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martedì 26 luglio 2016

Romeo e Giulietta (Shakespeare)

Grazie al tempo libero dell'estate che concilia le letture, mi sono rimessa in corsa per la #maratonashakespeariana giusto in tempo per leggere l'opera più celebre e amata di Shakespeare, Romeo e Giulietta

Si tratta forse del dramma più controverso nell'opinione dei lettori: c'è chi lo ama alla follia e chi prova di fronte ad esso una grande insofferenza, principalmente dovuta ad alcuni particolari che, ad analizzarli bene, distruggerebbero un po'il mito dell'amore consacrato dai romantici. Già al momento della recensione di Macbeth avevo anticipato la mia poca simpatia nei confronti di quest'opera, dovuta molto probabilmente alla vivisezione cui ho dovuto sottoporla per un esame universitario, all'oscuramento che le figure di Romeo e Giulietta provocano alle bellezze autentiche di Verona e alla mia predilezione per tragedie che rappresentano altri generi di tormenti e tematiche... insomma, esclusivamente per motivi non attribuibili al Bardo dell'Avon. La rilettura, comunque, questa volta è stata più piacevole delle precedenti, forse perché ho potuto soffermarmi sulle parole, sulla poesia e sui personaggi, anziché sulla struttura e l'artificio drammaturgico.
Il manto della notte mi nasconde; ma se non mi ami
lascia che mi trovino. Meglio che il loro odio
tolga la mia vita, e non che la morte tardi
senza il tuo amore.
(II, 1, 75-78)
Riassumere la vicenda di Romeo e Giulietta può essere pleonastico, ma non voglio infrangere la tradizione delle mie recensioni, quindi ecco la sintesi degli eventi. Verona è lacerata dalle faide delle famiglie Montecchi e Capuleti, che non perdono occasione per attaccar briga e far scorrere il sangue. Una sera, Romeo Montecchi, introdottosi nella casa dei Capuleti in occasione di una festa, incontra la giovanissima Giulietta, figlia dei padroni di casa e poco dopo le dichiara il suo amore accostandosi al balcone su cui ella lamenta l'infelice sorte di essersi innamorata di un uomo nemico alla sua famiglia. Con la complicità della nutrice di Giulietta e di frate Lorenzo i due giovani si sposano in segreto, ma ben presto scoppia una nuova lotta, nella quale Tebaldo, il cugino di Giulietta, dopo aver ucciso Mercuzio, amico di Romeo, viene ucciso da Romeo stesso, che, a questo punto, è più che mai odiato dai Capuleti e costretto all'esilio a Mantova. Giulietta, nel frattempo, viene costretta dal padre a sposare il conte Paride e, disperata, cerca l'aiuto di frate Lorenzo per ricongiungersi a Romeo oppure darsi la morte per evitare le nozze; è qui che il religioso offre alla ragazza un filtro capace di farla sembrare morta per quarantadue ore, tempo sufficiente a mandare a monte il matrimonio, a farla deporre nel sepolcro di famiglia e ad avvisare Romeo del suo prossimo risveglio, in seguito al quale i due amanti potranno ricongiungersi a Mantova. Tuttavia siamo in un dramma tragico, e sappiamo quanti morti sia solito lasciare sul campo William Shakespeare: a causa di una pestilenza, le porte di Mantova vengono serrate in faccia al messaggero di frate Lorenzo e Romeo apprende dal servo Baldassarre, ignaro del piano del cappuccino, che Giulietta è morta, così si procura un veleno che beve sul corpo addormentato di Giulietta dopo aver ucciso nel sepolcro Paride, sopraggiunto per omaggiare la sua promessa sposa. Giulietta si risveglia pochi istanti dopo la morte di Romeo e, nell'impossibilità di vivere senza di lui, si uccide con il pugnale del ragazzo, offrendo al principe di Verona, ai Montecchi e ai Capuleti uno spettacolo tanto atroce e miserabile da indurre i facinorosi alla pace perenne.

