mercoledì 20 luglio 2016

In fuga con la zia (Toews)

In questa calda estate, fra una capatina al mare e il giardino di casa, ho portato con me Miriam Toews, voce della narrativa canadese già apprezzata per il romanzo Un tipo a posto. Per questo secondo colloquio con l'autrice ho scelto In fuga con la zia, anch'esso edito da Marcos y Marcos.

E così sono salita sullo sgangherato furgone dei Troutmans, guidato da Hattie o dal suo taciturno nipote Logan, appena sospeso dalla scuola e ancora senza patente. Con loro c'è l'undicenne Thebes, una ragazzina logorroica che non perde occasione per pasticciare con colla e colori e va fiera della sua zazzera viola. Si lasciano alle spalle il Canada e Min, la madre dei due ragazzi, ricoverata per l'ennesimo crollo psicologico, cercano Cherkis, il padre che non vedono da anni. Nel corso del viaggio Hattie, reduce dalla fine di una storia d'amore vissuta a Parigi, ripercorre i momenti più intensi della sua infanzia con Min, le crisi di nervi della sorella, i giorni dell'abbandono da parte di Cherkis; allo stesso tempo, però, deve essere per Logan e Thebes una presenza rassicurante nella delicata mediazione fra l'ospedale e la California dove il padre si è rifugiato: deve affrontare le tempeste ormonali di Logan, l'avversione di Thebes al sapone, le sparizioni di uno o dell'altro, braccia rotte e tagliuzzate. Quello di Hattie è un viaggio che si snoda fra l'America settentrionale e quella centrale, ma anche fra passato e presente, nel tentativo di ricomporre un dilemma cui è difficile trovare delle risposte. 
«Dobbiamo sempre andare verso l’amore, sempre» si sente dire da un hippie, ma cosa significa amare? Significa sostenere le scelte degli altri, come quella di Min, che tenta a più riprese di lasciarsi morire, oppure salvare loro la vita? Significa ricucire un passato rimpianto o tentare di essere per se stessi e per gli altri un nuovo presente?
Questi sono gli interrogativi che affrontiamo insieme ad Hattie e ai suoi nipoti in un lungo viaggio americano, fra strade polverose e stanze di motel, mentre ci lasciamo trascinare dalla prosa leggera di Miriam Toews, che affronta un tema non così diverso da quello di Un tipo a posto (scritto successivamente), quello della scelta degli affetti e della costruzione di una nuova vita, colorandolo però di sfumature diverse e focalizzandolo in una prospettiva originale. Ancora una volta ho avuto prova della delicatezza del racconto di questa autrice e della sua capacità di stemperare la malinconia con piccoli quadretti di divertimento, qui affidati soprattutto all'inafferrabile e inarrestabile Thebes. Una lettura che consiglio, anche se, nel confronto con Un tipo a posto, è quest'ultimo a strappare la vittoria.


Sono così stanca. Il mio fidanzato ha preferito Budda a me. Soffro il jet lag. Ho appena accompagnato mia sorella in un ospedale psichiatrico. Sono improvvisamente responsabile di due ragazzi, uno che non spiccica parola e l’altra che non sta mai zitta, e non ho la più pallida idea di come occuparmi di entrambi.
C.M.

6 commenti:

  1. Uhh io ho preferito di più questo a un Tipo a posto, ma credo c'entri anche il fatto che l'ho letto prima :)
    Sono comunque contenta che questa autrice stia piacendo anche a te :)

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    1. In effetti può essere che il libro "sorpresa", nel senso di quello che presenta per primo un autore che ci colpisce, sia poi quello che si radica più profondamente nel cuore, però la differenza è minima, sono entrambe storie molto gradevoli e sicuramente proseguirò con Miriam Toews! :)

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  2. E' da un po' di tempo che vorrei leggere qualcosa di Miriam Toews, mi sa che questo titolo potrebbe essere un buon punto di partenza :)

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    1. Sicuramente è un'ottima scelta! Io ho preferito Un tipo a posto, ma, come dicevo, sono entrambe belle letture. :)

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  3. Sembra un libro molto carino (ho adorato la citazione con cui hai chiuso la recensione), però non mi convince del tutto. Sembra un libro molto estivo, soprattutto:)

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    1. Non saprei, io l'ho letto in estate, quindi immagino che, in qualche modo, nella mia percezione futura, resterà sempre un "libro estivo"! :)

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