti.
Il Ministero vuole una scuola fatta di docenti che improvvisano, che si comportano come automi, che progettano la lezione nel tempo in cui percorrono il tragitto dall'auto alla classe o nella pausa caffè. Che, beninteso, ci saranno, mica siamo così presuntuosi da pensare di essere una categoria di santi sempre e comunque, ma la maggior parte di noi non lavora così. L'idea che il concorso trasmette e che certe affermazioni pubbliche non fanno che ribadire è che le lezioni si improvvisino al momento, che non occorrano molte ore per progettare percorsi di apprendimento e per valutarli, che non ci sia bisogno di consultare testi, che il foglio con le domande di verifica appaia per magia sui banchi la mattina delle prove. Il Ministero vuole una scuola fatta di docenti frettolosi, che non pensano. Così poi non penseranno nemmeno gli alunni, i Cittadini.
Al MIUR, dunque, il valore della formazione letteraria lo spiego così, con un riferimento che mi ha richiesto non 15 minuti, ma una frazione di secondo: l'educazione letteraria - l'educazione in genere serve a capire affermazioni come quella di Erodoto, che nel V secolo a.C. era più lungimirante di chi ha scritto le prove, poiché riconosceva che «la fretta è madre di tutti gli errori» (Storie VII, 10). L'educazione serve a riconoscere la validità di dichiarazioni come quelle di Calvino, secondo il quale «un paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere».
Detto ciò, un saluto affettuoso a tutti i colleghi, un incoraggiamento a continuare sempre e comunque a credere in una realtà che dall'alto vogliono polverizzarci fra le mani e complimenti a chi, nonostante tutto, ha fronteggiato il tempo tiranno e l'insipienza ministeriale con tenacia e magari riuscirà ad arrivare in fondo a questa ennesima farsa!

C.M.

10 commenti:

  1. Ieri ho letto questo tuo articolo dal telefono e ho riflettuto sulla risposta da darti. Seguo da vicino questa vicenda degli esami, come forse saprai, perché ho una sorella nelle tue stesse condizioni e per una collega che ci aggiorna regolarmente su come sta procedendo.
    E' evidente che ci sia una volontà di "sbarramento" dei tantissimi candidati ed è assurdo che il sistema consista in un esame che ritenere discutibile è eufemismo puro.
    Io vivo la scuola da una cattedra della quale sono titolare dal 2008 e col tempo sto imparando tutti i limiti di questo mestiere. Questo concorso, e tanto altro, ne sono il triste corollario.

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    1. So bene che la scuola tutta è in mano a questa gente disorganizzata e del tutto disinteressata al lavoro dei docenti e - peggio - al destino degli studenti. Questo concorso sembra esser fatto per tagliare teste e poi dire al mondo "Ecco la classe docente che riteneva di avere il diritto al ruolo: nemmeno in grado di superare uno scritto". Giacché nessuno andrà mai a porsi il problema delle condizioni in cui lo si è dovuto affrontare, a partire dalle commissioni e per finire con chi oggi, alla comparsa delle notizie su qualche quotidiano nazionale online, ci addita come "classe incline alle lacrimazioni", senza capire che tale delirio rispecchia la considerazione del Governo per la scuola in cui loro stessi mandano i figli.

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    2. La vicenda è il prodotto di decenni di pessima gestione, e di questa soprattutto l'aspetto di averne fatto un ammortizzatore sociale per troppo tempo. In moltissimi fino a un quindicennio fa si ritrovarono titolari di cattedra senza sapere nulla di questo mestiere e senza averne le competenze o reale vocazione. L'assorbimento di nuovi docenti è stato comunemente sbagliato e a un certo punto hanno preferito scremare e reclutare attraverso un sistema scoraggiante e avvilente. Mi dispiace che in tanti si siano trovati in questa pessima congiuntura.
      Tieni duro, Cristina. La scuola italiana deve avere una docente come te.

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    3. Farò il possibile, anche se questo sistema che fa pagare a noi nuove leve tutti gli eccessi del passato in ogni campo non incita alla perseveranza. Grazie della stima e della solidarietà!