F. Hayez, Gli sponsali di Giulietta e Romeo procurati da fra Lorenzo (1823)
Le gioie violente hanno fine violenta, e muoiono
nel loro trionfo come il fuoco e la polvere
che si consumano in un bacio. Il miele più soave
nausea per la troppa dolcezza,
e basta assaggiarlo, per non averne più desiderio.
(II, 6, 9-13)
Contrariamente a quanto si pensa, Giulietta e Romeo non sono originari di Verona, né provengono dalla penna di Shakespeare, né portano questi nomi. L'origine delle loro disavventure, infatti, si colloca nel Novellino di Masuccio Salernitano (1476), nella storia di Giannozza e Mariotto da Siena, poi riscritta da Luigi da Porto nel XV secolo con il titolo di Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti, ambientata a Verona con i due protagonisti che conosciamo. Pochi anni dopo la vicenda fu adattata in francese da Adrien Sévin, ripresa nelle Novelle del Bandello (1554) e di qui tradotta in francese da Pierre Boaistuau. A Shakespeare arrivarono proprio le traduzioni dell'opera d'Oltremanica realizzate nel poemetto di Arthur Brooke The Tragicall Historye of Romeus and Juliet (1562) e da William Painter, che qualche anno dopo scrisse un racconto incluso nella raccolta The Place of Pleasure. A questo continuo passaggio di mano, si aggiunge poi l'eco della tragica vicenda di Tristano e Isotta, con la quale il dramma shakespeariano presenta diverse analogie, dall'errore tragico di comunicazione come causa della tragedia alla successione delle morti dei due protagonisti, dalla presenza di un filtro portentoso (d'amore per Tristano e Isotta, di morte per Giulietta e Romeo) alle identità inizialmente nascoste, oltre ad altri piccoli particolari.
Non esiste mondo oltre le mura di Verona;
fuori c’è solo il purgatorio, il tormento, l’inferno.
Chi è bandito di qui, è bandito dal mondo,
e l’esilio dal mondo è la morte. Il bando è la morte
chiamata con altro nome. E tu, chiamando
esilio la morte, mi tagli il capo con una scure d’oro
e sorridi al colpo mortale che mi schianta.
(III, 3, 17-23)
La storia di Romeo e Giulietta è spesso illustrata con il binomio Amore-Morte (Eros-Thanatos), con la ripresa di un topos antico (presente, ad esempio nella vicenda di Piramo e Tisbe narrata da Ovidio nelle Metamorfosi) che è rimasto produttivo in epoca medievale, moderna e contemporanea, adattato in una miriade di modi diversi. In realtà credo che il vero valore e il significato più autentico del dramma non risiedano tanto nella profondità del sentimento dei due amanti, tanto più che Giulietta non ha nemmeno quattordici anni e che Romeo si getta in questo innamoramento con la foga di dimenticare Rosalina, di fronte alla quale dà prova di uno slancio ben diverso da quello che offre alla bella Capuleti. Tutto questo, sommato alla scelta di Shakespeare di trarre un dramma da una vicenda prima affidata esclusivamente alle novelle o alla poesia narrativa, rende evidente che ciò che più sta a cuore rappresentare all'autore è l'ineluttabilità del fato, di fronte al quale nulla può l'azione umana, e della violenza, che, paradossalmente, si genera laddove ci sono tutti i presupposti per l'amore e la pace, come dimostra la repentina riconciliazione finale. Il genere tragico, infatti, si presta massimamente a rappresentare i conflitti, la corsa degli esseri umani verso l'oggetto dei loro desideri e la lotta insostenibile contro gli ostacoli che di fronte ad essa si ergono come giganti e fanno avvertire la loro presenza in ogni atto e quasi in ogni scena, come nelle continue anticipazioni di immagini mortifere nei dialoghi fra i due amanti. Il finale 'giallistico', inoltre, avvalora l'idea della centralità non dell'amore, ma della catena di violenze ed equivoci fatali: in quella sorta di processo istruito dal principe Della Scala nel sepolcro dei Capuleti si avverte il bisogno di dare un senso ad una somma di violenza insostenibile non solo per le singole famiglie, ma per l'intera comunità.
Dunque un dramma che va ben oltre l'apparenza, ben oltre la vulgata e il romanticismo e che, se non presentasse quella riconciliazione finale, sarebbe molto più classico che moderno, più simile ai conflitti cui assistiamo in Antigone (come quando Giulietta che si scontra con il padre per affermare il proprio sentimento a scapito delle convenzioni e delle aspettative sociali) che al delirio di Amleto, anche se, naturalmente, è intriso di quella poesia e di quella capacità straordinaria di rendere, soprattutto attraverso le metafore e le concettosità, i moti dell'animo che a ragione proietta Shakespeare verso un nuovo orizzonte.

