giovedì 30 giugno 2016

Deliziosa Verona #4: il complesso del Duomo

Nella zona di Verona più anticamente abitata all'interno dell'ansa dell'Adige, non lontano dalla Piazza delle Erbe e da Piazza dei Signori, sorge la Cattedrale di Santa Maria Assunta, che ingloba oggi diversi edifici risalenti all'epoca tardoantica e medievale. Infatti in quest'area occupata in età romana da lussuose abitazioni private, già nel IV secolo era stata eretta una basilica paleocristiana, consacrata dal vescovo Zeno in persona, ma tale struttura fu poi rimaneggiata, anche in seguito a crolli e incendi, fino alla costruzione, fra VIII e IX secolo, della chiesa di Santa Maria Matricolare, leggermente spostata rispetto alla collocazione originaria, oggi occupata dalla chiesetta di Sant'Elena.

Cattedrale di Santa Maria Assunta - facciata

Il complesso che vediamo oggi è il risultato di interventi di ogni sorta, dalla realizzazione del chiostro canonicale e dei protiri romanici ad opera della bottega di Pelegrinus (quello laterale, dal quale accedono i visitatori) e di Nicholaus (quello dell'ingresso principale), fra il 1117 e il 1139, all'arricchimento della decorazione interna ad opera di artisti quali Antonio Badile, Antonio Balestra, Angelo Sartori, Giambettino Cignaroli, Francesco Morone, Giuseppe Zamboni e Francesco Torbido (che lavorò su cartoni di Giulio Romano), assieme a molti altri.

Battistero di San Giovanni in Fonte
La facciata soverchia lo spettatore con un impianto monumentale che si riesce ad abbracciare soltanto dal fondo della piccola piazza che comprime l'edificio. Colpiscono i colori chiari, dall'ocra al rosato, nonché la policromia dei marmi e le diverse forme date alle colonne del protiro di Nicholaus, che si articola in due livelli; quello inferiore è quello più riccamente decorato, originale per la presenza di una lunetta con sfondo azzurro rappresentante la Madonna in trono col bambino e per le due sentinelle dell'ingresso armate di spada e scudo, identificate con i paladini Orlando e Uliviero. Tutta la facciata slancia la struttura verso l'alto, anche grazie alle due bifore allungate ai fianchi del protiro e ai pinnacoli. L'effetto di verticalità è accentuato dal campanile in marmo bianco, che nelle giornate di nebbia si perde fra il vapore; si tratta di un elemento non finito, al quale lavorarono diversi architetti, fra cui il celeberrimo Michele Sammicheli.
Il Duomo presenta una pianta basilicale, con un accenno di croce dato dall'innesto di due ampie cappelle non simmetriche che si fronteggiano nella parte antistante il presbiterio, la Cappella Memo, con pitture rialenti al 1762, e la Cappella della Madonna del Popolo, del XVI secolo (ma rimaneggiata successivamente). Il corpo dell'edificio è diviso in tre navate da due colonnati e movimentato da un otto cappelle, fra le quali va ricordata almeno la cappella Cartolari-Nichesola, ristrutturata nel XVI secolo da Jacopo Sansovino e occupata dalla pala dell'Assunta di Tiziano (1535), un dipinto suddiviso in due livelli, con Maria trasportata in cielo nella parte più alta e quello più basso occupato dal sepolcro della Vergine, attorno al quale si affollano gli apostoli, traumatizzati per averlo trovato vuoto. A catturare l'attenzione del visitatore che entri nella cattedrale è lo straordinario tornacoro realizzato dal Sammicheli nel 1534 con marmi policromi, a racchiudere il presbiterio e gli affreschi del già citato Francesco Torbido, sui quali spicca il dipinto della volta con la Nascita della Vergine e la Presentazione al tempio.

Scorcio del presbiterio dal tornacoro del Sammicheli

La parte più affascinante del complesso, però, rimane per me quella più antica, accessibile solo in certi periodi dell'anno attraverso l'atrio romanico sottostante uno dei due grandi organi dipinti. Grazie a questo passaggio, che permette di osservare gli scavi antichi, si accede a due ambienti spettacolari, che, da soli, valgono la visita al complesso cattedrale.
Chiesa di Sant'Elena
Uno di essi è la chiesa di Sant'Elena, risalente al IX secolo, un ambiente essenziale con un'unica navata e un presbiterio delimitato da una balaustra in marmo. Questo spazio è molto semplice anche nella decorazione, il cui elemento rilevante è il dipinto di Felice Brusasorzi dedicato alla Madonna con il bambino e i Santi Stefano, Zeno, Giorgio ed Elena (1573-1579). L'entrata nella chiesa di Sant'Elena infonde un'emozione speciale a chi, come me, vi è arrivato conoscendolo come il luogo in cui Dante Alighieri, già ospite di Cangrande della Scala, pronunciò la Quaestio de aqua et terra il 20 gennaio 1320 (l'evento è ricordato su un'epigrafe esterna alla chiesa).
E infine non si può rinunciare alla visita del Battistero di San Giovanni in Fonte, costruito intorno al 1123 in forme romaniche, il cui punto di forza è proprio la vasca ottagonale, ricavata da un unico blocco di marmo e scolpita con scene dell'infanzia di Gesù.
Non meno importante, anche se inaccessibile ai non addetti ai lavori se non per il salone dedicato agli eventi (con qualche eccezione per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado accompagnati dai docenti e agli universitari autorizzati), è l'ambiente della Biblioteca capitolare, evoluzione dell'antico scriptorium ecclesiastico nato nel V secolo a.C.. Essa raggiunse il suo massimo splendore fra il 1200 e il 1400, attirando, grazie alle sue ricchissime collezioni, Dante Alighieri, Francesco Petrarca (che qui scoprì le lettere di Cicerone ad Attico, Quinto e Bruto, altrimenti sconosciute) e dagli studiosi del cosiddetto preumanesimo veneto, che fra Verona, Padova e Venezia contribuirono alla riscoperta dei classici, alla loro traduzione e allo sviluppo della produzione originale degli intellettuali umanisti. 

Dante Alighieri è stato qui

In questa biblioteca è inoltre conservato un importante documento che testimonia una delle prime forme di scrittura in lingua volgare, l'Indovinello veronese, risalente all'VIII secolo. Si tratta di un breve testo scritto da un amanuense all'interno di un libro liturgico mozarabico (tipico, cioè, della penisola iberica e scritto in caratteri visigoti), ma chiaramente di origine veronese: esso costituisce una sorta di ponte fra il latino e le nuove lingue diffusesi dopo la caduta dell'Impero, anche se non consacrate alla dignità della scrittura fino all'Alto Medioevo inoltrato. L'indovinello recita:
Se pareba boues alba pratalia araba et albo uersorio teneba et negro semen seminaba
Spingeva innanzi i buoi arava bianchi prati e teneva un aratro bianco e seminava un nero seme
Il chiostro dei Canonici

Cosa si celerà dietro questa apparente scena agricola? Molti di voi conosceranno già questo piccolo tesoro capitolare... e non è un mistero nemmeno che proprio a questa ricchezza culturale e allo spirito di Dante che aleggia in Sant'Elena vada il mio particolare sentimento nei confronti del Duomo (nella sua struttura più recente per me meno affascinante rispetto alla basilica di San Zeno) e del suo complesso ricco di storia, forme artistiche semplici e reminiscenze letterarie.

C.M.

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