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  2. Ottimo resoconto di un pessimo concorso. Credo che tu abbia sottolineato bene il senso di tutta l' operazione. Un' idea di scuola rapida e superficiale, che non deve educare al senso critico ( come spetterebbe alla funzione docente, secondo le norme) e un trabocchetto per selezionare a caso. In ogni caso, anche se in passato vi sono stati errori, questa macchina infernale - che comincia dalla buona scuola- non vuole certamente sanare quelli ma, sinteticamente, liberare lo stato dal fardello dell' istruzione pubblica. Ciao.

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    1. Hai aggiunto un'osservazione pertinente e, ahinoi, assolutamente vera. Tutto questo è indegno e indegno è che non se ne parli o, peggio, che la lotta che stiamo sostenendo per principi sacrosanti come la meritocrazia e la trasparenza ci procuri accuse di essere una classe di brontoloni che strepitano invece di ringraziare un Governo che indice un concorso pubblico. L'opinione pubblica è molto disinformata e facinorosa al riguardo.
      Grazie di essere intervenuta e un saluto a te!

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  3. Il fatto è, cara Cristina, che non esiste un' opinione pubblica degna di questo nome. Esistono parti separate di un discorso pubblico che si frantumano sempre di più, ognuna piegata sul proprio particulare. A ciò aggiungici che permane il luogo comune del docente con tanto tempo libero e poco lavoro. E poi anche l' idea che è giunta l' ora di mettere in riga i docenti, e quindi via alla sottomissione al dirigente e basta con questa libertà di insegnamento. La cosiddetta " opinione pubblica" ignora che questa libertà è a tutela dello studente, della prerogativa di essere educato in un clima di libertà e quindi della possibilità di diventare un cittadino libero. Discorsi ormai perduti. Anche con questi concorsi tutti orientati sulla didattica, come se questa fosse una scienza esatta. Chi deciderà che la tua didattica va bene e un' altra no? La libertà di insegnamento sta proprio nella scelta del metodo , quindi intervenire su questo , da parte di chiunque, è un errore costituzionale. Già ma che roba sarebbe la Costituzione? Auguroni e buona notte!

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    1. Devo di nuovo darti ragione, con grande amarezza, ma devo: hai giustamente messo in luce l'ottusità dei luoghi comuni, di chi crede di potersi esprimere dall'alto sulla scuola, sui suoi meccanismi e sulla professionalità dei docenti senza conoscere alcunché di tutto ciò. Molti non si rendono conto che la scuola non è solo un edificio, che l'istruzione non è fatta per riempire teste con un sapere stantardizzato e che il lavoro va ben oltre le poche ore di una mattina di lezione. Credo che nessuna categoria come quella dei docenti raccolga tanto astio da parte dell'opinione pubblica, come se la scuola fosse il luogo in cui si alimenta il marcio anziché quello in cui si lotta per debellarlo. Paradossalmente, noi che chiediamo libertà di insegnamento e tutela della scuola passiamo per incontentabili brontoloni... il lavaggio del cervello di certa propaganda sta dando i suoi frutti, purtroppo.

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  4. Seguo questo concorso attraverso gli occhi dei colleghi che vi hanno preso parte (e che sono tornati con la tua stessa delusione e rabbia) difficile immaginare che si potesse fare peggio del 2012 eppure mi pare di sì. Ma in fondo la prova rispecchia in proporzione il tempo che ci è concesso per studiare-programmare-insegnare-valutare in una corsa senza soste da settembre a giugno. E mentre corri cambiano anche le regole del gioco. Forse il MIUR non aveva in mente un concorso, ma una metafora della nostra professiione. Battute a parte, ti auguro di farcela: pur conoscendoti solo per quello che scrivi, sono convinto che la scuola abbia bisogno della tua passione ed entusiasmo.

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    1. Ho poca fiducia, sia per come sta andando il concorso in sé, sia per le irregolarità, sia per la totale incapacità del MIUR di gestire la scuola... comunque grazie del sostegno e della stima!

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