Un fotogramma del film Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli (1968)
con Leonard Whiting e Olivia Hussey
L’amore è una nuvola che si forma col vapore
dei sospiri: se la nuvola svanisce
l’amore è un fuoco che brilla negli occhi degli amanti;
se s’addensa ai venti contrari può diventare
un mare che cresce con le lacrime dell’amante.
E cos’è l’amore, se non una pazzia mite,
un’amarezza che soffoca, una dolcezza che dà sollievo?
(I, 1, 188-197)
C.M.

22 commenti:

  1. Io adoro Shakespeare, e pur trovando Romeo e Giulietta non all'altezza di altre opere, a quanto pare scopro di non essere l'unico, mi beo lo stesso quando rileggo di questa bellissima storia d'amore (ammetto che l'ultima mia rilettura risale a più di un anno fa). Comunque ho sempre pensato che quella che in genere viene considerata la trama principale, sia solo lo spunto per altri tipi di analisi. Shakespeare è questo.

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    1. Del resto è questo il merito dei grani autori, il motivo per cui, a distanza di secoli, la lettura delle loro opere, anche molto conosciute, non cessa di generare nuovo interesse e nuove interpretazioni...

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  2. Bravissima. Spero che tu abbia condiviso il pezzo nel gruppo dedicato alla Maratona, qualche giovane mente, non proprio affascinata dal dramma, potrebbe ricredersi. Paola C. Sabatini

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    1. L'ho condiviso giusto ora nel gruppo!
      In effetti nemmeno io sono affascinata dal dramma, mi attira molto di più la possibilità di riflettere sui temi che la vicenda in sé, a mio avviso eccessivamente caricata dal Romanticismo, ma non meramente sentimentale. Quando un testo non fa colpo, si può provare a variare leggermente la prospettiva e, in genere, la grande letteratura trae beneficio da questa operazione.
      Grazie di essere passata, attendiamo ora i responsi degli altri maratoneti!

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  3. La tua analisi ha il merito di individuare il tema vero del dramma, l'ineluttabilità del destino, e in effetti questa magnifica tragedia va inquadrata in questa prospettiva. Però ci sono altri aspetti che non occupano una posizione inferiore, a mio parere. Uno di questi: è evidente che Shakespeare intenda attraverso la storia dei due amanti rappresentare la fallibilità delle leggi dinanzi all'odio perpetrato per generazioni da due famiglie. In tal senso, il dramma si presenta come un affresco assai fedele dell'epoca.
    In questo dramma poi a mio parere si trova una delle rappresentazioni più affascinanti del "fool" shakespeareano nella figura di Mercuzio, al quale come sempre accade per questo archetipo, viene affidata la verità brutale - oltre a dei monologhi di una bellezza ineguagliata.

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    1. Ecco, forse un'ulteriore rilettura dovrebbe essere dedicata proprio a questo Mercuzio che si dice Shakespeare abbia dovuto uccidere perché non si impadronisse del dramma. Nonostante tanti anni di studi letterari, resto sempre sorpresa della grande quantità di significati e particolari che ogni rilettura e ogni confronto con altri lettori può portare!

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    2. Ti dirò di più, Cristina. Quando vidi il dramma al Globe di Roma, mi resi conto come a uno sguardo che vuole essere "estremo" appare perfino sullo sfondo la storia dei due. Non è un caso se fra i casting che si tengono per questa messa in scena grande attenzione si ponga alla scelta dell'interprete di Mercuzio e perfino di frate Lorenzo o della nutrice. Sono figure solo apparentemente marginali, in realtà veri e propri cardini dell'opera. Interpreti di grande talento hanno perfino oscurato i due ragazzi in preda alla passione amorosa. Accade sempre qualcosa di straordinario nel teatro shakespeareano.

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    3. Proprio per questo sono portata ad alleggerire l'aspetto sentimentale, in una storia che, a mio parere, presenta un livello di passione decisamente minore rispetto a Macbteh, ma anche rispetto all'amore ingenuo di Ofelia per Amleto. Ribadisco che Romeo e Giulietta non è una storia d'amore, ma vuole portarci a valutare aspetti che ruotano intorno ai due protagonisti... non a caso anche il ruolo della nutrice vanta eccellenti precedenti nel teatro e può essere considerato un elemento su cui Shakespeare ha lavorato di cesello nella piena consapevolezza della tradizione e delle possibilità di innovazione.

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    4. Esattamente. Va da sé che apprezzare un dramma come questo, ad esempio per me che detesto le storie sdolcinate, significa conoscerne i temi connaturati e complementari, leggerlo davvero, prestarsi a interpretazioni diverse. La stragrande maggioranza di chi non ne riconosce la bellezza, è troppo presa a disprezzare i due ragazzi affetti da insana passione, magari ne ha visto le trasposizioni cinematografiche - che hanno attirato nugoli di persone proprio perché hanno assolutamente trascurato i temi altri in favore della storia d'amore che tanto apprezza il pubblico comunemente.
      Romeo e Giulietta è un'opera "totale", in questo sta la sua eterna bellezza.

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    5. Infatti la mia originaria avversione nasceva da questa esaltazione dell'amore e della morte (anche perché su questo era incentrato il corso che ho seguito all'università), ma, ampliando lo sguardo, si coglie un'opera decisamente più ricca e variegata.

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  4. Faccio ammenda: non ho mai letto nulla di Shakespeare. Mi piacerebbe, però mi intimorisce un po', quindi attendo con pazienza il momento in cui mi sentirò pronta. La lettura che hai dato di Romeo e Giulietta è molto interessante e mi invoglia senz'altro a recuperarlo. Chissà che non sia la volta buona:)

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    1. Forse come partenza sarebbe preferibile Amleto, ma certamente non ho una conoscenza così vasta di Shakespeare da poterti consigliare la migliore opera per l'approccio... personalmente, devo recuperare ancora, oltre ai drammi storici, alcune commedie di cui sento la mancanza!

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    2. Mi inserisco "a gamba tesa". Un primo approccio a Shakespeare richiede conoscenza almeno di base di questo autore. Ottimo il saggio di Nadia Fusini "Di vita si muore" che oltre a tentare una biografia del Bardo fa un'analisi attenta delle sue opere più celebri.
      Concordo comunque sull'iniziare con Amleto se si vuole cominciare direttamente con una sua opera.

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    3. Mi segno questo prezioso suggerimento, grazie, Luz! :)

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    4. Grazie mille a tutte e due per i consigli, li seguirò senz'altro:)

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  5. A me "Romeo e Giulietta" piace, anche se non è l'opera di Shakespeare che preferisco... quello che non mi piace è l'aura che si è creata intorno a questo dramma, dovuta soprattutto a persone che non conoscono bene l'opera e la prendono come l'ideale romantico di storia d'amore.
    L'amore tra Romeo e Giulietta è adolescenziale e fatto d'istinti, non esattamente ideale, e poi mi sembra che questa visione appiattisca la tragedia, che come hai ricordato tu parla di molti altri temi.

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    1. Ecco, appunto, sfatiamo questo mito del grande amore: Romeo e Giulietta è un dramma che ha molto altro da dire...

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  6. Tutta una vita che mi dico di dover assolutamente leggere Shakespeare e ancora non ci sono riuscita... Ma sono in un periodo di recupero pazzo di ogni sorta di classico e prima o poi ce la farò! Intanto grazie per la tua bellissima e interessantissima recensione.

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    1. Grazie a te! Comunque ribadisco il consiglio di non partire con Romeo e Giulietta, ma, semmai, con Amleto o con una commedia! :)

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  7. Io ho appena finito il "Macbeth". "Romeo e Giulietta" c'è l'ho ma non l'ho mai letto per intero. Interessante il tuo post!

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    1. Macbeth è un capolavoro: mi ha convinta della necessità di recuperare, poco alla volta, tutte le tragedie del Bardo!

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